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Il 22 febbraio a Bologna presentato il primo regolamento sull’amministrazione condivisa

21 febbraio 2014 | Cantieri Notizie Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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    locandina bologna

    Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno, fra le altre cose, anche di amministratori comunali capaci di amministrare non soltanto “per conto dei” cittadini, ma anche “insieme con” loro, riconoscendo i cittadini come portatori di competenze e capacità preziose per migliorare la qualità della vita dell’intera comunità.

     Il progetto Le città come beni comuni www.cittabenicomuni.it ha inteso fare dell’amministrazione condivisa il tratto distintivo del Comune di Bologna, mostrando con i fatti che l’alleanza tra cittadini e istituzioni è non solo auspicabile, ma anche possibile.

    Il progetto, iniziato nel giugno 2012, è stato promosso e sostenuto dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e realizzato dal Comune di Bologna con il supporto scientifico di Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà e la collaborazione del Centro Antartide. I risultati del progetto saranno presentati il 22 febbraio prossimo con la partecipazione tra gli altri del ministro Delrio.

    link al programma

     Questa iniziativa ha ricevuto

     MEDAGLIA DI RAPPRESENTANZA
    DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Oggi molti amministratori locali, fra cui il Sindaco e l’amministrazione comunale di Bologna,  hanno capito che i cittadini possono essere alleati preziosi per la soluzione dei problemi della comunità. Le centinaia di casi raccolti nella sezione di Labsus www.labsus.org  intitolata L’Italia dei beni comuni dimostrano che l’amministrazione condivisa può essere un modello complementare (non sostitutivo!) rispetto al modello di amministrazione tradizionale. Ma affinché ciò accada è necessaria la collaborazione fra cittadini e amministrazioni. E infatti l’amministrazione condivisa si chiama così proprio perché nasce dalla collaborazione paritaria di queste due categorie di soggetti.

    Partire dalle cose, non dalle regole

    “Due anni di lavoro sul campo, poi la stesura del regolamento. Partire dai problemi dei quartieri, per arrivare alla Costituzione”. Questo è stato il metodo di lavoro seguito dal progetto di Bologna Le città come beni comuni. Nella fase di avvio nei tre quartieri di Navile, San Donato e Santo Stefano si sono assunte per mesi tutte le informazioni necessarie e poi, una volta entrati nella fase operativa, ci sono stati periodici  incontri per ragionare su quanto realizzato fino a quel momento in modo tale da trarne indicazioni su come andare avanti, correggendo gli errori.

    Un regolamento che migliora nel tempo

    Infine, sulla base delle indicazioni emerse dai tre quartieri-laboratorio, un gruppo di lavoro interno all’amministrazione, sotto la direzione scientifica di Labsus, ha redatto il regolamento comunale che disciplinerà la collaborazione fra cittadini e amministrazione. Sottoposto all’esame dei dirigenti del Comune e di giuristi di varie università e infine portato in Giunta per l’approvazione finale, il 22 febbraio il regolamento sarà messo a disposizione degli amministratori locali di tutta Italia attraverso il sito di Labsus e altri siti.

    Ogni Comune potrà scaricarlo, adattandolo alle proprie esigenze. Le diverse versioni che man mano saranno elaborate nei vari Comuni saranno a loro volta pubblicate nel sito di Labsus, creando così nel tempo un patrimonio di normative locali a disposizione di tutte le amministrazioni.

    Ufficio stampa:

    Comune di Bologna
    Cristiano Zecchi – 335.1362368 – cristiano.zecchi@comune.bologna.it

    Labsus Laboratorio per la Sussidiarietà
    Fabrizio Rostelli – 339.6059376 – rostelli@labsus.net

    Centro Antartide
    Sara Branchini – 339.8412305 – sara.branchini@centroantartide.it

    Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
    Paola Frontera – 320.4395813 – ufficiostampa@fondazionedelmonte.it

    Qui il video della giornata di presentazione

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      Laboratorio Messina per i beni comuni, al voto la proposta di regolamento

      26 marzo 2015 | Notizie Notizie

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        forum-messina

        La proposta è stata costruita dal Laboratorio per i beni comuni e le istituzioni partecipateistituito dalla Giunta come proprio consulente collettivo, attraverso circa 10 tavoli di discussione e di scrittura condivisa che hanno coinvolto altrettanti gruppi di cittadini e associazioni.
        Venerdì 27 marzo a partire dalle ore 16,00 questa approderà finalmente al Forum Plenario degli abitanti e dei cittadini, composto da tutti gli iscritti al Laboratorio, per gli ultimi eventuali emendamenti e per la sua approvazione.

        Il metodo sarà quello già sperimentato dal Laboratorio stesso per la proposta di Regolamento sul Bilancio partecipativo, esitato dal Laboratorio lo scorso 4 ottobre e ora al vaglio della Giunta, che lo trasmetterà poi al Consiglio comunale.
        Il voto è riservato ai soli iscritti al Forum del Laboratorio.
        La bozza della proposta è stata inviata per conoscenza al Sindaco, alla Presidenza del Consiglio Comunale e ai presidenti delle Circoscrizioni territoriali. Essa è inoltre acquisibile da chiunque desideri prenderne visione sul sito del Laboratorio e sulla pagina Facebook Laboratorio Messina Beni Comuni.

        L’incontro è aperto a tutti. Per acquisire il diritto di voto è necessario iscriversi al Laboratorio entro 24 ore dall’inizio del Forum.

        LEGGI ANCHE:

        Vai alla sezione di Labsus dedicata al Regolamento sui beni comuni

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          Parco sociale Ventaglieri

          24 marzo 2015 | Ambiente Beni comuni

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            parco ventaglieri

            Grazia Pagetta, del Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri che comprende gruppi, associazioni e singoli cittadini che operano nell’area, ci spiega come è nato questo luogo di partecipazione attiva; dalla sua realizzazione al superamento del regolamento comunale basato su “una lista di divieti che non tengono conto delle particolarità dei luoghi”.
            Il parco Ventaglieri è una terrazza su Napoli, da cui si vede il mare e castel Sant’Elmo, ed è caratteristico per il suo sistema di scale e terrazzamenti. Esso collega due sottoquartieri, la parte alta e quella bassa di Montesanto, che altrimenti rimarrebbero privi di collegamento, dato il forte dislivello.

            Il parco – percorso

            La storia della realizzazione del parco e della sua gestione non è stata priva di problemi, ma già gli interventi di recupero, terminati nel 1993, furono in parte suggeriti dalla cittadinanza riunita in comitati di quartiere, prima testimonianza di una comunità attiva e coesa.
            “Il parco è abbandonato fino al 1995 – spiega Pagetta – quando avviene l’occupazione di uno spazio interno, che attualmente ospita il centro sociale DAMM che si occupa della prima apertura degli spazi alla città e della sua presa in cura”.
            Dal 1999 il parco viene affidato al Comune di Napoli e intorno a questo spazio, che comprende un piccolo anfiteatro, una piazza ed un campetto, una scuola ed un centro sociale, dal 2005 si sono riunite associazioni di quartiere e gruppi di cittadini, accomunati dalla volontà di prendersi cura di uno spazio tanto utile quanto significativo nel suo ruolo di connettore di persone e quindi di relazioni sociali positive.
            È nato così il Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri, che propone un nuovo modo di concepire e costruire i luoghi della città, in cui l’abitante del luogo è un soggetto attivo che esprime e fa valere il proprio diritto a partecipare al governo della città, anche attraverso la proposizione di attività socio-culturali.
            In questo periodo di gestione da parte del Comune, su sollecitazione del CPSV, l’Assessorato all’Ambiente istituisce un Comitato di Gestione di cui fanno parte le istituzioni che si occupano del parco e i soggetti che rientrano nel coordinamento. “Il Tavolo di Gestione funzionava come una Conferenza di Servizi: il coordinamento chiedeva un incontro con il soggetto competente per trovare delle soluzioni condivise, ma questo processo era lento e non c’era un vero approccio collaborativo, un dialogo fatto insieme”.

            Esperimento di gestione partecipata

            “Con il passaggio del parco al Municipio c’è stato un avvicinamento alla cittadinanza e si sono aperte nuove possibilità di percorsi di partecipazione”.
            Nel 2013 il Municipio approva un “Esperimento di gestione partecipata con gli abitanti proposto dal Coordinamento del Parco Sociale Ventaglieri” che “si compone di due parti: la prima stabilisce le buone regole di convivenza e rappresenta una guida di educazione alla vita pubblica, che è nata dall’ascolto degli abitanti di diverse età ed estrazione sociale, attraverso questionari e giochi di partecipazione; la seconda parte è incentrata su come realizzare le attività da parte di singoli ed associazioni, concedendo una zona franca dall’occupazione di suolo pubblico per una serie di attività.”
            Così oggi si organizzano assemblee ed incontri su temi come rifiuti, trasporti ed economia solidale e si realizzano spettacoli teatrali per bambini, concerti, readings, laboratori per le mamme.
            “Siamo convinti che gli interlocutori debbano essere gli amministratori – continua Pagetta – per decidere insieme le modalità di gestione di un luogo pubblico soprattutto nell’organizzazione della quotidianità. Le scuole hanno infatti realizzato attività di pittura mediante aule all’aperto, ed il Municipio le ha incoraggiate. Anche il laboratorio di compostaggio organizzato con l’Università di Agraria di Napoli aveva la finalità di trasformare le potature in compost per rendere il parco ecosostenibile. È venuto il Sindaco ad inaugurare il percorso e nonostante le difficoltà non abbiamo abbandonato l’idea.”
            Le iniziative sono tutte gratuite, “perché vogliamo valorizzare il parco come luogo pubblico, anche se spesso si chiede un contributo libero”.
            Grazie all’impegno di associazioni e cittadini per cambiare dal basso il quartiere e la città, Napoli ha oggi uno spazio partecipato, che si chiede se sia possibile la gestione partecipata anche di altri spazi pubblici bisognosi di “cura”, come i parchi cittadini, sistematizzando queste buone pratiche. Per ora il Coordinamento si impegna ad incrementare l’azione di animazione del parco affiancandola a una decisa attività di sensibilizzazione e documentazione. Ci aspettiamo che il Comune di Napoli risponda.

             

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             Scheda caso
            TitoloParco Sociale Ventaglieri
            ChiIl COORDINAMENTO PARCO SOCIALE VENTAGLIERI, costituito da: Damm_zonemultipleautogestite, Forum Tarsia onlus, Centro Comunale Eta Beta, Progetto Sociale Chance, Progetto Laboratori Educativa Territoriale della Fondazione Fabozzi, le associazioni Giano Bifronte, Bereshit, Luigi Crisconio, La Nuova Immagine,Il Trifoglio, la cooperativa sociale Aleph Service, il Corso di Riqualificazione Urbana dell’Università Federico II, e da numerosi gruppi informali e singoli cittadini.
            CosaA Napoli il Parco Sociale Ventaglieri è un laboratorio di gestione condivisa dello spazio che vede protagonisti la Seconda Municipalità e i servizi preposti, le associazioni, i lavoratori del parco ed i cittadini
            DoveParco Ventaglieri, quartiere Montesanto, Napoli
            QuandoNel novembre 2005, gruppi, associazioni e singoli cittadini si ritrovano intorno all’idea-progetto di Parco Sociale, e danno vita al Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri. Dal 2007 il Coordinamento è costituito in associazione.
            Bene comuneParco Ventaglieri: spazio verde (giardino di Montemiletto) e strutture comprese (anfiteatro, piazza, scale e terrazzamenti)
            Meta-bene comuneSpazi verdi e vivibilità urbana
            ComeNel 2013 il Municipio approva lo “Esperimento di gestione partecipata con gli abitanti proposto dal Coordinamento del Parco Sociale Ventaglieri” che “si compone di due parti: la prima stabilisce le buone regole di convivenza, rappresenta una guida di educazione alla vita pubblica, che è nata dall’ascolto degli abitanti di diverse età e estrazione sociale, attraverso questionari e giochi di partecipazione; la seconda parte è incentrata su come realizzare le attività da parte di singoli ed associazioni, concedendo una zona franca dall’occupazione di suolo pubblico per una serie di attività.”
            DestinatariI residenti del quartiere e tutti i cittadini e turisti di Napoli.
            RisorseIniziative e attività gratuite o con contributo libero. Il Comune di Napoli ha contribuito con 2000€ per la realizzazione di due sculture-gioco. ALtri fondi sono stati stanziati dalla Fondazione Banco di Napoli
            Replicabilità
            ReferentiChiara Pagetta - Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri
            Fontiintervista telefonica
            Data23/03/2015
            AutorePaola Brizi (@paolabrie)


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              È on-line l’Atlante italiano dei conflitti ambientali

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                adesivo cdca.ai

                Così, da Brescia a Casal Monferrato, da Taranto alla Terra Dei  Fuochi, dal Vaiont alla Val D’Agri, è una mappa dell’ingiustizia ambientale quella cartografata dal Cdca (centro di documentazione dei conflitti ambientali) di Roma, con il concorso attivo dell’associazione A Sud, e grazie ai saperi e alle competenze messi a disposizione da una fitta rete di soggetti ed organizzazioni. È uno strumento di ricerca, l’Atlante, in continuo aggiornamento. Ha un corposo archivio da mettere in disposizione per chiunque (docenti, giornalisti, studenti, istituzioni pubbliche) abbia a cuore la salute delle persone e la salvaguardia dei territori. E ha già destato notevole interesse ed attenzione, a soli pochi giorni dal lancio ufficiale, avvenuto venerdì 13 marzo in un’ affollatissima sala della libreria Fandango in Via dei Prefetti a Roma.

                All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, Joan Martinez Alier, Economista, del Dipartimento di Economia Ecologica UAB – Univ. Autonoma Barcellona, Roberta Pirastu, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Epidemiologia e membro dell’equipe di ricerca che ha redatto lo Studio epidemiologico Sentieri, Marco Cervino, fisico del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR, Ferdinando Laghi vicepresidente dell’ ISDE – Medici per l’Ambiente, e il giornalista già caporedattore di RaiNews 24 Maurizio Torrealta.

                È stata Marianna Stori, ricercatrice del Cdca a spiegare analiticamente il funzionamento dell’Atlante: “che non è solo un elenco delle singole vertenze in atto, ma un vero e proprio strumento di conoscenza, da condividere”. Marica Di Pierri, presidente del Centro Documentazione Conflitti Ambientali – che ha introdotto e moderato l’incontro – ha tenuto a sottolineare l’importante ruolo di expertise svolto dalle varie comunità territoriali che hanno collaborato alla mappatura dei conflitti ambientali contenuti nell’Atlante. Sono già oltre cento i casi di ingiustizia censiti, grazie al lavoro sinergico tra ricercatori e comitati. Tra questi ultimi, molti hanno preso parola durante l’iniziativa pubblica: il Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, il Coordinamento Nazionale No Triv, la Rete Stop Biocidio, Comitato No Muos Niscemi, solo per citarne alcuni.

                L’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali è parte del progetto di ricerca internazionale Ejolt finanziato dalla Commissione europea, che ha coinvolto oltre una ventina tra partner accademici e istituti di ricerca. È parte, dunque, dell’Atlante globale della giustizia ambientale: “uno strumento fondamentale, perché favorendo le relazioni tra i vari conflitti ambientali aiuta anche nella ricerca di possibili soluzioni” secondo quanto ha spiegato Marco Cervino, ricercatore all’istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr.
                I conflitti ambientali e la loro interconnessione storica e geografica. Ecco il perché di un Atlante, una mappa che raccolga storie di devastazione e saccheggio ambientale, ma anche esperienze di cittadinanza attiva nella gestione alternativa delle risorse e dei territori, mostrando come – proprio all’interno di tali conflitti – siano nate alcune tra le forme di partecipazione democratica, ipotesi di ricerca sociale ed attivismo politico tra le più interessanti degli ultimi trent’ anni.

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                  Nasce in Umbria la prima Rete regionale delle Amministrazioni Condivise (RAC). Rivedi la diretta dell’incontro

                  | Cantieri Regolamento amministrazione condivisa

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                    anci umbria

                    Le azioni e riflessioni che provengono dai territori umbri stanno spingendo tali tematiche a divenire il manifesto di una nuova politica dell’amministrazione condivisa.
                    In un momento di crisi economica, politica e sociale, sviluppare e proporre il tema dei beni comuni è un’occasione importante per le amministrazioni comunali: così da sviluppare una riflessione aperta e mirata, con l’intento di proporre strumenti per coinvolgere la cittadinanza in tutti gli ambiti delle politiche pubbliche – sociali, abitative, culturali, urbanistiche, sanitarie, della scuola, dei servizi educativi per l’infanzia, della formazione e del lavoro, dell’ambiente, dei trasporti, delle pari opportunità, dei tempi e degli orari delle città.
                    La città come bene comune: accogliente, solidale, vivibile, socialmente responsabile.

                    Tra le numerose pratiche, particolare rilievo sta assumendo l’adozione del Regolamento per l’amministrazione dei beni comuni realizzato da Labsus: la cornice entro la quale collocare valori e principi generali; definizioni operative utili a rendere praticabile, anche dal punto di vista procedurale e amministrativo, la collaborazione tra Comune e cittadino.

                    L’obiettivo della Rete, che sarà la prima realizzata in Italia, è costruire un’occasione di scambio e condivisione delle buone pratiche realizzate dai Comuni umbri, e, al tempo stesso, fornire uno strumento prezioso di supporto e accompagnamento per la sperimentazione della pratiche stesse.

                    Raccogliendo le richieste e le esigenze rappresentate dalle municipalità, è stata organizzata una giornata di lavoro giovedì 26 marzo dalle ore 9.30 alle ore 16.00 presso la biblioteca comunale di Terni per definire elementi fondanti e modalità operative della RAC. L’evento, gestito con la tecnica del world cafè, sarà un momento formativo di alto livello anche grazie alla presenza del Prof. Gregorio Arena (Università di Trento, Presidente Labsus) e della Prof.ssa Alessandra Valastro (Università di Perugia, Osservatorio Politiche Partecipative Umbria), che forniranno elementi del quadro di riferimento giuridico -  amministrativo in cui si inseriscono il Regolamento e la gestione dei beni comuni.

                    In allegato la locandina dell’evento.

                    Allegati (1)

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                      Siamo in tanti, diversi e in tutta Italia: la forza crescente dell’amministrazione condivisa

                      | Il punto di Labsus Notizie

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                        Stiamo sempre meglio mettendo a fuoco la visione di un’Italia che vuole prendersi cura di sé. Non è un miraggio ma un processo iniziato poco più di un anno fa a Bologna, con il ‘Regolamento’. L’entusiasmo ha contagiato tutta Italia e siamo in tanti: molto diversi fra di noi per culture, lavori, città e territori. In questa riflessione vogliamo iniziare a contarci. Ma i numeri non bastano, perciò racconteremo anche di alcuni degli incontri più importanti. Concluderemo con una riflessione sul futuro.

                        Quanti italiani hanno scaricato il Regolamento da Labsus?

                        I numeri. Dal 22 febbraio 2014 al 14 febbraio 2015, 4.141 persone hanno scaricato il Regolamento registrandosi su Labsus. Va sottolineato il fatto che lo stesso testo è disponibile anche su altri siti web, da cui si scarica liberamente. Chi è andato su Labsus, prima di accedere al documento, ha invece lasciato alcuni suoi dati: nome, cognome, qualifica e recapito e-mail. Questo filtro è stata una buona idea, perché adesso possiamo iniziare a contarci per capire la composizione di questa comunità nazionale di interesse all’amministrazione condivisa.

                        Primi i cittadini

                        Su 100 persone che hanno scaricato il Regolamento da Labsus, 69 si qualificano come cittadini. C’è da supporre che non sia molto frequente che i cittadini di una città si scarichino un regolamento comunale, ma ancor più incredibile è che cittadini di tutta Italia si interessino a regolamenti di altre città! È senza dubbio un fenomeno del tutto nuovo, che sta facendo sì che decine di migliaia di italiani si stiano informando sull’amministrazione condivisa in prima persona e in modo molto operativo. Nel 2013 l’Istat rilevava che mediamente gli italiani bocciano con un 4 la propria fiducia nell’amministrazione pubblica. I 2.857 cittadini italiani che hanno scaricato il Regolamento, visto che questo è basato sulla collaborazione tra loro e l’amministrazione, possono anche averlo fatto con un sentimento di sfiducia, ma sicuramente hanno speranza che in futuro la situazione possa cambiare in meglio.

                        Secondi, gli amministratori pubblici

                        Seguono gli amministratori pubblici con ruoli politici e tecnici, che costituiscono il 21% degli scaricanti. L’interpretazione di questa percentuale non può non tener conto del ruolo che essi rivestono nella nostra democrazia: per quanto la crisi della rappresentatività sia innegabile, chi governa le città continua a rappresentare i cittadini e l’interesse pubblico, e chi lavora negli uffici pubblici che si occupano della gestione del governo locale ha un mandato tecnico altrettanto preciso. 870 italiani che hanno un mandato politico o un ruolo da funzionario pubblico si sono interessati al Regolamento e con tutta probabilità lo hanno condiviso con altri colleghi (fatti ovviamente salvi i casi di curiosità personale seguita da fulminea disapprovazione dei contenuti e cestinamento!). Come dire, non solo 870…

                        Ultimo ma non ultimo: il terzo settore

                        Infine: una persona su 10 che ha scaricato il Regolamento è membro di associazioni, cooperative, organizzazioni non governative eccetera. Ma anche in questo caso, e ancor più che nel precedente, è ovvio che non si tratta certo di un ultimo posto: la rappresentatività dei grandi enti non profit e la costellazione di micro soggetti del terzo settore ha certo i suoi problemi, ma sono certo meno gravi di quelli che attanagliano la politica e i partiti. Ogni volta che il membro di un’associazione ha scaricato il Regolamento lo ha probabilmente discusso, illustrato e condiviso con decine di membri della stessa associazione.

                        Dall’interesse virtuale alla voglia di incontrarsi

                        Noi di Labsus riteniamo che la scelta di scaricare il Regolamento proprio dal nostro portale sia solo in parte casuale: il nostro laboratorio della sussidiarietà non è solo virtuale. Questo sempre più sta diventando un luogo di scambio e confronto propositivo e costruttivo dove idee e riflessioni utili a tutti coloro che sono interessati agli strumenti per attuare l’amministrazione condivisa: lo strumento amministrativo del Regolamento in primis, certo, ma anche una serie di altri strumenti culturali. Questo interesse più ampio – attorno al dibattito che si sta sviluppando sul liberare le energie presenti in Italia, ma da sbloccare – è difficile da quantificare. Però, prima di passare alle nostre interpretazioni, e giusto per dare un’idea della frequenza degli incontri. Possiamo iniziare col citare in rapida rassegna gli incontri pubblici cui ha partecipato Labsus: nel 2014 alla presentazione inaugurale del Regolamento a Bologna sono seguiti eventi pubblici a Roma (12), Biella, Palermo (2), Siena, Milano, Mantova (2), Trento, Lucca, Napoli, Piacenza, Belgirate (Verbano-Cusio-Ossola), Genova, Bari (2), Taranto, Carditello, Casal di Principe, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Vercelli, Torino; nel 2015 Trento, Perugia (2), Livorno, Salerno, Roma, Trevignano Romano (Roma), Verona, Napoli e Capannori.

                        Una comunità di affinità, oltre che di interesse

                        Chi ha partecipato a qualcuno di questi incontri sa che l’atmosfera non era quella tipica delle conferenze: il grado di interesse che abbiamo potuto percepire è altissimo, ma c’è dell’altro. I partecipanti sono nella maggior parte dei casi molto eterogenei. Questo è un dato importante. I gruppi che abbiamo citato sopra (terzo settore, amministrazioni e cittadinanza) non sono affatto tre blocchi separati. La voglia di uscire dal proprio gruppo e relazionarsi ad altri è proprio la dinamica più interessante su cui riflettere e di cui essere orgogliosi, in questo compleanno del Regolamento. In nome dell’amministrazione condivisa dei beni comuni molti partiti avversi hanno votato il Regolamento all’unanimità, addirittura comuni confinanti di colori politici da sempre in competizione fra loro hanno firmato un Regolamento per prendersi cura del lago su cui tutti affacciano! Quindi si abbattono barriere interne, ma si inizia anche a capire che bisogna far fronte compatto dentro e fuori i municipi.

                        Un piccolo aneddoto

                        Molto più spazio ci vorrebbe per raccontare come questa fase iniziale sia stata ricchissima di iniziative in larga parte avviate e maturate proprio a partire da persone che hanno semplicemente scaricato il Regolamento lasciando la propria mail, sono stati ringraziati da Gregorio Arena, e hanno iniziato a interagire con la redazione di Labsus proponendo non solo contributi virtuali ma anche incontri sul tema dell’amministrazione condivisa nelle proprie città. Chi scrive può raccontare un aneddoto eloquente. Nel giugno 2014 scegliemmo male la data di un incontro pubblico ospitato dall’università di Palermo: l’Italia giocava contro il Brasile nel tardo pomeriggio ai mondiali, ma ormai era troppo tardi per spostare l’evento: l’aula in cui si ragionava sulla domanda “Cittadini e amministratori possono essere alleati?” era comunque affollata! 

                        Una sfida al livello locale e nazionale

                        Ci siamo resi conto, proprio durante questi incontri pubblici, oltre che dall’interazione via web, che le persone sono passate dal guardare a Bologna come comune di riferimento alla voglia di scambiare i propri pareri, dubbi, speranze con altri concittadini ma anche con altri italiani di altre città e regioni, impegnati per risolvere problemi simili. Da un lato c’è un forte interesse al miglioramento della qualità della vita nella propria città e nei territori in cui si vive, dall’altro lato sta nascendo una rete di reti su scala nazionale. La componente dell’interesse è forte, e consiste soprattutto nel cercare e finalmente di iniziare a trovare persone affini. È stato un anno entusiasmante, il primo anno del Regolamento. Siamo in tanti e in tutta Italia. Abbiamo i primi numeri e possiamo così iniziare a contarci mentre capiamo meglio chi siamo, che lavoro facciamo, dove abitiamo. È un esercizio utile soprattutto a misurare il nostro potenziale: se sapremo mettere sempre meglio a fuoco gli elementi che ci rendono affini potremo davvero diventare una forza che rigenererà il nostro Paese.

                        Cosa augurarci?

                        Siamo dunque già migliaia di italiani a soffiare sulla candelina di questa bella neonata che è l’amministrazione condivisa. In questo editoriale l’abbiamo per così dire messa sulla bilancia. Ha un bel peso! A chi le chiede cosa sa già fare non si può che rispondere che sta muovendo i primi passi: i primi patti di collaborazione tra cittadini e amministratori si stanno sperimentando nelle città che hanno adottato il Regolamento, ma molti più amministratori pubblici, associazioni e cittadini della nascente società responsabile italiana stanno spingendo nella stessa direzione. La convergenza avviene sul tema dei beni comuni: qui iniziano gli scambi tra mondi socioculturali diversi. Si scambiano idee, contenuti, esigenze, progetti particolari. È proprio la varietà dei soggetti che orienta il confronto verso una nuova visione generale della società italiana, che potremmo definire nel suo complesso la comunità di interesse al Regolamento, nonché comunità di affinità verso un futuro di collaborazioni possibili. Proprio in virtù della trasversalità che lo contraddistingue, questo corpo sociale inizia a sentire di poter porre (non solo a chi la governa, ma anche, responsabilmente, a se stesso) una richiesta unificante di ristrutturazione ambientale, sociale, economica, istituzionale e culturale. Cosa augurarci? Continuiamo così, avanti tutta!

                        Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus

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                          Concord Italia: “Più Europa, più Cooperazione, più Coerenza”

                          23 marzo 2015 | Società Unione europea

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                            concord_italia

                            Il mese scorso si è svolta a Roma la Conferenza “Più Europa, più Cooperazione, più Coerenza” , a conclusione del progetto “More and Better Europe”, promossa da Concord Italia.
                            La conferenza, cui hanno preso parte alcune tra le figure più importanti degli ambienti politici italiani, nonché rappresentanti della Commissione Europea, ha fatto il punto della situazione su quali siano stati gli obiettivi raggiunti (e ancora da raggiungere) durante il Semestre di Presidenza Italiana all’UE.
                            All’ordine del giorno, l’emergenza Agenda Europea, ovvero i punti da fissare e da perseguire nell’ambito del Terzo Settore e della Cooperazione Europea e Internazionale da qui ai prossimi mesi.
                            Concord Italia, in collaborazione con Concord Europe, focalizza così tre obiettivi principali da inquadrare all’interno dell’Anno Europeo per lo Sviluppo:
                            1. Accrescere la consapevolezza di cooperazione e solidarietà;
                            2. Contribuire a migliorare la soggettività del Terzo Settore;
                            3. Agire su scala nazionale con ambizione globale nell’ambito della riforma 125/2014 del Terzo Settore, approvata dal Governo Italiano.
                            L’attenzione di Concord Italia e dei rappresentanti della società civile, italiana ed europea, permane sull’Anno Europeo per lo Sviluppo, affinché si guardi “fuori di sé e al suo sviluppo”, ha precisato Francesco Petrelli, portavoce di Concord Italia, – per fare dell’Europa un “Global Player, attraverso la costruzione di un piano di politiche di coerenza”. Al centro della conferenza, poi, il tema della coerenza delle politiche a livello legislativo, ad oggetto dell’intervento di Margherita Romanelli del Gruppo PCD di Concord, perché vi sia una collaborazione nel “processo di implementazione tra il Consiglio Nazionale per la Cooperazione e il Comitato Interministeriale CICS”.

                            More and Better Europe

                            Il progetto More and Better Europe vuole dare così la spinta alla promozione dei due strumenti fondamentali, affinché venga messa al centro del dibattito e delle politiche legislative la società civile, ossia l’inclusione sociale e l’eguaglianza verticale. Per fare questo è necessario quindi partire dall’impostazione data dall’alto: è così che Roberto Ridolfi, Direttore DG Crescita e Sviluppo Sostenibile della Commissione Europea, ha voluto precisare quanto sia decisivo l’Anno Europeo per lo Sviluppo “all’articolazione dei tre elementi della sostenibilità, economica, sociale e ambientale”.
                            A conclusione della Conferenza, è stato significativo il contributo del Vice Ministro del Ministero degli Affari Esteri Lapo Pistelli, che ha parlato della situazione dell’Italia come una ”situazione in movimento” e dell’On. Lia Quartapelle, piuttosto chiara nel mettere nero su bianco i feedback ottenuti dal lavoro tra commissioni parlamentari e società civile.
                            Il Vice Ministro Pistelli ha posto l’attenzione su come l’Agenda 2015 sia “globale, onnicomprensiva e transnazionale” e su come la società civile e le Ong siano oggi più attive nel dare una mano nell’ambito del sistema internazionale: il contributo della parte civile serve così a stilare il documento dell’Italia da presentare nei prossimi tre appuntamenti mondiali (Addis Abeba, New York, Parigi), decisivi per definire i punti della nuova agenda di sviluppo globale. In questo senso, Pistelli ha garantito l’attuale ruolo del MAECI che “sta lavorando per una più coinvolta collaborazione tra le amministrazioni”: lo scopo del Ministero, definito “pedagogico” dal Vice Ministro, è quello di “ingaggiare il dibattito per riconnettere il sistema”. Infine, l’On. Quartapelle ha concluso la conferenza sottolineando quello che è uno dei temi attualmente più pressanti per la politica e la cittadinanza, ovvero la migrazione. La deputata del PD, ha voluto così sottolineare quanto sia necessario che ”il Governo Italiano porti avanti lo sforzo sulle politiche di assistenza” attraverso il contatto diretto con il Mediterraneo e – ha aggiunto- “ponga una riflessione pubblica per favorire lo sviluppo globale”.

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                              Acea per Roma, i cittadini partecipano alla riqualificazione degli spazi urbani

                              22 marzo 2015 | Notizie Notizie

                              Condividi la pagina

                                ACEA-PER-ROMA

                                La campagna di ascolto Acea per Roma è stata presentata in Campidoglio dal presidente di Acea Catia Tomasetti e dal sindaco della Capitale Ignazio Marino con l’obiettivo di promuovere iniziative di riqualificazione urbana partecipata.
                                Fino al 30 aprile tutti i cittadini maggiorenni residenti sul territorio romano potranno inviare i propri progetti o le proprie idee scaricando e compilando il modulo dal sito Acea. Uno dei requisiti richiesti è un’articolazione tale da attivare o favorire iniziative di tipo sociale, formativo, culturale e di inclusione per i cittadini residenti nelle varie Municipalità.
                                In seguito tutte le proposte saranno valutate da una commissione ad hoc interna alla società e la graduatoria dei progetti ritenuti idonei sarà pubblicati entro il 30 maggio; “Le linee guida che seguiremo per la selezione dei progetti – ha spiegato la presidente Tomasetti – saranno la durevolezza nel tempo dell’iniziativa e la fruibilità da parte del maggior numero possibile di persone”. I progetti saranno realizzati entro la fine dell’anno.
                                Per tutelare l’interesse cittadino non potranno proporre progetti i partiti politici, le organizzazioni sindacali o di patronato, le associazioni di categoria o datoriali, le persone fisiche che ricoprono cariche elettive presso enti o istituzioni pubbliche e gli enti o associazioni a scopo religioso.
                                In seguito all’approvazione del progetto presentato, Acea potrà anche finanziare un singolo intervento facente parte di un progetto più complesso. Dunque l’idea alla base è da una parte stimolare la creatività dei cittadini, per migliorare i quartieri in cui vivono e convertire quegli spazi che con il tempo hanno perso le funzionalità per cui erano stati progettati, dall’altra, permettere ai Presidenti dei Municipi, e quindi all’intero apparato amministrativo romano, di avvicinarsi al cittadino e coinvolgerlo nella gestione del territorio.

                                Scarica il bando per inserire il tuo progetto

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                                  Roma e il clochard che fa rifiorire un angolo della Capitale

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                                    scalinata monti

                                    Roma, si sa, è la città eterna, piena di scorci meravigliosi e monumenti rinomati in tutto il mondo, ma allo stesso tempo ricca di contraddizioni: alle bellezze architettoniche contrappone zone degradate e lasciate all’incuria generale. Il rione Monti è un quartiere molto antico, che confina con l’Esquilino e la Roma dei Fori Imperiali, oggi luogo di ritrovo per moltissimi giovani della capitale. E’ su una delle vie principali del quartiere che troviamo Antonio, un clochard che da un paio di mesi a questa parte sta svolgendo un’interessante opera di riqualificazione della scalinata che affianca la fermata metro di Cavour. Antonio ha 35 anni e sin da adolescente ha dimostrato di avere una passione e una propensione per l’arte, e proprio per questo ha scelto di frequentare l’istituto d’arte, dove ha potuto coltivare questo suo interesse. La sua vita in giro per le città italiane lo ha portato, inoltre, ad imparare ben cinque lingue, ad appassionarsi a discipline orientali come il muay tai che prevede anche una buona dose di meditazione.

                                    L’iniziativa del clochard-fioraio

                                    Il clochard ha quindi deciso di ripulire la gradinata piena di sporcizia del rione e di riempirla di piantine e fiori colorati ma anche di disegni e applicazioni artistiche. Con poche mosse Antonio ha trasformato questo angolo della città in un piccolo giardino urbano, così da renderlo più bello e far riavvicinare i cittadini alle bellezze che la città e il verde possono offrire. Stimolato dalla sua creatività, per San Valentino Antonio ha voluto ricoprire di cuori la scalinata, per fare un regalo a tutti gli innamorati che avrebbero percorso la scalinata quel giorno. Lo stesso clochard, in un’intervista, ha dichiarato che ormai la vita si concentra esclusivamente su lavoro, computer e cellulari super tecnologici, e per questo spera con il suo progetto di far riavvicinare le persone alla bellezza della natura, non solo per il breve tratto di strada che devono percorrere prima di prendere la metro e immergersi nei ritmi frenetici della città, ma nella vita capitolina tutta.

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                                      Cogoleto (GE), cittadini ed amministrazione collaborano al progetto “Partecipazione”

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                                        logo_cogoleto

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                                        Come funzionerà?

                                        Con questo intento l’amministrazione comunale ha approvato il progetto “Partecipazione” che coinvolgerà i cittadini in importanti decisioni tra le quali: il Piano d’azione per l’energia rinnovabile, il Piano di zona per i servizi socio sanitari e il Piano urbanistico comunale. L’amministrazione comunale per tanto farà affidamento anche sul lavoro di un gruppo di esperti e professionisti di Avventura Urbana di Torino (che ha già curato la comunicazione di diverse amministrazioni pubbliche in Italia), per la realizzazione di una serie di incontri e iniziative che vedono il coinvolgimento degli attori locali nel processo di attuazione del Regolamento. L’impegno del Comune non finisce qui, l’amministrazione collaborerà anche con una cooperativa di Cuneo che si occuperà di curare la comunicazione sui temi legati alla raccolta differenziata.

                                        Le difficoltà nell’attuare un progetto con tali ambizioni non sono poche, ma molti potrebbero essere i vantaggi per la comunità, tanto che anche in Regione si sta valutando se approvare una nuova legge regionale “che prevede la partecipazione dei cittadini per materie delicate come l’urbanistica – precisa Costa – nell’ottica di evitare che si verifichino ancora situazioni critiche, ad esempio di dissesto idrogeologico”.
                                        Cogoleto è un altro esempio di come il nuovo modello dell’amministrazione condivisa stia prendendo sempre più piede in tutto il Paese, permettendo ai cittadini di mettere a disposizione della società le proprie capacità e competenze al fine di risolvere problemi di interesse generale in maniera efficace.

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                                        Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus

                                         

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                                          Sud innovation. Il patrimonio culturale italiano e la soluzione meridionale

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                                            sud innovation

                                            Stefano Consiglio, coordinatore del corso di studi in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale dell’Università Federico II di Napoli, apre il libro con una lucida trattazione sull’attuale situazione del patrimonio culturale delle regioni meridionali dell’Italia. Solo per avere un’idea più precisa di ciò di cui stiamo parlando basta citare il fatto che nelle regioni meridionali sono presenti siti culturali pari al 48% del patrimonio nazionale, il 30% dei 49 siti Unesco italiani e 14 dei parchi nazionali su un totale di 24. All’abbondanza dei siti e delle ricchezze si contrappone un modello gestionale inadeguato, di stampo conservativo, imbalsamato nella burocrazia e non capace di leggere correttamente la reale conformazione del patrimonio presente, un patrimonio certamente di difficile gestione. Consiglio afferma infatti che “la possibilità di valorizzare un sito è spesso connessa alla particolarità ed esclusività di quel luogo”. In Italia in un’area geografica limitata ci sono decine se non centinaia di siti con caratteristiche simili, per questo il compito diventa più arduo. Nel solo centro storico di Napoli sono più di 200 le chiese abbandonate. Inoltre il patrimonio culturale italiano ha un’elevata varietà, beni di epoche diverse, di valore diverso e di civiltà diverse si trovano insieme, uno accanto all’atro, sovrapposti e intersecati. Questo patrimonio poi è composito, musei, biblioteche, archivi, siti archeologici che richiedono competenze e conoscenze diverse. Infine il patrimonio italiano è diffuso sul territorio, frammentato e fortemente legato alle realtà territoriali. Si può affermare che in tutti i comuni c’è almeno qualche traccia del patrimonio culturale italiano. Al contempo però sappiamo che 1650 comuni italiani, prevalentemente situati nelle zone interne e montane del sud, potranno definirsi già il prossimo anno Ghost Town. Le politiche pubbliche oggi sono ancora molto orientate ai «grandi attrattori culturali» che si ispirano a modelli gestionali centralizzati. La strada sembra invece cominciare a riconoscere che le soluzioni per il rilancio dei territori devono partire dal basso, ossia dall’ascolto e dal coinvolgimento dei cittadini.

                                            Avventure di innovazione

                                            Ed ecco in risposta alla difficile situazione in cui versa il nostro patrimonio, 11 “storie di innovazione spontanea e necessaria”, dove cittadini appassionati hanno dato una risposta culturale al disagio sociale, al bisogno di comunità, alla ricerca di condivisione e aggregazione, alla necessità di sviluppo. Sono storie di turismo sostenibile e responsabile, come quella nata in Sicilia da Addiopizzo Travel, che propone un turismo che rifiuta di pagare il pizzo e vuole raccontare una terra che cerca riscatto dalla mafia. Sono storie di tenacia e speranza, come quella di Don Giuseppe Rassello e dei ragazzi della cooperativa La Paranza che decidono di valorizzare tutta l’area storica artistica del Rione Sanità – in particolare le catacombe di San Gennaro e San Gaudioso, creando lavoro per giovani locali. Sono storie di collaborazione e solidarietà, come Lìberos, una piattaforma di collaborazione virtuale e reale che unisce gli operatori della filiera del libro in Sardegna.

                                            Cosa hanno in comune queste e altre esperienze? Nascono tutte dal bisogno sociale di gestire e dare valore, nel senso più profondo del termine, al patrimonio culturale diffuso sul nostro territorio, minacciato dal degrado e dall’abbandono. Questa necessità porta i cittadini da semplici fruitori a diventare attori e protagonisti del processo di innovazione. Le storie raccontate in Sud Innovation sono storie che arrivano dai margini, nessuno dei casi analizzati è nato all’interno di processi avviati come quello dei distretti culturali, e molto spesso come raccontato dagli autori, ha trovato davanti a sé un PA ostile e non pronta a rispondere con strumenti nuovi alle problematiche presenti nella realizzazione di questi progetti di frontiera. Un’altra caratteristica che li accomuna tutti è la volontà di non andare via e di rimanere per fare qualcosa per la propria comunità di origine, cercando di rispettare i valori di sostenibilità sociale, economica e ambientale. Purtroppo anche la solitudine li accomuna, ma anche grazie a Consiglio e Riitano, è possibile trovarli tutti insieme non solo nelle pagine di questo libro ma anche online al sito www.sudinnovation.it, una piattaforma digitale che mira a mappare tutti i casi di innovazione sociale applicata al patrimonio culturale che arrivano dal sud.

                                            Mediterraneo e Cittadinanza

                                            Forse il vero tratto distintivo di queste storie di innovazione, e quello che gli autori stessi identificano come il vero valore di queste iniziative, è che l’innovazione sociale dal basso mira ad allargare la civitas. Come affermato da Agostino Riitano, cultural manager e membro della direzione artistica di Matera 2019 Capitale europea della Cultura, “cittadino non significa essere sottoposto ad una certa burocrazia o godere del diritto di voto, bensì essere soggetto fondante la vita sociale, di essa responsabile e non subente”. Per questo ormai da qualche tempo l’innovazione sociale “si è assunta il compito politico, sociale, culturale, di ripristinare tipi di aggregazione che, progredendo dall’istintivo bisogno di comunità, diano valore alla relazione umana”. E questa estensione della civitas travalica i confini nazionali e si riconosce in quelli naturali del bacino mediterraneo, dove le due sponde si riconoscono simili e con destini intrecciati sotto l’aspetto economico, ambientale e culturale. Il Mediterraneo, non come sud dell’Europa, ma come centro, intorno al quale ruota una civiltà che cerca nuove forme di dialogo e nuove interpretazioni della vita civile.

                                            Il panorama di innovazione raccontato è sorto perlopiù in maniera spontanea e volontaristica, ma è poi riuscito a superare la fase più difficile dell’avvio e creare le condizioni economiche per trarre da queste iniziative occasioni di lavoro retribuito. Questa nuova idea del patrimonio culturale come risorsa condivisa, o come bene comune come lo chiamerebbe Ostrom, necessita di nuove forme di collaborazione tra le autorità di gestione classiche, come le Soprintendenze statali ad esempio, e i cittadini singoli o associati, che intendono prendersi cura del patrimonio culturale nell’interesse generale. Il cittadino innovatore sociale deve quindi non più essere considerato come utente/consumatore ma diventare parte attiva, essere coinvolto nella co-progettazione, co-produzione e co-gestione del patrimonio culturale italiano. Va in questa direzione CO-Mantova, un prototipo istituzionale/organizzativo di collaborazione tra cittadini e amministrazione per la valorizzazione condivisa della cultura e della creatività.

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