Articolo in evidenza

Il 22 febbraio a Bologna presentato il primo regolamento sull’amministrazione condivisa

21 febbraio 2014 | Cantieri Notizie Notizie Regolamento amministrazione condivisa

Condividi la pagina

    locandina bologna

    Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno, fra le altre cose, anche di amministratori comunali capaci di amministrare non soltanto “per conto dei” cittadini, ma anche “insieme con” loro, riconoscendo i cittadini come portatori di competenze e capacità preziose per migliorare la qualità della vita dell’intera comunità.

     Il progetto Le città come beni comuni www.cittabenicomuni.it ha inteso fare dell’amministrazione condivisa il tratto distintivo del Comune di Bologna, mostrando con i fatti che l’alleanza tra cittadini e istituzioni è non solo auspicabile, ma anche possibile.

    Il progetto, iniziato nel giugno 2012, è stato promosso e sostenuto dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e realizzato dal Comune di Bologna con il supporto scientifico di Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà e la collaborazione del Centro Antartide. I risultati del progetto saranno presentati il 22 febbraio prossimo con la partecipazione tra gli altri del ministro Delrio.

    link al programma

     Questa iniziativa ha ricevuto

     MEDAGLIA DI RAPPRESENTANZA
    DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Oggi molti amministratori locali, fra cui il Sindaco e l’amministrazione comunale di Bologna,  hanno capito che i cittadini possono essere alleati preziosi per la soluzione dei problemi della comunità. Le centinaia di casi raccolti nella sezione di Labsus www.labsus.org  intitolata L’Italia dei beni comuni dimostrano che l’amministrazione condivisa può essere un modello complementare (non sostitutivo!) rispetto al modello di amministrazione tradizionale. Ma affinché ciò accada è necessaria la collaborazione fra cittadini e amministrazioni. E infatti l’amministrazione condivisa si chiama così proprio perché nasce dalla collaborazione paritaria di queste due categorie di soggetti.

    Partire dalle cose, non dalle regole

    “Due anni di lavoro sul campo, poi la stesura del regolamento. Partire dai problemi dei quartieri, per arrivare alla Costituzione”. Questo è stato il metodo di lavoro seguito dal progetto di Bologna Le città come beni comuni. Nella fase di avvio nei tre quartieri di Navile, San Donato e Santo Stefano si sono assunte per mesi tutte le informazioni necessarie e poi, una volta entrati nella fase operativa, ci sono stati periodici  incontri per ragionare su quanto realizzato fino a quel momento in modo tale da trarne indicazioni su come andare avanti, correggendo gli errori.

    Un regolamento che migliora nel tempo

    Infine, sulla base delle indicazioni emerse dai tre quartieri-laboratorio, un gruppo di lavoro interno all’amministrazione, sotto la direzione scientifica di Labsus, ha redatto il regolamento comunale che disciplinerà la collaborazione fra cittadini e amministrazione. Sottoposto all’esame dei dirigenti del Comune e di giuristi di varie università e infine portato in Giunta per l’approvazione finale, il 22 febbraio il regolamento sarà messo a disposizione degli amministratori locali di tutta Italia attraverso il sito di Labsus e altri siti.

    Ogni Comune potrà scaricarlo, adattandolo alle proprie esigenze. Le diverse versioni che man mano saranno elaborate nei vari Comuni saranno a loro volta pubblicate nel sito di Labsus, creando così nel tempo un patrimonio di normative locali a disposizione di tutte le amministrazioni.

    Ufficio stampa:

    Comune di Bologna
    Cristiano Zecchi – 335.1362368 – cristiano.zecchi@comune.bologna.it

    Labsus Laboratorio per la Sussidiarietà
    Fabrizio Rostelli – 339.6059376 – rostelli@labsus.net

    Centro Antartide
    Sara Branchini – 339.8412305 – sara.branchini@centroantartide.it

    Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
    Paola Frontera – 320.4395813 – ufficiostampa@fondazionedelmonte.it

    Qui il video della giornata di presentazione

    Condividi la pagina

      L’immigrazione in Italia oltre gli stereotipi

      29 ottobre 2014 | Società StranItalia

      Condividi la pagina

        Slideshow_Dossier_2014

        L’invito più volte ribadito nel corso della presentazione ad avviare un’analisi pacata e realistica del fenomeno immigrazione, al di là di battaglie ideologiche, non può che partire da alcuni dati di fondo.
        Alla fine del 2013 gli stranieri residenti nel paese sono ufficialmente 4.922.085, con un aumento rispetto all’anno precedente del 3,7 percento; il Centro Studi e Ricerche Idos stima in realtà una presenza effettiva di 5.364.000 persone in posizione regolare. Gli stranieri rappresentano l’8,1 percento della popolazione e in ventisette province superano il 10 percento, con un picco del 31 percento a Baranzate in provincia di Milano. Le donne costituiscono il 52,7 percento del totale, a conferma di una “femminilizzazione” dei flussi migratori.
        Romania, Albania, Marocco e Cina si collocano ai primi posti tra i paesi di provenienza degli stranieri, ricoprendo da soli la metà del totale delle presenze.
        Secondo l’indagine Istat sulla forza lavoro, gli stranieri occupati sono 2,4 milioni, oltre un decimo del totale. Gli effetti della crisi si sono fatti sentire anche tra gli stranieri: i flussi d’ingresso di nuovi lavoratori sono notevolmente diminuiti. Nel 2013, i visti rilasciati per soggiorni superiori a novanta giorni sono stati 169.055; attualmente sono gli ingressi per ricongiungimento familiare a determinare la crescita della popolazione straniera (76.164) e le nuove nascite (77.705).

         La condizione dei minori

        I minori stranieri presenti in Italia sono oltre 1 milione, di cui 925.569 quelli con cittadinanza non comunitaria. Secondo i dati dell’Istat costituirebbero il 23,9 percento dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornati in Italia alla fine del 2013. Marocco, Albania e Cina sono i tre principali paesi di provenienza dei minori, seguiti a notevole distanza da Egitto e India.
        Nell’a.a. 2013/2014 sono 802.785 gli stranieri iscritti a scuola, il 9 percento degli iscritti totali. I minori stranieri residenti in Italia si trovano in una posizione difficile per quanto riguarda l’esercizio dei diritti fondamentali. Se infatti, diversamente da quanto avviene per gli adulti, non possono essere espulsi, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi, più complessa è la questione del permesso di soggiorno e in seguito dell’acquisizione della cittadinanza.

        Le seconde generazioni: a quando una legge sulla cittadinanza?

        Tali elementi rendono la parità tra i minori stranieri e gli italiani ancora lontana da raggiungere, divario che diviene ancora più marcato con il compimento dei diciotto anni. A questo punto infatti il permesso di soggiorno può essere rinnovato per motivi familiari, di studio o di lavoro, ma con una maggiore discrezionalità da parte delle questure che possono richiedere verifiche delle effettive condizioni familiari o della capacità di mantenersi. Alcune modifiche relative alla durata del permesso di soggiorno, sono state introdotte dall’art. 9 del d.l. 104/13, convertito in legge 128/13.
        Diverso è il discorso per quanto riguarda l’acquisizione della cittadinanza da parte delle seconde generazioni. Al momento infatti, l’acquisizione della cittadinanza è regolata dalla legge n.91 del 1992 che contiene uno degli esempi più stringenti di applicazione dello ius sanguinis, come è proprio di un paese la cui storia è stata segnata da forti ondate di emigrazione.
        Arroccamenti ideologici hanno finora impedito di introdurre una modifica della legge per quanto riguarda l’acquisizione della cittadinanza da parte delle seconde generazione, vale a dire di quei ragazzi nati in Italia o che sono arrivati a seguito dei loro genitori in tenera età.
        Cittadini italiani di fatto, perché spesso non hanno maturato un senso di appartenenza ad un altro paese, non lo sono di diritto. Alcune modifiche introdotte dal cosiddetto “Decreto del Fare” (d.l. 21 giugno 2013, n. 69, convertito in legge n. 98 del 2013, unite alle aperture dell’attuale governo, sembrano segnare un nuovo percorso che troverebbe una degna conclusione in una legge sulla cittadinanza che sia rispondente al mutato scenario italiano e internazionale.

        Discriminazioni e tendenze xenofobe

        L’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali ha registrato un aumento delle segnalazioni dei casi di discriminazione e xenofobia, nell’incremento dei quali sembrano svolgere un ruolo rilevante i mezzi di comunicazione. Il web è pieno di istigazioni all’odio razziale, agevolate dall’anonimato, che utilizzano un linguaggio stereotipato e stigmatizzante nei confronti degli stranieri. I mezzi di comunicazione non sono esenti da responsabilità ogni volta che non aiutano a fare chiarezza sul fenomeno, stimolando reazioni emotive che alimentano senso di pericolo e chiusure. Il linguaggio dell’emergenza – sbarchi, ondate, clandestini – non permette di guardare ai processi migratori come a un dato strutturale della società italiana, capace di ridefinire le forme della convivenza civile. Lo sviluppo di un paese dipende anche da questi fattori e da come saprà individuare percorsi di integrazione e condivisione.

        Leggi anche:
        I nuovi cittadini italiani
        Giornata della memoria e dell’accoglienza
        Anci Toscana per le seconde generazioni

        Condividi la pagina

          A Scandicci “Coloriamo la scuola”

          28 ottobre 2014 | Notizie Notizie

          Condividi la pagina

            https://www.google.it/search?q=scandicci+coloriamo+la+scuola&client=firefox-a&hs=xNb&rls=org.mozilla:it:official&channel=nts&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=0RJQVO-UEcqkygP24ID4Bg&ved=0CAgQ_AUoAQ&biw=1024&bih=489#facrc=_&imgdii=_&imgrc=i_7jrVSjJP0ZDM%253A%3BtjpHvz4tlLBaGM%3Bhttp%253A%252F%252Fwww.comune.scandicci.fi.it%252Fimages%252Fstories%252Fcoloricampanina.jpg%3Bhttp%253A%252F%252Fwww.comune.scandicci.fi.it%252Findex.php%252Fnotizie%252F3908-campana-e-campanina-i-genitori-imbiancano-e-colorano-le-aule-delle-scuole.html%3B3264%3B2448

            Il progetto “Coloriamo la scuola”, realizzato presso il Secondo Istituto Comprensivo scolastico di Scandicci, è un chiaro esempio di collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione per la cura dei beni comuni. Il 27 agosto 2014 trenta genitori degli studenti della primaria Dino Campana si sono ritrovati insieme per tinteggiare le quindici aule e l’ingresso del plesso scolastico. Nelle settimane precedenti, altri otto genitori hanno dipinto con vernici colorate le quattro aule e il corridoio della scuola d’infanzia, situata all’interno dello stesso plesso scolastico della Dino Campana (la cosiddetta materna “Campanina”). Tutto l’occorrente per dipingere i muri (vernici, pennelli, rulli) è stato fornito dal Comune di Scandicci, mentre la manodopera è stata garantita a titolo volontario dai genitori, per i quali è stata predisposta una copertura assicurativa. I genitori si sono organizzati autonomamente per il lavoro, potendo contare sulla presenza di un muratore di professione all’interno del loro gruppo; insegnanti e bidelli hanno partecipato attivamente insieme ai genitori. Marco, sedicenne e fratello di un’alunna della scuola, ha deciso di contribuire con la sua creatività, dipingendo un murales.

            Il volontariato come momento di condivisione

            Diye Ndiaye, Assessora alla Pubblica Istruzione del Comune di Scandicci, intervistata da Labsus, evidenzia con piacere come l’iniziativa sia partita direttamente dai genitori: “La prima proposta è stata avanzata già due anni fa. Sono stati necessari l’approvazione da parte del Consiglio di Istituto e l’inserimento del progetto nel Piano dell’offerta formativa (POF) del Secondo Istituto Comprensivo scolastico di Scandicci; una volta stabiliti i requisiti necessari, i genitori hanno iniziato la loro attività con il sostegno dell’amministrazione comunale”.
            L’Assessora Ndiaye non ha dubbi: “In tempi di ristrettezze economiche, la collaborazione dei cittadini che decidono di prendersi cura dei beni comuni è un valore che l’amministrazione comunale non può che sostenere e incoraggiare. I genitori degli alunni della Dino Campana hanno dimostrato di essere una risorsa straordinaria per l’intera comunità”. Diye Ndiaye conclude regalandoci una bellissima immagine: “Il volontariato offre delle straordinarie occasioni di condivisione, perché lavorando tutti insieme per la stessa causa si parla anche della vita e delle nostre emozioni”.
            Grazie al successo del progetto “Coloriamo la scuola” sta nascendo l’interesse dei genitori e dei docenti di altre scuole del territorio, a dimostrazione di come Scandicci sia una città viva e aperta al cambiamento.

            LEGGI ANCHE:

            Condividi la pagina

              Tar Campania, Salerno, 8 novembre 2011 n. 1769

              23 ottobre 2014 | Diritto Giurisprudenza Tar

              Condividi la pagina

                condominioweb

                 

                 

                 

                La sentenza

                La vicenda oggetto della presente pronuncia prende avvio con l’impugnazione da parte dell’Associazione Italia Nostra o.n.l.u.s. di tutti gli atti adottati dal Comune di Salerno relativi a una procedura di asta pubblica per l’alienazione della proprietà di suoli demaniali e dei relativi diritti edificatori in un’area situata in località S. Teresa. La ricorrente ne chiedeva più precisamente l’annullamento prospettando svariati motivi di doglianza e, in particolare, la violazione dei principi di pubblicità dei bandi di gara stabiliti dal d.lgs. 163/2006, codice sugli appalti. Il giudice amministrativo di primo grado ha tuttavia ritenuto che il ricorso fosse inammissibile per carenza di legittimazione e di interesse ad agire della ricorrente. Il giudice sostiene, da un lato, l’incapacità di Italia Nostra di porsi quale esponente rappresentativo degli interessi lesi dall’iniziativa dell’amministrazione comunale. La carenza di interesse a ricorrere deriverebbe anche dalla circostanza che l’organizzazione in questione non ha partecipato alla procedura pubblica di gara né avrebbe potuto farlo, stanti i requisiti richiesti dall’avviso di gara. La circostanza per cui la ricorrente non è portatrice nel caso specifico di un interesse giuridicamente sostenibile a partecipare alla gara, le preclude perciò la possibilità di impugnare gli atti della procedura ad evidenza pubblica.

                Il commento

                Secondo giurisprudenza consolidata (da ultimo TAR Lombardia, Brescia, sez. I, 1 luglio 2010, n. 2411) Italia Nostra è legittimata ad agire in giudizio per la tutela di interessi ambientali tanto in senso stretto che lato, in quanto statutariamente preposta alle finalità di protezione dell’ambiente, proprie dello Stato, le quali costituiscono anche applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale. Molto sorprendentemente il giudice amministrativo salernitano afferma che la legittimazione ad agire sarebbe esclusa per via dell’assenza, nella fattispecie, di uno specifico interesse ascrivibile all’ambito culturale, artistico, ambientale o paesaggistico, non rinvenibile nelle intenzioni della ricorrente, nonostante questa affermi di voler salvaguardare la funzione pubblica dell’area demaniale oggetto della controversia. Il ricorso in questione sarebbe fondato su elementi che appaiono scollegati ed avulsi dalla sfera d’azione dell’organizzazione. Questo benché le censure riguardino un procedimento complesso che ha condotto alla vendita di un’area demaniale a soggetti privati a fini di speculazione economica (la realizzazione di un condominio) privando di essa una collettività intera. Pare, allora, ancor meno condivisibile quanto sostenuto dal giudice secondo cui è indifferente l’appartenenza della proprietà del bene ad un soggetto, pubblico o privato che sia, poiché le finalità statutarie perseguite da Italia Nostra attengono propriamente alla tutela ed alla valorizzazione dei beni ambientali, paesaggistici e storici. Questo argomento, infatti, sembra del tutto ignorare che solo la pubblica amministrazione risulta vincolata nella sua azione al rispetto di determinati principi – violati nel caso di specie – che consentono l’assunzione di scelte condivise tra gli enti, formalmente titolari della proprietà dei terreni demaniali, e i cittadini. Il rispetto di questi principi, nel consentire il giusto bilanciamento dei vari interessi in gioco, fa sì che l’eventuale apporto di un valore aggiunto ai beni possa avvenire in un’ottica più ampia di quella strettamente economica, che includa anche gli aspetti ambientali, paesaggistici e storici, nonché più lungimirante, nel rispetto dei doveri di ciascuno verso le generazioni future.

                LEGGI ANCHE:
                Tar Lombardia, Brescia, sez I, 28 novembre 2013, n.1028
                Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 15 luglio 2013, n. 668
                Cons. St., sez. V, 17 settembre 2012, n. 4909

                Condividi la pagina

                  Università di Trento: Gregorio Arena eletto presidente della Commissione per l’attuazione del codice etico

                  | Cantieri Notizie Notizie

                  Condividi la pagina

                    gregorio arena

                    Il membro esterno all’Ateneo è Donata Gottardi, ordinario al Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Verona. Tra i tre membri – come previsto dal Codice etico – la rettrice ha designato Arena come presidente.
                    La Commissione, i cui membri sono stati nominati nella seduta del Senato accademico del 15 ottobre, ha funzioni consultive.
                    Come si legge all’articolo 17 del Codice etico, la nuova Commissione su richiesta del Senato accademico proporrà ad esso “massime di indirizzo e linee guida: raccomandazioni sui comportamenti e prassi da adottare; pareri sulla conformità al Codice di atti, provvedimenti e procedimenti di Ateneo il cui contenuto o campo di applicazione implichi valutazioni di tipo etico, anche formulando proposte di modifiche o miglioramenti; pareri su situazioni di conflitto di interesse, attuale e potenziale, di universitari, anche in via preventiva e anche su richiesta degli interessati”.
                    “È la prima commissione di questo tipo nella storia della nostra Università” commenta il professor Gregorio Arena. “Qualora dovessero verificarsi violazioni del Codice etico, la Commissione istruirà la pratica e sottoporrà le proprie conclusioni al Senato accademico, che adotterà la decisione finale. Ma spero proprio che avremo pochi casi di cui occuparci”. Arena sottolinea l’importanza della presenza, in un organo di garanzia di questo tipo, di rappresentanti sia dei docenti sia del personale tecnico amministrativo, perché “essendo queste due, insieme con gli studenti, le componenti essenziali della nostra comunità universitaria, tutti coloro che ne fanno parte devono essere coinvolti nel rispetto dei valori su cui si fonda il Codice etico”.

                    Condividi la pagina

                      Mercoledì 22 alle ore 10.40 Gregorio Arena in diretta su Rai Radio 1

                      22 ottobre 2014 | Cantieri Regolamento amministrazione condivisa

                      Condividi la pagina

                        RAI radio 1

                        All’interno della trasmissione “La Radio ne parla” di Rai Radio 1, curata e condotta da Ilaria Sotis, Gregorio Arena illustrerà gli sviluppi del percorso che ha portato decine di Comuni italiani ad approvare o ad avviare l’iter di approvazione del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni realizzato da Labsus.

                        Trova qui la frequenza radio della tua città.

                        Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus

                         

                        Condividi la pagina

                          Angeli del fango? No, cittadini attivi

                          21 ottobre 2014 | Notizie Notizie

                          Condividi la pagina

                            Genova - alluvione - 07 11 2011

                            Erano le 23:30 circa del 9 ottobre quando, a seguito di forti precipitazioni, esonda il torrente Bisagno. Da quel momento la situazione è fuori controllo, esondano anche altri torrenti, le acque invadono strade, cantine, negozi, trascinano le auto parcheggiate. Diverse famiglie vengono evacuate, e un uomo perde la vita annegato nella piena di acqua, fango e detriti dello stesso torrente che alimentò quella del Fereggiano nel 2011, causando la morte di sei persone. Se fosse successo di giorno, denunciano in molti, la tragedia sarebbe stata ben peggiore.

                            Il fango e la meglio gioventù

                            “Nel 1970 un’intera generazione si trovò a vivere una straordinaria avventura di solidarietà e di libertà. Il simbolo di quei giorni era l’impronta di una manata sporca di fango che i ragazzi si davano vicendevolmente sulle magliette” ricordava Massimo Razzi su Repubblica il 4 novembre del 2011. E proprio in quei drammatici giorni del post-alluvione nasceva la pagina Facebook degli Angeli del fango: “i ragazzi di Genova ci dimostrano che il mondo può cambiare” recita l’incipit informativo. Anche grazie a questa pagina, molti volontari, tra cui ragazzi giovanissimi, si sono coordinati al meglio per poter mettere a disposizione le proprie forze nel difficile post-alluvione. La pagina non solo ha permesso di condividere gli appelli della Protezione Civile e le comunicazioni ufficiali del Comune e dei Municipi, ma ha anche, significativamente, consentito l’autorganizzazione di volontari e privati cittadini, favorendo l’incontro tra disponibilità da una parte e richieste di aiuto dall’altra.

                            #orabasta: non chiamateci Angeli

                            Si sono svegliati presto nonostante le scuole chiuse, jeans negli stivali e via, alla ricerca di strumenti per dare una mano a spalare. E se in Comune sono finite le pale, fa niente, si useranno le mani, “l’importante è esserci” e darsi fa fare. In tantissimi erano in fila per ripulire il Museo di Storia Naturale, un luogo che definire emblematico in questo caso è dire poco: la dimora cittadina della conoscenza bene comune, per di più della conoscenza della natura, inondata e infangata. I danni stimati ammontano a 1 milione e 100 mila euro: la piena del Bisagno ha allagato il piano fondi, mettendo fuori uso le attrezzature scientifiche, danneggiato gli impianti e i serramenti interni ed esterni. Come dichiarato dall’Assessore comunale alla Cultura e al Turismo, Carla Sibilla, il lavoro dei ragazzi, insieme a quello dei dipendenti e dei tecnici, è stato determinante, tanto da consentire la riapertura del Museo in tempi record, nonostante la mole dei danni subiti. Questi giovani cittadini attivi e responsabili dimostrano di aver compreso il loro ruolo di custodi della cultura intesa come bene della comunità, necessario e da preservare. 

                            Aldilà dell’impegno e della buona volontà, a lasciare ancor più positivamente colpiti è forse la consapevolezza e il senso di responsabilità di questi giovani volontari. “Non chiamateli Angeli del fango, perché questi ragazzi sono arrabbiati” dichiara una ragazza volontaria sulla rivista Wired. “La necessaria solidarietà non ci deve far dimenticare le precise responsabilità politiche di una situazione intollerabile”, si legge ancora nel comunicato sulla pagina Facebook “La meglio gioventù – solidarietà attiva alle zone alluvionate”, in cui si chiede lo «stop alle grandi opere inutili e dannose» e interventi di «messa in sicurezza del territorio». E il corteo apartitico indetto per oggi, con le richieste di certezza dei rimborsi in tempi brevi, finanziamenti garantiti dal Comune a tasso agevolato a favore degli alluvionati, moratoria delle imposte, dimissioni della giunta regionale, comunale e dei dirigenti Arpal, sfilerà sotto un unico grande slogan: #orabasta.

                            LEGGI ANCHE:

                            Condividi la pagina

                              Al via la terza edizione di Labgov alla LUISS di Roma

                              | Cantieri Notizie Notizie

                              Condividi la pagina

                                MARCHIO_LABGOVcolore_DEF

                                Con questo evento Labgov, il laboratorio nato dalla collaborazione tra Labsus e Luiss, avvierà ufficialmente i lavori per l’anno accademico 2014/2015 e presenterà le attività del nuovo ciclo di progetti, alla presenza di notevoli esperti, specialisti accademici e brillanti professionisti nell’ambito dei beni comuni.

                                Il territorio come bene comune

                                Nell’a.a. 2014-2015 oggetto di analisi e sperimentazione di Labgov sarà la green governance intesa come tecnologia sociale, economica, istituzionale e giuridica applicata ai beni ambientali e paesaggistici, al territorio, agli stili di vita. Questi beni e la loro tutela o cura verranno riletti alla luce dei principi e delle tecniche tipiche della governance dei beni comuni, al fine di giungere alla costruzione di formule collaborative per la cura e rigenerazione di risorse fondamentali per il benessere individuale e collettivo, come l’ambiente, il paesaggio, il cibo che possono essere fonte di nutrimento, sostentamento, sviluppo, cultura, progresso. Lo scopo ultimo del LabGov sarà quello di riflettere, elaborare e applicare una strategia di governance idonea a configurare il “territorio come bene comune” e per questo motivo il laboratorio si concentrerà sui seguenti ambiti di studio e ricerca: “ambiente, agricoltura, alimentazione”.

                                Il programma dell’evento

                                Il Direttore Generale Dott. Lo Storto aprirà l’evento con i saluti istituzionali, introducendo così l’incontro e gli ospiti. Il Prof. Gregorio Arena, Presidente di Labsus, parteciperà all’evento con un intervento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni. Interverranno inoltre il Prof. Leonardo Morlino, Prorettore alla Ricerca Luiss, con un intervento sulla  governance dei beni comuni e sulla qualità della democrazia in Italia, la Dott.ssa Maria Letizia Gardoni, Presidente Coldiretti Giovani Impresa che affronterà il tema della responsabilità dei giovani imprenditori agricoli per la bellezza e il territorio dell’Italia e il Dott. Paolo Verri, Direttore Padiglione Italia di Expo 2015. Il Prof. Christian Iaione, Coordinatore di LabGov esporrà l’oggetto e il metodo di Labgov 2015.

                                 

                                Condividi la pagina

                                  L’attuazione del Regolamento sull’amministrazione condivisa a Bologna

                                  | Il punto di Labsus Notizie

                                  Condividi la pagina

                                    Ad alcuni mesi dall’approvazione da parte del Consiglio Comunale (maggio 2014), proviamo a fare il punto sul grado di avanzamento del processo per l’attuazione del Regolamento a Bologna, la città in cui il Regolamento è nato.
                                    Intanto occorre mettere in evidenza come il tentativo di dettare una cornice normativa per la disciplina delle esperienze di collaborazione tra cittadini e amministrazione abbia suscitato un grande interesse, dentro e fuori la nostra città. Il Comune, infatti, ha ricevuto numerosissime richieste di supporto da parte di altre amministrazioni, grandi e piccole, interessate all’approvazione del Regolamento. Ciò, oltre a riempirci di orgoglio, ci carica inevitabilmente di una grande responsabilità nel proseguire il percorso avviato, traducendo i contenuti del regolamento in esperienze concrete di collaborazione e quindi in prassi amministrativa.

                                    Un Regolamento da subito a disposizione dei cittadini

                                    La prima scelta cui ci siamo trovati di fronte era se rendere immediatamente operativo il Regolamento sull’amministrazione condivisa oppure farlo solo dopo aver dettagliatamente analizzato e conseguentemente gestito tutte le sue ricadute di carattere giuridico e organizzativo. La decisione è stata nel senso di partire fin da subito ad utilizzare il Regolamento, mettendolo a disposizione dei cittadini. A tal fine lo scorso luglio è stato emanato un avviso pubblico con il quale i cittadini sono stati sollecitati ad inviare al Comune le loro proposte di collaborazione.
                                    L’avviso, in sintonia con le previsioni regolamentari, è rivolto all’ampio novero dei soggetti che, ai sensi dell’art. 4, possono assumere la qualità di “cittadini attivi” ed è costruito proprio secondo quei principi – informalità, fiducia reciproca, unicità dell’interlocutore, pubblicità etc. – chiamati ad informare la relazione con il cittadino. Le proposte, in linea con la definizione aperta di “beni comuni urbani” di cui all’art. 2, non devono riferirsi a luoghi, situazioni od esigenze predeterminati dal Comune, essendo rimessa ai cittadini la possibilità di individuare liberamente l’oggetto del loro impegno. Quanto infine alle forme di sostegno, vengono rese disponibili tutte quelle previste dal Regolamento: la loro puntuale individuazione e determinazione è demandata alla fase di confronto che, partendo dalla proposta dei cittadini e passando attraverso le valutazioni del Comune, porta alla sottoscrizione del patto di collaborazione.

                                    Come si costruisce un patto di collaborazione

                                    Attraverso questo canale sono già pervenute al Comune diverse proposte di collaborazione, alcune ancora in fase di approfondimento, altre già recepite nei patti. Altri patti sono stati costruiti per regolare proposte con cui il comune era comunque alle prese.
                                    Sono dunque già diversi i patti di collaborazione sottoscritti e altri stanno per tagliare il traguardo. Si va da esperienze di riqualificazione di piccoli contesti urbani attraverso interventi di rimozione del vandalismo grafico da muri e serrande alla cura di aree verdi; dalla costruzione e gestione di una bacheca di strada ad interventi migliorativi dell’area scolastica da parte dei genitori, etc.

                                    Abbiamo inoltre rilasciato il primo esempio di quelle che l’art. 29 definisce ipotesi di collaborazione predefinite. Si tratta, in particolare, della possibilità per i cittadini di procedere ad interventi di rimozione del vandalismo grafico da muri e serrande, in conformità a quanto previsto nel protocollo tra Comune e Sovrintendenza sottoscritto contestualmente alla presentazione del Regolamento il 22 febbraio scorso.
                                    Attraverso un form online il cittadino comunica luogo, data e caratteristiche dell’intervento, impegnandosi a rispettare le modalità operative definite dal Comune. La compilazione del form è l’unico adempimento richiesto: ciò semplifica significativamente l’impatto burocratico della procedura.

                                    L’amministrazione analizza gli effetti dell’attuazione del Regolamento

                                    Come si diceva, dunque, abbiamo iniziato ad usare il regolamento, gradualmente, almeno nelle sue parti per così dire autoapplicative.
                                    Parallelamente è stato però avviato il lavoro di analisi per dare attuazione “strutturale” al Regolamento. A tal fine è stato costituito un gruppo di lavoro intersettoriale che, sotto il coordinamento della Direzione Generale, è incaricato di identificare le ricadute poste dall’attuazione del Regolamento e di individuare le azioni conseguenti.
                                    Il gruppo, che vede la partecipazione dei ruoli chiave dell’amministrazione, è chiamato in particolare a raggiungere i seguenti risultati: migliorare la cultura organizzativa verso la modalità dell’amministrazione condivisa; definire i ruoli delle strutture dell’amministrazione chiamate a gestire la relazione con i cittadini attivi; definire le procedure attraverso le quali acquisire e istruire le proposte di collaborazione e monitorarne l’attuazione; diffondere, attraverso efficaci forme di comunicazione, il Regolamento e i risultati raggiunti.

                                    Il gruppo ha identificato 4 macroaree di analisi, affidando ciascuna di esse ad un sottogruppo tematico, composto in modo da prevedere la partecipazione degli uffici comunali più direttamente coinvolti in relazione al tema.
                                    In sintesi le aree individuate sono:
                                    a) aspetti giuridici, in cui rientrano ambiti e schemi di “patti di collaborazione”; problematiche assicurative; risorse e forme di sostegno; allineamento/verifica con gli altri regolamenti dell’amministrazione.
                                    b) aspetti organizzativi, in cui rientrano le fasi procedimentali: flusso di ingresso, fasi interne, tempi e responsabilità; rapporti tra i servizi; formazione.
                                    c) Comunicazione interna ed esterna, in cui rientrano tematiche inerenti la comunicazione interna ed esterna del regolamento e delle fasi di attuazione, oltre all’individuazione degli strumenti e delle relative modalità operative e gestionali necessari alla promozione e allo stimolo della partecipazione attiva.
                                    d) Rendicontazione civica, in cui rientrano modalità e strumenti per la rendicontazione della visibilità/efficacia complessiva del progetto oltre che per la valutazione del capitale sociale generato anche in relazione a tutti i progetti/interventi messi in opera dalle varie articolazioni comunali.
                                    I gruppi completeranno la loro analisi entro la fine di ottobre: i risultati verranno poi validati e recepiti dall’amministrazione.

                                    Soluzioni amministrative nuove

                                    Il processo di attuazione del Regolamento presenta numerosi elementi di complessità, sia perché presuppone la graduale e capillare acquisizione dei suoi contenuti da parte di tutti gli uffici, sia perché alcune delle sue previsioni – in particolare quelle che aprono alla collaborazione anche con gruppi informali – ci mettono di fronte a situazioni nuove che richiedono soluzioni amministrative nuove.
                                    Man mano che il Regolamento viene utilizzato ci pone esigenze concrete di carattere interpretativo o amministrativo. Stiamo cercando di mettere a frutto tali esperienze per consolidare le soluzioni che stiamo sperimentando ma anche per capire se, alla prova dei fatti, il regolamento approvato necessita di eventuali aggiustamenti.

                                    Donato Di Memmo Responsabile Ufficio Promozione della cittadinanza attiva – Comune di Bologna

                                    LEGGI ANCHE:

                                    Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus

                                    Condividi la pagina

                                      Chi ha detto che “senza proprietà non c’è libertà?”

                                      | Cultura

                                      Condividi la pagina

                                        9788858113998

                                        Ugo Mattei, già noto per le sue battaglie referendarie per i beni comuni e per il sodalizio stretto con  Sefano Rodotà, ha deciso di sposare il progetto di Laterza di collezionare una serie di saggi che mettono in discussione numerosi dogmi della civiltà contemporanea.

                                        Ripercorrendo la storia di quella proprietà che da “privata” è divenuta “privante”, l’autore analizza il percorso intrapreso dal capitalismo moderno; dalle enclosures britanniche al fenomeno del land grabbing, la cultura occidentale ha avviato un percorso unilaterale che, grazie al prezioso aiuto del polivalente ombrello della globalizzazione, ha condotto i cittadini dei vari continenti ad obbedire ad una logica di mercato che mai si sognerebbe di mettere in dubbio un principio che ha finito per obbligare i rappresentati di tutto il mondo ad obbedire alle regole che ne derivano.

                                        E’ interessante l’analisi dell’autore che offre una panoramica vasta ed originale, elencando le difficoltà che sono costretti ad affrontare, gli abitanti del cosiddetto Terzo mondo ed anche, la vera novità sembra essere questa, i più abbienti. Quest’ultima categoria è inconsapevole dei vincoli che limitano di fatto la loro tranquilla vita di proprietari. Il paragone fra gli indiani d’America, privi perfino della conoscenza del termine proprietà e vittime delle conquiste europee, e i paria indiani costretti a cedere i loro “possedimenti” alle multinazionali della risorta Asia capitalista, appare quanto mai appropriato.

                                        Vietato parlarne, vietato opporsi, vietato financo “guardare dentro il vaso di Pandora pieno di contraddizioni della modernità” e intavolare una discussione che sappia se non altro contestare un principio che, alla luce dei fatti, appare quanto meno fallimentare.

                                        “Preoccupa più la debolezza della critica alla proprietà privata che la forza di quest’ultima”, afferma Mattei nelle prime pagine del suo ultimo lavoro. Nessuno sa più ricondurre alla proprietà privata quella distruttiva potenza privante che garantisce, sempre e comunque, il godimento di un bene a qualcuno a discapito di altri.

                                        Una legge del più forte, palesemente truccata, che mette sul piatto del vincitore un premio che non può che apparire sproporzionato: la libertà.

                                        Una libertà fittizia, taroccata, obsoleta che soddisfa i vizi ed i lussi di una minima percentuale di “Bill Gates di turno”, promettendo la menzogna di un godimento fruttuoso all’enorme esercito dei piccoli proprietari. E’ stato facile per i difensori del liberismo a 360° tacciare di illibertà i critici di quel sistema; Mattei spiega invece con maestria come sia opportuno ascoltare, tra gli altri, Amartya Sen per capire che se di illibertà si deve parlare, queste ultime sono le figlie più che legittime di quella che l’autore definisce una proprietà privata e privante.

                                        Le cause vanno senza dubbio ricondotte alla crisi culturale e antropologica che dalla fine degli anni ’70 ad oggi ci ha obbligati ad un ritorno forzato alle leggi e alle dinamiche romantiche che, com’è noto, hanno consentito all’egoismo di ergersi a valore fondante. Quella di Mattei però non appare come una critica serrata all’Art. 42 Cost. ed ai suoi simili, bensì un attacco nei confronti della convinzione che impone di poter mettere in discussione qualsiasi principio, escluso il concetto liberale di proprietà. Quest’ultima, infatti, va a collocarsi nel folto gruppo di benefici garantiti  dall’imperialismo occidentale, a discapito perenne delle colonie meridionali.

                                        Nella storia del capitalismo mondiale “la proprietà privata ha sempre svolto il ruolo di carnefice delle libertà”. Una proprietà spesso confusa con l’accumulo di cui, ad oggi, non sembra nutriamo un forte bisogno ma che anzi si trasforma in un obbligo che, un giorno o l’altro, ci renderà consapevoli della necessità di confutare Fukuyama ed i suoi seguaci; un domani in cui sarà inoltre concesso di comprendere che le alternative esistono, i dubbi sono legittimi e che, loro malgrado, forse, non moriremo capitalisti.

                                        Leggi anche:

                                        Condividi la pagina

                                          Tar Puglia, Bari, 14 gennaio 2013, n. 48

                                          20 ottobre 2014 | Diritto Giurisprudenza Tar

                                          Condividi la pagina

                                            cane


                                            La sentenza

                                            La controversia qui in oggetto è sorta per la contestazione mossa da un’associazione volontaria a tutela degli animali che reclama il riconoscimento della titolarità di una concessione di servizio pubblico per lo svolgimento di attività di custodia e riparo di cani e il mancato pagamento dell’onere relativo da parte del comune, nonché in via subordinata il pagamento dell’indennità per indebito arricchimento. La controversia, che presenta profili di interesse per la natura della domanda giurisdizionale rivolta al giudice amministrativo, rileva qui però per le motivazioni utilizzate dal giudice per respingere l’eccezione di legittimazione attiva sollevata dai resistenti (era controinteressato anche un consorzio).
                                            Il giudice, richiamando espressamente la sentenza Tar Puglia, Bari, 9 gennaio 2003, n. 21, respinge tale eccezione in considerazione del fatto che, alla luce di una complessa legislazione regionale a sua volta di attuazione della legge 281 del 1991, l’associazione ricorrente risulta riconosciuta e iscritta in un albo regionale che la abilita a svolgere attività di tutela con particolare riguardo per gli animali di affezione. Tale riconoscimento formale, sebbene alla lettura testuale delle disposizioni normative, non abilita l’associazione anche alla legittimazione processuale, pone l’associazione in una condizione differenziata dagli altri soggetti e, anche per il sostegno del principio di sussidiarietà orizzontale, la legittima a svolgere tale funzione anche in sede processuale.

                                             Il Commento

                                            La sentenza si iscrive nell’ampio indirizzo giurisprudenziale che si avvale del principio di sussidiarietà orizzontale per risolvere le domande pertinenti alle eccezioni di legittimazione processuale attiva. Nello specifico, richiamando i relativi passaggi della già citata e omologa sezione del tribunale pugliese, il principio è servito per rafforzare un’interpretazione avanzata della legittimazione processuale sulla base del riconoscimento formale di tali associazioni. Si vede, infatti, che il giudice, rilevata la non esclusiva attribuzione ai soli comuni della gestione di servizi di custodia di animali di affezione, ricava dal riconoscimento formale della ricorrente, ottenuto per mezzo di iscrizione ad apposito albo regionale, gli elementi soggettivi di differenziazione dalla platea indiscriminata dei soggetti privati con analoghe caratteristiche e, ancorché tale iscrizione per legge non autorizzi la legittimazione processuale attiva, tale risultato è comunque ottenuto per un’interpretazione evolutiva.
                                            A contribuire alla progredita lettura dei dispositivi di legge è dunque anche il principio di sussidiarietà orizzontale che agisce quale criterio di supporto ai criteri consueti di differenziazione soggettiva che il giudice utilizza. Ancora una volta, dunque, al principio di sussidiarietà viene attribuita quella forza propulsiva, riconosciuta da un noto parere del Consiglio di stato, 1 luglio 2002, n. 1354, che permette un’applicazione del diritto che va oltre il mero testo formale delle leggi.

                                            LEGGI ANCHE:

                                            Condividi la pagina