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Il 22 febbraio a Bologna presentato il primo regolamento sull’amministrazione condivisa

21 febbraio 2014 | Cantieri Notizie Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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    locandina bologna

    Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno, fra le altre cose, anche di amministratori comunali capaci di amministrare non soltanto “per conto dei” cittadini, ma anche “insieme con” loro, riconoscendo i cittadini come portatori di competenze e capacità preziose per migliorare la qualità della vita dell’intera comunità.

     Il progetto Le città come beni comuni www.cittabenicomuni.it ha inteso fare dell’amministrazione condivisa il tratto distintivo del Comune di Bologna, mostrando con i fatti che l’alleanza tra cittadini e istituzioni è non solo auspicabile, ma anche possibile.

    Il progetto, iniziato nel giugno 2012, è stato promosso e sostenuto dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e realizzato dal Comune di Bologna con il supporto scientifico di Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà e la collaborazione del Centro Antartide. I risultati del progetto saranno presentati il 22 febbraio prossimo con la partecipazione tra gli altri del ministro Delrio.

    link al programma

     Questa iniziativa ha ricevuto

     MEDAGLIA DI RAPPRESENTANZA
    DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Oggi molti amministratori locali, fra cui il Sindaco e l’amministrazione comunale di Bologna,  hanno capito che i cittadini possono essere alleati preziosi per la soluzione dei problemi della comunità. Le centinaia di casi raccolti nella sezione di Labsus www.labsus.org  intitolata L’Italia dei beni comuni dimostrano che l’amministrazione condivisa può essere un modello complementare (non sostitutivo!) rispetto al modello di amministrazione tradizionale. Ma affinché ciò accada è necessaria la collaborazione fra cittadini e amministrazioni. E infatti l’amministrazione condivisa si chiama così proprio perché nasce dalla collaborazione paritaria di queste due categorie di soggetti.

    Partire dalle cose, non dalle regole

    “Due anni di lavoro sul campo, poi la stesura del regolamento. Partire dai problemi dei quartieri, per arrivare alla Costituzione”. Questo è stato il metodo di lavoro seguito dal progetto di Bologna Le città come beni comuni. Nella fase di avvio nei tre quartieri di Navile, San Donato e Santo Stefano si sono assunte per mesi tutte le informazioni necessarie e poi, una volta entrati nella fase operativa, ci sono stati periodici  incontri per ragionare su quanto realizzato fino a quel momento in modo tale da trarne indicazioni su come andare avanti, correggendo gli errori.

    Un regolamento che migliora nel tempo

    Infine, sulla base delle indicazioni emerse dai tre quartieri-laboratorio, un gruppo di lavoro interno all’amministrazione, sotto la direzione scientifica di Labsus, ha redatto il regolamento comunale che disciplinerà la collaborazione fra cittadini e amministrazione. Sottoposto all’esame dei dirigenti del Comune e di giuristi di varie università e infine portato in Giunta per l’approvazione finale, il 22 febbraio il regolamento sarà messo a disposizione degli amministratori locali di tutta Italia attraverso il sito di Labsus e altri siti.

    Ogni Comune potrà scaricarlo, adattandolo alle proprie esigenze. Le diverse versioni che man mano saranno elaborate nei vari Comuni saranno a loro volta pubblicate nel sito di Labsus, creando così nel tempo un patrimonio di normative locali a disposizione di tutte le amministrazioni.

    Ufficio stampa:

    Comune di Bologna
    Cristiano Zecchi – 335.1362368 – cristiano.zecchi@comune.bologna.it

    Labsus Laboratorio per la Sussidiarietà
    Fabrizio Rostelli – 339.6059376 – rostelli@labsus.net

    Centro Antartide
    Sara Branchini – 339.8412305 – sara.branchini@centroantartide.it

    Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
    Paola Frontera – 320.4395813 – ufficiostampa@fondazionedelmonte.it

    Qui il video della giornata di presentazione

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      Progettazione Partecipata del Parco Papareschi a Roma

      16 settembre 2014 | Ambiente Beni comuni

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        Parco Papareschi

         

        Il parco Papareschi, a Roma, è il polmone verde del progetto urbano Ostiense-Marconi che attende da quasi venti anni di essere attuato; uno spazio polifunzionale abitato ancora da vecchie strutture fatiscenti e in stato di abbandono.
        Ad inizio 2014 però l’amministrazione municipale ha deciso di aprire la progettazione del nuovo parco alla cittadinanza prevedendo una serie di incontri pubblici.

        I cittadini per i cittadini

        La prima fase è stata quella dell’analisi e valutazione del Progetto Definitivo, di cui sono state sottolineate le criticità. Il progetto ha quindi subìto variazioni importanti in seguito alle segnalazioni e alla insistenza della cittadinanza e dell’opinione pubblica.
        Dopo la prima riunione si è costituito il gruppo di cittadini interessati, ovvero il Gruppo Di Lavoro “#gdlpapareschi” che ad oggi tiene aggiornata una pagina su Facebook ed una  su Google+, strumenti che permettono di raggiungere anche chi non può essere fisicamente presente e quindi di “estendere la dimensione tempo e luogo degli incontri”. Sono infatti previsti tra i cittadini incontri settimanali, preceduti dalla definizione di una agenda di lavoro condivisa e dalla pubblicazione della attività e delle riunioni, che vengono così validate lungo la settimana, in modalità del tutto trasparente.
        Ad oggi il gruppo di progettazione partecipata ha ottenuto che si procedesse con le analisi ambientali attraverso carotaggio per verificare la presenza di agenti inquinanti, data la presenza della ex fabbrica Mira Lanza.
        Il lavoro svolto sinora per una migliore organizzazione degli spazi verdi che passa per il riutilizzo degli ex edifici industriali e la razionalizzazione delle risorse economiche non può che condurre, secondo il gruppo di lavoro, al recupero urbano delle vie che insistono sul parco.
        A quanto pare la progettazione partecipata è solo all’inizio, e non serve che collaborare.

        @paolabrie

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         Scheda caso
        TitoloProgettazione Partecipata Parco Papareschi
        ChiIl Municipio XI in data 28 gennaio 2014 approva il documento con il quale da avvio alla progettazione partecipata del Parco Papareschi. Si crea così spontaneamente tra i cittadini il gruppo di lavoro "#gdlpapareschi" grazie anche all’intervento dell’ Assessore alle politiche ambientali Emanuele Marcozzi.
        CosaIl progetto del "Parco Papareschi" e' stato commissionato con una delibera di consiglio comunale a Roma Docks srl. Il progetto viene redatto dai tecnici di Roma Dock srl assieme ai tecnici del Comune. La Icorep ha avuto l'incarico della verifica del progetto e la svolge in collaborazione con i cittadini che si sono riuniti nel gruppo di lavoro. Il gruppo ha poi continuato a lavorare allo scopo di definire un progetto più in linea con le aspettative dei cittadini e, sfruttando l’occasione della progettazione del parco, per effettuare anche un’opera di recupero urbano.
        DoveArea Ex Miralanza Municipio XI, Roma
        QuandoIl progetto è iniziato nel Marzo 2014 e lavora a pieno ritmo ancora oggi
        Bene comuneArea destinata a verde pubblico
        Meta-bene comuneAmbiente, Rapporti con le istituzioni, Risorse pubbliche, Salute, Vivibilità urbana
        ComeI cittadini del gruppo di lavoro per la Progettazione Partecipata "#gdlpapareschi" hanno creato un sito di lavoro per le attività. E' stato utilizzato uno strumento “social” di largo consumo come Google+ con l’obiettivo di condividere in piena trasparenza e permetere la partecipazione fisica e virtuale alle decisioni. Per consentire la massima diffusione delle informazioni e attività è stato attivato anche un canale Facebook. All’inizio dei lavori è stato sottoposto un questionario per capire le maggiori esigenze dei cittadini, questionario proposto in modalità Web e Cartacea.
        DestinatariLa cittadinanza tutta in particolare i residenti del quartiere Marconi e la popolazione del Municipio XI
        RisorseIl progetto in variante ha quantificato la nuova Bucalossi in circa 500 mila euro in piu' rispetto al progetto di convenzione che sono stati pagati direttamente all' amministrazione.
        ReplicabilitàIl progetto è replicabile. La modalità con cui il gruppo ha agito si è ispirato ai principi della progettazione partecipata: in ogni riunione gli ordini del giorno sono stati discussi fisicamente e poi virtualmente sul web; sono stati utilizzati anche dei sondaggi per capire le reali esigenze dei cittadini; è stato fatto largo uso di strumenti social differenti.
        ReferentiManuele Marcozzi, Assessore delle Politiche ambientali Municipio XI, Roma Capitale Salvatore Serra, referente Gruppo Progettazione Partecipata Parco Paparaeschi #gdlpapareschi Architetto Francesco Sanvitto, Direttore tecnico della società Icorep2 srl
        FontiAutocompilazione, intervista telefonica
        Data13/09/2014
        AutoreSalvatore Serra


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          In Campidoglio per il “car sharing day”

          15 settembre 2014 | Notizie Notizie

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            share-it

            Minori costi economici e basso impatto ambientale con ricadute positive a vantaggio dell’intera società che gode di nuovi servizi e maggiori prospettive di sviluppo nel lungo periodo: sono solo alcuni dei vantaggi legati al settore della green economy tema al centro dell’incontro “Car sharing day: our street, our choice” che avrà luogo il 17 settembre a Roma presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio. Promosso dalla Commissione Europea, Edizioni Ambiente, Car 2 Go, Io Guido Car Sharing e Blue Solutions, l’evento punta ad accendere i riflettori sulle buone prassi realizzate in Italia e in Europa per diffondere modelli di trasporto e spostamenti urbani sempre più verdi e sostenibili.

            Car sharing: our street, our choise

            Gli italiani che si muovono in auto con il metodo del car sharing sono aumentati vertiginosamente nell’ultimo anno: sono almeno 200 mila gli scritti in più e migliaia di noleggi vengono registrati ogni giorno. Eppure l’incremento degli utenti non sembra imputabile alla solita crisi economica quanto ad una strategia individuale smart, che permetterebbe al consumatore di risparmiare molto di quel tempo solitamente impiegato per gli spostamenti urbani e di diminuire notevolmente i costi per il possesso di un auto (costi che col car sharing vengono letteralmente condivisi dai vari soggetti noleggiatori).
            Questi sono alcuni tra i temi che verranno trattati durante l’incontro dedicato al car sharing day di Roma, mentre in tutta Europa si susseguiranno numerosi eventi per la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile -  European Mobility Week. L’intento è sostenere la mobilità intelligente che viene offerta dalle strategie della green economy, che punta a massimizzare i vantaggi economici relativi a quegli stili di consumo più ragionevoli e rispettosi dell’ambiente e che stanno assumendo sempre più rilevanza nell’ultimo decennio.

            In allegato il programma dell’iniziativa

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              #Storiedicittà, al via il contest lanciato da Cittalia e Arci sull’integrazione

              12 settembre 2014 | Notizie Notizie

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                Storiedicittà

                Come combattere gli stereotipi raccontando l’integrazione nelle nostre città? Arriva il bando promosso da Cittalia e da Arci “Cosa succede in città” che si propone di affrontare il tema “città, migranti e stereotipi” attraverso l’utilizzo di differenti strumenti di comunicazione multimediale (foto, video, reportage, articoli) raccogliendo così gli sguardi e le voci di chi vive e osserva la realtà.
                “E’ nella quotidianità, infatti, nella vita di tutti i giorni, lontana dalle cronache urlate, che si può capire cosa succede nelle nostre città”, sottolineano gli organizzatori.

                #Storiedicittà, come partecipare

                Il concorso prevede la possibilità di partecipazione in quattro tipologie di prodotti culturali (foto, video, disegno/fumetto, manifesto) e due sotto-categorie di età (14-25 e 26-38 anni). Le finalità, il regolamento con le modalità di partecipazione e tutte le informazioni complete possono essere trovati sul sito www.coseincittà.it, che funziona come piattaforma elettronica sulla quale i partecipanti potranno caricare direttamente le loro creazioni. I lavori dovranno essere presentati entro l’11 ottobre.
                I partecipanti avranno inoltre la possibilità di promuovere i loro lavori sui social network utilizzando l’hashtag #storiedicittà. Sono previsti dei premi per i migliori lavori, che saranno giudicati sia dagli utenti del web – i quali potranno “votare” le opere migliori – sia da una giuria qualificata composta da professionisti delle arti e da esperti della tematica, secondo un criterio misto di assegnazione del punteggio.
                Il concorso s’inserisce all’interno delle attività italiane del progetto europeo “BEAMS – Abbattere gli atteggiamenti europei e gli stereotipi nei confronti dei migranti e delle minoranze“, finanziato dal Programma “Diritti fondamentali e cittadinanza” dell’Unione europea, ed intende proseguire il percorso di coinvolgimento e confronto con le comunità locali delle città italiane già avviato da Cittalia nei mesi scorsi attraverso la realizzazione di produzioni artistiche e culturali che diffondano e promuovano, a livello nazionale ed europeo, le tematiche dell’inclusione sociale e del contrasto agli stereotipi.

                Per maggiori informazioni:
                Sito del bando “Cosa succede in città”
                Pagina Facebook
                Ufficio stampa Arci Roma:
                Roberta Alonzi – 340/0714426
                Andreina Albano – 348/3419402

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                  La sussidiarietà nello Sblocca Italia. Gregorio Arena: “può essere un nuovo inizio”

                  11 settembre 2014 | Cantieri

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                    foto arena

                    Non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma lo Sblocca Italia - la bozza di decreto legge del Governo Renzi per far ripartire il Paese – contiene anche una norma che prevede lo sconto sulle tasse comunali per chi contribuisce al decoro urbano. Resta da definire il nodo dell’adeguamento dei Comuni a tale norma, ma è indubbiamente un modo per premiare l’iniziativa di cura dei beni comuni da parte dei cittadini.

                    Come ha sottolineato Francesca Ragno di Labsus, il Laboratorio per la sussidiarietà promotore del Regolamento sull’amministrazione condivisa, in un articolo “è la prima volta che il Governo premia i cittadini attivi che trovano in un testo di legge un riconoscimento della loro attività di cura dei beni comuni”. Ne abbiamo parlato con il presidente di Labsus Gregorio Arena che è intervenuto sabato scorso a Lucca al seminario di formazione “L’essenziale è invisibile agli occhi” organizzato dal Centro Nazionale per il Volontariato e dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione.

                    Professore, pare che per la prima volta un governo nazionale riconosca e valorizzi gli sforzi dei cittadini per la cura dei beni comuni, come commenta questa novità legislativa?
                    Credo che sia il segno dei tempi. Evidentemente questo tema è sentito e si tratta di farlo emergere. È interessante che a livello governativo abbiano pensato alla possibilità di riconoscere il fatto che i cittadini non sono supplenti del pubblico, ma alleati e che la loro attività introduca delle risorse nel sistema. L’alleato combatte insieme ed è fondamentale che in questa battaglia contro la complessità del mondo in cui viviamo e la scarsità di risorse, cittadini e amministrazioni siano alleati. Spero sia l’inizio di un atteggiamento diverso nei confronti dei cittadini attivi.

                    Quale è a suo parere la novità principale del provvedimento governativo?
                    È positivo che si demandi ai Comuni: saranno i sindaci a decidere se e come ridurre le imposte. La grande pluralità di enti locali che esiste in Italia dà la possibilità di una vasta sperimentazione. Il fatto che sia una norma primaria per le amministrazioni locali rappresenta anche un incoraggiamento per le amministrazioni perché può permettere ai funzionari di sentirsi più protetti in virtù della legge. Potrebbe essere l’uovo di colombo di una nuova stagione della sussidiarietà.

                    Ma quali sono i rischi di un governo non adeguato di questi processi?
                    Il rischio più grosso in assoluto è il fatto che i cittadini attivi si percepiscano come dei tappabuchi delle inefficienze delle amministrazioni e quindi si attivino non perché è un modo di riappropriarsi della città, ma perché il degrado è tale che costringe ad attivarsi in mancanza di alternative. E quindi ad attivarsi con rabbia.
                    È il pericolo che percepisco quando vado in giro a confrontarsi sul regolamento dei beni comuni che Labsus ha elaborato e proposto in questi mesi. Il rischio è che ci si senta supplenti e non sovrani. È la narrazione che fa la differenza.

                    Quale è il bilancio dell’esperienza che ruota intorno al regolamento dei beni comuni proposto da Labsus?
                    La reazione è stata forte e positiva. Significa che ha finalmente dato risposta ad un bisogno inespresso, ad un problema irrisolto. Siamo quindi soddisfatti di aver colto il momento giusto ed è dimostrato dalla corsa in atto all’adozione del regolamento su spinta sia delle amministrazioni che delle associazioni. I veri problemi nascono però nella fase due: una volta adottato il regolamento, è necessario attrezzare il Comune perché si organizzi con un ufficio per i rapporti con i cittadini attivi. Deve diventare una risposta strutturale che rimanga anche in caso di cambiamenti delle amministrazioni.

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                      Il municipio V di Roma cerca volontari per la custodia di parchi e giardini

                      | Notizie Notizie

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                        Con questo avviso il municipio V di Roma intende coinvolgere i suoi cittadini nella tutela di parchi e giardini e promuovere attività di volontariato ed azioni educative che sensibilizzino ai temi ambientali, alla conservazione del patrimonio naturale e alla cura del territorio. L’assessore all’Ambiente Giulia Pietroletti, inquadra l’iniziativa in un contesto di democrazia partecipativa che vede impegnati i cittadini in prima linea nella gestione delle aree verdi del municipio V: “Intendiamo promuovere la cooperazione con i cittadini per la difesa di beni comuni e degli spazi pubblici, attivando delle sinergie con tutti gli enti che si occupano di sicurezza, manutenzione e gestione di queste aree”. Il presidente del Municipio Giammarco Palmieri, sottolinea inoltre che “il patrimonio ambientale è una ricchezza del territorio che deve essere tutelata e resa massimamente fruibile per i cittadini e insieme bisogna operare per preservare il verde pubblico”.“

                        Volontari e cittadini attivi: il nucleo più rigoroso della cittadinanza attiva

                        La democrazia rappresentativa, che garantisce la partecipazione alla vita politica attraverso il diritto di voto e di affiliarsi a partiti, e la democrazia partecipativa, che identifica la tutela dei diritti del cittadino (advocacy) e l’agire di associazioni, comitati o gruppi spontanei di cittadini in riferimento ad una problematica dell’area in cui vivono, non sono le uniche modalità di partecipazione alla gestione e alla cura della propria comunità. Infatti il concetto di cittadinanza attiva contempla anche i volontari e i cittadini attivi, che operano sulla base dell’art. 118 ultimo comma della Costituzione, ovvero il principio di sussidiarietà.
                        I volontari e i cittadini attivi sono accomunati dal loro agire nell’interesse generale, ossia a beneficio di tutta la comunità e non nell’ottica di un guadagno personale. Entrambe le categorie sono disinteressate: i volontari nel mettersi a disposizione di coloro che vivono situazioni di disagio ed emarginazione, i cittadini attivi nel prendersi cura dei beni comuni, i beni di tutti.
                        La tutela dell’interesse generale è avvalorata dal fatto che i volontari, occupandosi delle persone e delle loro esigenze, impattano positivamente su tutta la comunità perché si prendono cura anche del bene comune relativo alle necessità degli assistiti (il bene comune salute, ad esempio). I cittadini attivi, allo stesso tempo, creano le condizioni perchè tutti i singoli concittadini vivano una vita sociale dignitosa nella loro comunità preservando i beni comuni che “se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono tutti”.

                        Uno sguardo al futuro

                        Proprio per la sua natura gratuita e solidale, il volontariato costituisce un settore interessante per la formazione di una classe dirigente all’avanguardia che sappia agire nell’interesse generale. La convergenza tra l’impegno volontaristico e l’impegno degli attori pubblici, che si realizza nel principio di sussidiarietà, diventa fondamentale per l’avvio di una gestione partecipata dei beni comuni, materiali ed immateriali, di cui tutti devono prendersi cura perché tutti ne usufruiscono.
                        E’ più che mai necessario spronare i cittadini a comprendere che dalla qualità dei beni comuni dipende la qualità delle loro vite e che vale la pena di attivarsi con lo stesso atteggiamento di solidarietà e responsabilità con cui i volontari si approcciano alla loro attività.

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                        Roma sei mia! Riconquistando la capitale
                        “Roma sei mia”: cittadini in campo per riqualificare la città

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                          Analogie e differenze nei nuovi regolamenti sui beni comuni urbani

                          9 settembre 2014 | Il punto di Labsus Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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                            Il 2014 potrebbe diventare un anno importante nella storia del diritto italiano: potrebbe, infatti, essere ricordato come l’anno in cui ha preso avvio la regolamentazione dei beni comuni in Italia, con particolare riguardo a quelli urbani. È questa la convinzione che può maturare osservando quello che è avvenuto a partire da febbraio nel comune di Bologna, che ha dato vita al primo Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani. Da quel momento, grazie all’intenso lavoro di Labsus, che ha partecipato alla redazione del Regolamento ed ora ne sta promovendo la diffusione, altri comuni hanno deciso di fare altrettanto e si sono dotati di un proprio regolamento, mentre altri hanno avviato il processo che verosimilmente li condurrà a breve a munirsi di un Regolamento sui beni comuni (è il caso del comune de L’Aquila, Catanzaro, Asciano). Si sta assistendo a un processo di ampia e generale diffusione.

                            L’importanza dei Regolamenti comunali

                            Si tratta di un contributo particolarmente rilevante almeno per tre motivi. Il primo è che i comuni hanno compreso che la gestione partecipata dei beni comuni può costituire perfino una funzione pubblica, sia pure molto originale, in cui cioè si assume l’amministrazione condivisa con i cittadini di beni materiali e immateriali come un compito da assolvere per conseguire finalità di interesse pubblico. I cittadini diventano effettivamente una risorsa. Il secondo motivo di rilevanza è dato dal fatto che finalmente tanti cittadini che sono interessati a prendersi cura di spazi e beni dei propri quartieri, paesi e città possono contare su un quadro disciplinare chiaro, che aiuta a superare le numerose incertezze in cui ci si imbatte quando si vuole assumere un’iniziativa che necessariamente si ripercuote sulla collettività. L’incertezza è uno dei fattori più forti che inibiscono lo spirito di iniziativa dei cittadini: i regolamenti sui beni comuni contribuiscono al superamento di questo impedimento. Il terzo motivo è dato dal fatto che la presenza di un regolamento tipo messo a disposizione di tutti può essere anche oggetto di domanda politica da parte dei cittadini che vivono in comuni che ancora non hanno adottato una disciplina locale. E, dunque, i tanti cittadini viventi in comuni sprovvisti di tale regolamento e che hanno voglia di intraprendere iniziative di interesse generale possono richiedere alle proprie amministrazioni di emulare prassi virtuose. Si potrebbe assistere a qualcosa di simile a quanto avvenne nell’Ottocento negli Stati europei quando le monarchie furono costrette a concedere le prime costituzioni liberali.

                            I sette parametri di raffronto

                            Nel frattempo, in attesa di seguire l’evoluzione di questo processo, le fasi di attuazione e anche le reazioni della giurisprudenza, può essere di qualche interesse svolgere una prima analisi dei regolamenti fin qui adottati, prendendo in considerazione quelli di Bologna, Siena, Ivrea e Chieri, perché già si scorgono alcune differenze che è interessante sottolineare. I regolamenti di questi comuni, infatti, sono sotto il profilo del drafting assai simili, ma presentano allo stesso tempo significative differenze. Alcune di queste si devono a una normale esigenza di adattamento dei regolamenti alla realtà locale che, oltre a essere ragionevole, è anche dovuta. È sufficiente ricordare le diverse dimensioni dei comuni menzionati per accorgersi che adeguamenti sono necessari. In altri casi, però, le differenze riflettono impostazioni culturali diverse o comunque scelte politiche diverse, le cui conseguenze sono rilevanti.
                            Per esigenze di sintesi si prendono come indici di raffronto sette parametri: i principi, i soggetti, le ricadute organizzative, il modello di amministrazione, la rilevanza dei beni privati, gli strumenti di sostegno e le garanzie.

                            I principi

                            Per quanto concerne i principi, a cui espressamente questi regolamenti si ispirano si può osservare, innanzitutto, che il comune di Siena ha deciso di rinunciarvi, probabilmente perché ha considerato queste formule meramente simboliche e ricognitive, con scarsa capacità di rendersi cogenti. Siena si è limitata a richiamare espressamente il principio di sussidiarietà all’art. 1, cui – evidentemente – attribuisce proprietà largamente capaci di assorbire effetti che altri regolamenti hanno inteso attribuire elencando altri principi. Tuttavia, non va trascurato che questi regolamenti comunali disciplinano in termini generali procedure di relazioni intersoggettive fortemente innovative e dunque potrebbe non essere del tutto superfluo enucleare altri principi. Gli altri regolamenti, invece, individuano principi che sono in larga parte comuni e originali come, a titolo di esempio, il principio di fiducia reciproca, inclusività, sostenibilità, informalità e autonomia civica. In questo quadro si distingue ulteriormente il comune di Ivrea che nei principi richiama anche il rispetto delle generazioni future e i diritti fondamentali, ancorando il testo normativo alla soddisfazione primaria di diritti. In effetti, mentre i regolamenti di Bologna, Siena e Ivrea sembrano pensati come strumento di governo, sia pure dai forti tratti di originalità, quello di Chieri sembra progettato per dare effettività a dei diritti che sono riconosciuti ad alcuni soggetti. Infine, nel Regolamento di Siena si legge che il rapporto tra Comune e cittadini si esprime con “atti amministrativi” senza precisare la loro natura: questa specificazione è importante se raffrontata con gli altri Regolamenti dove invece si legge che tali rapporti si estrinsecano con “atti amministrativi non autoritativi”. Una differenza che si traduce in due sole parole in meno ma dietro le quali stanno profonde differenze giuridiche.

                            I soggetti

                            Una delle differenze più importanti riguarda però i soggetti presi in considerazione. Mentre per i comuni di Bologna, Siena e Ivrea, i soggetti principali che danno vita a relazioni con le pubbliche amministrazioni sono i cittadini attivi, singoli o associati nei modi consueti che siamo abituati a conoscere, per il comune di Chieri la soggettività è costituita esclusivamente dalla comunità di riferimento, da un soggetto collettivo, cioè, distinguibile per instaurare un rapporto consolidato con il bene comune oggetto di scelte di partecipazione. La comunità di riferimento è un soggetto collettivo che non è riconducibile alle realtà associative di persone che il nostro ordinamento già conosce, tanto che il regolamento ha bisogno di prevedere un titolo apposito che disciplina i meccanismi di funzionamento. Si tratta di un’innovazione molto rilevante che incide sul rapporto delicato tra soggetto collettivo, soggetti associati e terzi per il quale si dubita che una fonte quale quella regolamentare, in assenza di una previsione legislativa, sia adeguata sotto il profilo della legittimità.

                            I profili organizzativi

                            Sotto il profilo delle ricadute organizzative dell’amministrazione locale si osserva che, fatta eccezione per il comune di Siena, la gestione della collaborazione con i cittadini è considerata una vera e propria funzione oggetto di organizzazione interna. Dunque, i comuni assumono la gestione partecipata dei beni comuni come funzione e scelta strategica. Non vi è cenno di questa opzione nel comune di Siena anche se, in armonia con gli altri regolamenti (eccezion fatta per il comune di Ivrea), adotta sistemi di semplificazione e individua un ufficio unico per la gestione delle proposte di collaborazione e condivisione avanzate dai cittadini. Ne deriva che, da un lato, la mancata individuazione della funzione rende meno stabile la scelta del comune di Siena e più soggetta alla volontà politica (anche se non è irrilevante osservare che il consiglio comunale di Siena è stato il primo ad aver approvato il Regolamento all’unanimità), dall’altro, la mancata costituzione di un ufficio unico per la gestione delle proposte, fatta dal comune di Ivrea, rischia di creare sovrapposizioni e ambiguità nella fase di applicazione, indebolendo l’efficacia del Regolamento.

                            Il modello di amministrazione

                            Per quanto riguarda il modello di amministrazione, benché nelle definizioni generali tutti i Regolamenti attribuiscono al patto di collaborazione l’idoneità formale alla regolazione dei rapporti tra comune e cittadini, si delineano due archetipi: uno, effettivamente, fondato sull’atto pattizio paritario cui è ricondotta tutta la disciplina dei rapporti, l’altro che replica ancora il modello autorizzatorio. Nel primo vanno ascritti i regolamenti di Bologna e Siena, nel secondo quello di Ivrea e Chieri con l’unica differenza che il Regolamento di Chieri prevede il meccanismo del silenzio assenso. Da questo punto di vista si scorge una contraddizione negli ultimi due casi tra le finalità del provvedimento e lo strumento giuridico utilizzato.

                            I beni privati

                            Il quinto elemento di raffronto concerne la trattazione dei beni privati. Con l’eccezione del comune di Ivrea che prende in considerazione interventi condivisi solo su beni pubblici, tutti gli altri comuni non escludono interventi sui beni privati. Per quelli vincolati a destinazione di uso pubblico sono previste regole del tutto simili a quelle stabilite per i beni pubblici, per i beni privati che versano in gravi condizioni di abbandono si prevede anche la possibilità di procedere a esproprio ai sensi dell’art. 838 cod. civ. In quest’ultima ipotesi, si segnala il comune di Ivrea che disciplina specificatamente un’apposita procedura attivata su istanza delle comunità di riferimento, mentre i comuni di Bologna e Siena rimettono tali scelte al patto di collaborazione. Dunque si registrano su questo punto situazioni molto eterogenee.

                            Le misure di sostegno

                            Per quanto riguarda gli strumenti di sostegno si prevede una gamma eterogenea di mezzi: agevolazioni fiscali, agevolazioni in natura, finanziamenti parziali, affiancamento per sicurezza e necessità tecniche, agevolazioni amministrative e promozione di reti civiche di relazione. Da questa ampia varietà si distinguono per difetto e per eccedenza i comuni di Ivrea e Chieri. Il comune di Ivrea esclude agevolazioni fiscali, agevolazioni in natura e quelle amministrative; il comune di Chieri, invece, prevede anche che la comunità di riferimento possa ottenere la gestione diretta del bene rigenerato secondo le modalità definite nel patto di condivisione e prevede anche i project bonds.

                            Le garanzie

                            Infine, un ultimo punto importante di distinzione riguarda gli strumenti di garanzia. In proposito né il comune di Siena, né il comune di Ivrea stabiliscono nulla di specifico rimettendo dunque la risoluzione delle controversie agli ordinari strumenti di giurisdizione, salvo che sia diversamente stabilito nei patti di collaborazione. Viceversa, il comune di Bologna prevede un Comitato di conciliazione qualora insorgessero controversie in merito all’applicazione del patto di collaborazione, sebbene non vincolante. Più articolata è invece la disciplina stabilita dal comune di Ivrea che prevede un Collegio arbitrale, non molto dissimile dal Comitato di conciliazione bolognese, e soprattutto una Giuria dei beni comuni, composta da cinque membri sorteggiati fra gli elettori del comune, davanti alla quale si può proporre l’appello delle decisioni del Collegio arbitrale, secondo una procedura delineata dal Regolamento stesso. Si sottolinea che nel Regolamento di Chieri si prevede che la procedura di risoluzione extragiudiziale della controversia è pregiudiziale al ricorso alle ordinarie giurisdizioni civili e amministrative. Benché sia apprezzabile il tentativo di offrire garanzie di effettività alle procedure partecipative dei beni comuni, anche in questo caso potrebbe essere dubbia la legittimità del ricorso alla fonte regolamentare per condizionare l’accesso alla giustizia.

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                            La seconda ricostruzione e i beni comuni

                            Guarda il video integrale della presentazione del regolamento a Bologna il 22 febbraio

                            Leggi la rassegna stampa del progetto

                            Guarda il video sintesi “Un tesoro nascosto”

                            Scarica il Regolamento

                             

                             

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                              Esperienze di empowerment urbano

                              | Cultura Recensioni

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                                Empowerment urbano

                                Da quattro anni consecutivi la Fondazione Casa della carità pubblica un volume in cui scandaglia il problema della sofferenza urbana: i suoi fondatori, il professor Benedetto Saraceno e don Virginio Colmegna, hanno avuto il compito di aprire la serie di interventi dell’annuario 2013. Dalle note biografiche dei quattordici autori che hanno portato il loro contributo all’opera, emerge una marcata eterogeneità: psichiatri, antropologi, economisti, giuristi. Queste diverse provenienze determinano, inevitabilmente, approcci differenti che generano notevoli salti logici tra un capitolo e l’altro. Si passa dagli slum indiani alle politiche sociali della Lituania, dalle teorie di Adam Smith alle riforme del sistema sanitario brasiliano, dalle convenzioni ONU alla Casa delle donne di Milano. Nell’affrontare questi sbalzi d’argomento, si rischia che il lettore si trovi d’improvviso calato in un nuovo contesto che, attraverso un’analisi di poche pagine, non riesce ad attirare dovutamente la sua attenzione.

                                Il nesso che lega i differenti apporti presenti nel libro si ritrova nell’attenzione verso l’individuo debole e nella sua interazione con la società. Poveri, immigrati, malati mentali, disabili, nuove forme di famiglia: sono alcune delle categorie che più rischiano di essere oggetto di emarginazione. Nei nostri stati e nelle nostre città c’è la tentazione di alzare muri, materiali o ideali, per escludere chi è percepito come diverso. Lo scopo di questi scritti è, invece, evidenziare come l’alterità non sia una situazione congenita, ma nasca da diffidenza, paure ed egoismi. Una cittadinanza aperta a tutti si fonda su collaborazione e fiducia, così da poter partecipare ad un bene veramente pubblico e ad una dimensione veramente comune, nel tentativo di raggiungere una felicità dalla portata collettiva: “la felicità dei bisognosi garantirebbe la felicità di tutti, è questa la tesi sostenuta dagli interventi scelti per questo annuario”, viene scritto.
                                Non solo belle parole: gli autori portano esperienze pratiche a giustificazione di quanto sostengono, affinché possano essere analizzate e ripetute in ulteriori contesti.

                                Tanto la proposta di collaborazione tra privati quanto lo stimolo verso la coscienza collettiva e, in via consequenziale, verso l’esercizio pubblico del potere: entrambi gli aspetti sono necessariamente presenti all’interno del libro. È vero che in primo luogo devono essere i cittadini stessi, partendo dal basso, a trovare nuovi modi di farsi forza l’un l’altro, ma, allo stesso tempo, una simile forma di resistenza attiva deve essere sintomatica non di un contrasto con la società al potere, ma di un cambiamento di mentalità riguardo al senso di cittadinanza. Sdoganare la ritrosia ad un diffuso impegno sociale dimostrando come sia fattibile, semplice, importante la partecipazione di ciascuno per essere d’aiuto ed incoraggiamento a chi si trova nella sofferenza: l’invito è ad agire, facendo tesoro delle esperienze di chi s’è già mostrato sensibile all’intervento.

                                 

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                                  A Catanzaro si valuta il Regolamento sui beni comuni, ad Asciano lo approvano

                                  | Notizie Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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                                    Il Regolamento di Labsus sulla cura dei beni comuni è stato approvato anche dal comune di Asciano in provincia di Siena, mentre a Catanzaro si sta valutando la sua adozione. Il nuovo modo di essere cittadini condividendo con l’amministrazione locale la responsabilità per la salvaguardia dei beni comuni sta conquistando l’Italia grazie ad un percorso avviato da Labsus a Bologna che ha permesso di colmare un vuoto normativo.

                                    Perché è importante adottare il Regolamento

                                    Secondo il consigliere di Catanzaro Antonio Giglio, il Regolamento assume un’importanza primaria nella promozione di una “forma virtuosa di responsabilizzazione [del cittadino] sugli spazi comuni da vivere”: l’idea che si possa delegare completamente la cura dei beni comuni alle amministrazioni, ad oggi frustrate dalla mancanza di risorse e di fiducia, non è più sostenibile. E’ il cittadino che può e deve attivarsi per condividere con il governo locale la gestione dei beni che rendono la sua vita sociale soddisfacente. “Il Regolamento – prosegue Giglio – fornisce le giuste linee guida per liberare energie prima inutilizzate a causa della mancanza di norme che permettessero alle amministrazioni di accogliere e gestire le proposte di intervento dei cittadini. Questo regolamento è uno strumento utile e innovativo per eliminare gli ostacoli che impediscono ai cittadini di assumersi la responsabilità della cura dei beni comuni urbani”.

                                    Secondo il sindaco di Asciano Paolo Bonari, adottare il regolamento significa far percepire ai cittadini che i beni comuni sono responsabilità di tutti coloro che ne usufruiscono e quindi coinvolgersi nella loro cura è un vantaggio per ogni membro della comunità. Esiste anche una motivazione economica: con l’aiuto della cittadinanza, il comune di Asciano realizzerà le riqualificazioni urbane necessarie. Il sindaco ha già le idee chiare su quale sarà il primo intervento da mettere in cantiere: “Abbiamo una bellissima via d’acqua costellata di mulini, sentieri e opere idrauliche uniche che per secoli è stata il motore economico della nostra comunità e che oggi è completamente abbandonata. Partiremo sicuramente da lì”.
                                    I punti del Regolamento che riguardano l’innovazione digitale delle amministrazioni e la sensibilizzazione sul principio di sussidiarietà da avviarsi nelle scuole non vengono trascurati: la giunta comunale di Asciano ha avviato lo sviluppo di una piattaforma online per facilitare il dialogo tra cittadini e amministrazione e si prefigge di coinvolgere i ragazzi e le loro famiglie in progetti interni ed esterni all’ambito scolastico, di modo da promuovere la cura condivisa dei beni comuni di Asciano.
                                    Il Regolamento non è da intendersi immutabile, ma uno strumento che ogni comune può adattare alle sue specifiche esigenze: la raccolta di più versioni del Regolamento costituisce un archivio di esperienze che permette ai comuni italiani di orientarsi. A riguardo Bonari si è così espresso: “Lo abbiamo approvato prendendo a modello quello elaborato dal Comune di Bologna. Credo che sia assolutamente perfetto. Uno strumento efficace e versatile”.

                                    Il paradigma sussidiario

                                    La stesura e la diffusione del Regolamento in un numero sempre maggiore di comuni italiani non è la sola testimonianza di un’evoluzione nel modo di essere cittadini, nel prendersi le proprie responsabilità per la salvaguardia dei beni di tutti, nel proporre un’alternativa alla crisi di fiducia che oggi attraversa la politica italiana. L’importanza di tale Regolamento non risiede nemmeno solo nel concetto innovativo di “beni comuni”: beni non annoverabili né tra quelli privati né tra quelli pubblici la cui custodia è affidata per definizione a tutti i cittadini.
                                    L’affermazione del Regolamento equivale soprattutto ad una rivoluzione istituzionale ormai non più procrastinabile: l’amministrazione di questo secolo non è paragonabile né a quella gerarchica e autoritaria dell’Ottocento, né a quella di prestazione e assistenza del Novecento, ma si rifà al principio di sussidiarietà espresso nell’art. 118 della Costituzione. E’ quindi necessario che anche gli amministratori pubblici muovano un passo verso i cittadini attivi e che l’ottica sia quella di ascolto, umiltà, riconoscimento dei propri limiti e valorizzazione delle competenze dei cittadini che caratterizza l’amministrazione condivisa.

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                                      Da Carditello (CE) il riscatto della Terra dei Fuochi

                                      8 settembre 2014 | Beni comuni

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                                        Agenda 21 ha avviato ormai da quattro anni il coordinamento di tutte quelle realtà che si erano occupate della manutenzione della reggia, dell’organizzazione delle visite guidate e delle giornate di apertura straordinaria. Prima con la costituzione del Forum Agenda 21, organo preposto alle funzioni di indirizzo, poi con la costituzione di un’associazione composta dagli oltre trecento portatori di interesse, si è dato il via a quel lavoro di valorizzazione del patrimonio artistico e della valenza produttiva del sito.

                                        La reggia di Carditello, antica residenza di caccia dei Borboni, dal 1948 in poi subisce numerose razzie che ne impoveriscono progressivamente il patrimonio: un tesoro che precipita rapidamente nell’abbandono, nel degrado e nell’incuria, anche a causa di incursioni da parte di vandali e ladri d’arte. I crediti che il Banco di Napoli rivendica producono la messa all’asta: le aste vanno deserte, anche se si continua a mantenere il prezzo sopra ai 10 milioni di euro per cercare di evitare alla malavita di comprare il sito sotto costo.

                                        Un modello di governance partecipata

                                        Il modello di governance della reggia da parte di Agenda 21 prevede di aprirsi ai consorzi di imprese e alle reti esistenti sul territorio, sul modello della Res: l’idea è quella di fare di Carditello il centro propulsivo di tutti i network innovativi esistenti sul territorio casertano e in parte napoletano. Rimane fondamentale anche la “Fondazione per il Real Sito di Carditello”, ma per ora quella costituita dagli ordini professionali della Provincia di Caserta, per recuperare un bene comune come l’antico casino borbonico e restituirlo alla cittadinanza, non è una realtà attiva e propulsiva, e nelle sedi istituzionali ancora c’è molta incertezza. Per conoscere la storia di Carditello, sono disponibili due nuove e aggiornate pubblicazioni. Il primo libro, “La Reggia di Carditello, tre secoli di storia tra fasti e feste, furti e aste, angeli e redenzioni”, per i tipi della Ventrella Edizioni, è stato scritto dalla giornalista Nadia Verdile, attenta studiosa e conoscitrice del Real Sito. L’altro è il volume “Carditello da feudo a Sito Reale “ di Aniello D’Iorio, Editore Bonaccorso di Verona, a cura dell’associazione “Pianeta cultura”.

                                        Intanto, attraverso il riscatto da parte dell’ex ministro Bray, la reggia è divenuta patrimonio indisponibile dello Stato. Inoltre è da ricordare che recentemente è morto Tommaso Cestrone, il volontario della Protezione civile nominato dal giudice del tribunale fallimentare custode giudiziario ausiliario della reggia.

                                        Gli Angeli di Carditello

                                        In questo quadro si inserisce la più recente delle iniziative, “Gli Angeli di Carditello”, promossa dal Forum di Agenda 21 e fondata su un protocollo d’intesa e una convenzione con il MIBACT, per mostrare come i cittadini possano prendersi cura di un bene così importante per il territorio: si tratta di mettere in piedi una struttura di supporto per il presidio, la pulizia e la manutenzione del verde del sito, con l’obiettivo ulteriore di individuare un luogo permanente di confronto e progettazione partecipata.  Dalle otto del mattino alle otto di sera, non ci sarà più la vigilanza armata pagata dal MIBACT, ma uomini e donne volontari che faranno da sentinelle alla reggia. Per i luoghi che sono in sicurezza, si ribadisce la possibilità delle aperture straordinarie e visite guidate con prenotazione.

                                        A breve è previsto l’inizio dei primi lavori di ristrutturazione, per tre milioni di euro, con il supporto gratuito di Agenda 21 per l’accesso ai cantieri da parte delle scuole e dei visitatori, nonché per le informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori; è inoltre in via di realizzazione un documentario sempre a cura di Agenda 21, al fine di raccontare e testimoniare questo straordinario percorso di cittadinanza attiva. Nella sua ultima visita al sito, di inizio settembre, Bray, sotto scorta proprio per minacce ricevute in seguito alla sua azione per la piccola reggia, ha ribadito come il territorio debba risorgere e ritrovare il proprio riscatto con l’impegno di tutti e grazie al prezioso patrimonio culturale di cui dispone.

                                        La questione di Carditello si mostra ormai come un vero e proprio spartiacque storico per il territorio e per tutto il paese: è da Carditello che può partire un cambiamento profondo per la cosiddetta “Terra dei Fuochi”, in particolare grazie al ruolo della cittadinanza attiva, di cui è sintomo anche la diffusione del Regolamento per l’amministrazione condivisa nei comuni limitrofi al Real sito, nella vasta area dei Regi Lagni.

                                         

                                        In allegato è possibile scaricare il protocollo, la convenzione ed il progetto di Agenda 21 per Carditello.

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                                         Scheda caso
                                        TitoloDa Carditello (Caserta) il riscatto della Terra dei Fuochi
                                        ChiAgenda 21 per Carditello e i Regi Lagni, presidente Raffaele Zito: coordinamento delle associazioni e dei portatori di interesse (circa 200), progettazione partecipata. Promozione e organizzazione di aperture straordinarie e visite guidate. "Fondazione per il Real Sito di Carditello": nasce nel settembre 2013 dall'iniziativa di 12 ordini professionali della provincia di Caserta e della Camera di Commercio, allo scopo di acquisire la tenuta alla prossima battuta d'asta. Al momento, non effettivamente operante. "Gli Angeli di Carditello”: iniziativa promossa dal Forum di Agenda 21 e fondata su un protocollo d'intesa e una convenzione con il MIBACT, per mostrare come i cittadini possano prendersi cura di un bene così importante per il territorio. Si tratta di mettere in piedi una struttura di supporto per il presidio, la pulizia e la manutenzione del verde del sito, con l’obiettivo ulteriore di individuare un luogo permanente di confronto e progettazione partecipata.
                                        CosaManutenzione e cura del patrimonio artistico, culturale e naturale della reggia di Carditello.
                                        DoveCarditello (CE)
                                        QuandoAutunno 2010: nasce "Agenda 21 per Carditello e i Regi lagni". 27 Gennaio 2012: Legge regionale che impone alla Regione Campania di promuovere la costituzione di una fondazione per Carditello (L. Reg. n. 1/2012). Marzo 2012: prima battuta d'asta per la reggia. 10 settembre 2013: nasce la "Fondazione per il Real Sito di Carditello". Primavera 2014: nascono "Gli Angeli di Carditello".
                                        Bene comuneReggia di Carditello
                                        Meta-bene comunePaesaggio, ambiente. La reggia è patrimonio anche storico e identitario della comunità.
                                        ComeCoordinamento tripartito da parte di Agenda 21: forum di circa 200 associazioni con funzione di indirizzo; associazione Agenda 21 che riunisce 50 portatori di interesse con funzioni di progettazione; consorzio di imprese, che a oggi riunisce sette soci, per le funzioni economico-finanziarie. Protocolli di intesa con gli enti locali; incontri con i rappresentanti degli ordini professionali. Protocollo e convenzione con il MIBACT.
                                        DestinatariTutta la comunità.
                                        RisorseLavori di ristrutturazione per tre milioni di euro di fondi pubblici, con il supporto gratuito di Agenda 21 per l'accesso ai cantieri da parte delle scuole e dei visitatori, nonché per le informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori.
                                        ReplicabilitàProtocollo e convenzione con il MIBACT sono altamente replicabili in contesti simili (si vedano gli allegati).
                                        ReferentiRaffaele Zito, presidente "Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni".
                                        FontiDiretta
                                        Data8 settembre 2014
                                        AutoreValentina Grassi (valentina.grassi@uniparthenope.it)


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                                          Labsus interviene al Senato alla presentazione del progetto Italia ti voglio bene

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                                            Valorizzare il capitale sociale in Italia

                                            Italia ti voglio bene ha l’obiettivo di ridare voce e valore all’Italia virtuosa. Lavora alla diffusione di una nuova visione della cittadinanza, fondata sulle pratiche di cittadinanza attiva, sui rapporti di reciprocità, cooperazione e collaborazione, sulla responsabilità sociale, sul senso civico e sugli stili di vita sostenibili. Con la convinzione che le smart cities possono essere costruite solo da smart communities. Ecco l’annuncio del progetto sul sito Italia ti voglio bene. Tra i primi risultati si attendono le positive ricadute economiche del capitale sociale nel Paese, il riconoscimento del ruolo dei cittadini, il rilancio del servizio civile universalistico, l’avvio dei civic centers per favorire il radicamento diffuso alla cultura della tutela del bene comune, in sinergia con gli enti locali e con le imprese ed il territorio, nell’ottica della responsabilità sociale ed ambientale come modello di sviluppo imprescindibile.

                                            I tavoli tematici

                                            L’incontro si articolerà in tre tavole rotonde centrate sui temi: “Favorire la gestione condivisa  dei beni comuni, dai riconoscimenti ai cittadini attivi alle imprese per l’innovazione sociale” a cui porterà il suo contributo Labsus con l’intervento del presidente Gregorio Arena, “Formare a una nuova visione di cittadinanza, dal servizio civile universalistico ai civic centers” presentato da Luigi Bobba sottosegretario al Ministero per le Politiche Sociali e del Lavoro, ed infine “Consolidare i principi del BES nello sviluppo delle città, strumenti per un’economia civile e sostenibile degli enti locali” con Gianluca Dettori presidente di Pixel.

                                            Troviamo in cantiere…

                                            Italia ti voglio bene ha in progetto di lanciare una giornata nazionale per migliorare la comunicazione sui temi della cura dei beni comuni e della partecipazione civica, per avvicinare e facilitare lo scambio di idee e progetti concreti grazie ad una piattaforma on-line. Il progetto è coordinato dal Centro Antartide di Bologna che opera da vent’anni sui temi della sostenibilità e dell’educazione civica.

                                            In allegato il programma della giornata.

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