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Il 22 febbraio a Bologna presentato il primo regolamento sull’amministrazione condivisa

21 febbraio 2014 | Cantieri Notizie Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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    locandina bologna

    Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno, fra le altre cose, anche di amministratori comunali capaci di amministrare non soltanto “per conto dei” cittadini, ma anche “insieme con” loro, riconoscendo i cittadini come portatori di competenze e capacità preziose per migliorare la qualità della vita dell’intera comunità.

     Il progetto Le città come beni comuni www.cittabenicomuni.it ha inteso fare dell’amministrazione condivisa il tratto distintivo del Comune di Bologna, mostrando con i fatti che l’alleanza tra cittadini e istituzioni è non solo auspicabile, ma anche possibile.

    Il progetto, iniziato nel giugno 2012, è stato promosso e sostenuto dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e realizzato dal Comune di Bologna con il supporto scientifico di Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà e la collaborazione del Centro Antartide. I risultati del progetto saranno presentati il 22 febbraio prossimo con la partecipazione tra gli altri del ministro Delrio.

    link al programma

     Questa iniziativa ha ricevuto

     MEDAGLIA DI RAPPRESENTANZA
    DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Oggi molti amministratori locali, fra cui il Sindaco e l’amministrazione comunale di Bologna,  hanno capito che i cittadini possono essere alleati preziosi per la soluzione dei problemi della comunità. Le centinaia di casi raccolti nella sezione di Labsus www.labsus.org  intitolata L’Italia dei beni comuni dimostrano che l’amministrazione condivisa può essere un modello complementare (non sostitutivo!) rispetto al modello di amministrazione tradizionale. Ma affinché ciò accada è necessaria la collaborazione fra cittadini e amministrazioni. E infatti l’amministrazione condivisa si chiama così proprio perché nasce dalla collaborazione paritaria di queste due categorie di soggetti.

    Partire dalle cose, non dalle regole

    “Due anni di lavoro sul campo, poi la stesura del regolamento. Partire dai problemi dei quartieri, per arrivare alla Costituzione”. Questo è stato il metodo di lavoro seguito dal progetto di Bologna Le città come beni comuni. Nella fase di avvio nei tre quartieri di Navile, San Donato e Santo Stefano si sono assunte per mesi tutte le informazioni necessarie e poi, una volta entrati nella fase operativa, ci sono stati periodici  incontri per ragionare su quanto realizzato fino a quel momento in modo tale da trarne indicazioni su come andare avanti, correggendo gli errori.

    Un regolamento che migliora nel tempo

    Infine, sulla base delle indicazioni emerse dai tre quartieri-laboratorio, un gruppo di lavoro interno all’amministrazione, sotto la direzione scientifica di Labsus, ha redatto il regolamento comunale che disciplinerà la collaborazione fra cittadini e amministrazione. Sottoposto all’esame dei dirigenti del Comune e di giuristi di varie università e infine portato in Giunta per l’approvazione finale, il 22 febbraio il regolamento sarà messo a disposizione degli amministratori locali di tutta Italia attraverso il sito di Labsus e altri siti.

    Ogni Comune potrà scaricarlo, adattandolo alle proprie esigenze. Le diverse versioni che man mano saranno elaborate nei vari Comuni saranno a loro volta pubblicate nel sito di Labsus, creando così nel tempo un patrimonio di normative locali a disposizione di tutte le amministrazioni.

    Ufficio stampa:

    Comune di Bologna
    Cristiano Zecchi – 335.1362368 – cristiano.zecchi@comune.bologna.it

    Labsus Laboratorio per la Sussidiarietà
    Fabrizio Rostelli – 339.6059376 – rostelli@labsus.net

    Centro Antartide
    Sara Branchini – 339.8412305 – sara.branchini@centroantartide.it

    Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
    Paola Frontera – 320.4395813 – ufficiostampa@fondazionedelmonte.it

    Qui il video della giornata di presentazione

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      L’ Iniziativa dei cittadini europei compie tre anni

      19 aprile 2015 | Società Unione europea

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        european-citizens-initiative

        I primi tre anni di funzionamento dell’Ice hanno permesso di evidenziare i punti di forza e le debolezze di questo strumento di democrazia partecipativa. Parlamento europeo e Commissione hanno cercato di fare il punto della situazione in due distinti documenti, volti anche a guardare agli sviluppi futuri di questo strumento.

        L’Ice e la democrazia trasnazionale

        Salutata come il primo esempio al mondo di democrazia diretta transnazionale o di e-democracy transnazionale (grazie alla possibilità di procedere alla raccolta firme online), l’ Iniziativa dei cittadini europei è stata spesso paragonata alla forma di democrazia diretta più diffusa al livello degli stati nazionali: la legge di iniziativa popolare. L’Ice, prevede che “cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei Trattati”.

        Successi e prospettive

        Secondo i dati forniti dallo studio commissionato dal Parlamento europeo, a febbraio 2015 sono state lanciate cinquantuno Iniziative dei cittadini europei (in realtà quarantasei perché cinque hanno usufruito del diritto di ritiro da parte dei proponenti e successiva registrazione in un momento ritenuto più adatto). I dati segnalano un decremento nella registrazione delle Ice a partire dal 2014.
        Nei primi tre anni di vita dell’Ice gli oltre cinque milioni di firme complessivamente raccolte da tutte le Ice, si sono concentrati su tre iniziative – One of Us, Right2Water, Stop Vivisection – evidenziando come solo le Ice che possono contare su ingenti finanziamenti e  su una rete europea di volontari hanno una possibilità di riuscita. Le tre Ice, oltre ad aver raggiunto (e superato) l’obiettivo del milione di firme, hanno ricevuto una risposta ufficiale da parte della Commissione, che però è stata molto al di sotto delle aspettative. La Commissione infatti, non ha ritenuto di dover procedere alla presentazione di un progetto di legge sui temi indicati dalle iniziative.

        Nodi irrisolti

        1.  Malgrado l’iniziativa sia finalizzata al coinvolgimento dei cittadini europei è fin troppo chiaro che un milione di cittadini europei, provenienti da almeno sette stati membri, non riusciranno mai a raccogliere le firme necessarie, senza l’appoggio e il finanziamento delle grandi reti della società civile europea.
        2. Il ruolo della Commissione sembra individuare un conflitto di interessi: la Commissione infatti svolge un ruolo determinante nella presentazione di un Ice, esercitando un potere ex ante sulle Iniziative (decide quale ammettere o meno) ed ex post (decide se dare seguito o meno alle iniziative).
        3. Presentata come uno strumento per incidere sull’agenda politica europea, in realtà l’Ice è costretta a fare i conti con le caratteristiche del processo decisionale europeo e con il suo estremo tecnicismo. Non è chiaro infatti se debba essere presentata nella forma di una vera e propria bozza di legge o di una petizione alla Commissione. Questa libertà di scelta, da una parte può generare confusione nei firmatari e dall’altra lascia mano libera alla Commissione di decidere se privilegiare gli obiettivi generali dell’iniziativa o la bozza di legge.
        4. Non mancano le difficoltà tecniche legate alle diverse modalità di raccolta firme, nonché alla necessità per il comitato promotore di dotarsi di un service provider autonomo.

        Il futuro dell’Ice

        Molte sono le iniziative in campo per riformare l’Ice e proprio in questi giorni sono in discussione al Parlamento europeo alcune proposte di riforma. Come afferma il documento stilato dalla Commissione, è ancora troppo presto per verificare l’impatto di lungo periodo dell’ Iniziativa dei cittadini europei sui processi decisionali europei. Resta il fatto che sono molte le carenze sul piano della conoscenza di questo strumento da parte dei cittadini e sul sostegno da parte delle stesse istituzioni.
        L’attuale fase di crisi del processo di integrazione europea potrebbe al contrario trovare una risposta nel potenziamento degli strumenti partecipativi, aprendo le istituzioni ad un dialogo sempre più aperto con i cittadini e favorendo dinamiche di rete, capaci di stimolare la conoscenza reciproca e di valorizzare le buone pratiche.

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        L’Iniziativa dei cittadini europei: i primi successi!
        Il diritto di iniziativa dei cittadini europei

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          La favola della Liberi Nantes: sostenerla è possibile

          | Notizie Notizie

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            http://www.caritas.bz.it/it/informazioni/torneo-dell-integrazione-con-i-politici-del-comune-di-bolzano-e-i-liberi-nantes/86-7359.html

            È un progetto di cittadinanza inclusiva. È un esempio reale di accoglienza degna e cooperazione tra le persone. Un’intera squadra formata esclusivamente da rifugiati e richiedenti asilo. Non è certo l’unica realtà, in Italia, che mira a diffondere attraverso lo sport i valori dell’antirazzismo, ma la Liberi Nantes è stata la prima esperienza del genere. Ormai da otto anni una realtà considerata, la sua storia ha ispirato persino una serie Tv in trenta puntate e un film, diretto da Francesco Castellani, in cui sono raccontate le storie di meticciato ed integrazione di cui sono protagonisti gli italiani (fondatori e sostenitori della squadra) e i tanti ventenni provenienti da paesi come l’Etiopia, la Guinea, l’Iraq, la Nigeria, in fuga da guerre e dittature, ora impegnati in un vero campionato di terza categoria, a Roma.

            Via Marica, zona Pietralata, Campo XXV Aprile. È qui che ha inizio il 26 Ottobre 2007 la storia della Liberi Nantes, associazione il cui fine principale è consentire l’accesso gratuito alla pratica sportiva dei rifugiati e richiedenti asilo ospiti dei centri di accoglienza di Roma e provincia. Tutto ciò è stato possibile grazie all’iniziativa di un gruppo di volontari che sono stati sostenuti negli anni dal Centro Astalli, dalla Fondazione Don Luigi Di Liegro e dall’UISP (Unione Italiana Sport per tutti) di Roma. Persino il campo, questo piccolo “tempio del tifo” preso in condizioni fatiscenti, è stato risistemato a poco a poco da personale volontario che non percepisce, cioè, alcun tipo di compenso per il lavoro svolto all’interno dell’associazione.

            Non solo calcio

            Oltre che consentire di praticare sport a titolo gratuito ai rifugiati, l’associazione Liberi Nantes organizza visite guidate a Roma e fuori dal suo perimetro allo scopo di contribuire a rendere meno estraneo il contesto in cui i ragazzi vivono. Poi, lezioni gratuite d’italiano per stranieri per favorire l’inclusione effettiva, e c’è anche una squadra mista, di uomini e donne, che gioca a rugby, nata con un significato fortemente socializzante. Tutto è completamente gratuito, per coloro che sono ospiti dei centri di accoglienza romani, compresi: gli indumenti da gioco, gli scarpini, le visite mediche. Così come sono gratuite le escursioni e la scuola d’italiano.

            Ovvio che tra i costi fissi ricadono anche quelli per le utenze del campo di gioco, compresi quelli per l’affitto e la manutenzione. Ecco perché – riferiscono dalla Liberi Nantes – è nata l’idea del crowdfunding, per sostenere le attività dell’associazione, certo, ma “il crowdfunding è anche un modo per condividere e rendere più partecipato il progetto che portiamo avanti da 7 anni ininterrottamente”.
            Sono previste delle piccole ricompense simboliche per chi sostiene il progetto, dei gadget studiati per l’occasione, ovvero, “chi ci dona un pallone (10 euro) riceverà un poster con le foto dei giocatori della squadra, chi ci dona un paio di scarpini (25 euro) riceverà una t-shirt Liberi Nantes Official Supporter, chi ci dona una domenica (50 euro) riceverà il poster stampato e la t-shirt, infine chi ci dona una speranza per il futuro campionato (100 Euro) riceverà il pacchetto con il poster stampato, la t-shirt e la tessera di socio Liberi Nantes”.
            Una cosa è certa, comunque: ci sono ancora venti giorni per sostenere la favola della Liberi Nantes, ovvero per dare un calcio all’esclusione e alla miseria.

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              Diario da Londra: le Community Interest Companies

              18 aprile 2015 | Notizie Notizie

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                È ovvio che anche il settore dell’associazionismo e della cooperazione sociale italiano è sviluppato sull’idea di essere al servizio delle persone e dei bisogni della società, il mio interesse però è rivolto ad analizzare come in UK si lavori più a stretto contatto con le realtà locali, attraverso particolari forme di business.
                Una premessa sul contesto britannico è sicuramente necessaria: nel Regno Unito le imprese sociali si sono sviluppate al seguito di una profonda riforma dello stato iniziata sotto i governi di Margareth Thatcher negli anni ’80 che hanno portato lo stato ad abbandonare gradualmente molte delle sue competenze a favore dello sviluppo del settore privato. Questo processo è proseguito nel corso degli anni fino ad oggi con l’agenda del Premier Cameron “From the Big State to the Big Society”.

                Nel corso di questi anni, il rafforzamento del terzo settore, inteso come quell’insieme di organizzazioni che si pongono tra stato e mercato privato, ha portato al formarsi di nuovi tipi di business tra cui le imprese sociali. Certo questi cambiamenti sono ben noti anche in Italia, che è stata la prima in Europa ad approvare una legge sulla cooperazione sociale (381/91) e successivamente sulle imprese sociali (155/06).

                L’impresa sociale nel Regno Unito

                L’impresa sociale è di per sé una qualifica che può essere acquisita da diverse organizzazioni private. Ciò che ne definisce la valenza sociale è la natura del business che dev’essere guidato da chiari scopi sociali, con struttura e governance democratiche e rinvestimento dei profitti sulle attività e nel patrimonio dell’organizzazione. Questi aspetti sono comuni sia nel nostro paese che nel Regno Unito, il di più che è stato fatto oltre Manica è l’approvazione di un’ulteriore forma di società, ovvero, le CICs.
                Le intenzioni del legislatore furono di rispondere ad un quadro giuridico ancora troppo frammentato che non forniva forme adatte a coloro i quali fossero intenzionati ad operare nell’interesse delle comunità locali. Il Regulator of CICs, l’organo nazionale di vigilanza sull’operato di queste organizzazioni le definisce in questo senso: “Società di capitali con responsabilità limitata garantita da investitori o garanti, con speciali caratteristiche, create per le persone che vogliono condurre un business o altre attività per il bene della comunità e non per vantaggi del solo privato”.
                Il focus è quindi posto espressamente sul locale, il significato di comunità può essere interpretato in diversi modi: popolazione di una specifica area, particolare gruppo sociale, etnico o religioso.

                I fini che le organizzazioni si pongono sono di varia natura e possono essere:

                - Tutela ambientale e riduzione dell’inquinamento.
                - Salvaguardia del territorio e gestione di aree verdi.
                - Servizi di supporto per re-inserimento lavorativo delle persone disoccupate.
                - Gestione musei.
                - Servizi per l’integrazione di persone immigrate.
                - Lotta all’emarginazione delle minoranze etniche.
                - Noleggio di attrezzature di vario tipo.
                - Supporto dei progetti della comunità locale.

                In conclusione si può capire da questa prima descrizione che le CICs sono una particolare forma di impresa sociale, creata per saper leggere i bisogni locali e lavorare a stretto contatto con le comunità.
                L’obiettivo di questo diario è di poter approfondirne la conoscenza attraverso vari esempi che possano essere d’ispirazione per il nostro paese al fine di poter ampliare il raggio di azione e migliorare le pratiche del privato sociale nella gestione della vita di comunità e dei beni comuni.

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                  Ventisette più uno: Pomezia adotta il Regolamento sui beni comuni

                  17 aprile 2015 | Cantieri Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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                    pomezia 2

                    Si incontrano, ne parlano, e scoprono che questo strumento può essere una valida soluzione non solo per problemi amministrativi legati ai servizi culturali ma anche, o forse soprattutto, che il Regolamento può rappresentare molto di più in termini di rapporti fra ente locale e cittadinanza. A distanza di un anno siamo a raccontare il percorso che ha condotto all’adozione del Regolamento di Cittadinanza Attiva attraverso le parole di quel politico, la vice sindaco del Comune di Pomezia Elisabetta Serra, esponente della Giunta comunale guidata dal Movimento 5 Stelle. L’intervista ha evidenziato le grandi potenzialità di un simile strumento, ma anche i nodi da sciogliere per tutte quelle amministrazioni locali desiderose di intraprendere un percorso indirizzato a un mutamento di paradigma delle ordinarie modalità di gestione e dei ruoli tradizionalmente ricoperti da enti locali, da un lato, e cittadini dall’altro. Iniziamo con gli intenti, che fin da subito evidenziano la consapevolezza delle problematiche legate a un progetto ambizioso quale è quello di riformare in senso collaborativo le amministrazioni locali: “Quello che ci premeva di più era il riuscire a portare in Consiglio un regolamento, per certi versi rivoluzionario, come è quello proposto da Labsus; però, allo stesso tempo, la nostra principale paura era che potesse rimanere troppo astratto, o meglio, che non riuscisse a trovare una concreta applicazione per una serie di limitazioni che potevano nascere da aspetti come quello della sicurezza, delle assicurazioni…insomma, alcune perplessità erano presenti! Le maggiori criticità ravvisate riguardano la questione della competenza nel fare un certo tipo di interventi da parte dei cittadini. Abbiamo dunque trovato un compromesso in questi termini: l’ufficio tecnico valuta la proposta, nella sua complessità. Poi i lavori che prevedono basse competenze tecniche possono essere facilmente assegnati,  per quelli più complessi invece, gli uffici dei lavori pubblici ci hanno chiesto che, ad esempio, all’interno del gruppo di cittadini proponente un determinato progetto, figurasse almeno una persona con i titolo adatti a seguirne lo svolgimento, con un profilo professionale adeguato”.

                    L’idea di adottare il Regolamento nasce principalmente per trovare soluzioni a problematiche nate all’interno dell’assessorato alla cultura… Anche se poi si è sviluppata in modo autonomo. Nasce dal fatto che molte associazioni culturali ci proponevano attività interessanti sul territorio per le quali non chiedevano necessariamente contributi economici quanto piuttosto di dar loro un aiuto per tutta una serie di servizi…avevamo cominciato a lavorare sugli accordi di collaborazione dove non esiste più un’associazione che chiede e il Comune che risponde, ma entrambe, insieme, realizzano un evento suddividendosi i compiti. Da qui è partita la ricerca di uno strumento che potesse fare al caso, ricerca che è appunto approdata nel Regolamento, che però è molto di più!

                    Il regolamento è stato approvato a metà febbraio: possiamo dunque ritenerlo attivo a tutti gli effetti o manca ancora qualche passaggio?
                    È attivo, ma in realtà manca un passaggio fondamentale, sul quale stiamo premendo molto, e che lo renderebbe effettivamente applicabile: nel Regolamento si dà mandato alla Giunta di individuare il settore deputato alla gestione delle proposte presentate dai cittadini. Individuare questo settore è un passo importante, proprio a tutela di queste attività, perché la paura di creare qualcosa che poi non venga utilizzato è forte, per cui individuare il settore che possa adempiere alla gestione delle proposte diventa fondamentale. Al momento però il settore non è stato ancora individuato, perché quando abbiamo esposto la problematica il Segretario ha detto che avrebbe dovuto essere rivisto l’organigramma, e la paura che questa operazione porti via troppo tempo è presente. Proprio ieri, col Sindaco, abbiamo deciso di fare comunque una delibera di Giunta in cui individuiamo, nelle Segreteria Generale, questo ufficio. Poi sicuramente dovremo mettere mano all’organigramma, ma la nostra idea è che se dobbiamo aspettare una rivoluzione anche nel cambiamento degli uffici poi non si arrivi a rendere operativo il regolamento…Immaginiamo dunque un ufficio che possa prendere in carico le proposte dei cittadini per poi indirizzarle agli uffici di competenza, relazionandosi con essi per la parte di concretizzazione delle proposte.

                    Nel percorso che ha portato all’approvazione del Regolamento c’è stato anche un momento di confronto con i cittadini?
                    Questo è un passaggio sul quale c’è stato un forte dibattito, soprattutto in assemblea consiliare. Noi abbiamo un rapporto abbastanza fitto con le associazioni del territorio, cerchiamo di muoverci coordinandoci con loro. Il Regolamento di Cittadinanza Attiva non è stato presentato formalmente alla cittadinanza, diciamo che abbiamo parlato di questo strumento come di un’azione che l’amministrazione stava predisponendo; non sono state perciò direttamente coinvolte in una lettura approfondita del documento. A Pomezia esistono più di 100 associazioni, e il documento iniziale ci è sembrato più da sottoporre a degli addetti ai lavori, proprio per la sua complessità. Ora stiamo cercando una forma per pubblicizzarlo, per cercare di tradurlo in un linguaggio più semplice. Perché pur nella sua bellezza è comunque un documento molto tecnico, per cui trovare un modo per diffonderlo in modo semplificato sarebbe molto utile.

                    A questo proposito, crede che delle giornate di formazione, degli eventi, ad esempio, in cui diffondere e divulgare i contenuti del regolamento in modo meno tecnico possano essere utili?
                    Assolutamente si! È proprio questo che stiamo cercando di organizzare. Per noi è una seconda fase, quella che dovrebbe partire nel momento in cui, con la delibera di Giunta, avremo individuato l’ufficio che si occupi di recepire le proposte progettuali. Lo studio del regolamento, il ragionare con le associazioni su come la nostra città lo possa recepire…ecco queste azioni ci sembravano più interessanti in questa fase.

                    Con che tipo di maggioranza è stato approvato il Regolamento dal Consiglio Comunale?
                    Non è stato approvato all’unanimità; la motivazione della minoranza è stata quella di non essere stata sufficientemente coinvolta nel ragionamento sul Regolamento di cittadinanza attiva. A nostro parere non è così, perché comunque il documento era nelle loro mani già da tempo, in più è stato oggetto di commissioni consiliari, per cui avrebbero avuto il modo di visionarlo. Il nostro interesse di condividerlo ha fatto sì che noi, prima ancora di portarlo in commissione consiliare, lo abbiamo visto in più sedute con tutti i dirigenti, proprio perché per noi era importante ricevere, soprattutto da parte di chi dirige gli uffici tecnici, dei pareri, delle eventuali obiezioni, dubbi o perplessità su cui lavorare. Abbiamo fatto anche più di un passaggio con i dirigenti, accettando di rivedere alcune parti, proprio a garanzia di avere un regolamento utilizzabile dagli uffici amministrativi.

                    Sono previsti degli strumenti utilizzabili dalla cittadinanza per poter emendare, o modificare, il regolamento?
                    Io credo che un  regolamento di questo tipo nasca come una scommessa da mettere in pratica, da esaminare in ciò che funziona e in quello che, al contrario, può non andare, esaminandolo insieme ai cittadini e alle associazioni. Siamo già tornati su alcuni regolamenti, a distanza di un anno, senza paura di apportarne delle modifiche, proprio perché nel corso di questo periodo ci siamo resi conto che necessitavano di qualche revisione. Non vedo perché, anzi a maggior  ragione, un ragionamento del genere può e deve essere fatto anche sul Regolamento per la Cittadinanza Attiva.

                    I cittadini, attraverso le associazioni, sono stati informati dell’avvenuta approvazione di un simile strumento. Quale è stata la loro risposta?
                    Direi che è stata una risposta molto bella, nel senso che abbiamo riscontrato un grande interesse. Addirittura, dopo averne parlato con le associazioni, dopo aver pubblicato la delibera sul sito, e averne dato pubblicità anche sulla pagina facebook, sono cominciate già ad arrivare alcune proposte, sia da parte dei cittadini che di associazioni!

                    Proposte di che genere?
                    Le principali sono state quelle in ambito di quella che definirei una “responsabilità ambientale”, mi spiego: poter prendersi cura di un giardino, o ripulire un tratto del parco, soprattutto una manifestazione di attivismo diretta alla tutela del paesaggio e delle aree verdi.

                    Quali possono essere gli effetti generati dall’introduzione di un Regolamento come quello appena approvato?
                    Quello che ci auguriamo, o almeno, che personalmente mi auguro, è che l’introduzione del regolamento generi una maggiore consapevolezza dei cittadini in relazione al proprio territorio, ai beni che sono sul territorio, o su ciò che potrebbe, al contrario, mancare nel territorio e che potrebbe essere offerto proprio mediante l’uso degli strumenti predisposti dal Regolamento. Vorrei che contribuisse a generare un’attenzione tale per cui si riesca a vedere qualcosa che si aveva sotto gli occhi e alla quale non si era dato valore, quindi che contribuisca a modificare lo sguardo dei cittadini nei confronti del loro territorio. Io credo molto al senso di comunità, penso che quando dai gli strumenti giusti al cittadino…perché il cittadino può sentirsi responsabilizzato, ma poi difficilmente agisce da solo. Se invece tu dai gli strumenti giusti si crea una rete, per non parlare degli effetti sulla socialità, che può portare a sviluppi importanti. Soprattutto in questi ultimi anni abbiamo tanti esempi che testimoniano la necessità delle persone di ritrovarsi su dei progetti nel territorio…sono tutti messaggi di una necessità che abbiamo, in quanto persone, di riscoprirci come comunità.

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                      Scuole aperte e condivise: luoghi della partecipazione a Roma

                      16 aprile 2015 | Notizie Notizie

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                        scuola di donato

                        All’incontro, organizzato dalla Associazione Genitori della Scuola di Donato, sono intervenuti il presidente di Labsus Gregorio Arena, l’assessore alla Scuola, Sport, Politiche giovanili e Partecipazione di Roma Capitale Paolo Masini e l’assessore del Municipio I Emiliano Monteverde, i quali hanno discusso insieme ai presenti circa i modelli, le possibilità e le problematiche che riguardano l’apertura, fisica ma non solo, delle scuole romane alle associazioni, alle famiglie e alle molteplici opportunità del territorio, nella prospettiva di una prossima presentazione del Regolamento comunale sulle “Scuole Condivise”.

                        Una rete romana per la partecipazione e la condivisione dalla scuola

                        Il documento di partenza per il dibattito è stato “Scuole aperte: luoghi della partecipazione” (allegato in basso) redatto dal Movimento di Volontariato Italiano e dall’Associazione Genitori Scuola di Donato che si sta ponendo, data l’esperienza ormai triennale, quale punto di riferimento per molte altre scuole e associazioni romane interessate ad un simile percorso di apertura.
                        Il documento muove dal riconoscimento del valore sociale delle scuole come luogo di ricerca e sperimentazione, e delinea la necessità di superare il modello della delega della progettazione e gestione delle attività supplementari a favore di un modello partecipativo, inverando i principi della nostra Costituzione come la sussidiarietà orizzontale all’articolo 118.
                        È una rete informale quella che per ora sta lavorando a partire da questo documento, ed essa richiede sempre più occasioni di confronto e possibilità di contaminazione, dimostrando che c’è una fortissima volontà di mettersi in gioco, di impegnarsi, per sfruttare occasioni di crescita sperimentando strade nuove all’interno degli spazi scolastici.
                        Queste esperienze infatti identificano un modello di “Scuole Aperte” che prevede il coinvolgimento degli studenti, dei docenti, dei genitori, dei cittadini del territorio in quanto co-gestori del bene comune e dei beni comuni insieme allo Stato rappresentato dalla scuola.

                        Verso un Regolamento comunale sulle “Scuole condivise”

                        Per Masini “le buone pratiche non possono rimanere nella testa di singoli, ma devono diventare organicità in un quadro compiuto, e per questo dobbiamo dare delle regole certe. Pertanto l’obiettivo è questo, e come Comune entro aprile porteremo in consiglio la delibera sui beni comuni e più in là proprio quella sulle scuole condivise, quindi questa squadra che si è riunita e che è collegata a pezzi sani di associazioni di genitori sta costruendo una rete normativa dal punto di vista comunale che sarà poi una buona pratica a livello nazionale.
                        Al di là delle nuove leggi nazionali gli enti locali quindi possono avere un ruolo fondamentale, anche per rendere più omogenee le attività messe in campo da municipi con sensibilità diverse”.
                        “La finalità – continua l’assessore – è dare soluzione ai problemi che si sono evidenziati nelle varie esperienze, come quello oggettivo sull’assicurazione che ricade sul dirigente scolastico, e per questo siamo in contatto con la Regione per superarlo.”

                        “Abbiamo in Costituzione il principio di sussidiarietà – chiude Arena – per cui queste realtà devono essere favorite dalle istituzioni, per questo abbiamo scritto il Regolamento di Bologna. Tutto questo come si può applicare alla scuola? Stiamo cercando di fare in modo che il rapporto tra scuola, genitori e quartiere sia regolato, dando garanzie e continuità. Dobbiamo fare in modo che tutta questa energia trovi la sua stabilità. Per fare questo, e Roma è il primo Comune a farlo, stiamo cercando di fare in modo che nel rapporto tra l’autonomia funzionale delle scuole e l’autonomia di cui sono portatori i cittadini, gli insegnanti e il quartiere, tutto questo venga regolato. Tra un mese o due saremo in grado di presentare questo Regolamento semplificato per le scuole che permette di liberarne le energie“.
                        “Tutto questo si inserisce in un discorso più complesso – continua – oggi la sharing economy sta facendo saltare tutte le mediazioni, le formazioni sociali intermedie. (…) Quindi mi azzardo a pensare che le scuole aperte e condivise di cui stiamo parlando non siano solo luoghi di formazione continua, ma di incontro, dove le persone possono stare insieme, e che in qualche modo siano un baluardo, che permettano la tutela di quegli spazi di mediazione che è fondamentale mantenere per la nostra società”.

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                          Gregorio Arena ad Alessandria per presentare il Regolamento per l’amministrazione condivisa

                          14 aprile 2015 | Notizie Notizie

                          Condividi la pagina

                            Alessandria

                            Ad introdurre la serata saranno l’Assessore alla Coesione sociale del Comune di Alessandria Mauro Cattaneo e il Direttore del DIGSPES dell’Università del Piemonte Orientale Salvatore Rizzello. Seguiranno poi gli interventi di Roberta Lombardi (professore di Diritto Amministrativo, Università del Piemonte Orientale), Gregorio Arena (presidente del Laboratorio per la Sussidiarietà e professore di Diritto Amministrativo, Università di Trento) e Ugo Mattei (vicesindaco di Chieri e professore di Diritto Civile, Università di Torino).

                            La professoressa Lombardi presenterà in particolare una prima ipotesi di Regolamento per il Comune di Alessandria che è stata elaborata considerando i temi e le esigenze emerse durante i precedenti incontri di “Noi, cittadini”. I professori Arena e Mattei approfondiranno l’argomento partendo dalle reciproche rilevanti esperienze.

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                              I Comuni del Regolamento per i beni comuni di Labsus

                              | Cantieri Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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                                Ospedale (1)

                                Comuni che hanno adottato il Regolamento

                                1. Bologna; presentazionedeliberapatto di collaborazione
                                2. Siena; delibera
                                3. L’Aquila; delibera; intervista
                                4. Casal di Principe (CASERTA); delibera
                                5. Chieri (TORINO); delibera; patto di condivisione
                                6. Ivrea (TORINO); delibera
                                7. Asciano (SIENA)
                                8. Narni (TERNI); delibera
                                9. Cavriana (MANTOVA); delibera
                                10. Acireale (CATANIA); delibera; intervista
                                11. San Tammaro (CASERTA)
                                12. Santa Maria Capua Vetere (CASERTA); delibera
                                13. Pachino (SIRACUSA)
                                14. Casapulla (CASERTA)
                                15. Macchiagodena (ISERNIA); delibera
                                16. Città della Pieve (PERUGIA)
                                17. Anagni (FROSINONE)
                                18. Orvieto; intervista
                                19. Cortona (AREZZO)
                                20. Cogoleto (GENOVA)
                                21. Brindisi; delibera
                                22. Ostuni (LECCE)
                                23. Bari; intervista
                                24. Ascea (SALERNO)
                                25. Fumone (FROSINONE)
                                26. Ferentino (FROSINONE)
                                27. Paglieta (CHIETI)
                                28. Pomezia (ROMA)
                                29. Trento
                                30. Noto (SIRACUSA)
                                31. Terni
                                32. Carovigno (BRINDISI)
                                33. Bussolengo (VERONA)
                                34. Montesilvano (PESCARA)
                                35. Arrone (TERNI)

                                Comuni in cui la procedura è in corso

                                1. Acquaviva (BARI)
                                2. Agrigento
                                3. Alessandria
                                4. Anguillara (ROMA)
                                5. Arese (MILANO)
                                6. Arrone (TERNI)
                                7. Bagni di Romagna (FORLI’-CESENA)
                                8. Bracciano (ROMA)
                                9. Caltanissetta
                                10. Camaiore (LUCCA)
                                11. Campi Bisenzio (FIRENZE)
                                12. Cantagallo (PRATO)
                                13. Capannori (PISTOIA)
                                14. Casalicontrada (CHIETI)
                                15. Cascina (PISA)
                                16. Caserta
                                17. Castellaneta (TARANTO)
                                18. Castelnuovo Berardenga (SIENA)
                                19. Castiglion del Lago (PERUGIA)
                                20. Catanzaro
                                21. Ceccano (FROSINONE) Comune commissariato
                                22. Ceglie (BRINDISI)
                                23. Cinisello Balsamo (MILANO)
                                24. Cosenza
                                25. Ferrara
                                26. Fiesole (FIRENZE)
                                27. Forlì
                                28. Gela
                                29. Genova
                                30. Genzano (ROMA)
                                31. Ginosa Marina (TARANTO)
                                32. Grosseto
                                33. Gubbio (PERUGIA)
                                34. Gussago (BRESCIA)
                                35. Jesi (ANCONA)
                                36. La Cassa (TORINO)
                                37. La Maddalena (OLBIA-TEMPIO)
                                38. Lecce
                                39. Lucera (FOGGIA)
                                40. Mentana (ROMA)
                                41. Modena
                                42. Molfetta (BARI)
                                43. Motta San Giovanni (REGGIO CALABRIA)
                                44. Novara
                                45. Palermo
                                46. Perugia
                                47. Pisa
                                48. Pistoia
                                49. Poggibonsi (SIENA)
                                50. Potenza
                                51. Reggio Calabria
                                52. Roma
                                53. Rozzano (MILANO)
                                54. San Donato Milanese (MILANO)
                                55. San Rocco (FROSINONE) Comune commissariato
                                56. San Severo (FOGGIA)
                                57. Sciacca (AGRIGENTO)
                                58. Tavagnacco (UDINE)
                                59. Teramo
                                60. Torino
                                61. Tortoreto (TERAMO)
                                62. Trani
                                63. Trevignano Romano (ROMA)
                                64. Treviso
                                65. Trieste
                                66. Tropea (VIBO VALENTIA)
                                67. Turi (BARI)
                                68. Vecchiano (PISA)
                                69. Vercelli
                                70. Villanova d’Asti (ASTI)

                                Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus

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                                  I pilastri della società

                                  11 aprile 2015 | Cultura Recensioni

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                                    ibsen

                                    Ciò che più colpisce è la convinzione del console di agire per il bene della comunità, senza rendersi conto che, per dirla con le parole di Zagrebelsky, la piccola élite oligarchica cui appartiene si è fatta “corpo separato ed espropria i grandi numeri a proprio vantaggio. Trasforma la res publica, in res privatae” (Zagrebelsky, La Repubblica, 5 marzo 2011, La democrazia contro le oligarchie).
                                    Eppure qualcosa di più si nasconde sotto la superficie, e saranno Johan e Lona, rispettivamente fratello e sorellastra della signora Bernick, a sollevare il velo dal mare di bugie su cui l’impero del console è stato costruito. La crescita individuale è quindi il vero fil rouge che accompagna il console Bernick nel corso di questo viaggio che lo porterà a mettere in dubbio i propri dogmi e a ribaltare i propri capisaldi.

                                    Nei suoi cinquanta anni di fervida attività, Henrik Ibsen ha avuto il merito di essere sempre stato coerente con se stesso. Ciononostante, l’opera I pilastri della società” ha rappresentato un virtuale spartiacque del teatro ibseniano, segnando il passaggio definitivo da una lirica romantica di sapore antico ad un più accentuato naturalismo a sfondo borghese. Il fine ultimo è quello di sondare nell’intimo i personaggi, i cui segreti, pregiudizi e ipocrisie sono i veri protagonisti sulla scena.   Nelle parole di Henrik Ibsen, la condizione umana è paragonabile a quella di una nave, ai cui passeggeri apparentemente non manca nulla, ma in cui serpeggia il dubbio, la voce di un male segreto, che prende la forma suggestiva di un cadavere nella stiva. I protagonisti ibseniani hanno quindi uno scheletro nell’armadio, un segreto che dal passato li rincorre e da cui spesso invano cercano di liberarsi.

                                    Gli scheletri nellarmadio del console Bernick

                                    La stimata e rispettabile vita del console Bernick poggia su una verità inconfessabile. Questa è la forza propulsiva che da avvio alla vicenda drammatica messa in scena da Ibsen. Da giovane, infatti, il console aveva messo fine alla storia d’amore con Lona Hessel, per fidanzarsi e poi sposarsi con la sorellastra di lei, Betty. L’amore non era stato certo il protagonista di questa unione; a spingerlo fu piuttosto la prospettiva di una vita agiata, grazie alla cospicua dote della moglie.

                                    Tuttavia, la bugia che minaccia di distruggere la sua posizione sociale è ben più grave di un amore tradito per opportunismo. Dopo aver cominciato una storia clandestina con un’attrice locale e sul punto di essere scoperto dal marito di lei, il console Bernick capisce che se la verità venisse a galla, lui verrebbe relegato ai margini della piccola società in cui vive. Il cognato Johan come un deus ex machina risolve la questione addossandosi la colpa ed emigrando in America, insieme a Lona.

                                    Una verità scomoda, che il console Bernick abilmente nasconde tessendo una ragnatela di bugie. Tutta la sua fortuna negli affari e nella società poggia su questo mare di menzogne che rischia di travolgerlo nel momento in cui a sorpresa sia Lona che Johan rientrano nella sua vita. A rischiare di andare a fondo, però, non è solo il console Bernick, ma anche coloro che lo circondano, diventando inconsapevoli vittime dei suoi inganni.

                                    Henrik Ibsen costruisce il dramma offrendo agli ignari spettatori un indizio alla volta e lasciando che essi sentano montare dentro di sé una crescente avversione nei confronti del protagonista. Tutto sembra volto al peggio e la tragedia è alle porte. I rigidi dettami della società hanno avvolto nelle proprie spire tutti, o quasi, i personaggi che vediamo avvicendarsi sulla scena e la fine sembra inevitabile.

                                    Le donne e la politica: il progressismo di Ibsen

                                    Nel caso de I pilastri della società”, sarà una donna a farsi portatrice di verità, di una ventata di aria fresca nell’ambiente chiuso e malsano del salotto borghese di casa Bernick. E’ un respiro che viene dall’esterno, in questo caso dalla lontana America, ed è incarnato nel personaggio di Lona, sorellastra della signora Bernick, e in misura minore dalla non convenzionale e giovane Dina, alla perpetua ricerca di persone “non troppo serie e perbene”. Fin dai primi tratti, Ibsen ci presenta Lona come una donna emancipata, libera dai dettami opprimenti di una società che imprigiona in una “consona” routine la vita dei suoi componenti. Ciò che però va sottolineato con forza è che Ibsen pose l’accento sulla libertà dell’individuo in quanto tale, più che farsi portavoce di avanguardia del nascente femminismo dell’epoca. Le figure femminili delle sue piéces sono figure forti o che divengono tali in corso d’opera, fatto che ha ovviamente scandalizzato la società benpensante dell’Ottocento e che indotto a più riprese la critica a vedere nelle sue opere il primo esempio di emancipazione femminile. Eppure, Ibsen è più di questo. E’ una domanda insistente, un’osservazione pungente che mette in dubbio gli assiomi di una società rigidamente costruita: è un coro di voci che si eleva per chiedere se è davvero questa la vita che vogliamo vivere. Le donne possono essere veicolo di cambiamento, ed è sulla scia di questa considerazione che Ibsen, per tramite del console Bernick, le innalza a pilastro della società. Sarà proprio Lona, però, a dare più ampio respiro alla riflessione e a dire “Allora devi ancora imparare molte cose, caro cognato! No, vedi, il vero pilastro della società è lo spirito di verità e di libertà.”

                                    Lo spirito di libertà e verità

                                    Il vero protagonista dell’opera I pilastri della società è quindi lo spirito di verità e di libertà, che sulle prime fa solo capolino tra una battuta e l’altra per bocca dei personaggi più intraprendenti, ma che nella conclusione irrompe violentemente sulla scena, lasciando sbigottiti pubblico e personaggi. E’ un lieto fine, se così si può dire, inaspettato, soprattutto se pensiamo alle opere successive di Henrik Ibsen, ben più pessimiste riguardo alla reale possibilità dell’uomo di riuscire a liberarsi dalle regole silenziose che guidano la routine di ogni giorno. Forse, possiamo ravvedere in questa conclusione, a prima vista incoerente con lo sviluppo della trama, un’ultima traccia di romanticismo e di idealismo. Perché quello che conta davvero, più della fedele rappresentazione dell’intimo umano, è l’invito al cambiamento che Ibsen ha lasciato ai posteri ad imperitura memoria.

                                    E’ qui che deve innestarsi una profonda riflessione sul ruolo dello spirito di libertà e verità nel mondo di oggi. Un ruolo fondamentale che non deve però attivarsi dall’alto, ma promanare dal senso civico diffuso dei cittadini, o meglio, dall’applicazione concreta della sussidiarietà orizzontale, quale strumento per garantire la libertà e l’autonomia della società civile nella gestione della res publica.

                                    La sussidiarietà quindi diventa il mezzo prescelto di una società davvero democratica per abbattere il male che si annida in essa, ovvero il rischio della degenerazione in oligarchia. Perché sussidiarietà in sé significa “impegno solidale e responsabile di molti a vantaggio di tutti. E’ la capacità di far coincidere gli interessi privati con l’interesse generale. E’ l’uso di risorse private per procurare vantaggi a tutti, prendendosi cura dei beni comuni” (Arena, Labsus, 8 marzo 2011, La sussidiarietà come contrappeso al potere oligarchico).

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                                      Labsus segnalata al premio Innovazione Amica dell’Ambiente 2015 di Legambiente

                                      10 aprile 2015 | Cantieri Notizie

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                                        premio legambiente

                                        “Energie, economie e bellezza per la vita”: vuole echeggiare il claim di Expo ed è il titolo del Bando del Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente 2015, il premio nazionale ambientalista, giunto ormai alla sua quattordicesima edizione, sempre molto partecipato (ben 130 candidature) dedicato a quelle innovazioni appena realizzate o alla soglia della commercializzazione.

                                        Ecco, in anteprima, le 7 principali innovazioni che saranno presentate e premiate il lunedì 13 aprile (ore 9-13,30) a Milano, presso il Palazzo dei Giureconsulti (piazza dei Mercanti 2, vicino a piazza Duomo): case in legno da 20 piani con Rothoblaas, il condominio Leed Oro Habitaria Paullo, il pannello solare (tutto italiano) della Energyka Electrosystem, il sistema di gestione dell’energia dei processi industriali della Albasolar; la App “LastMinuteSottoCasa” che consente di acquistare a prezzo scontato i cibi in scadenza dei negozi, l’illuminazione pubblica smart di Roncade e l’esemplare rete energetica (smart grid) della Siemens a Savona. Completano il quadro 10 segnalazioni, che rappresentano innovazioni incrementali o miglioramenti di sistemi e di tecnologie in fase di sviluppo: tutte pubblicate su www.premioinnovazione.legambiente.org,  insieme alle schede tecniche degli oltre 1800 progetti candidati nelle passate edizioni.

                                        Il Premio è promosso da Legambiente in partenariato con Confindustria, Camera di Commercio di Milano Regione Lombardia, Politecnico di Milano, Università Commerciale L. Bocconi e con il contributo di Fondazione Cariplo. La cerimonia avrà luogo all’interno dell’evento “L’innovazione ai tempi di Expo2015″ organizzato da BioEcoGeo Magazine. Durante la mattinata i maggiori protagonisti della sharing economy si confronteranno sull’evoluzione di questo settore economico che nel giro di pochi anni ha saputo trovare il proprio spazio crescendo velocemente. Start Up e giovani imprenditori sempre più attenti all’ambiente e alla sua sostenibilità.

                                        “Tante le nuove realizzazioni utili, per migliorare l’ambiente, la qualità della vita dei cittadini, dei lavoratori o delle comunità locali – ha dichiarato Andrea Poggio, presidente della Fondazione Legambiente Innovazione -. Il 2015 è contemporaneamente l’anno Expo a Milano e internazionale Fao dedicato ai suoli: per questa ragione abbiamo premiato l’esperienza di gestione forestale e fluviale marchigiana e nuovi condomini ecologici costruiti su suolo già edificato. Sempre il 2015 è anno ONU dedicato alle tecnologie della luce: un nuovo pannello solare, il progetto di illuminazione pubblica davvero smart di Roncade (TV), pilota del progetto Lumière di ENEA, l’esemplare illuminazione LED degli interni del Duomo di Milano, le tecnologie laser Bright Solutions per il controllo dell’inquinamento a distanza, sono esempi di ciò che in Italia sappiamo fare. A fine 2015 la Conferenza delle Parti di Parigi riunirà tutti i Paesi del mondo per un nuovo accordo per il clima: tutte le innovazioni che proponiamo sono capaci di ridurre e di molto, l’uso di combustibili fossili e l’inquinamento planetario: nei cicli produttivi, nelle città, ma anche grazie a comportamenti nuovi, più facili e comodi, di tutti noi: è il caso di chi porta i figli in bici (coperti con l’Opossum), acquista alimenti in scadenza sotto casa, pianta e coltiva alberi per bonificare dall’inquinamento il territorio di Taranto o va a caccia di rifiuti abbandonati”.

                                        “Nel nostro Paese – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – c’è voglia di voltare pagina e di investire veramente nella Green economy come dimostra il successo anche quest’anno del Premio Innovazione Amica dell’Ambiente. Molte innovazioni che presentiamo e che stanno cambiando il mondo, non rappresentano più solo aspetti di mitigazione dell’impatto ambientale o la riduzione di sprechi o rifiuti. Spesso invertono la tendenza, migliorano ambiente e relazioni sociali, si presentano come una alternativa ai combustibili fossili, al consumo di suolo, al degrado nelle città inquinate. Nei governi locali, nelle società di molti paesi, i cittadini e le imprese intelligenti stanno modificando, con idee azioni progetti e con l’aiuto della tecnologia, alcuni parametri di un sistema economico che a molti ha mostrato il volto duro della povertà e della disuguaglianza.”

                                        I premiati hanno diritto all’uso del logo “Innovazione Amica dell’Ambiente”, la lampadina dalla foglia verde affiancata al Cigno di Legambiente, sulla comunicazione legata all’innovazione premiata, per la durata di un anno. Altri partner del Premio, oltre i promotori: Avanzi, Conai, GBC Italia, Kyoto Club, Sacert, Symbola, ANIT, ARPA Lombardia, Assimpredil Ance, Federparchi, Federutility, Fondazione Enrico Mattei, Fondazione Lombardia per l’Ambiente.
                                        Con il patrocinio di: Commissione Europea, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Comune di Milano, Expo2015. Il Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente ha aderito all’International Year of Light 2015.
                                        Media Partner: ArtEnergy Publishing, BioEcoGeo, e-Gazette, Greenews La Nuova Ecologia, QualEnergia.it.
                                        L’evento sarà in diretta streaming sul sito di La Nuova Ecologia (www.lanuovaecologia.it) e BioEcoGeo (www.bioecogeo.com).

                                        Elenco Premiati

                                        Albasolar srl Divisione Albasystem
                                        ASPEC è un sistema di gestione dell’energia in impianti industriali capace di massimizzare il ricorso alle rinnovabili, gestire e stoccare sia la componente termica che quella elettrica, in modo da ridurre le emissioni di CO2 nei cicli produttivi anche del 30%.
                                        www.albasystem.it

                                        Comune di Roncade
                                        Progetto pilota di illuminazione pubblica, nato dalla collaborazione con Enea (progetto Lumière), preceduto da censimento, piano luce e audit energetico, gara con programma di investimento con il risparmio energetico per conto terzi: dimezzamento della CO2 emessa, sistemi di controllo in continuo, luce adattiva e servizi smart.
                                        www.comune.roncade.tv.it

                                        Energyka Electrosystem
                                        Prometea è un nuovo modulo fotovoltaico flessibile e piegabile, senza cadmio e altri metalli pesanti (risponde volontariamente alla direttiva RoHS): nato dalla ricerca italiana, verrà prodotto sia in Italia che dalla taiwanese Hulket, promette prezzi bassi e decrescenti (sia dei moduli, che di installazione) e rendimenti superiori alla media.
                                        www.energyka.com

                                        La Ducale spa
                                        HABITARIA PAULLO è, insieme al grattacielo “Bosco verticale” di Milano, il primo edificio residenziale certificato LEED Oro in Italia: 13 negozi e 79 appartamenti su area bonificata, vicino al centro cittadino. Classe energetica A, alto punteggio Leed per non consumo suolo, recupero acqua piovana, solare e inserimento nel contesto urbano.
                                        www.laducale.it

                                        LMSC srl
                                        Last Minute Sotto Casa è un’App, un nuovo social network, utile a tutti per non buttare il cibo che avanza nei negozi e nel quartiere: chi si iscrive, riceve le offerte dell’ultimo minuto dai negozi di vicinato, i prodotti in scadenza, la verdura ancora fresca, con gli sconti dell’ultima ora.
                                        www.lastminutesottocasa.it

                                        Rothoblaas gmbh
                                        Sistema di connessione X-RAD per edifici in legno realizzati con pannelli cross-lam (pavimenti e pareti). La altoatesina Rothoblaas è specializzata nella carpenteria per costruzioni di legno e lavora con imprese di costruzione in tutto il mondo: il giunto consente edifici in legno sino a 20 piani, antisismici, alte prestazioni energetiche.
                                        www.rothoblaas.com

                                        Siemens spa
                                        Savona Smart Polygeneration Microgrid, nata nel Campus universitario, è una microrete energetica intelligente, governata da un’intelligenza centrale che collega diversi impianti di generazione di energia, anche rinnovabili locali.Rappresenta un vero e proprio laboratorio per sperimentare la smart city, in futuro replicabile su più ampia scala.
                                        www.swe.siemens.com

                                        Elenchi segnalati

                                        ARS Ambiente srl
                                        “Pulizia Sconfinata” progetto di contrasto all’abbandono rifiuti e al littering, con un sistema web-gis coordina gli sforzi dei Comuni dell’Isubria, forz dell’ordine e cittadini volontari.
                                        www.puliaziasconfinata.it

                                        Associazione Culturale Labsus
                                        Regolamento per la sussidiarietà e l’amministrazione dei beni comuni nei comuni italianie: attive 400 esperienze di cittadinanza partecipata
                                        www.labsus.org

                                        Azienda Agricola Massimiliano Savoretti
                                        Progetto pilota di buona gestione aree demaniali, fluviali e forestali nelle Marche, in cui gli agricoltori tornano manutentori del territorio.

                                        Berio Ilaria
                                        Opossum, per bimbi in bicicletta tutto l’anno: è un geniale sistema di protezione dal freddo per seggiolino, bello, comodo, sostenibile.
                                        www.opossum-bike.com

                                        Bright Solutions srl
                                        Ample, sistema Lidar (light+radar): economico e trasportabile sistema di misura e riconoscimento del particolato atmosferico inquinante. Sviluppato con ALA, Università Federico II
                                        www.brightsolutions.it

                                        ERCO
                                        Impianto di illuminazione a LED in classe Energetica A+ per gli interni del Duomo di Milano: integra progetto raffinato, bellezza, tecnologia e efficienza.
                                        www.erco.com

                                        FREDDO&CO. s.r.l.
                                        New Cold: non c’è bisogno di cambiare i frigoriferi (industriali), con questo sistema di controllo il risparmio energetico è possibile.
                                        www.freddo.it

                                        Istituti CNR di Biologia e Acque (IBAF, IRSA)
                                        Scienza, imprese e volontariato alleati a Taranto per bonificare  terreni contaminati da PCB e metalli, con tecniche di fitorimedio con piantumazione controllata.
                                        www.ibaf.cnr.it

                                        SON srl
                                        ORC, espansore a vite per vapori a bassa temperatura per il recupero di calore e elettricità dai cascami delle grandi lavorazioni industriali.
                                        www.son-energy.com

                                        TAO 88 srl
                                        Primo condominio a Milano in CasaClima Oro, costruito su un ex capannone in zona Isola: confort, recupero acqua piovana, cohousing, verde e rinnovabile in città.
                                        www.tao88.it

                                        In allegato il programma dell’evento.

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                                          Un diario dal Regno Unito per raccontare le esperienze delle imprese di comunità

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                                            londra

                                            Queste passioni ed interessi che nel tempo ho tramutato nei miei studi mi hanno spinto ad intraprendere un nuovo percorso legato al tirocinio formativo che viene richiesto dal percorso di studi. Ho sempre pensato che alle persone servono strumenti per poter esprimente le loro idee e la loro creatività e poter mettere queste loro abilità al servizio delle comunità e delle persone che si trovano in condizione di bisogno.
                                            Il desiderio di poter dare un nuovo contributo e ampliare gli orizzonti della cooperazione sociale mi ha portato a porre attenzione ad un tipo d’impresa che oggigiorno in Italia è ancora poco sviluppato: le imprese di comunità.

                                            Cosa vuol dire impresa di comunità?

                                            Immaginate un business che sia impostato per dare risposta ai problemi di uno specifico territorio e che reinvesta i propri profitti per migliorare la qualità della vita e dei servizi nel quartiere in cui ha sede. Immaginate delle imprese sociali che ridanno vita a spazi urbani in disuso con l’obiettivo di rafforzare il senso di comunità là dove è da tempo perduto.
                                            Quello delle imprese di comunità è un mondo affascinante e ricco di numerosi esempi che possono ispirare altre realtà. Sono queste le ragioni che hanno spinto Labsus a concedermi la possibilità di scrivere su questo argomento affinché vi possa essere una maggior divulgazione sul tema.

                                            Ciò che vorremmo fare però è qualcosa di particolare, non una disamica teorica dei modelli legati a quest’idea ma un viaggio, non immaginario ma reale, un viaggio in uno dei paesi che più ha sviluppato questo approccio al lavoro con la comunità attraverso l’impresa sociale, ovvero, la Gran Bretagna.
                                            In questo momento vi scrivo da Londra dove mi trovo per condurre il mio tirocinio presso una di queste imprese di comunità, la Hackney Cooperative Development. Questa cooperativa nasce nel cuore del quartiere di Hackney, una zona che ha sempre risentito di molti problemi sociali. Ci sarà comunque modo di raccontare anche la sua storia nel corso di questi mesi che trascorrerò qui così come vi racconterò dei movimenti nei quartieri londinesi per promuovere la qualità della vita, di villaggi nel cuore della campagna inglese che hanno salvato i loro pub storici dalla chiusura o delle organizzazioni di quartiere che promuovono la gestione di spazi comuni.

                                            Ai più in questo momento potrà sembra un quadro molto confuso e dai tratti per niente chiari, è per questo che vi invito, insieme alla redazione di Labsus, a seguirmi in questo viaggio che si svolgerà sulle pagine di un “Diario da Londra” in cui racconterò di volta in volta esperienze, aneddoti, interviste, così da potervi dare non delle nozioni ma delle storie che possano spiegare cos’è questo mondo.
                                            Spero di aver suscitato in voi la dovuta attenzione, v’invito quindi a tenervi aggiornati sul sito di Labsus sulle prossime pagine di questo affascinante viaggio in terra inglese.
                                            Per ora vi saluto e vi aspetto al prossimo appuntamento.
                                            SEE YOU SOON!

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