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Il 22 febbraio a Bologna presentato il primo regolamento sull’amministrazione condivisa

21 febbraio 2014 | Cantieri Notizie Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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    locandina bologna

    Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno, fra le altre cose, anche di amministratori comunali capaci di amministrare non soltanto “per conto dei” cittadini, ma anche “insieme con” loro, riconoscendo i cittadini come portatori di competenze e capacità preziose per migliorare la qualità della vita dell’intera comunità.

     Il progetto Le città come beni comuni www.cittabenicomuni.it ha inteso fare dell’amministrazione condivisa il tratto distintivo del Comune di Bologna, mostrando con i fatti che l’alleanza tra cittadini e istituzioni è non solo auspicabile, ma anche possibile.

    Il progetto, iniziato nel giugno 2012, è stato promosso e sostenuto dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e realizzato dal Comune di Bologna con il supporto scientifico di Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà e la collaborazione del Centro Antartide. I risultati del progetto saranno presentati il 22 febbraio prossimo con la partecipazione tra gli altri del ministro Delrio.

    link al programma

     Questa iniziativa ha ricevuto

     MEDAGLIA DI RAPPRESENTANZA
    DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Oggi molti amministratori locali, fra cui il Sindaco e l’amministrazione comunale di Bologna,  hanno capito che i cittadini possono essere alleati preziosi per la soluzione dei problemi della comunità. Le centinaia di casi raccolti nella sezione di Labsus www.labsus.org  intitolata L’Italia dei beni comuni dimostrano che l’amministrazione condivisa può essere un modello complementare (non sostitutivo!) rispetto al modello di amministrazione tradizionale. Ma affinché ciò accada è necessaria la collaborazione fra cittadini e amministrazioni. E infatti l’amministrazione condivisa si chiama così proprio perché nasce dalla collaborazione paritaria di queste due categorie di soggetti.

    Partire dalle cose, non dalle regole

    “Due anni di lavoro sul campo, poi la stesura del regolamento. Partire dai problemi dei quartieri, per arrivare alla Costituzione”. Questo è stato il metodo di lavoro seguito dal progetto di Bologna Le città come beni comuni. Nella fase di avvio nei tre quartieri di Navile, San Donato e Santo Stefano si sono assunte per mesi tutte le informazioni necessarie e poi, una volta entrati nella fase operativa, ci sono stati periodici  incontri per ragionare su quanto realizzato fino a quel momento in modo tale da trarne indicazioni su come andare avanti, correggendo gli errori.

    Un regolamento che migliora nel tempo

    Infine, sulla base delle indicazioni emerse dai tre quartieri-laboratorio, un gruppo di lavoro interno all’amministrazione, sotto la direzione scientifica di Labsus, ha redatto il regolamento comunale che disciplinerà la collaborazione fra cittadini e amministrazione. Sottoposto all’esame dei dirigenti del Comune e di giuristi di varie università e infine portato in Giunta per l’approvazione finale, il 22 febbraio il regolamento sarà messo a disposizione degli amministratori locali di tutta Italia attraverso il sito di Labsus e altri siti.

    Ogni Comune potrà scaricarlo, adattandolo alle proprie esigenze. Le diverse versioni che man mano saranno elaborate nei vari Comuni saranno a loro volta pubblicate nel sito di Labsus, creando così nel tempo un patrimonio di normative locali a disposizione di tutte le amministrazioni.

    Ufficio stampa:

    Comune di Bologna
    Cristiano Zecchi – 335.1362368 – cristiano.zecchi@comune.bologna.it

    Labsus Laboratorio per la Sussidiarietà
    Fabrizio Rostelli – 339.6059376 – rostelli@labsus.net

    Centro Antartide
    Sara Branchini – 339.8412305 – sara.branchini@centroantartide.it

    Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
    Paola Frontera – 320.4395813 – ufficiostampa@fondazionedelmonte.it

    Qui il video della giornata di presentazione

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      Arena a Vercelli per promuovere l’importanza di una gestione condivisa dei beni comuni

      26 novembre 2014 | Cantieri

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        gregorio arena

        La questione dei beni comuni è oggi estremamente rilevante e attuale. Le amministrazioni locali sono sempre più spinte a tutelarli e a far partecipare in modo attivo i cittadini nella gestione condivisa di questi beni.
        L’evento che si svolgerà a Vercelli avrà come moderatore Federico Bodo, presidente dell’associazione Itaca, un’associazione studentesca di volontariato, e vedrà la partecipazione di:

        Gabriele Cortella, presidente APS Itaca (Associazione Educazione Cittadinanza Partecipazione Politica). Il suo intervento sarà incentrato sulle esperienze dei gruppi di partecipazione giovani, dei consigli comunali dei ragazzi sui gruppi studenteschi come strumenti di politiche giovanili per gli enti locali

        Gregorio Arena, professore di Diritto amministrativo presso l’Università di Trento e presidente di Labsus, che interverrà sul tema del “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura per la rigenerazione dei beni comuni urbani”.
        Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus.

        On. Luigi Bobba, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che si occuperà del ruolo dei cittadini nella riforma del Terzo settore;

        Rosario Esposito la Rossa, scrittore, editore ed animatore sociale di Scampia interverrà con una relazione dal titolo: “Tra il bene comune e l’impresa sociale il riscatto di un territorio”

        E infine i sindaci, rispettivamente dei comuni di Santhià e di Trino, Angelo Cappuccio e Alessandro Portinaro, illustreranno le buone pratiche sul territorio vercellese.

        In allegato la locandina dell’evento.

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          Il Laboratorio di co-progettazione “ Imprese per i beni comuni ” presenta i risultati al Festival della Cooperazione

          | Cantieri

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            Mantova

            Il Laboratorio di co-progettazione “ Imprese per i beni comuni ” è stato un campo di coltivazione delle idee selezionate tramite la call for ideas “La cultura come bene comune” lanciata dalla Provincia di Mantova, Fondazione Cariplo e Camera di Commercio di Mantova.

            Il ricco programma del Festival, che si svolgerà tra il Centro congressi MAMU della Camera di Commercio e l’Università di Mantova, vedrà la partecipazione del prof. Gregorio Arena, presidente di Labsus, durante l’appuntamento del 27 mattina alle h 10:30 con un intervento dal titolo “Il Regolamento per la cura dei beni comuni urbani, per liberare energie”. Il prof. Christian Iaione, direttore scientifico di Labsus, interverrà invece nell’incontro di apertura del 26 mattina alle h 10:30 per raccontare il percorso svolto a Mantova in questi mesi con il Laboratorio di co-progettazione fino al modello di governance collaborativa che questo percorso ha prodotto, denominata CO-Mantova.

            Il Festival ospiterà anche un appuntamento di rilievo internazionale denominato “CO-Mantua as a collaborative governance model for the commons” alle h 17:30 del 27 novembre nel quale è prevista la partecipazione di Michel Bauwens (P2P Foundation), Sheila Foster (Fordham University) e Neal Gorenflo (Shareable), quest’ultimo via Skype; con la moderazione del prof. Christian Iaione.

            Consulta il programma completo e la locandina in allegato.

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              Gli Angeli del Bello di Figline e Incisa Valdarno

              25 novembre 2014 | Notizie Notizie

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                angeliValdarno

                Nei primi mesi di mandato, la sindaca e gli assessori si sono resi conto che sul territorio esistevano già diversi gruppi di cittadini attivi che, in maniera autonoma, si davano da fare per mantenere il decoro, soprattutto nelle piccole frazioni. La giunta comunale ha quindi deciso di valorizzare l’impegno dei cittadini, avendo tra le sue priorità la promozione di una nuova cultura legata al decoro urbano e alla tutela dei beni comuni. L’idea degli Angeli del Bello di Figline e Incisa Valdarno è nata così: «Durante l’estate abbiamo contattato la Fondazione Angeli del Bello di Firenze – ci racconta la sindaca Mugnai –, che ci ha dato un aiuto fondamentale per superare le perplessità all’interno degli uffici comunali preposti al verde pubblico e al decoro».

                Valdarno2La prima giornata di volontariato degli Angeli del Bello di Figline e Incisa Valdarno si è svolta la mattina di sabato 25 ottobre. I consiglieri comunali, gli assessori e la sindaca Giulia Mugnai si sono ritrovati insieme ai cittadini per curare i giardini presso la scuola primaria della Massa, a Incisa; il gruppo si è quindi spostato a Figline, per ripulire il sottopassaggio ferroviario di via Pampaloni. Il materiale necessario per i due interventi è stato fornito dalla Fondazione Angeli del Bello – che ha partecipato attivamente con i suoi volontari – e dal Comune di Figline e Incisa Valdarno. Nei giorni precedenti all’intervento, i cittadini attivi e i tecnici del comune si sono recati insieme ad acquistare le vernici: anche un avvenimento apparentemente semplice come questo è in grado di ridisegnare i rapporti tra i cittadini e la pubblica amministrazione.

                Giulia Mugnai ci offre un interessante spunto di riflessione: «Al di là dell’importanza dei singoli interventi che saranno fatti dai cittadini volontari, quello che ci preme di più è lo sviluppo di una rete di solidarietà tra i cittadini, favorita dall’amministrazione condivisa dei beni comuni. In tempi di crisi, non ci possiamo ulteriormente dividere e arroccare nell’individualismo; è necessario fare rete: cittadini e pubblica amministrazione devono collaborare per il bene comune. Se la comunità si ritrova, se si sviluppa il senso civico ci saranno vantaggi concreti per tutti».

                Il contributo della Fondazione Angeli del Bello di Firenze è stato determinante: oltre al supporto tecnico, la fondazione ha garantito la copertura assicurativa ai cittadini attivi, in attesa che venga istituita una nuova associazione autonoma a Figline e Incisa Valdarno.

                Il progetto lanciato dal Comune di Figline e Incisa Valdarno ha l’obiettivo di coordinare azioni di volontariato per migliorare il decoro della città, attraverso piccoli interventi di manutenzione, come il restauro di panchine e giochi per bambini, la tinteggiatura di pareti degradate e la manutenzione di spazi verdi. Per avere maggiori informazioni sul progetto, e per far parte degli Angeli del Bello di Figline e Incisa Valdarno, è possibile inviare una mail a angelidelbellofiv@gmail.com.

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                Gli Angeli del bello al parco Stibbert di Firenze
                Più facile partecipare alla cura dei beni comuni con il Regolamento per l’amministrazione condivisa

                 

                 

                 

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                  Terre vive, all’asta i terreni del Demanio

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                    terrevive_dati

                    Il decreto contiene misure per lo sblocco della vendita o dell’affitto di terreni pubblici, destinati, in prelazione, ai giovani agricoltori. Lo scopo è quindi quello di incentivare il ricambio generazionale (riguarda infatti gli imprenditori under 40) e di far rivivere i terreni statali adatti alla coltivazione, trasformandoli in un’opportunità di lavoro. Il progetto prevede la vendita o l’affitto di 5.500 ettari di terreni pubblici: 2.480 ettari del Demanio, 2.148 ettari del Corpo forestale dello Stato e 882 ettari del Centro Ricerche in Agricoltura (Cra). Tali terreni potranno essere alienati, o locati nel caso in cui non si trovasse un acquirente, per una quota minima del 20% con preferenza per i giovani imprenditori agricoli. Questo decreto va di pari passo con “Campolibero”, un’altra iniziativa per la competitività che prevede anche la detrazione del 19% del canone d’affitto proprio per i giovani imprenditori, ai quali è anche data la possibilità di ottenere mutui, per questi terreni, a condizioni davvero agevolate (tasso zero per dieci anni).

                    La critica degli ambientalisti e il modello di Roma

                    Il decreto in questione non è però stato accolto con favore dalle associazioni ambientaliste, che anzi l’hanno molto criticato. Secondo gli ambientalisti il fatto che si preveda il meccanismo dell’asta pubblica per i terreni con valore superiore ai 100.000 euro (per gli altri terreni è invece usata l’asta online), comporta in realtà un grande limite per i giovani, cui dovrebbe essere diretto. Questa cifra infatti tenderebbe ad escludere la maggior parte dei giovani imprenditori che spesso non possiedono grandi capitali. Proprio per questo gli ambientalisti e i giovani imprenditori preferiscono come soluzione i bandi e l’affitto, poiché ai loro occhi il meccanismo della vendita è solo un modo per “fare cassa” nel breve periodo. Il problema che però tocca più da vicino le associazioni ambientaliste è l’enorme rischio speculativo che rischia di coinvolgere tale progetto, il decreto infatti pone un limite di soli vent’anni per non passare dalle coltivazioni alla costruzione di palazzine. In alternativa al modello della vendita (che fa comunque incassare allo Stato meno dell’affitto), il sindaco di Roma, Ignazio Marino, in base ad una petizione firmata da 10mila persone ha presentato il primo bando pubblico per assegnare molti dei terreni incolti che offre la Capitale agli agricoltori. Sono da poco usciti i vincitori di questo primo bando. Adesso tocca quindi ai giovani imprenditori agricoli usare tali terreni per avviare coltivazioni biologiche e rilanciare il settore.

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                      Martedì 25 novembre Gregorio Arena ospite a Tg1 Fa’ la cosa giusta. Rivedi la puntata!

                      24 novembre 2014 | Notizie Notizie

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                        Carditello beni comuni (5)

                        Scritto da LABSUS (Laboratorio per la sussidiarietà)  insieme con il  Comune di Bologna, da febbraio a oggi il Regolamento è già stato adottato o è in corso di adozione in circa cinquanta comuni italiani. Rappresenta una vera rivoluzione perché permette ai cittadini che vogliono prendersi cura dei beni comuni del proprio territorio di collaborare con l’amministrazione all’interno di un quadro giuridico chiaro e definito. “Nel nostro caso si tratta di dare una sistemazione organica a quanto già stiamo facendo  - spiega il sindaco di Casal di Principe Renato Natale – Un caso per tutti: il campo sportivo ripulito dai cittadini volontari che ora  hanno iniziato a viverlo come proprio, correndo  sulla pista del campo dello stadio. Lo faremo anche con i beni liberati dalla camorra. Tutti insieme. “

                        Il regolamento per la cura condivisa dei beni comuni è stato dedicato da LABSUS alla memoria di Tommaso Cestrone, detto l’Angelo di Carditello perché per anni si è preso cura della Reggia borbonica di Carditello. Ora che della Reggia si prendono cura i volontari di Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni,  essa diventerà il laboratorio dei beni comuni casertani. Un processo irreversibile, un segnale di riscatto e una rivoluzione culturale per produrre capitale sociale e quindi sviluppo, anche economico.

                        In studio con Giovanna Rossiello, Gregorio Arena, presidente di LABSUS.

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                        Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus

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                          Una giornata particolare nel casertano per il Regolamento sui beni comuni

                          | Cantieri Notizie Regolamento amministrazione condivisa

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                            Carditello beni comuni (8)

                            Avremmo potuto scegliere un titolo più accattivante del tipo “I casalesi si riprendono i beni comuni” (casalesi intesi come i cittadini di Casal di Principe ovviamente), oppure “Dalla terra dei fuochi alla terra dei beni comuni”; in realtà, nonostante le oggettive difficoltà che attanagliano la provincia casertana, preferiamo non percorrere la strada del facile sensazionalismo.
                            La giornata che abbiamo trascorso in questo territorio, troppo spesso citato dai media per fatti di cronaca, ci ha confermato infatti che il percorso intrapreso con l’adozione del Regolamento non deve essere letto come un evento eccezionale. I tanti cittadini che abbiamo incontrato, da anni tentano di riportare la normalità nelle loro comunità, a volte con gesti straordinari ma molto più spesso con un impegno costante.

                            Una Reggia abbandonata nella maremma casertana

                            Carditello beni comuni (3)Il primo appuntamento, il Forum di ascolto sui beni comuni, si è tenuto presso la Reggia di Carditello, bene comune carico di significati simbolici dal quale ripartire per il rilancio dell’area e sul quale sperimentare il modello dell’amministrazione condivisa. Il Real Sito di Carditello è stato una residenza della dinastia borbonica, una costruzione dall’architettura neoclassica utilizzata come fattoria sperimentale per la produzione della mozzarella di bufala. La Reggia si trova in aperta campagna, su un territorio molto fertile con caratteristiche geologiche simili alla maremma toscana (la maremma liternina), purtroppo caratterizzata anche dalla presenza di numerose discariche.

                            Ci siamo occupati più volte sulla nostra rivista del lavoro portato avanti da Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni  che ha avviato ormai da quattro anni il coordinamento di tutte quelle realtà che si sono occupate della manutenzione della reggia, dell’organizzazione delle visite guidate e delle giornate di apertura straordinaria.

                            Il Forum dei beni comuni e la relazione di Arena

                            Carditello beni comuni (2)Ad aprire i lavori del Forum il prof. Gregorio Arena, introdotto dalla giornalista del TG1 Giovanna Rossiello, conduttrice della trasmissione “Fa la cosa giusta” che il prossimo 25 novembre ospiterà in studio lo stesso Arena.

                            Il presidente di Labsus ha ricordato come in occasione della presentazione bolognese (leggi qui la rassegna stampa) avesse dedicato il Regolamento per i beni comuni al “cittadino attivo per eccellenza”: Tommaso Cestrone, “l’angelo di Carditello” scomparso pochi mesi prima, che per oltre un anno aveva vegliato, anche durante la notte, sulla reggia strappandola al completo degrado e all’abbandono, effettuando inoltre interventi di manutenzione per un valore di circa 25mila euro. Il ricordo di Cestrone ha emozionato la sala che lo ha ricordato con un caloroso applauso.

                            Secondo Arena il Regolamento è indissolubilmente legato al territorio casertano e crede sia una bella sfida “se riuscissimo a realizzare dei modelli virtuosi proprio a partire dai tre comuni di Casal di Principe, Santa Maria Capua Vetere e San Tammaro, dal Meridione”. Il presidente di Labsus ha sostenuto che “i cittadini attivi che escono dalla logica della delega e si sentono e comportano in modo responsabile nei confronti della comunità facciano bene alla democrazia. La produzione di capitale sociale inoltre è fattore di sviluppo economico. Proprio in una fase storica in cui i beni privati scarseggiano diventa indispensabile prendersi cura dei beni comuni materiali e immateriali perché da essi dipende la qualità delle nostre vite”.

                            Carditello beni comuni (1)Arena precisa che al momento sono 11 i comuni che hanno adottato il Regolamento, mentre altri 50 hanno avviato l’iter per l’approvazione: “il Regolamento sta diventando un catalizzatore di energie. A chi ci domanda se fossero proprio necessarie altre regole oltre a quelle che già ci complicano la vita, rispondiamo che queste sono regole che liberano energie, non le soffocano”.

                            Infine Arena ha precisato come adottare il Regolamento non sia sufficiente se poi non viene messo in pratica: “amministrare secondo il principio di sussidiarietà infatti vuol dire concepire i cittadini come alleati dell’amministrazione. Essere cittadini attivi non è né un diritto né un dovere, è una libertà; per godere di questa libertà è necessario però un profondo cambiamento di mentalità anche da parte delle amministrazioni”.

                            Il Regolamento rappresenta una vera rivoluzione perché permette ai cittadini che vogliono prendersi cura dei beni comuni del proprio territorio di collaborare con l’amministrazione all’interno di un quadro giuridico chiaro e definito.

                            Gli altri interventi

                            Carditello beni comuni (4)Il secondo intervento ha visto l’assessore alla Cittadinanza attiva del comune di Bologna, Luca Rizzo Nervo, descrivere il processo sperimentale che ha portato alla realizzazione del Regolamento a partire dai tre laboratori urbani. Secondo l’assessore il metodo dell’amministrazione condivisa permette ai cittadini di mettere a disposizione della comunità le proprie competenze e le proprie idee per progetti di cura dei beni comuni, “più in generale permette di rispondere con un ‘si può fare’ alle richieste dei cittadini di intervenire direttamente per risolvere problemi di interesse generale”. Rizzo Nervo infatti precisa come l’impossibilità di rispondere positivamente a queste domande di partecipazione generi delusione nei cittadini e frustrazione negli amministratori.

                            Il prof. Michele Mosca, dopo una puntuale descrizione del territorio casertano e delle sue enormi potenzialità, ha sottolineato come sia necessario trasformare il capitale sociale in ponti, in reti di relazioni. Il Vice Prefetto Donato Cafagna, incaricato per il fenomeno dei roghi di rifiuti, invece ha approfondito il tema dei beni confiscati, sostenendo che proprio il recupero e la gestione condivisa di questi ultimi comporterebbe un recupero della legalità.

                            Carditello beni comuni (7)L’incontro è proseguito con le relazioni dei tre sindaci coinvolti. Secondo Di Muro (S.M. Capua Vetere) “il regolamento di Labsus è proprio lo strumento che aspettavamo”; Cimmino (S.Tammaro) invece ha tenuto a precisare che la Reggia di Carditello è diventata un bene comune grazie ai cittadini attivi e che ora l’obiettivo è quello di aprire questo luogo alla cittadinanza. Il sindaco di San Tammaro ha inoltre ringraziato Labsus “per aver concepito il Regolamento ed averlo portato qui”.

                            Infine Natale, sindaco anticamorra di Casal di Principe, ha spiegato come “nel nostro caso si tratta di dare una sistemazione organica a quanto già stiamo facendo. Un caso per tutti: il campo sportivo, un tempo occupato dalla camorra e poi lasciato al degrado per anni, è stato ripulito dai cittadini volontari che ora hanno iniziato a viverlo come proprio, correndo sulla pista del campo dello stadio. Lo faremo anche con i beni liberati dalla camorra. Tutti insieme”.

                            Le proposte per Carditello

                            Carditello beni comuni (6)In chiusura, prima di lasciare spazio agli interventi del pubblico, Raffaele Zito, portavoce di Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni, ha proposto di partire proprio dalla Reggia, primo bene comune di San Tammaro, per realizzare il primo patto di collaborazione. Secondo Zito, che ha ringraziato gli “angeli di Carditello” che permettono di tenere aperto il Real Sito, al Meridione i cittadini hanno una “sete” maggiore di partecipazione rispetto ad altre regioni.

                            L’obiettivo, ora che della Reggia si prendono cura i volontari di Agenda 21, è quello di trasformarla nel laboratorio dei beni comuni casertani. Un processo irreversibile, un segnale di riscatto e una rivoluzione culturale per produrre capitale sociale e quindi sviluppo, anche economico.

                            L’approvazione del Regolamento

                            Carditello beni comuni (5)Nel pomeriggio il “tour dei beni comuni” è proseguito con i lavori dei consigli comunali dei tre comuni casertani che hanno provveduto ad approvare in via definitiva il Regolamento. Il presidente di Labsus e l’assessore Rizzo Nervo sono stati invitati ad intervenire durante i lavori dei consigli, che per l’occasione sono stati aperti anche alla cittadinanza.

                            Durante questa intensa giornata il sindaco di Casapulla (CE), presente al Forum, ci ha informato che anche la sua amministrazione il prossimo 28 novembre provvederà ad adottare il Regolamento; un altro tassello che va a comporre il quadro di quell’Italia dei beni comuni che dal 2006 proviamo a costruire e a raccontare.

                            In allegato alcuni articoli relativi alla giornata.

                            LEGGI ANCHE:

                            Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus

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                              Siracusa: valorizziamo insieme la grande bellezza della Mazzarona

                              20 novembre 2014 | Notizie Notizie

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                                http://claudiopatane.blogspot.it/2012/04/periferiemazzaronasiracusa.html

                                Presenti oltre i cittadini, l’istituzione scolastica, il Comune, le associazioni del territorio, gli esperti nazionali ed internazionali, anche Ian Graham, l’ideatore e Responsabile del Progetto GeniUs Open ed il Direttore del Dipartimento di Innovazione della città di York in Inghilterra.
                                Dopo le presentazioni ufficiali, armati di pennarelli, fogli di carta e tanta energia, divisi in gruppi e tavoli di lavoro, i cittadini si sono messi all’opera, guidati dai “facilitatori” esperti nel tema dell’open innovation.
                                All’interno di queste mura, sono tante le storie che si intrecciano, dalla rabbia visibile negli occhi delle mamme perché i propri figli vivono in quella parte del territorio dove nessuno vuole andare, a quella degli anziani che si sentono abbandonati, domandandosi in primo luogo che cosa sia stato fatto fino ad oggi e che cosa si possa fare.
                                Sono le stesse mura che ad agosto vengono aggredite da un raid vandalico, spaccando portoni e sfregiando muri. Questo è uno dei motivo che ha spinto gli organizzatori a svolgere il workshop in questa scuola di Mazzarona.

                                GeniuSiracusa

                                Unico filo conduttore, in questo sabato siracusano, il bisogno di essere visti, di essere attivi, di essere artefici di un cambiamento culturale. Dare voce e corpo alle proprie idee, oggi più che mai!
                                Queste sono le emozioni che accomunano tutti i partecipanti al workshop, presenti fino alla fine della giornata, dalla fase della ideazione a quella della realizzazione del progetto pilota. Armati solo dal desiderio di trasformare la periferia, in un quartiere vivo ed attrattivo non solo per i siracusani ma anche per i turisti. Un confronto aperto, accompagnato dalla voglia di modificare e sostituire quel comportamento spesso dettato dall’egoismo di pensare solo alle proprie necessità, con un atteggiamento che accoglie ed ascolta il bisogno di una collettività. Demolire quei confini spesso non visibili, per dare spazio ad una nuova idea di costruzione comune, cercando non tanto la felicità di un momento, dettata da un evento isolato, ma quella di un processo continuo che duri e soprattutto coinvolga tutti, con lo scopo di migliorare i luoghi in cui si vive e si lavora.

                                Questo è il cuore del progetto pilota di GeniuSiracusa, un metodo sperimentato per fare innovazione dal basso.

                                Le cose stanno davvero cambiando?

                                Una nuova pagina della storia si sta scrivendo, con la presenza anche di una politica “uscita dai palazzi per essere con e per i cittadini”. Un’integrazione tra due soggetti che fino ad oggi poco hanno comunicato, spesso con grandi attriti e difficoltà nel realizzare progetti per i bisogni della collettività.
                                In questa sede, lo si percepisce anche quando durante la pausa pranzo cittadini ed amministratori continuano il dibattito sui progetti, davanti ad un panino ed una bevanda. Le cose stanno davvero cambiando?
                                Sì. Sta mutando e prendendo forma la consapevolezza in ognuno di noi che occorre prendersi cura del proprio territorio in prima persona mettendo tanta passione ed energia. Ciò non accade solo a Siracusa o York, ma in tantissime altre città del mondo, attraverso la nascita di una nuova comunità anche virtuale, presente e vigile nel diffondere iniziative, idee ed eventi. Ormai appare chiaro che qualcosa dentro di noi è cambiato e sta maturando!

                                La città, costituita da luoghi che rappresentano potenziali spazi di aggregazione, è oggi vissuta sempre di più come bene comune. E se quei beni comuni sono curati ed amati, sicuramente la vita di tutti migliorerà.

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                                  Horticultural Therapy: il verde pubblico come terapia per i ragazzi autistici

                                  18 novembre 2014 | Notizie Notizie

                                  Condividi la pagina

                                    http://insettopia.it/insettopia-news/una-notte-ho-sognato/item/autistico-e-giardiniere

                                    Promotore dell’iniziativa è Gianluca Nicoletti, conduttore radiofonico, giornalista e presidente della Onlus, nonché papà di Tommaso, un ragazzo autistico di 16 anni che ogni giorno si confronta con tutte quelle problematiche che la patologia comporta. L’idea alla base della campagna è quella di “costruire il modello di un laboratorio ludico formativo, dove i ragazzi autistici siano abilitati alla valorizzazione e recupero del verde pubblico in maniera tale da - continua ancora Nicoletti – includere e dare dignità a questi adolescenti che altrimenti sarebbero ‘fantasmi’ per la società”.

                                    Il progetto

                                    Insettopia è in primis un’area-web nata con l’obiettivo di diventare un punto di incontro e confronto per tutte le famiglie che quotidianamente devono affrontare, nella quasi totale solitudine, le difficoltà materiali e non, causate dal disturbo.
                                    Benché in Italia si stimino circa 600mila casi di autismo manca tuttavia un’anagrafe che fotografa la reale situazione, ne evidenzi le criticità e permetta alle istituzioni di dare soluzioni. La community si propone quindi di diventare un mediatore di progetti tra famiglia, associazioni ed istituzioni ed è per questo motivo che la Onlus si avvale, anche, di un comitato scientifico e giuridico qualificato.
                                    La “Horticultural Therapy” mira a questo e sebbene sia ancora poco conosciuta nel nostro paese, rappresenta una terapia di sostegno provata in varie nazioni europee, Canada ed Usa.

                                    Il primo passo per uscire dall’isolamento, che vede protagonista questi ragazzi e le loro famiglie, è l’integrazione mediante la collaborazione e il coinvolgimento attivo in modo tale da favorire una socializzazione anche nell’ambiente extrafamiliare ed extrascolastico. A tal fine è importante inquadrare la disabilità come una risorsa e non come un limite alla società.

                                    Il modello di Insettopia potrebbe essere replicato per coinvolgere altre tipologie di soggetti spesso lasciate sole ad affrontare le relative problematiche, quali ad esempio detenuti, migranti, pensionati, affinchè ciascuno possa sentirsi attivamente parte della cittadinanza e partecipare alla cura dei beni comuni.

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                                      Una scuola dei beni comuni per i citoyens di domani

                                      | Il punto di Labsus Notizie

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                                        Il 15 e 16 novembre si è tenuta a Parigi la prima sessione di lavoro della Scuola dei beni comuni (À l’Ecole des communs). Questa esperienza nasce da un gruppo di persone riunite attorno alla Rete francofona dei beni comuni (Réseau francophone des biens communs), che si è costituita in modo più visibile nel 2013 in occasione del Festival Villes en bien communs, un mese di eventi auto-organizzati da attivisti dei beni comuni. L’esperienza del Festival, oltre ad offrire una visibilità nazionale alla questione dei beni comuni, ha fatto emergere le prime constatazioni sulla situazione dei commons in Francia e sulle caratteristiche della comunità francese dei commoners.

                                        Prima fra tutte, il bisogno di dar voce ad esperienze che vanno al di là delle questioni dei software liberi e delle libertà digitali, fino ad allora ancora maggiormente rappresentate nel Réseau.
                                        In secondo luogo, la necessità di instaurare un dialogo tra i diversi rappresentanti di questo arcipelago di attori e di pratiche che danno di fatto una dimensione nuova allo statuto di citoyen, mito fondatore profondamente ancorato nella coscienza collettiva francese.
                                        Infine, la trasmissione dei saperi, dei saper fare e dei saper essere che le pratiche di commoning fanno emergere, in modo più o meno formale e cosciente, è parsa fin da subito come una delle questioni fondamentali da affrontare. Si tratta di una questione condivisa da attori che operano nell’ambito della protezione delle risorse naturali, dei beni della conoscenza, dell’economia solidale, delle pratiche educative, della ricerca scientifica…

                                        Alla scuola dei beni comuni

                                        Da quest’ultima constatazione, parallelamente alle esperienze simili in corso a Montréal, Londra e Barcellona, è nata l’idea di dar vita alla Scuola dei beni comuni. Un’entità diffusa che permetta a ciascuno di essere professore ed allievo allo stesso tempo, valorizzato per le competenze che gli sono proprie e che saprà condividere. Una scuola aperta in cui analizzare ed immaginare insieme gli strumenti (conviviali) e le pratiche che emergono attorno ai beni comuni, i nuovi metodi di trasmissione dei saperi, le nuove forme di emancipazione che i beni comuni permettono, i nuovi modelli di sviluppo che lasciano intravedere.

                                        I due giorni di lavoro della scuola dei Beni comuni si sono svolti secondo un metodo partecipativo che ha preso ispirazione dall’Open Space Technology. I partecipanti all’incontro hanno potuto proporre le tematiche che più stavano loro a cuore, cercando di rispondere a due principali domande: cos’è la Scuola dei beni comuni? Di cosa abbiamo bisogno per costruirla insieme?
                                        Lungi dall’essere una restituzione fedele degli scambi di questi due giorni (disponibili online grazie agli appunti presi in diretta dai partecipanti[1]), le osservazioni che seguono tracciano delle piste di riflessione da approfondire nell’ambito della Scuola dei beni comuni e in altri contesti.

                                        Prima fra tutte: pur essendo diversi gli ambiti d’azione di ciascuno, le questioni che emergono dall’azione dei commoners si inseriscono all’interno di tensioni paradigmatiche condivise: come ripensare il rapporto cittadini-amministrazioni pubbliche? Come ripensare lo statuto di citoyen? Come farsi spazio nella morsa pubblico-privato e trovare un quadro legislativo che possa accompagnare queste pratiche e non impedirle? Dove si nasconde il recupero di queste pratiche volontaristiche da parte delle forze neoliberali? Come ripensare le pratiche e gli strumenti di lavoro di ognuno affinché diventino fonte di emancipazione e di sviluppo personale e sociale nel rispetto della dignità umana?

                                        Le pratiche di commoning

                                        Le pratiche di commoning implicano lo sviluppo di nuove posture individuali e collettive. Per questo, nelle forme di governance che si  sperimentano attorno ai beni comuni, è necessario lavorare sulle condizioni di interazione tra i membri della comunità. Come scritto da David Bollier[2], l’autorità, l’expertise e il talento sono presenti nei contesti legati ai beni comuni come in tutti i contesti. La sfida che si pone alle forme di governo dei beni comuni è quella di non trasformarli in fattori di prevaricazione o di dominazione. I contesti in cui si innescano dei processi di riappropriazione dei beni comuni sono spesso terreni di scontro. La comunità che si riunisce per la protezione e la rigenerazione dei beni comuni deve quindi munirsi di strumenti di facilitazione e di emergenza dell’intelligenza collettiva che permettano di evitare di ricadere in vecchie forme di dominazione. Si tratta, qui, di istituire un tipo di pedagogia, una paideia democratica come dice Castoriadis, che permetta lo sviluppo di un sapere che è alla base del vivere comune : il saper essere (insieme).

                                        Un’ultima riflessione, ispirata da questi due giorni, nasce dalla tendenza a guardare alle esperienze di commoning come a dei tentativi di elaborare risposte a determinati bisogni. Mi sembra più interessante cercare di analizzare queste esperienze come contesti in cui si creano interconnessioni portatrici di senso (che permettono lo sviluppo di conoscenze del proprio territorio, l’attuazione di pratiche collettive, la sperimentazione di nuove forme di democrazia diretta…). I beni comuni, prima ancora di essere dei luoghi di elaborazione di risposte a dei bisogni, sono laboratori di sviluppo di capacità, di libertà e di co-responsabilità, secondo un modello di  sviluppo basato sui diritti dell’uomo (ABDH)[3]. I beni comuni diventano contesti di attuazione di questi diritti e, ancor più, dei diritti culturali[4] delle persone e delle comunità. Essi catalizzano una proiezione dell’identità della comunità che in essi si riconosce e che grazie ad essi si crea e ricrea.

                                        Le nuove bellezze del Belpaese

                                        Ciò che accade in Italia attorno alla questione dei beni comuni e le forme anche istituzionali in cui si traduce interessano fortemente i commoners francesi.
                                        L’esperienza del Teatro Valle, i lavori della commissione Rodotà, il caso di Bologna e di tutte le città che stanno approvando i regolamenti sulla collaborazione tra cittadini e amministrazioni, l’istituzione di assessorati ai Beni comuni, la gestione dell’acqua pubblica con l’azienda speciale ABC a Napoli, sono tutti esempi citati regolarmente nell’ambito degli incontri sui beni comuni.  Per quanto diversi fra loro, sono comunque casi emblematici e di riferimento, che fanno dell’Italia un paese all’avanguardia sulla questione. L’interesse va ben al di là della semplice curiosità intellettuale e impone l’instaurazione di un dialogo con queste esperienze. E’ necessario oggi analizzare insieme le condizioni che hanno permesso un tale slancio in avanti dell’Italia sulla questione, le strategie e le dinamiche hanno portato a questa eccellenza, le difficoltà che queste scelte di gestione hanno fatto emergere, le trasformazioni che hanno indotto sulle forme di potere e, chiaramente, la traduzione che potrebbero trovare nel contesto francese. Un dialogo che si prospetta ricco e che potrebbe concretizzarsi nell’ambito di un grand tour dei beni comuni in Italia nel 2015. Questa idea comincia a circolare tra i membri della Scuola dei beni comuni a Parigi e potrebbe prendere la forma di workshop e giornate di lavoro per andare insieme più lontano nell’esplorazione dei possibili sviluppi di queste esperienze.

                                        Decolonizzare l’immaginario

                                        La scuola dei beni comuni intende diventare un luogo di incontro e cassa di risonanza per queste riflessioni, un luogo di sperimentazione e di test di nuovi strumenti di lavoro e di collaborazione. Intende essere una risorsa da cui attingere le capacità e le competenze necessarie alla protezione e allo sviluppo di beni comuni. Prima fra tutte, la capacità di de-privatizzare l’immaginario comune (che si tratti di forme di privazione da parte del privato come del pubblico). Mi sembra che questa sia la sfida principale cui far fronte, un vasto cantiere che si apre sul lungo termine. L’immaginazione e la nostra capacità di creare nuovi immaginari collettivi e nuovi scenari possibili sono senza dubbio le risorse che abbiamo a disposizione per far fronte a questa sfida. Sono forse il bene comune che più di ogni altro permetterà la riappropriazione degli altri beni comuni.

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                                        Per tutti gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Regolamento nei Comuni italiani vai alla sezione dedicata di Labsus


                                        [1] https://hackpad.com/Ecole-des-communs-La-Paillasse-Paris-VREQbWqB8Zk

                                        [2] Articolo in cui propone un resoconto della sua partecipazione all’evento “cugino” della Scuola dei beni comuni: The Arts of commoning a Montréal. http://www.bollier.org/blog/art-commoning

                                        [3] « L’approche basé sur les droits de l’homme en développement, un renouveau pour la prise en compte des droits culturels ? », articolo di Patrice Meyer-Bisch, ottobre 2010. http://tinyurl.com/kuzpwzb

                                        [4] http://www.unifr.ch/iiedh/assets/files/Declarations/declaration-it3.pdf

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                                          Brindisi e Tropea valutano il Regolamento per l’amministrazione condivisa

                                          | Notizie Notizie

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                                            La regione Puglia deteneva già un primato grazie a Bari, tra i primi comuni del meridione ad essersi distinto per la proposta di approvare il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”. Questo insieme di disposizioni stilate da Labsus insieme ai funzionari del Comune di Bologna orienta le amministrazioni comunali verso un’innovativa gestione dei beni comuni che sfrutti potenzialità e risorse messe a disposizione dai cittadini desiderosi di attivarsi. Il vuoto legislativo precedente all’avvento di tale regolamento è stato finalmente colmato, di modo che le amministrazioni più lungimiranti possano beneficiare di pratiche di gestione standard che formalizzino l’impegno condiviso di amministratori e cittadini per l’obiettivo comune della tutela dei beni comuni. Senza fraintendimenti e senza scusanti.

                                            Brindisi secondo fiore all’occhiello

                                            Il comune di Brindisi ha autonomamente avviato il dibattito sull’approvazione del regolamento da parte del consiglio comunale ed è stata una delle amministrazioni presenti al workshop sull’“Amministrazione condivisa dei beni comuni” a cui hanno preso parte Piero D’Argento, referente regionale del programma “PugliaCapitaleSociale”, Anna Maria Candela, dirigente del servizio Politiche per il Benessere Sociale e Gregorio Arena, professore ordinario di diritto amministrativo all’Università di Trento e presidente di Labsus. Nel corso di questo appuntamento è stato illustrato il regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni e si è concordato di istituire un gruppo di lavoro a livello regionale al quale Brindisi parteciperà in qualità di comune pilota della regione Puglia.
                                            Così si esprime il vice sindaco di Brindisi Giuseppe Marchionna a riguardo dell’iter di valutazione del regolamento appena avviato: “Il nostro Paese, e Brindisi non è affatto esclusa, è pieno di persone disposte a prendersi cura dei beni comuni (strade, piazze, giardini, edifici dismessi ecc.). [...] Grazie alla “rivoluzione civica” iniziata da “Labsus” con la “traduzione” del principio costituzionale di sussidiarietà (l’articolo 118.4) in norme che gli enti locali potranno utilizzare per dare il via a rapporti di collaborazione con i cittadini, sarà possibile dimostrare che l’alleanza tra cittadini e istituzioni è non solo teoricamente auspicabile, ma anche realmente possibile. [...] Cittadini e istituzioni, insieme, ce la possono fare. Perché non sperimentarlo anche a Brindisi? A tale proposito, va detto che ho già approntato il regolamento del quale ho parlato con la maggioranza. Nei prossimi giorni, conto di avviare l’iter consiliare nelle varie Commissioni per poi farlo approdare in Consiglio Comunale. L’auspicio è di giungere alla sua approvazione per la fine dell’anno”.

                                            A Tropea si parte dai cittadini

                                            A differenza di Brindisi, a Tropea la proposta di adottare il regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni è stata avanzata dai cittadini: il Comitato promotore dell’iniziativa è rappresentato da Caterina Forelli, Saverio Ciccarelli e Francesco Apriceno.
                                            In una nota i promotori affermano che la loro iniziativa è volta al riconoscimento ufficiale del ruolo incisivo dei cittadini nella cura, valorizzazione e gestione dei beni comuni. La costituzione di una Rete Civica formalizzerà la posizione dei cittadini negli interventi di rigenerazione urbana in un’ottica di dialogo e confronto con le istituzioni.
                                            Come espresso anche negli articoli del regolamento, il Comitato tropeano individua i singoli cittadini, le associazioni, le scuole e gli imprenditori privati come primari interlocutori dell’amministrazione che decide di regolamentare una gestione condivisa dei beni comuni. Come consigliato dalla direzione scientifica di Labsus, inoltre, il Comitato ha espresso l’intento di organizzare incontri con cittadini, associazioni e scuole per redigere un regolamento ad hoc che si confaccia alle esigenze specifiche del comune di Tropea.
                                            In ultimo queste le parole di entusiasmo per l’esito positivo ottenuto dalla loro iniziativa: “Con grande soddisfazione, rendiamo noto di aver ricevuto conferma della disponibilità, da parte dell’amministrazione comunale, alla collaborazione per la stesura e all’approvazione di questo regolamento che verrà redatto tenendo conto delle caratteristiche del nostro Comune. [...] In conclusione, pensiamo e crediamo fortemente che una simile operazione, se portata avanti con serietà e reale comunione d’intenti, possa rappresentare un’occasione concreta di sviluppo socio-culturale e di recupero del patrimonio materiale, immateriale e digitale del comune con relativo incremento della qualità della vita percepita dai cittadini”.
                                            Nelle parole dei rappresentanti del Comitato cittadino tropeano si rintraccia uno dei concetti alla base della “rivoluzione” avviata al momento della rilettura dell’articolo 118 secondo il principio di sussidiarietà: non si deve incorrere nell’ingenuità di considerare beni comuni solamente i beni di proprietà comunale di cui tutti usufruiamo ma di cui non è automatico prendersi cura direttamente. Esistono beni immateriali riconducibili ai servizi e ai benefici che derivano dal prendersi cura dei beni di tutti e che risulta vantaggioso tutelare per il benessere di tutte le categorie di cittadini.

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