Pubblichiamo l'articolo tratto da www.repubblica.it

"Ciascuno di noi ha a che fare con una pubblica amministrazione nella quale il tempo non ha alcun valore".

Sa – dice Luigi Nicolais, ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione – a mia suocera venne riconosciuta l’indennità di accompagnamento sei mesi dopo che era deceduta. Ciascuno di noi ha a che fare con una pubblica amministrazione nella quale il tempo è una variabile indipendente. Anzi: nella quale il tempo non ha alcun valore. Ecco perché sono convinto che questa sia una burocrazia che va tolta di mezzo". Per farlo il ministro, ingegnere chimico, esperto di polimeri, "tra gli scienziati – come si legge nella sua biografia ufficiale – i cui lavori sono stati maggiormente citati nell’IsiHighlyCited.com, sito realizzato dall’Institute for scientific information di Philadelphia" -, ha preparato un Piano che presenterà al Consiglio dei ministri a fine agosto o ai primi di settembre. È la sua "sfida", quella di un tecnico che ora si è appassionato alla politica, dopo aver fatto per cinque anni l’assessore all’Innovazione tecnologica nella giunta campana di Antonio Bassolino.

L’idea è quella di passare dalla stagione delle semplificazioni ("che comunque ha funzionato molto bene, ma che oggi per noi è solo un punto di partenza", ci tiene a precisare) a quella in cui "si abolisce" e nella quale il tempo riacquista valore. Si manda in soffitta, per esempio, l’arcaico certificato di "sana e robusta costituzione" richiesto nelle assunzioni negli uffici pubblici con tanto di test anche sulla sifilide e la tubercolosi nonché di lastre al torace; e si fissa il termine massimo di 9 giorni entro i quali qualsiasi procedimento aperto dalla pubblica amministrazione dovrà essere chiuso tassativamente, con previsione di indennizzo e risarcimento in caso contrario attraverso un credito di imposta.

Prove di una rivoluzione culturale che sprona cittadini e pubblica amministrazione a superare la diffidenza che contraddistingue da sempre i loro rapporti. Un modello che Nicolais, nato a Sant’Anastasia nel profondo hinterland napoletano, vorrebbe copiare dagli Stati Uniti, dove ha insegnato per quasi vent’anni, prima alla University of Washington di Seattle, poi all’Institute of Materials Scienze della University of Connecticut. "È lì – dice – che ho molto ammirato il concetto di libertà nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. Per lo Stato americano il cittadino è per definizione una persona perbene. Ma quando sgarra lo Stato lo punisce senza remore. Ecco, vorrei che anche da noi fosse così".

In concreto Nicolais pensa di cominciare dalla residenza. Il cambio avverrà in tempo reale, contro gli oltre sei mesi necessari attualmente. Il cittadino lo comunicherà per fax, per posta o in via telematica. E il controllo dei vigili urbani? "Solo a campione perché servono più vigili per le strade". La stessa procedura potrà essere seguita per le volture di gas, telefono, acqua, rifiuti. Per arrivare ad una sorta di Sportello unico per il cittadino, dove rivolgersi ed esaurire contemporaneamente una serie di pratiche.

Azzerare i tempi per il cambio di residenza e fissare un tetto di 9 giorni entro i quali concludere un procedimento amministrativo. Esempi? Dal riconoscimento dell’invalidità e dell’indennità di accompagnamento, al completamento di un concorso pubblico.

Tra le cose da abolire, Nicolais pensa alla carta, a quella montagna di carta con cui comunica la pubblica amministrazione al suo interno. "Basta materiale cartaceo", dice. Ma l’avevano detto già anche Frattini e poi Stanca. "No, perché la carta conviveva con le e-mail. Bisogna impedirne l’alternativa".

Poi c’è la carta d’identità. Sarà valida per dieci anni e non più cinque come ora. Ma Nicolais ha deciso di rilanciare la carta elettronica, senza commettere l’errore – dice – del suo predecessore. "Stanca – spiega – studiò ad una carta di identità che conteneva tutti i dati sensibili. Questo bloccò tutto. Io, d’accordo con il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, penso ad una carta come "chiave d’accesso" ai dati, da quelli sanitari a quelli fiscali. Le norme dovrebbero entrare in vigore già a settembre".

Ma è dentro la pubblica amministrazione che Nicolais troverà i maggiori ostacoli alle sue riforme, in quei livelli dirigenziali che mal si adattano ai cambiamenti, sapendo che per loro significano anche una perdita di potere, non solo di status. "Certo – sostiene il ministro – sarà necessario uno svecchiamento. Pensiamo ad uno "scivolamento" verso la pensione per una parte del personale più anziano. I termini saranno concordati con il sindacato". Su 3,5 milioni di dipendenti pubblici ne vanno in pensione circa 9 mila all’anno e con il blocco delle assunzioni deciso da diverso tempo, le uscite sono progressivamente più numerose negli anni. Il ricambio avverrà così, rilanciando un po’ di turn over. Difficile fare stime su quanti avranno i requisiti per lasciare prima, dipenderà da comparto a comparto; dipenderà dai paletti anagrafici e contributivi che verranno fissati nel negoziato con i sindacati. E poi i dirigenti della pubblica amministrazione, studieranno anche l’inglese: "Bisogna prevedere l’obbligo di stage all’estero", dice Nicolais, il ministro che dalle sontuose sale di Palazzo Vidoni sogna l’America.

La Repubblica, 4 agosto 26