Nella democrazia deliberativa le teste non si contano ma si cambiano.
Democrazia e democrazie

Democrazia partecipativa e deliberativa

I casi americano, francese e venezuelano.

Mercoledì 1 aprile si è tenuto a Roma, presso la LUISS Guido Carli, un seminario di approfondimento dal titolo "Esperienze di democrazia deliberativa e partecipativa a confronto".

Che cos’è la democrazia? In che modo e in quali forme essa si realizza?

Sono domande queste che da secoli impegnano filosofi, politici, giuristi e pensatori in genere. Ad oggi la democrazia è senz’altro considerata la forma di governo migliore, la più giusta, poichè essa è governo del popolo per il popolo. Il concetto di democrazia è però un concetto in continuo divenire, in quanto evolve di pari passo con l’uomo.

Partecipazione e deliberazione

Il seminario tenutosi il 1 aprile a Roma alla LUISS si proponeva di analizzare le "nuove" forme di democrazia, partecipativa e deliberativa, che caratterizzano alcuni ordinamenti.

Come sottolineato dal professore Gian Candido De Martin, della LUISS Guido Carli, citando il professore Allegretti, nella sua introduzione, la vera democrazia in senso stretto non si è ancora compiuta, quello in atto è un processo di "democratizzazione della democrazia". In questo senso, le due forme democratiche che si è inteso mettere in luce attraverso questa conferenza si presentano come due nuove sfaccettature, strettamente correlate tra loro, del concetto di democrazia.

La democrazia rappresentativa, quella forma cioè che contempla la partecipazione del cittadino alla vita politica e sociale di un Paese solo attraverso lo strumento del voto, e dunque della delega di poteri, rappresenta solo la prima e più tradizionale forma che la democrazia può assumere. Ma complementare alla democrazia rappresentativa può essere quella di democrazia partecipativa e deliberativa. Quest’ultima forma attribuisce tendenzialmente a tutti i cittadini livelli di responsabilità e consapevolezza ancora maggiori; essa consente loro di agire attivamente per la cura dell’interesse generale e di partecipare al processo decisionale pubblico in maniera più estesa e intensa rispetto al passato.

La discussione in seno al seminario si è successivamente focalizzata su tre realtà, in cui i principi di democrazia partecipativa e deliberativa stanno trovando realizzazione: gli USA, la Francia e il Venezuela.

Democrazia deliberativa negli USA

La prof.ssa Elena Fagotto della Harvard University si è soffermata sul caso degli Stati Uniti, evidenziando come nell’ordinamento americano la democrazia deliberativa stia progressivamente guadagnato terreno nel completare e integrare i meccanismi della democrazia rappresentativa.

Nella sua analisi la professoressa Fagotto ha evidenziato come il processo deliberativo sia per sua natura un processo dialettico e dinamico, che non consiste solo nel mero scambio di informazioni. Esso infatti consente a tutti i cittadini, liberi da coercizioni ed uguali tra loro, di interagire e di creare così una opinione pubblica condivisa, ma soggetta pur sempre a mutamento proprio in seguito al confronto continuo fra le idee individuali.

Dopo un’ampia e utile illustrazione delle diverse definizioni e nozioni che di deliberation e democrazia deliberativa sono state offerte dalla dottrina politologica americana, Elena Fagotto si è soffermata sulle potenzialità e i limiti della democrazia deliberativa. Proprio la consapevolezza della esistenza di alcuni limiti dovrebbe indurre, secondo la Fagotto, ad adottare un atteggiamento pragmatico nei confronti di questa nuova forma di democrazia e a utilizzare i suoi strumenti come "problem solving tools" nel generale ridisegno delle regole e procedure della democrazia tradizionale, quella senza aggettivi.

La Fagotto ha poi illustrato una serie di strumenti ed esempi che possono farsi rientrare nell’ambito della democrazia deliberativa. Si va dal deliberative polling, ai national issues forums, agli study circles, alle citizens’ assemblies e/o consultations. E’ possibile ordinare questi strumenti su una scala a seconda del grado di partecipazione ed empowerment che caratterizzano i singoli modelli. Ma la cosa importante, ha concluso la Fagotto, è che si abbiano sempre presenti quali sono le domande che da porre nella scelta o elaborazione di un modello di democrazia deliberativa. E cioè: 1) quale problema si vuole risolvere; 2) cosa si vuole ottenere; 3) chi deve partecipare; 4) quanto potere vuole o può delegare ai partecipanti a un processo deliberativo; 5) quanto è radicata nelle istituzioni la disponibilità nei confronti dei processi deliberativi. Perchè le persone partecipano non per partecipare, bensì per avere un impatto sulle soluzioni, altrimenti perdono fiducia nel processo.

Democrazia partecipativa in Francia…

Il caso francese è stato illustrrato da Caterina Bova.

L’intervento relativo al caso francese ha focalizzato la propria attenzione sull’istituto del débat public ed in particolare sulle modalità di svolgimento del dibattito. Il principio di partecipazione in Francia si è andato affermando già a partire dagli anni Ottanta ed il débat public è una delle modalità di partecipazione che i cittadini francesi hanno a loro disposizione per partecipare alla vita politica e sociale del territorio. La procedura del “dibattito pubblico” è stata, per la prima volta, disciplinata nella legge 2 febbraio 1995 e poi modificata con l’approvazione della legge 27 febbraio 22 riguardante proprio la “democrazia di prossimità”. Detta legge ha, fra l’altro, previsto la trasformazione della precedente “Commissione nazionale sul dibattito pubblico” in una Autorità amministrativa indipendente con funzioni di più estese.

La predetta Commissione agisce quale soggetto terzo, garante fra il committente dell’opera ed il pubblico; vigila sul rispetto del principio di partecipazione pubblica al processo di elaborazione dei progetti infrastrutturali di interesse nazionale dello Stato, delle comunità territoriali, degli enti pubblici e dei privati, qualora questi abbiano una forte valenza sociale ed economica ed un forte impatto sull’ambiente o sull’assetto del territorio. Il Governo può chiedere alla Commissione di organizzare un dibattito pubblico su «questioni generali in materia ambientale o di assetto del territorio» o su un problema o su una scelta politica e la Commissione può, su sua iniziativa o su richiesta di un committente, formulare pareri o raccomandazioni di ordine metodologico suscettibili di incentivare la partecipazione del pubblico all’elaborazione dei progetti infrastrutturali.

Bova ha sottolineato che al débat public partecipa tutta la popolazione senza alcuna limitazione ed in questo si distingue dalle concertazioni amministrative, usuali in Francia ma riservate alle comunità locali, agli organismi socio economici o alle associazioni. È stato, altresì, messo in evidenza che il débat public è avviato nella fase iniziale del progetto al fine di valutare insieme alla popolazione l’opportunità del progetto stesso e poter eventualmente decidere di avviare soluzioni alternative. Il débat public non è dunque una sede in cui si assumono decisioni che spettano formalmente alle autorità competenti, ma è certamente il luogo dell’ascolto e del dialogo per assumere decisioni ponderate e condivise.

…e in Venezuela

Per quanto riguarda il Venezuela, l’intervento di Federica Parisi, ha in primis sottolineato il differente stadio di sviluppo politico che questo paese ha rispetto ai due precedentemente citati.

Le esperienze di democrazia partecipativa in Venezuela, rivestono, infatti, particolare importanza soprattutto perché permettono di evidenziare come questa rappresenti non soltanto un’evoluzione della democrazia intesa nella sua forma classica, ma uno strumento fondamentale per il raggiungimento e il consolidamento dello stesso sistema democratico.

Nonostante, in ambito locale si riscontri l’assenza di specifiche previsioni normative, nella carta costituzionale e nella legge organica sui poteri pubblici del 25 viene teorizzato il principio di sussidiarietà orizzontale che crea, attraverso il suo legame con istituti di sussidiarietà verticale, una forma di sussidiarietà, che pone al centro delle discussioni pubbliche il cittadino.

Negli ultimi cinque anni, infatti, le sperimentazioni dei percorsi partecipativi a livello municipale hanno rappresentato una concreta affermazione del riconoscimento formale, da parte della Costituzione, alla partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche.

In tale ottica, la Ley de los Consejos Comunales del 26 ha riconosciuto un forte ruolo politico ai cosiddetti Consejos Comunales: organizzazioni “orizzontali” di partecipazione popolare in grado di mettere “in rete” diverse organizzazioni comunitarie, gruppi sociali e cittadini singoli in relazione tra loro per ragioni di vicinanza fisica o condivisione dei medesimi servizi.

Particolare importanza è riconosciuta al caso del bilancio partecipativo che pone al centro dell’attenzione l’abitante, il cittadino inteso come individuo, con l’obiettivo di favorire le azioni di solidarietà e la presa di coscienza dei problemi sociali e delle possibili soluzioni.

Nonostante in questo paese le modalità di partecipazione del popolo alle decisioni pubbliche sia ancora in una fase di definizione, sembrano esserci le premesse per una buona riuscita.

Una forma di democrazia comunicativa ed esigente

Infine, il professore Gregorio Arena ha tirato le somme del seminario. Arena è partito dalla constatazione che le Madri e i Padri costituenti hanno concepito la partecipazione dei cittadini solo mediante le forme della democrazia rappresentativa e, dunque, con il voto e con i partiti. Questo non toglie che possono rinvenirsi appigli costituzionali anche per la democrazia deliberativa. In maniera immediata negli articoli 1; 3, secondo comma; 17 e 18.

Ma, proprio perche alla base della democrazia deliberativa è il libero scambio delle opinioni che trasforma, non aggrega, le preferenze, anche l’articolo 21 inteso come garanzia di libertà e indipendenza della comunicazione, cioè di quel processo volto non alla mera informazione, bensì allo scambio e al dialogo tra visioni del mondo diverse per convincere i democrazia deliberativa la comunicazione è tutto, perchè l’obiettivo è quello di cambiare le teste, non di contarle e questo può avvenire solo garantendo lo svolgimento equilibrato e ordinato di processi comunicativi. Questo comporta che la fiducia nel processo e nella ragione che dovrebbe guidare i partecipanti al processo deliberativo è essenziale. partecipanti al processo di comunicazione della bontà e ragionevolezza delle diverse opinioni. In questo, la democrazia deliberativa è simile alla ricerca scientifica di base. Entrambe hanno una natura dinamica ed entrambe fondano le loro basi sull’incontro, l’approfondimento e il confronto di idee.

Nelle sue conclusioni Arena ha poi evidenziato come la democrazia deliberativa rappresenti una scuola di democrazia in senso ampio, quasi una palestra per il cittadino, che acquisisce responsabilità e consapevolezza del proprio ruolo e valore anche all’interno dei processi decisionali della sua comunità e della società intera. E proprio per questo si tratta di una forma di democrazia molto esigente perchè è pensata per un cittadino attivo.



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