L ' intervento sussidiario consiste nel preservare l ' eticità  delle formazioni sociali, e cioè nel conformarle affinchà© restino luoghi di partecipazione e libertà  effettive e sostanziali.
Labsus Papers

Sussidiarietà  e spazio pubblico

Società  civile e istituzioni politiche alleate per completarsi

È frequente imbattersi in interpretazioni del principio di sussidiarietà che pongono in contrapposizione pubblico o privato, come se si trattasse di due schiere di soldati, l’una opposta all’altra o l’una alternativa all’altra. Il contributo che qui si pubblica, presentato come relazione ad un convegno preparatorio delle Settimane sociali dei Cattolici, muove da una posizione del tutto diversa e cioè che il senso della sussidiarietà sia esattamente quello di una alleanza tra sfera sociale e sfera istituzionale. È la reciproca incompletezza di società civile e di istituzioni politiche che impone, nell’ottica della sussidiarietà, questa alleanza.

Tale complementarietà emerge non solo sul piano dell’attività amministrativa, ma anche su quello delle fonti, poiché, almeno in un contesto democratico, si deve riconoscere che i rapporti sociali, grazie all’azione coesiva delle formazioni sociali, esprimono già un principio ordinante su cui l’ordinamento giuridico e l’autorità statale debbono innestarsi. Se dunque, come si propone, si deve riportare il principio di sussidiarietà – in quanto principio di autonomia – al piano delle fonti del diritto, ciò esige anzi tutto una rilettura – non un abbandono – del principio di legalità affinché si tenga conto della normatività che il corpo sociale riesce ad esprimere.

L’idea di democrazia che il principio di sussidiarietà esprime non si esaurisce pertanto nella articolazione della forma di governo o nell’investitura della classe politica, ma presuppone l’autonomia di spazi di organizzazione sociale e di una partecipazione civica che si compie attraverso l’esercizio quotidiano delle libertà individuali e collettive. In questo senso, il principio di sussidiarietà costituisce elemento portante del raccordo, oggi pericolosamente indebolito, tra sovranità popolare e separazione dei poteri.

Il popolo sovrano è infatti realtà irriducibilmente plurale e la riscoperta del principio di sussidiarietà consente di preservarne ambiti di autonomia e di azione collettiva. Con la sussidiarietà il corpo sociale fissa un limite alla tentazione onnivora e totalizzante delle istituzioni politiche, ancorché democraticamente legittimate.

E tuttavia la sussidiarietà non è un principio descrittivo dell’ordine sociale, comunque quest’ultimo venga a configurarsi, ma ha una componente prescrittiva da cui è inseparabile. L’autonoma iniziativa che la sussidiarietà valorizza è infatti quella che assume la responsabilità dell’interesse generale. Il principio di sussidiarietà si spiega infatti entro una antropologia personalistica per la quale la libertà individuale è preceduta dalla e generata nella solidarietà di altri: alla libertà individuale è pertanto richiesto di farsi a propria volta responsabilità.

Il fondamento della Repubblica sul lavoro esprime questa idea di cittadinanza che si realizza nella costruzione, insieme agli altri, della società. Nella necessità di garantire questa tensione tra libertà e solidarietà si ricava lo spazio sussidiario delle istituzioni pubbliche. Il contributo cerca di individuare quali siano le funzioni fondamentali che, in ottica di sussidiarietà, la sfera istituzionale deve svolgere. In particolare si sottolinea che la sfera istituzionale debba scongiurare il rischio della trasformazione degenerativa della libertà in potere (privato).

La società è il luogo di formazione e di svolgimento della personalità individuale e, tuttavia, i rapporti sociali, da luogo di libertà e di partecipazione, possono trasformarsi in ambiti di potere e di corrispondente soggezione. Nel mercato tale fenomeno è diffuso e l’ordinamento lo contrasta anche a mezzo della legislazione antitrust. L’intervento sussidiario consiste allora nel preservare l’eticità delle formazioni sociali, e cioè nel conformarle affinché restino luoghi di partecipazione e libertà effettive e sostanziali.

Le istituzioni hanno poi l’ulteriore funzione di allargare il raggio della solidarietà che i rapporti sociali possono esprimere: dalla cura del prossimo (il “volto dell’altro”) che la relazione sociale riesce ad incrociare ad un’ottica complessiva e sintetica di giustizia, capace di includere il terzo escluso, lontano o finanche assente. Infine, nel contributo si afferma che la sussidiarietà sospinge verso la costruzione di una sfera pubblica che non sia solo la coesistenza (il semplice affiancamento) di impostazioni che convivono separate, ma che si configuri come spazio coabitato, condiviso, sede di esperienze comuni. Applicando le categorie del personalismo, infatti, il contributo individua nello spazio pubblico la sede in cui le identità, lungi dal perdersi o dal diventare irrilevanti, sono generate e continuamente alimentate.

Perché possa adempiere a queste essenziali funzioni, occorre però che la sfera pubblica mantenga la qualità di uno spazio aperto, di confronto dialettico. In quest’ottica, l’ultima parte del saggio discute il rapporto tra principio di sussidiarietà e rappresentanza alla luce delle recenti proposte di modelli di democrazia deliberativa e partecipativa.

La sfera della rappresentanza appare potenzialmente la più inclusiva, perché si propone di rendere presente anche l’assente. Perché questa potenzialità si realizzi occorre però che siano mantenuti canali di raccordo fondamentali tra le formazioni sociali e la sfera pubblica. Il contributo evidenzia in particolare l’importanza di una riforma dei partiti che miri a configurarli come autentiche formazioni sociali, e cioè come ambiti, anche nella loro dimensione interna, di dialogo e di democrazia.

Citazione suggerita:

PIZZOLATO F., Sussidiarietà e riqualificazione dello spazio pubblico, in Labsus Papers (29), Paper n. 15.



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