L'autore prospetta dunque una nuova concezione di welfare "opposta fin dalle sue fondamenta antropologiche rispetto a quella conosciuta fino ad ora"
Cultura

Politiche sociali e sussidiarietà 

Luca Pesenti esamina le politiche sociali e prospetta un nuovo tipo di welfare

In Europa le politiche sociali non hanno saputo ben adattarsi al mutato tessuto sociale di un'Europa sempre più "vecchia" e alle conseguenze, anche indirette, delle dinamiche della globalizzazione. Vi è dunque bisogno, secondo Pesenti, di un ripensamento complessivo delle politiche sociali nonchà© dei presupposti teorici sui quali esse poggiano

In “Politiche sociali e sussidiarietà “, Luca Pesenti esamina l’evoluzione delle politiche sociali in Europa e in particolar modo in Italia, analizzando gli elementi di forza e di debolezza delle teorie di riforma di tali politiche in un contesto radicalmente mutato dal periodo in cui esse furono delineate e prospetta inoltre un nuovo tipo di welfare, che ha come base teorica il principio di sussidiarietà .

L’assunto che caratterizza la prima parte del libro è che “i cambiamenti nelle strutture dei diversi mercati del lavoro, nelle strutture familiari, nell’assetto demografico e nella struttura etnoculturale..” che hanno interessato il mondo negli ultimi decenni, hanno fatto si che emergessero “nuove dimensioni del bisogno sociale” a cui le moderne politiche sociali dovrebbero adattarsi. I contesti sociali hanno dunque subito una radicale trasformazione “sotto la spinta di fenomeni complessi, di natura esogena (legati alla dinamica di globalizzazione economica e sociale) o endogena (legati soprattutto all’invecchiamento della popolazione e alla modificazione dei sistemi occupazionali)”.

Esse devono dunque sapersi adeguare alla “dimensione «liquida » e incerta dei processi sociali contemporanei”, che porta con se nuove problematiche come la vulnerabilità  e l’esclusione sociale, che non interessano solo le fasce meno abbienti della popolazione, ma che riguardano sempre più il ceto medio.

Tra i cambiamenti socio-demografici, l’autore pone la sua attenzione sull’indebolimento dell’istituzione familiare e sul paradosso che “questa famiglia della tarda modernità , sempre più indebolita e instabile, debba però contestualmente sopportare il peso crescente della cura, che assume particolare rilievo e drammaticità  rispetto ai processi di invecchiamento che investono tutte le società  europee”. Vi è inoltre un nesso tra i tassi di fecondità , molto bassi in Europa, e l’occupazione femminile: laddove vi è un alto tasso di occupazione delle donne, vi è anche un tasso di natalità  maggiore (in Italia la contrazione dell’occupazione per le classi di età  più giovani va di pari passo con un’alta età  media della donna al parto e con un basso tasso di fecondità ). L’invecchiamento della popolazione comporta dei costi maggiori per le politiche sociali, a scapito della crescita economica: vi è quindi bisogno di un ripensamento complessivo del welfare state.

Il welfare della sussidiarietà 

La risposta alla crisi dei moderni sistemi di welfare verrebbe secondo l’autore da una radicale trasformazione di tali sistemi “a partire dall’apertura dello spazio pubblico ai soggetti privati (profit e non profit), un atteggiamento promozionale nei confronti della famiglia, una nuova impostazione dell’intervento pubblico orientata alla sussidiarietà  e alla governance societaria”.

Per operare questa trasformazione verso una “welfare society” vi è anzitutto bisogno di un cambiamento dei presupposti antropologici della cittadinanza, mettendo dunque da parte l’ “antropologia negativa” dell’impostazione hobbesiana, “individualista, materialista e utilitarista, che «legge » l’uomo come un individuo naturalmente portato alla sopraffazione e al conflitto nei confronti degli altri uomini”, per sostituirla con “un’antropologia positiva di derivazione cristiana fondata […] sulla fiducia e sulla riscoperta di una soggettività  capace di una «libertà  responsabile »”.

In questo modo, secondo l’autore, si apre la strada per un ripensamento del ruolo dello stato, “che si specializza funzionalmente in compiti di sussidio rispetto alla società  civile e di garante delle regole del gioco per individui e soggetti sociali”, lasciando spazio all’iniziativa autonoma dei cittadini e quindi al principio di sussidiarietà . Dunque, in questo stato “finalizzato alla difesa della libera espressione sociale”, vi sarà  “una profonda rilettura delle politiche sociali, che perdono la loro impostazione pubblicistica per aprirsi a formule di «quasi mercato » nelle quali sperimentare formule di partnership tra pubblico e privato, in cui alla modalità  regolativa di tipo gerarchico viene sostituita una regolazione reticolare”.

L’autore prospetta dunque una nuova concezione di welfare “opposta fin dalle sue fondamenta antropologiche rispetto a quella conosciuta fino ad ora”, nella quale il ruolo dello stato, “improntato alla social governance”, è ridotto al coordinamento e alla supervisione delle azioni e dei progetti derivanti dalla società  nelle sue varie forme (in primis famiglia, privato sociale ed impresa).

Pesenti passa poi all’analisi dei progressi raggiunti in tal senso in Italia, facendo in particolare riferimento alla regione Lombardia. Secondo l’autore “il welfare lombardo mostra infatti i tratti tipici di un quasi mercato a vocazione sussidiaria”, dove all’ente pubblico spetta una funzione di finanziamento, mentre la funzione di gestione è “sempre più affidata a organizzazioni del Terzo settore e anche di mercato”. Particolare attenzione è stata data alla famiglia “per la capacità  delle reti familiari di produrre forme di capitale sociale e beni relazionali”, spesso con interventi di sostegno economico (con particolare riferimento al caregiver, assistenza ad un familiare, a volte retribuita). Sempre con riferimento alla regione Lombardia, l’autore esamina la capacità  delle imprese di offrire dei servizi di welfare e afferma che in Italia sono soprattutto le grandi imprese ad offrire tale tipo di servizi mentre le Pmi, che costituiscono oltre il 9percento delle imprese nazionali, sono ancora in ritardo su tale fronte, malgrado vi siano dei segnali incoraggianti (ad esempio, oltre il 5percento delle Pmi lombarde hanno realizzato “azioni positive della conciliazione famiglia-lavoro”, spesso attraverso forme di orario flessibili).

In “Politiche sociali e sussidiarietà ” Luca Pesenti propone dunque un ripensamento complessivo, “dalle fondamenta” del sistema di welfare, che deve sapersi adattare alle nuove sfide imposte dalla globalizzazione e dalla trasformazione del tessuto sociale e che deve essere improntato ad una concezione che tiene maggiormente conto dell’individuo e della società .

PESENTI L., Politiche sociali e sussidiarietà , Edizioni lavoro, 28.



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