La storia dell ' ex Colorificio riscopre la "funzione sociale" della proprietà ?
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Pisa, tutti i colori dei beni comuni

Nell'ottobre scorso la marcia colorata per recuperare un bene abbandonato nel degrado

Sei mesi fa, esattamente il 20 ottobre scorso, l ' ex Colorificio di Pisa di via Montelungo, è divenuto esempio emblematico dei sempre più diffusi casi di riqualificazione civica di edifici abbandonati. In diverse città  i cittadini si stanno riappropriando di spazi, pubblici o privati, in evidente stato di derelizione per farne il motore di sviluppo economico e progresso sociale, oltre che strumento per la produzione si servizi di welfare a beneficio delle comunità  locali. E lo fanno essendo purtroppo costretti a forzare in molti casi le regole della legalità  formale, non necessariamente quelle della legalità  costituzionale. Quest'ultima, infatti, richiede ai proprietari, pubblici o privati, di assicurare una "funzione sociale" e quindi di assumere una "responsabilità  sociale" (art. 42 Cost.) e ai cittadini di prendere l'iniziativa per agire in vista dell'"interesse generale" (art. 118.4 Cost.). Ma lo fanno (e devono farlo per restare nei limiti della legalità  costituzionale) senza rinunciare a un dialogo e a un riconoscimento da parte di tutti gli interlocutori, istituzionali e non.

Quello dell’ex Colorificio Toscano è un percorso che come raccontato già  da Labsus prende avvio il 13 ottobre dello scorso anno, quando quattrocento persone hanno passato in rassegna i luoghi colpiti dal degrado urbano a Pisa. E’ stata una marcia solidale grazie alla quale la collettività  pisana ha cominciato a prendere coscienza di un bisogno primario, quello di sottrarre beni, pubblici o privati, allo stato di abbandono in cui versano e farne luogo di elaborazione di risposte dal basso ad altri bisogni della collettività . Sempre più spesso le collettività  locali si è attivata in prima persona per offrire una risposta ai propri bisogni. A muovere i cittadini pisani è stata un’esigenza collettiva che mal si conciliava con la logica individidualista della J. Colors, multinazionale proprietaria dell’immobile. Per Pisa il 2 ottobre può segnare l’inizio dell’abbattimento dello storico paradigma bipolare per fare largo al modello dell’amministrazione condivisa. Basterebbe che impresa proprietaria e amministrazione si muovessero nell’ottica di condivisione delle risorse riconoscendo e favorendo il ruolo del “Colorificio liberato” come piattaforma di sviluppo della comunità  locali in grado di incubare imprese a vocazione sociale e nuovi servizi di welfare. E’ ciò che è avvenuto con l’esperienza Senza Filtro di Bologna dove anche il proprietario privato ha capito che si trattava di una soluzione conveniente per sà© e per l’interesse generale. Se è l’interesse generale a guidare tutti gli attori, infatti, allora si può senz’altro parlare di amministrazione condivisa.

Un semestre a colori

Le prime attività  svolte nell’ex-Colorificio sono state quelle del Progetto Rebeldia, ma svariati sono stati i progetti realizzati da una rete di ong, gruppi studenteschi e associazioni. Nei primi sei mesi hanno preso avvio laboratori di teatro, danza e canto, una ciclofficina, una sala concerti, una cucina, una caffetteria, un cinema, una biblioteca, un’aula studio, un media center, uno sportello migranti, una palestra di arrampicata, una scuola d’arabo e un punto di acquisizione per i gruppi di acquisto solidale. Sono ancora tante le attività  in fase di costruzione, quali la creazione di un’area sportiva polivalente, un laboratorio di orti e autoproduzione, uno spazio danza e corpo, una sala prove e di registrazione. Il 2 aprile nella struttura di Via Montelungo ha avuto luogo la festa di tutte le attività , in particolare l’allargamento della Palestra d’arrampicata e la nascita del nuovo Gruppo Artigiani Artisti Rebeldia (GAAR).

Future colorful goals

La storia dell’ex Colorificio dunque non finisce qui. L’iniziativa dei cittadini attivi di Pisa rischia di essere spenta da un provvedimento di sequestro dell’immobile. Ma il sequestro non è la soluzione perchà© sostituirebbe a un’iniziativa volta alla ” valorizzazione ” e al ” riuso ” di bene comune essenziale per la collettività  pisana, l’inerzia della ” svalutazione ” e dell’ ” abbandono ” di un bene privato.

Tra gli obiettivi futuri vi è un ritorno ai vecchi saperi, mediante l’attivazione di corsi di saldatura, di lavorazione del legno, di cucito, di lavorazione della creta e della pietra. Quella che nasce come esperienza di cittadinanza attiva fa un passo avanti, passando dall’incentivo di forme di sussidiarietà  alla lotta alla mafia. Ai festeggiamenti del 2 aprile hanno partecipato infatti esponenti nazionali dell’associazione Libera. Il tutto è stato corredato dalla mostra fotografica di Raouf Gharbia, che in linea con lo spirito di integrazione, ha esteso il dialogo ad una moltitudine di culture. L’esperienza dell’ex Colorificio vuole essere monito di quella parte dell’Italia che agisce e reagisce costruttivamente e pacificamente agli stimoli che partono dal basso.



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