Il fatto di ritinteggiare le aule si può interpretare in due modi diversi: da una parte come " fare qualcosa che non ti spetta e che fai tuo malgrado " , dall ' altra invece può diventare " un motore di cittadinanza, una forma di partecipazione ad una vita comunitaria, un momento di socialità , di relazione"
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Scuola Pisacane, una potenziale scuola di comunità  multietnica

Perchà© non favorire l ' entusiasmo ed il protagonismo dei genitori " attivi " ?

foto_Pisacane_2Un doposcuola autogestito, interventi di manutenzione e pulizia, iniziative interculturali e di autofinanziamento; i genitori degli studenti della scuola Pisacane non si sono limitati a chiedere al Comune di Roma la piena fruibilità  dell'edificio, che versa in condizioni di degrado insostenibili, ma si sono già  attivati nell'ottica di una gestione condivisa dei beni comuni. Giulia Pietroletti, membro dell'associazione genitori Pisacane 011 (per i bambini da 0 a 11 anni), ci ha raccontato cosa vuol dire frequentare la scuola più multietnica della capitale, descrivendo i progetti che i genitori vorrebbero realizzare per trasformarla in una scuola di comunità  ma che la burocrazia non facilita.

Nel quartiere di Tor Pignattara, in via di Aqua Bullicante 30, si trova una scuola elementare in cui dei 176 studenti solo 40 hanno la cittadinanza italiana; spesso la cronaca e la politica si sono occupate della scuola Pisacane elogiandola come modello di integrazione e per la sua offerta formativa all’avanguardia, trascurando però le evidenti problematiche strutturali ed il fatto che negli ultimi tempi gli italiani non iscrivevano più i loro figli in questa scuola.

Queste le attuali condizioni della struttura che ospita anche una scuola materna: infiltrazioni nelle pareti, cornicioni malmessi, crepe sulle scale interne, sporcizia, crollo di intonaci, zone interdette (la struttura infatti ospita un numero di bambini ridotto rispetto al suo potenziale di capienza), chiusura del cortile, bagni vecchi, alunni dislocati in aree remote dell’edificio.
Recentemente i genitori dei bambini hanno lanciato una petizione per chiedere che il Comune di Roma si impegni a garantire in tempi brevi l’avvio dei lavori per ristabilire la piena fruibilità  della scuola, considerato lo stato di sicurezza precario in cui versa l’edificio.

Un potenziale non sfruttato

foto_Pisacane1I lavori di consolidamento strutturale (per un valore di 1,5 milioni di euro) erano stati approvati nel 2009 ma sono stati bloccati dal patto di stabilità , i lavori “palliativi” (per un valore di 120mila euro) per migliorare la dislocazione interna delle aule sono stati negati dal Comune; ai genitori dell’associazione Pisacane 011 non è rimasto che attivarsi ed intervenire in prima persona.

Sono stati realizzati interventi di manutenzione (tinteggiatura delle pareti) e di pulizia interna e sono state organizzate diverse attività  di autofinanziamento (come ad esempio un banco dell’usato al mercato del Pigneto) che hanno permesso l’accumulo di un piccolo fondo che i genitori vorrebbero utilizzare per pitturare le aule.

“Non riusciamo però a trovare un accordo in questo senso con la scuola”, spiega Giulia Pietroletti, “non siamo messi in condizione dalla scuola Pisacane di utilizzare questi soldi e queste energie (..) e al momento siamo fermi, in attesa”.
Anche se nella petizione nei confronti del Comune di Roma si legge che “La manutenzione e la pulizia delle scuole è un dovere pubblico, non devono essere i genitori a prendersene carico”, secondo Pietroletti tra il diritto legittimo di un genitore ad avere una scuola pulita, decorosa ed accogliente ed i problemi dell’amministrazione, in questo periodo di crisi, a soddisfare queste richieste è necessario trovare un compromesso.

“C’è chi si pone in una posizione più rivendicativa, chi invece, facendo un ragionamento più concreto, si vuole rimboccare le maniche per migliorare la quotidianità  dei propri figli. Io sono per fare entrambe le cose. (..) La scuola si sta ponendo in una posizione non netta ed il potenziale dell’associazione dei genitori, dei cittadini che si vogliono mettere al servizio di un bene pubblico, è stato recepito solo in piccola parte”.

La rappresentante dell’associazione ci spiega che il fatto di ritinteggiare le aule si può interpretare in due modi diversi: da una parte come “fare qualcosa che non ti spetta e che fai tuo malgrado”, dall’altra invece può diventare “un motore di cittadinanza, una forma di partecipazione ad una vita comunitaria, un momento di socialità , di relazione. (..) Se la scuola si pone in maniera collaborativa e cooperativa, dando il giusto valore a quello che fanno i genitori associati che si vogliono prendere cura della scuola dei propri figli, questo diventa un fattore di cambiamento, se invece mantiene una posizione di chiusura in cui le famiglie devono solo mettere ‘le pezze’ a quelle che sono delle carenze, delle situazioni intollerabili, allora diventa una situazione difficile da gestire per tutti. (..) Prendiamo quello che di buono ci può dare questa situazione per fare in modo di rinegoziare quelli che sono i rapporti classici, statici tra amministrazione e cittadini”.

Un doposcuola gestito dall’associazione dei genitori e dalla comunità  di quartiere

foto_Pietroletti“Inizialmente molti genitori non vedevano le potenzialità  di un’associazione”, sostiene Pietroletti che sottolinea come la scuola dell’infanzia incentivi la partecipazione, sviluppando la creazione di laboratori a classi aperte in cui le maestre mettono a frutto le competenze e l’entusiasmo dei genitori.

Il primo progetto dell’associazione Pisacane 011 è stato il doposcuola perchà© “volevamo aiutare la scuola sulla base delle esigenze della scuola stessa (..) ad esempio ci siamo resi conto che alcuni bambini che non hanno famiglie parlanti italiano hanno più difficoltà  a fare i compiti a casa. (..) Abbiamo voluto rilanciare una difficoltà  e farla diventare un’opportunità  per tutti, un momento di integrazione in cui anche le famiglie potessero socializzare (..) sono nate infatti delle condivisioni e delle amicizie con le famiglie straniere” (in maggioranza bengalesi NdR).

L’associazione Pisacane 011 è stata fondata da genitori italiani, ci spiega la rappresentante, ma il doposcuola è stato fruito quasi esclusivamente da bambini di origine straniera (anche 50 nello stesso giorno) perchà© evidentemente “abbiamo intercettato un bisogno reale”.
Come conseguenza dei tagli all’istruzione infatti sono stati eliminati alcuni servizi scolastici come gli incontri di mediazione culturale e gran parte delle ore aggiuntive per l’insegnamento dell’italiano.
Nella realizzazione del progetto, continua Giulia Pietroletti, “siamo stati grandemente aiutati da volontari esterni” perchà© in un momento in cui gli italiani erano poco partecipativi, ex insegnanti, volontari dell’associazione Binario 15, signore del quartiere, studenti universitari, hanno accolto l’appello che abbiamo lanciato in rete ed hanno supportato l’iniziativa che probabilmente sarà  replicata il prossimo anno.

L’associazione Pisacane 011 ha partecipato inoltre ad un bando del CESV, per la formazione dei volontari, con un progetto per far acquisire ai genitori delle scuola delle competenze utili alla facilitazione culturale, in modo da poter coinvolgere i genitori stranieri come mediatori per le loro stesse comunità .
L’associazione avrebbe voluto organizzare altre iniziative ma gli spazi all’interno della scuola sono stati concessi solo in funzione del doposcuola.

Carlo Pisacane e la cittadinanza

A volte la storia, o la casualità , determina delle piacevoli coincidenze, il fatto che la scuola Pisacane sia frequentata da un cosìalto numero di bambini di origine straniera, molti di loro rappresentano le cosiddette seconde generazioni, non può che onorare il nome del patriota. Lo stesso non si può dire per la polemica nazionale sul diritto di cittadinanza ai figli di stranieri, che magari sono nati in Italia o che vivono qui da anni; tornando però al 1849 è interessante rileggere cosa pensassero della cittadinanza Pisacane, Garibaldi, Mazzini, Armellini e tutti gli altri fondatori della Repubblica Romana e come abbiano disciplinato questo aspetto nella loro Costituzione.

Considerando anche solo l’articolo 1:
Sono cittadini della Repubblica:

  • Gli originarii della Repubblica;
  • Coloro che hanno acquistata la cittadinanza per effetto delle leggi precedenti;
  • Gli altri Italiani col domicilio di sei mesi;
  • Gli stranieri col domicilio di dieci anni;
  • I naturalizzati con decreto del potere legislativo

Per “originarii” della Repubblica non si intende “i figli legittimi di cittadini a loro volta originarii”; i diritti non derivano quindi dalla discendenza ma pertengono alla persona, l’originario e quindi cittadino è colui la cui esistenza origina nella Repubblica.
I costituenti della Repubblica Romana nel primo articolo non fanno altro che proclamare lo ius soli; di fatto nà© Garibaldi, nà© Mazzini erano romani per diritto di sangue, ma lo diventano perchà© con Roma si identificano.

Guarda l’intervista a Giulia Pietroletti; nella prima parte vengono affrontati i problemi strutturali della scuola, la seconda parte è dedicata alle attività  dell’associazione genitori Pisacane 011.

mail: rostelli@labsus.net
facebook: Fabrizio Labsus

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