" Ci siamo chiesti come fare a conciliare le nostre esigenze di sviluppo con quelle del territorio. Cosìci siamo domandati cosa poteva darci il fiume e cosa potevamo restituire noi in cambio "
Storie e notizie

L ‘ azienda Loccioni ha riqualificato 2 km del fiume Esino

Si può adottare un fiume?

medium_2677023728L'azienda Loccioni ha adottato un tratto di 2 km del fiume Esino, vicino ai suoi stabilimenti. Grazie alla collaborazione degli enti locali è stato possibile avviare un progetto di manutenzione e cura del fiume e ottenere in cambio la possibilità  di trarre energia dai materiali vegetali.

Genesi dell’idea

Il fiume Esino era stato dichiarato da anni esondabile. Un vero problema per gli abitanti delle zone limitrofe e per l’azienda Loccioni, che ha gli edifici delle sue attività  nei pressi del fiume. L’idea di prendersi direttamente cura del fiume, racconta Enrico Loccioni, patron dell’omonima azienda, è nata quando “ci siamo chiesti come fare a conciliare le nostre esigenze di sviluppo con quelle del territorio. Cosìci siamo domandati cosa poteva darci il fiume e cosa potevamo restituire noi in cambio”. Il primo obiettivo è stato quello della cura e manutenzione del letto fluviale in stato di abbandono, realizzando un’operazione di messa in sicurezza della zona. Ai lavori, durati circa due anni, hanno partecipato artigiani e operai del territorio. Questo ha reso possibile da una parte realizzare uno sviluppo ambientale dell’area e dall’altra creare opportunità  di lavoro e quindi sviluppo economico ed occupazionale.

Come si è sviluppato il progetto: la “mezzadria” ai nostri tempi


Il progetto è stato reso possibile dalla collaborazione con gli enti locali, inizialmente i Comuni di Rosora e Maiolati Spontini e in un secondo momento la Provincia di Ancona e la Regione Marche. L’alleanza è stata siglata con una concessione, della durata di nove anni, che consente al gruppo Loccioni di pulire l’albo fluviale annualmente e recuperare i materiali vegetali utili alla produzione di energia. L’idea che è alla base di questo accordo è quella di creare una cooperazione per dividere e condividere responsabilità  e soluzioni; potremmo dire che sia quasi una rivisitazione del concetto di mezzadria applicato ai nostri tempi. Infatti spiega Enrico Loccioni, “la mezzadria consisteva in una divisione di ruoli tra il proprietario che metteva a disposizione il capitale e il mezzadro che ricambiava con lavoro ed idee” e questo può essere un esempio, anche storico, di come la collaborazione tra i vari componenti della società  porti a trovare soluzioni ottimali e una migliore allocazione di risorse. Il rapporto pubblico-privato porta ad un miglioramento delle generali condizioni di vita di tutti poichà© crea vantaggi e opportunità , cosìcome testimonia l’esperienza del fiume Esino.

Prenditi cura di un bene comune e si prenderà  cura di te

I lavori di manutenzione hanno reso possibile ricavare materiale vegetale tale da poter soddisfare le esigenze energetiche di circa 7 abitazioni, il corrispettivo di 2 megawatt l’anno. Il materiale ricavato dal fiume servirà  ad alimentare per due anni una centrale di biomasse per i consumi dell’azienda Loccioni. Inoltre il progetto proseguirà  con la realizzazione di due centrali idroelettriche ad acqua corrente. Questi rappresentano solo una parte dei grandi benefici che sono stati ricavati dal fiume. L’opportunità  di lavoro, le conseguenze positive per l’ambiente e la popolazione limitrofa, la sicurezza di un’area ora gestita e curata e quindi la possibilità  di poter tornare a riviverla, sono infatti l’altra parte dei “regali” che il fiume ha fatto a chi se n’è preso cura.

LEGGI ANCHE:



Lascia un commento