La dimostrazione di come " un piccolo fiammifero diventi un fuoco molto grande "
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Giocabulando, il gioco dei beni comuni

A Parma i giochi sono beni comuni

A volte è possibile che il  messaggio dei beni comuni passi attraverso un gioco. Questo è quanto è avvenuto a  Parma  con il progetto Giocabulando, grazie alla  Cooperativa La Bula  e all ' associazione culturale  Pianeta Verde. Il tutto con il sostegno della fondazione Cariparma, la ditta Jove e la Banca Reggiana Credito Cooperativo (ora Banco Emiliano Credito Cooperativo). Inaugurato lo scorso 30 settembre il parco al centro dell'iniziativa.

Come ci confermano i protagonisti di Giocabulando, Fabio Amadei per La Bula e Massimiliano Colangelo per Pianeta Verde, i contatti e la collaborazione con la pubblica amministrazione ci sono stati, pur se tra molte difficoltà  e un vuoto legislativo a riguardo. ” Siamo stati fermi un anno per individuare la normativa di riferimento ” sottolineano i due responsabili ” spesso è accaduto che tutto fosse pronto ma ci si è fermati davanti al problema ‘chi fa cosa’ ” .  Il progetto ha portato alla realizzazione in modo partecipato del parco pubblico di Strada Quarta, adiacente alla sede della cooperativa La Bula, dal 1980 impegnata nella formazione e nell’integrazione sociale per i giovani disabili, con giochi realizzati da ragazzi delle scuole della zona. Una ” progettazione partecipata ” avvenuta tramite la creazione di laboratori seguiti dall’associazione Pianeta Verde.

” Partire dal gioco ” per arrivare al coinvolgimento dell’intera comunità . Un modo di curare quelle relazioni sociali che costituiscono il capitale sociale del territorio. ” Parlo da un’osservatorio di Cooperativa sociale ormai attiva da 33 anni, in cui la scelta di condividere tutto con i cittadini e il territorio è stata vissuta a 360 °. Avere il coraggio di fare le proposte e non vergognarsi di chiedere, paga. Il singolo cittadino viene a fare volontariato e recupera la memoria storica di quest’area verde ” spiega Fabio Amadei. La dimostrazione di come ” un piccolo fiammifero diventa un fuoco molto grande ” , questa la metafora utilizzata da Massimiliano Colangelo per definire la loro esperienza in Giocabulando.

La burocrazia e il vuoto legislativo

Non è stato facile giungere a tutto questo, proprio per quel vuoto legislativo di cui si parlava all’inizio. ” L’ostacolo più difficile da superare è quello della burocrazia e dei dirigenti ”  afferma Massimiliano. Una lungaggine burocratica che ha costretto gli attori a vedere realizzati i loro impegni solo dopo 3 anni. Un tempo lungo che diviene un problema serio soprattutto quando si entra in relazione con il mondo dei privati. Resta l’orgoglio di avercela fatta lo stesso (il parco di Giocabulando è stato inaugurato lo scorso 30 settembre, resta l’ultimo gioco da completare ma si confida nella conclusione dei lavori in tempo per la prossima primavera). ” Siamo una piccola cooperativa sociale che vive per le finalità  per cui è nata, che chiede un finanziamento ad una fondazione privata per un progetto per la comunità . E’ proprio questa capacità  di farsi da tramite ‘chiedo, ci lavoro, restituisco’ la chiave vincente che la comunità  ci ha riconosciuto e che ricambia con la fiducia.

Vivere il progetto come un’avventura

Un’esperienza che ha lasciato tantissimi bei ricordi nella memoria dei nostri referenti. Fabio ricorda con piacere il giorno dell’inaugurazione del parco. Soprattutto coloro che vi hanno partecipato: ” abbiamo voluto invitare i tanti ragazzi che negli anni hanno partecipato a Giocabulando e vedere la loro partecipazione e abbiamo notato come hanno recuperato l’emotività  di quei momenti. L’energia e l’entusiasmo che ci sono tornati indietro sono stati molto di più di quanto ne avevamo messi ” . A Massimiliano ha colpito la riuscita dei laboratori nelle scuole: “il fatto importante è che non c’era una linea di laboratorio definita, quanto piuttosto un ‘vediamo cosa vogliono fare’ cioè cosa interessa fare al ragazzo, seguirlo e aiutarlo nel percorso. Ed è quello che abbiamo voluto dimostrare ai ragazzi, come un progetto sia un’avventura ” .

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