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Terre vive, all’asta i terreni del Demanio

- 25 novembre 2014

Il decreto contiene misure per lo sblocco della vendita o dell’affitto di terreni pubblici, destinati, in prelazione, ai giovani agricoltori. Lo scopo è quindi quello di incentivare il ricambio generazionale (riguarda infatti gli imprenditori under 40) e di far rivivere i terreni statali adatti alla coltivazione, trasformandoli in un’opportunità di lavoro. Il progetto prevede la vendita o l’affitto di 5.500 ettari di terreni pubblici: 2.480 ettari del Demanio, 2.148 ettari del Corpo forestale dello Stato e 882 ettari del Centro Ricerche in Agricoltura (Cra). Tali terreni potranno essere alienati, o locati nel caso in cui non si trovasse un acquirente, per una quota minima del 20% con preferenza per i giovani imprenditori agricoli. Questo decreto va di pari passo con “Campolibero”, un’altra iniziativa per la competitività che prevede anche la detrazione del 19% del canone d’affitto proprio per i giovani imprenditori, ai quali è anche data la possibilità di ottenere mutui, per questi terreni, a condizioni davvero agevolate (tasso zero per dieci anni).

La critica degli ambientalisti e il modello di Roma

Il decreto in questione non è però stato accolto con favore dalle associazioni ambientaliste, che anzi l’hanno molto criticato. Secondo gli ambientalisti il fatto che si preveda il meccanismo dell’asta pubblica per i terreni con valore superiore ai 100.000 euro (per gli altri terreni è invece usata l’asta online), comporta in realtà un grande limite per i giovani, cui dovrebbe essere diretto. Questa cifra infatti tenderebbe ad escludere la maggior parte dei giovani imprenditori che spesso non possiedono grandi capitali. Proprio per questo gli ambientalisti e i giovani imprenditori preferiscono come soluzione i bandi e l’affitto, poiché ai loro occhi il meccanismo della vendita è solo un modo per “fare cassa” nel breve periodo. Il problema che però tocca più da vicino le associazioni ambientaliste è l’enorme rischio speculativo che rischia di coinvolgere tale progetto, il decreto infatti pone un limite di soli vent’anni per non passare dalle coltivazioni alla costruzione di palazzine. In alternativa al modello della vendita (che fa comunque incassare allo Stato meno dell’affitto), il sindaco di Roma, Ignazio Marino, in base ad una petizione firmata da 10mila persone ha presentato il primo bando pubblico per assegnare molti dei terreni incolti che offre la Capitale agli agricoltori. Sono da poco usciti i vincitori di questo primo bando. Adesso tocca quindi ai giovani imprenditori agricoli usare tali terreni per avviare coltivazioni biologiche e rilanciare il settore.

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