Land2Lend

Arriva Land2Lend, per chi vuole trovare un terreno da coltivare

- 15 gennaio 2015

Tommaso Romagno e Donato Macario, questi i nomi dei due fondatori di Land2Lend, una startup nata con l’intento di valorizzare i terreni in stato di abbandono. In Italia sono infatti tre milioni e mezzo gli ettari di terreni inutilizzati, e di questi quasi 400 mila risultano essere in mano ai privati. Numerosi indicatori hanno però delineato, negli ultimi anni, un crescente interesse nei confronti del mondo della coltivazione e dell’agricoltura. Alcune ricerche commissionate dagli operatori del settore hanno quantificato con precisione questo trend. Uno dei dati emersi indica infatti che circa un terzo degli italiani, soprattutto se proveniente dalle città, si dichiara interessato ad andare a vivere in campagna e a produrre cibo. Nell’ultimo anno sono inoltre nate 11 mila nuove imprese agricole, il 13% delle quali condotte dai giovani. I due giovani fondatori della startup, Tommaso e Donato, sono cresciuti insieme in un paese vicino a Bari, Rutigliano, con una grande vocazione agricola. Pur avendo intrapreso due percorsi formativi e lavorativi diversi, si sono ritrovati nella creazione di un progetto che coniugasse al suo interno innovazione sociale e sostenibilità, Land2Lend per l’appunto.

Come funziona la piattaforma?

L’idea è che chiunque possieda un terreno inutilizzato possa inserirlo sulla piattaforma Land2Lend e metterlo a disposizione di tutti coloro che lo vogliano rendere produttivo. Questo avviene tramite un meccanismo di crowdfunding reward based, cioè un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. E’ insomma una pratica che consiste nella raccolta di finanziamenti via internet a fronte di una ricompensa, che gli ideatori del progetto hanno soprannominato “crowdfarming”. In linea con questa definizione, Land2Lend prevede infatti che chi si incarichi di finanziare il progetto agricolo riceva in cambio il prodotto, fresco o lavorato. Diversi sono gli intenti che la startup si propone, innanzitutto quello di mappare tutti i terreni inutilizzati, sia privati che pubblici, geolocalizzandoli e illustrandone poi le caratteristiche. Successivamente verranno offerte consulenze e opportunità diverse in base alle peculiarità del terreno e alle intenzioni di chi lo coltiva. Ad esempio, se si è in possesso di un piccolo appezzamento di terra, i consulenti probabilmente consiglieranno il recupero delle coltivazioni autoctone rare. Ma il progetto non si limita a lavorare solo sui terreni considerati produttivi. Infatti per quelli meno produttivi si punta a migliorare la loro produttività attraverso tecniche innovative. Interessante è anche il fatto che gli ideatori del progetto stiano tentando di stringere delle collaborazioni con le amministrazioni pubbliche, in modo che anche queste mettano a disposizione dei cittadini i terreni agricoli abbandonati, e che questi, nell’ottica della sussidiarietà orizzontale, possano cooperare per riqualificare le tante aree verdi inutilizzate.

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