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Trentaquattro più uno: Pomezia adotta il Regolamento sui beni comuni

- 17 aprile 2015

Si incontrano, ne parlano, e scoprono che questo strumento può essere una valida soluzione non solo per problemi amministrativi legati ai servizi culturali ma anche, o forse soprattutto, che il Regolamento può rappresentare molto di più in termini di rapporti fra ente locale e cittadinanza. A distanza di un anno siamo a raccontare il percorso che ha condotto all’adozione del Regolamento di Cittadinanza Attiva attraverso le parole di quel politico, la vice sindaco del Comune di Pomezia Elisabetta Serra, esponente della Giunta comunale guidata dal Movimento 5 Stelle. L’intervista ha evidenziato le grandi potenzialità di un simile strumento, ma anche i nodi da sciogliere per tutte quelle amministrazioni locali desiderose di intraprendere un percorso indirizzato a un mutamento di paradigma delle ordinarie modalità di gestione e dei ruoli tradizionalmente ricoperti da enti locali, da un lato, e cittadini dall’altro. Iniziamo con gli intenti, che fin da subito evidenziano la consapevolezza delle problematiche legate a un progetto ambizioso quale è quello di riformare in senso collaborativo le amministrazioni locali: “Quello che ci premeva di più era il riuscire a portare in Consiglio un regolamento, per certi versi rivoluzionario, come è quello proposto da Labsus; però, allo stesso tempo, la nostra principale paura era che potesse rimanere troppo astratto, o meglio, che non riuscisse a trovare una concreta applicazione per una serie di limitazioni che potevano nascere da aspetti come quello della sicurezza, delle assicurazioni…insomma, alcune perplessità erano presenti! Le maggiori criticità ravvisate riguardano la questione della competenza nel fare un certo tipo di interventi da parte dei cittadini. Abbiamo dunque trovato un compromesso in questi termini: l’ufficio tecnico valuta la proposta, nella sua complessità. Poi i lavori che prevedono basse competenze tecniche possono essere facilmente assegnati,  per quelli più complessi invece, gli uffici dei lavori pubblici ci hanno chiesto che, ad esempio, all’interno del gruppo di cittadini proponente un determinato progetto, figurasse almeno una persona con i titoli adatti a seguirne lo svolgimento, con un profilo professionale adeguato”.

L’idea di adottare il Regolamento nasce principalmente per trovare soluzioni a problematiche nate all’interno dell’assessorato alla cultura… Anche se poi si è sviluppata in modo autonomo. Nasce dal fatto che molte associazioni culturali ci proponevano attività interessanti sul territorio per le quali non chiedevano necessariamente contributi economici quanto piuttosto di dar loro un aiuto per tutta una serie di servizi…avevamo cominciato a lavorare sugli accordi di collaborazione dove non esiste più un’associazione che chiede e il Comune che risponde, ma entrambe, insieme, realizzano un evento suddividendosi i compiti. Da qui è partita la ricerca di uno strumento che potesse fare al caso, ricerca che è appunto approdata nel Regolamento, che però è molto di più!

Il regolamento è stato approvato a metà febbraio: possiamo dunque ritenerlo attivo a tutti gli effetti o manca ancora qualche passaggio?
È attivo, ma in realtà manca un passaggio fondamentale, sul quale stiamo premendo molto, e che lo renderebbe effettivamente applicabile: nel Regolamento si dà mandato alla Giunta di individuare il settore deputato alla gestione delle proposte presentate dai cittadini. Individuare questo settore è un passo importante, proprio a tutela di queste attività, perché la paura di creare qualcosa che poi non venga utilizzato è forte, per cui individuare il settore che possa adempiere alla gestione delle proposte diventa fondamentale. Al momento però il settore non è stato ancora individuato, perché quando abbiamo esposto la problematica il Segretario ha detto che avrebbe dovuto essere rivisto l’organigramma, e la paura che questa operazione porti via troppo tempo è presente. Proprio ieri, col Sindaco, abbiamo deciso di fare comunque una delibera di Giunta in cui individuiamo, nella Segreteria Generale, questo ufficio. Poi sicuramente dovremo mettere mano all’organigramma, ma la nostra idea è che se dobbiamo aspettare una rivoluzione anche nel cambiamento degli uffici poi non si arrivi a rendere operativo il regolamento…Immaginiamo dunque un ufficio che possa prendere in carico le proposte dei cittadini per poi indirizzarle agli uffici di competenza, relazionandosi con essi per la parte di concretizzazione delle proposte.

Nel percorso che ha portato all’approvazione del Regolamento c’è stato anche un momento di confronto con i cittadini?
Questo è un passaggio sul quale c’è stato un forte dibattito, soprattutto in assemblea consiliare. Noi abbiamo un rapporto abbastanza fitto con le associazioni del territorio, cerchiamo di muoverci coordinandoci con loro. Il Regolamento di Cittadinanza Attiva non è stato presentato formalmente alla cittadinanza, diciamo che abbiamo parlato di questo strumento come di un’azione che l’amministrazione stava predisponendo; non sono state perciò direttamente coinvolte in una lettura approfondita del documento. A Pomezia esistono più di 100 associazioni, e il documento iniziale ci è sembrato più da sottoporre a degli addetti ai lavori, proprio per la sua complessità. Ora stiamo cercando una forma per pubblicizzarlo, per cercare di tradurlo in un linguaggio più semplice. Perché pur nella sua bellezza è comunque un documento molto tecnico, per cui trovare un modo per diffonderlo in modo semplificato sarebbe molto utile.

A questo proposito, crede che delle giornate di formazione, degli eventi, ad esempio, in cui diffondere e divulgare i contenuti del regolamento in modo meno tecnico possano essere utili?
Assolutamente si! È proprio questo che stiamo cercando di organizzare. Per noi è una seconda fase, quella che dovrebbe partire nel momento in cui, con la delibera di Giunta, avremo individuato l’ufficio che si occupi di recepire le proposte progettuali. Lo studio del regolamento, il ragionare con le associazioni su come la nostra città lo possa recepire…ecco queste azioni ci sembravano più interessanti in questa fase.

Con che tipo di maggioranza è stato approvato il Regolamento dal Consiglio Comunale?
Non è stato approvato all’unanimità; la motivazione della minoranza è stata quella di non essere stata sufficientemente coinvolta nel ragionamento sul Regolamento di cittadinanza attiva. A nostro parere non è così, perché comunque il documento era nelle loro mani già da tempo, in più è stato oggetto di commissioni consiliari, per cui avrebbero avuto il modo di visionarlo. Il nostro interesse di condividerlo ha fatto sì che noi, prima ancora di portarlo in commissione consiliare, lo abbiamo visto in più sedute con tutti i dirigenti, proprio perché per noi era importante ricevere, soprattutto da parte di chi dirige gli uffici tecnici, dei pareri, delle eventuali obiezioni, dubbi o perplessità su cui lavorare. Abbiamo fatto anche più di un passaggio con i dirigenti, accettando di rivedere alcune parti, proprio a garanzia di avere un regolamento utilizzabile dagli uffici amministrativi.

Sono previsti degli strumenti utilizzabili dalla cittadinanza per poter emendare, o modificare, il regolamento?
Io credo che un  regolamento di questo tipo nasca come una scommessa da mettere in pratica, da esaminare in ciò che funziona e in quello che, al contrario, può non andare, esaminandolo insieme ai cittadini e alle associazioni. Siamo già tornati su alcuni regolamenti, a distanza di un anno, senza paura di apportarne delle modifiche, proprio perché nel corso di questo periodo ci siamo resi conto che necessitavano di qualche revisione. Non vedo perché, anzi a maggior  ragione, un ragionamento del genere può e deve essere fatto anche sul Regolamento per la Cittadinanza Attiva.

I cittadini, attraverso le associazioni, sono stati informati dell’avvenuta approvazione di un simile strumento. Quale è stata la loro risposta?
Direi che è stata una risposta molto bella, nel senso che abbiamo riscontrato un grande interesse. Addirittura, dopo averne parlato con le associazioni, dopo aver pubblicato la delibera sul sito, e averne dato pubblicità anche sulla pagina facebook, sono cominciate già ad arrivare alcune proposte, sia da parte dei cittadini che di associazioni!

Proposte di che genere?
Le principali sono state quelle in ambito di quella che definirei una “responsabilità ambientale”, mi spiego: poter prendersi cura di un giardino, o ripulire un tratto del parco, soprattutto una manifestazione di attivismo diretta alla tutela del paesaggio e delle aree verdi.

Quali possono essere gli effetti generati dall’introduzione di un Regolamento come quello appena approvato?
Quello che ci auguriamo, o almeno, che personalmente mi auguro, è che l’introduzione del regolamento generi una maggiore consapevolezza dei cittadini in relazione al proprio territorio, ai beni che sono sul territorio, o su ciò che potrebbe, al contrario, mancare nel territorio e che potrebbe essere offerto proprio mediante l’uso degli strumenti predisposti dal Regolamento. Vorrei che contribuisse a generare un’attenzione tale per cui si riesca a vedere qualcosa che si aveva sotto gli occhi e alla quale non si era dato valore, quindi che contribuisca a modificare lo sguardo dei cittadini nei confronti del loro territorio. Io credo molto al senso di comunità, penso che quando dai gli strumenti giusti al cittadino…perché il cittadino può sentirsi responsabilizzato, ma poi difficilmente agisce da solo. Se invece tu dai gli strumenti giusti si crea una rete, per non parlare degli effetti sulla socialità, che può portare a sviluppi importanti. Soprattutto in questi ultimi anni abbiamo tanti esempi che testimoniano la necessità delle persone di ritrovarsi su dei progetti nel territorio…sono tutti messaggi di una necessità che abbiamo, in quanto persone, di riscoprirci come comunità.

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