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A Trento l’impegno per i beni comuni si veste del Regolamento

- 19 maggio 2015

Trento sbarca sui lidi dell’amministrazione condivisa con una forte coscienza di quel che approvare il Regolamento comporterà per l’amministrazione e i cittadini. Abbiamo, infatti, dato notizia sulla nostra webzine di molte delle iniziative che da anni il comune di Trento propone ai suoi cittadini per tentare un coinvolgimento di questi nella gestione dei beni comuni materiali e immateriali della città. Basti pensare al bando-concorso del dicembre 2010 “Tutti per la città e la città per tutti” per la ricezione di progetti innovativi di riqualificazione e rigenerazione di beni comuni su proposta dei cittadini; l’iniziativa “Argentario Day” dell’aprile 2011, con la quale la Circoscrizione Argentario della città di Trento ha chiamato i cittadini ad attivarsi per una giornata di interventi finalizzati a sensibilizzare la comunità alla cura dei beni comuni e a rendere più accoglienti i sobborghi; la mozione approvata nell’ottobre 2011 “Adotta un bene comune”, per costruire un sodalizio collaborativo tra amministrazione e cittadini per la tutela di panchine, aree verdi, arredi urbani ecc..; l’approvazione delle “Linee guida attuative del piano di politiche giovanili 2011-2015”, che esprimono l’impegno di “favorire la partecipazione reale dei giovani alla vita della propria comunità”, nonché di incentivare azioni che creino aggregazione e promozione culturale in un’ottica in cui volontariato e cittadinanza attiva siano le nuove parole chiave dell’agire comune.
Ora questa naturale sensibilità nel riconoscere ai cittadini il reale valore che possiedono nell’amministrare i beni comuni in sinergia con l’amministrazione ha trovato nel Regolamento un prezioso strumento per mettere a sistema una serie di buone pratiche che in questi anni hanno caratterizzato l’agire della cittadinanza e dell’amministrazione di Trento solo estemporaneamente. Un vantaggio importante per la nuova consiliatura che diventa un augurio perché la gestione condivisa dei beni comuni sia d’ora in poi prassi a tutti gli effetti. Ne abbiamo parlato con tre dei protagonisti del percorso intrapreso dalla città di Trento per l’approvazione del Regolamento: l’Assessore con delega per le materie dell’Ambiente e Mobilità dell’amministrazione uscente Michelangelo Marchesi, l’ex Consigliere Marco Franceschini e il Consigliere Provinciale Claudio Cia, candidato alle elezioni comunali svoltesi il 10 maggio 2015.

L’iter di approvazione del Regolamento

Il percorso che ha portato la consiliatura conclusasi il 10 maggio all’approvazione del Regolamento ha rispecchiato la vitalità di una città dalla forte tradizione civica come Trento. L’oramai ex-Assessore Marchesi è stato incaricato dall’allora sindaco Andreatta di occuparsi del tema della partecipazione, non essendoci in Giunta nessuna figura direttamente investita di questo ruolo. Marchesi sottolinea che anche prima del Regolamento, a Trento erano stati approvati in varie occasioni degli ordini del giorno che hanno dato vita negli anni ad esperienze di gestione dei beni comuni condivisa tra amministrazione e cittadini, alcune di carattere estemporaneo e altre più continuative nel tempo. Trento ha, inoltre, un tessuto associativo piuttosto ricco, elemento che ha aiutato a prendere coscienza in questi anni dell’importanza di rendere i cittadini partecipi della cura della città. “Un esempio” continua Marchesi “sono i vigili del fuoco volontari che operano sul territorio sia per questioni competenti questo organismo, sia per interventi di cura e manutenzione di beni comuni urbani”. Dopo l’incontro organizzato con il presidente di Labsus Gregorio Arena all’inizio del luglio 2014 per presentare il Regolamento e il principio di sussidiarietà, l’allora Consigliere Comunale Claudio Cia ha presentato una proposta di delibera per l’approvazione di questo strumento normativo. “La delibera, a differenza dell’ordine del giorno, è un indirizzo che deve essere messo in atto”, ha affermato Cia, motivando la scelta di precorrere i tempi della Giunta e chiedere di approvare il Regolamento già nell’agosto 2014. Sempre secondo il Consigliere Cia, l’approvazione di un Regolamento si è resa necessaria a fronte del fatto che “oggi qualunque iniziativa viene istituzionalizzata, e la burocrazia stringente rende farraginoso qualsiasi tentativo di partecipazione. Il cittadino si è demotivato e vive il suo territorio senza l’amore, l’attenzione e la dedizione che devono caratterizzare il suo rapporto con la città o il paese in cui risiede”. A seguito delle sue dimissioni dall’incarico di Consigliere Comunale perché eletto Consigliere Provinciale, nel novembre 2014 Cia ha chiesto all’allora Consigliere Franceschini e al compagno di Civica Trentina, la lista di opposizione di cui Cia è capogruppo, Giorgio Piffer di divenire firmatari della delibera da lui depositata per l’approvazione del Regolamento. Questo passaggio di testimone è stato importante perché ha scavalcato le questioni politiche e ideologiche che soggiacevano alla presentazione della delibera, a testimonianza del fatto che il tema dell’amministrazione condivisa dei beni comuni non ha colore politico. “Proprio perché avanzata dalla minoranza, ho pensato che la proposta fosse da considerarsi un’occasione ancor più concreta per l’approvazione del Regolamento” spiega Franceschini, già autore della mozione “Adotta un bene comune” nel 2010 e da sempre impegnato nella promozione di un approccio partecipativo alla cura dei beni comuni materiali e immateriali. In questa occasione è stato l’ex consigliere Franceschini ad inquadrare la questione del Regolamento per i beni comuni tenendo conto degli scetticismi che riserbavano colleghi più distanti da questo strumento e dal nuovo approccio da cui scaturisce, avviando un percorso che ha visto l’ex assessore Marchesi impegnato con il direttore generale nell’adattamento del documento alla realtà di Trento e che è culminato con l’approvazione del Regolamento con il favore della maggioranza nel marzo 2015. Nella delibera ridepositata da Cia insieme a Piffer e Franceschini sono stati citati anche tutti gli ordini del giorno riguardanti la partecipazione cittadina alla gestione dei beni comuni che la Giunta ha presentato prima dell’avvento del Regolamento, di modo che il percorso della città di Trento verso l’attestarsi di un’amministrazione condivisa di questi venisse onorato. Sempre secondo Franceschini, il Regolamento garantisce un impegno autorevole e continuativo nella gestione partecipata dei beni comuni e assicura il coinvolgimento dei cittadini grazie alla rendicontazione di tutte le iniziative attraverso i patti di collaborazione e il monitoraggio di queste ultime condotto in maniera trasparente e visibile a tutta la cittadinanza, partecipe e non: “Le iniziative estemporanee hanno il limite di coinvolgere solo i promotori dell’iniziativa; il Regolamento, invece, garantisce trasparenza e chiarezza, le migliori risposte alle incertezze di chi è scettico sulle procedure. [..] non è un atto di imperio del consiglio comunale ma viene co-costruito dalla parte politica e quella amministrativa”.

Uno strumento di riabilitazione e di contrasto alla mafia?

Una delle modifiche apportate al Regolamento per la città di Trento prevede che i lavori di ripristino possano essere affidati come pena accessoria o a riparazione di un danno. Significa che chi deve impegnarsi in lavori socialmente utili o ha danneggiato un bene comune per atti di vandalismo o simili può essere coinvolto in interventi proposti all’amministrazione dai cittadini attraverso i patti di collaborazione. Tutti gli intervistati concordano sul fatto che quella della cura dei beni comuni è un’occasione importante per chi si è reso responsabile di atti di delinquenza per recuperare la fiducia della società in cui vive. Marchesi, complice la sua esperienza professionale nel campo dell’educazione, è fermamente convinto che il coinvolgimento di cittadini responsabili di atti delinquenti nella cura dei beni comuni sia un importante atto di restituzione sociale in una dimensione socializzante molto favorevole alla comprensione del fatto che “quel che è di tutti non è che non è di nessuno, che tutto ha un costo, oltre che un valore, e che va difeso. Nel contesto attuale c’è un forte bisogno di aiutare le persone a prendere coscienza di questi concetti fondamentali”.
Anche se il Trentino Alto Adige è la regione del Triveneto che resiste meglio al fenomeno di infiltrazione mafiosa, secondo la referente di Libera Trentino Chiara Simoncelli in questa regione esistono 16 beni confiscati alla criminalità organizzata: si trovano tutti nel Comune di Trento, tranne i tre collocati nei comuni di Strembo, Mezzana e Riva del Garda. Anche su questo punto gli intervistati sono tutti concordi nell’affermare che il Regolamento possa essere un valido strumento per contrastare la criminalità organizzata e recuperare beni che possano diventare comuni e preziosi per la tutela dell’interesse generale. Le attività criminose che hanno permesso alla mafia di impossessarsi di questi beni non sono svolte direttamente sul territorio trentino, quindi la questione ha un’incidenza molto ridotta; inoltre il recupero di questi immobili è più complesso e deve coinvolgere enti e professionisti specializzati nella lotta alla criminalità organizzata. Questo, però, non toglie che il Regolamento può accelerare il processo di riqualificazione di questi immobili a discapito di intenti criminali. Marchesi ribadisce: “Ci sono già molti esempi di beni sottratti alla criminalità organizzata che sono diventati strutture sportive, aziende agricole, centri di accoglienza.. e che creano il contrario di quello che le mafie innescano, ovvero violenza e divisione. [..] Se la criminalità organizzata nella nostra regione è meno radicata, a maggior ragione bisogna far sì che questi beni si inseriscano in processi diversi da quelli di riciclo di denaro sporco e simili, lo sgarbo maggiore che si può fare a chi delinque, perché costruisce comunità a discapito della disgregazione che l’agire criminosamente provoca”.

Quale futuro per il Regolamento di Trento?

Marchesi spiega che con la prossima amministrazione si prevede di istituire una figura di riferimento, un assessore per la partecipazione che sia a disposizione dei cittadini per proposte di interventi, dubbi o critiche, e che indirizzi i progetti alle varie commissioni competenti per gli studi di fattibilità e la formulazione eventuale dei patti di collaborazione necessari all’implementazione degli interventi scelti. Inoltre, il Comune di Trento collaborerà con la Fondazione Bruno Kessler e, grazie ai finanziamenti a cui avrà accesso tramite un bando ANCI e un bando europeo, realizzerà una piattaforma telematica in cui verranno descritti i progetti già realizzati, quelli presentati e in corso d’opera, le informazioni normative, le possibilità di trovare fondi e reclutare volontari, il tutto per una gestione condivisa dei beni comuni trasparente ed efficiente. Questa piattaforma verrà poi messa a disposizione di tutti gli altri comuni italiani che decideranno di servirsene, proprio come il Comune di Bologna ha lasciato in eredità a tutta Italia il Regolamento per i beni comuni.
Cia si augura che l’approvazione di questo nuovo strumento conferisca nuovamente al cittadino il suo ruolo di protagonista della cura della propria città insieme alle istituzioni. “Questo regolamento oggi non dà più alibi né ai cittadini né alle amministrazioni per non ridare vita a beni comuni lasciati al degrado servendosi di vie legali. I cittadini potranno presentare progetti e trovare un’amministrazione in ascolto e disponibile a collaborare per implementare interventi utili al recupero di beni comuni di interesse generale. Oggi se il cittadino ha proposte e vuole essere protagonista, c’è lo strumento giusto per assicurarglielo”.
Secondo Franceschini, infine, è necessario che nel prossimo anno il Regolamento venga messo alla prova, che i consigli circoscrizionali lo testino e tocchino con mano gli aspetti positivi che ne conseguono. Esso, grazie al lavoro di Labsus, è un open data che ogni comune può adottare, modificare e rimettere in circolo perché diventi un punto di riferimento per le buone pratiche nella gestione dei beni comuni. È stato importante approvare il Regolamento prima della fine della consiliatura perché grazie a Trento, il tema dell’amministrazione condivisa dei beni comuni è entrato nelle agende politiche di altri comuni trentini che, a loro volta, inizieranno un percorso improntato al coinvolgimento della cittadinanza nella cura delle proprie città.

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