titti de simone

La regione Puglia punta sulla partecipazione…e sul modello Labsus

- 19 agosto 2015

De Simone è stata una attivista dei movimenti per i diritti civili e della comunità gay degli anni ’90, eletta parlamentare nel 2001 e nel 2006, ha assunto anche il ruolo di segretario alla Presidenza della Camera dei deputati. Nel 2014 è stata assessore al Patrimonio e ai Servizi Demografici del comune di Bari nella giunta di Michele Emiliano, già Sindaco di Bari. Sempre per Emiliano, in occasione delle ultime elezioni regionali della Puglia, ha assunto un ruolo importante nello staff coordinando la stesura del programma della coalizione di centrosinistra, realizzato attraverso un processo partecipativo denominato Le Sagre del Programma.

“Ricucire il rapporto fra democrazia partecipativa e democrazia rappresentativa”

L’idea, ci racconta De Simone, “è nata dalla convinzione che oggi sia quanto mai necessario ricucire il rapporto fra democrazia partecipativa e democrazia rappresentativa attraverso nuovi processi politici, anche deliberativi, che restituiscano ai cittadini strumenti di decisione ed alle assemblee elettive quella funzione legislativa fondamentale“.
La scelta di coinvolgere direttamente i territori, prosegue “è stato un percorso del tutto inedito che ha confermato la necessità di una legge regionale sulla partecipazione che faccia di questa sperimentazione un metodo di governo“.
La regione Puglia, quindi, pensa a una legge regionale sulla partecipazione che faccia tesoro di quanto sperimentatoanche in modo artigianale, nei forum delle Sagre del Programma, per consegnare ai cittadini strumenti e pratiche permanenti, che vivano e generino nelle comunità territoriali responsabilità sociale e forme di decentramento”.
Questo programma ha oggi una fortissima legittimazione“, ci dice Titti De Simone perché “si è scelto di costruire la Puglia attraverso il territorio” e ciò comporta, necessariamente, cessioni di sovranità e nuove responsabilità condivise nella scelta dei processi di governo.
Abbiamo letto il programma di mandato approvato anche dal neo Consiglio regionale e abbiamo notato che la parola “cittadinanza attiva” non viene citata, a differenza della parola sussidiarietà. “A me la parola cittadinanza attiva non piace – prosegue De Simone – perché presuppone che se ne affermi una passiva. Il tessuto sociale è ricco di corpi intermedi anche nuovi, penso ai comitati di cittadini che nascono sulle questioni ambientali, che devono essere maggiormente coinvolti“, in questa espressione emerge chiaramente la volontà di ribadire un concetto e cioè che esistono i diritti ed i doveri di cittadinanza e che nessun pugliese si deve sentire escluso.

Costruire una rete dei comuni pugliesi sull’innovazione e sussidiarietà

Ma quale spazio c’è in questa “nuova” Puglia per la sussidiarietà orizzontale, dove alla cura dei beni comuni, dei bisogni collettivi e alle attività di interesse generale provvedono direttamente i cittadini e i pubblici poteri sono chiamati a favorirla così come indicato nel IV Comma dell’art.118 della Costituzione italiana?
Secondo Titti De Simone molto spazio e si pensa di promuovere e valorizzare una Rete dei Comuni che producono in Puglia questi processi innovativi a partire, per esempio, dalle cooperative di comunità promosse dalla stessa regione anche attraverso una legge proposta dal Pd ed approvata nella precedente legislatura Vendola.
La stessa legge regionale sulla partecipazione vuole sottoporre l’attuazione del programma di governo, inclusa l’approvazione del bilancio annuale, alla valutazione ed all’iniziativa dei cittadini (ogni anno) attraverso processi partecipativi dove coinvolgere amministratori, cittadini, partiti, associazioni, sindacati.
C’è un altro tema interessante che riguarda il rapporto tra la pubblica amministrazione e i cittadini che abbiamo ritrovato nel programma di mandato e che abbiamo voluto approfondire meglio e riguarda la rete degli U.R.P. (Ufficio Relazione con il Pubblico). Questa rete non ha prodotto, in generale, i risultati attesi sulla riduzione delle distanza tra pubblica amministrazione e cittadini e nel programma di governo si propone una trasformazione per creare lo Sportello Unico del Cittadino.
Infatti partecipazione vuol dire anche trasparenza e semplificazione per i cittadini. Gli URP sono stati pensati in un’altra epoca e oggi devono necessariamente avere un altro ruolo importante; intanto come rete di sportelli unici informatizzati in tutte le province, con personale adeguatamente formato, in grado di offrire più servizi essenziali, informazioni, assistenza. Dovranno essere un nodo strategico fra gli uffici regionali e gli enti locali. Anche nell’ottica di una Presidenza multicentrica come quella che vogliamo noi“, ci spiega l’intervistata.

Conosciamo Titti De Simone anche per la sua attenzione verso Labsus.
Con Gregorio Arena abbiamo avuto modo di confrontarci su percorsi virtuosi che la regione potrebbe mettere in campo, partendo da ciò che già si sperimenta in molte amministrazioni comunali pugliesi e che necessita di essere messo in rete. La regione Puglia può lavorare in questa direzione, offrendo alle amministrazioni strumenti per progettare meglio e fare della rigenerazione urbana uno strumento partecipativo e di uso condiviso, non speculativo. Lo stesso housing sociale va ripensato in questa chiave“.
La legge regionale sulla partecipazione, facendo tesoro anche dell’esperienza e delle criticità di altre regioni italiane, potrebbe essere il laboratorio ideale per sperimentare forme innovative e efficaci di cura, tutela e rigenerazione dei beni comuni. Per Titti De Simone quello che serve è “coerenza, immaginazione e concretezza. Lo spazio della cittadinanza e quello della partecipazione deliberativa coincidono. Dobbiamo non solo pensarlo ma anche farlo, sperimentarlo. Nel miglior modo che possiamo. È la sfida per ridare senso collettivo alla politica”.

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