Portare fuori dal Ghetto le voci dei braccianti che ogni estate popolano le campagne del sud Italia
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Oltre lo sfruttamento: l ‘ esperienza di Radio Ghetto

La voce multiculturale della baraccopoli di Rignano Garganico

Nell ' estate in cui torna alla ribalta mediatica, drammaticamente, il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro nelle campagne della Puglia, è da quello stesso luogo - o meglio, non luogo - divenuto negli anni il simbolo della barbarie e della violenza dei caporali, che viene anche il racconto di una comunità  aperta, accogliente, plurale e solidale.

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Rignano garganico, pochi chilometri da Foggia. Qui sorge la città  ghetto, la bidonville dei migranti stagionali impegnati nella raccolta del pomodoro che ogni estate abitano un’immensa baraccopoli dove in più di un migliaio di persone vivono senza acqua potabile, in mezzo a rifiuti di ogni tipo, su materassi fatiscenti. ” Una situazione da Medioevo ” la definìqualche anno fa il presidente della Regione Nichi Vendola. Eppure è ancora lìnonostante una legge regionale, all’epoca, ne promise lo smantellamento. Anzi, all’interno si è creata una sorta di microsocietà  e di microeconomia annessa. Sono sorti bar, negozi improvvisati, officine. Esiste anche una radio partecipata, Radio Ghetto.

Sta lìda quattro anni. Nata con l’obiettivo di far comunicare i lavoratori all’interno del campo, da quest’estate ha trasmesso il segnale in tutta Italia grazie alle frequenze di Radio Popolare Salento.
L’idea di Radio Ghetto, hanno spiegato alcuni dei volontari che hanno dato vita al progetto ” è nata all’interno della campagna “Io ci sto” e con il contributo determinante della rete Campagne in Lotta  (network nazionale formato da associazioni e centri sociali) ed ha l’obiettivo principale di portare fuori da Ghetto di Rignano Garganico le voci dei braccianti che ogni estate popolano le campagne del sud Italia per la stagione di raccolta del pomodoro ” .
In sostanza, è una radio autogestita che tenta di dar voce ai lavoratori migranti sfruttati delle campagne e che, tra le altre cose, ha reso possibile il dibattito intorno ai temi dello sfruttamento del lavoro e del caporalato, attraverso la costruzione di momenti collettivi di discussione.  A condurre le trasmissioni ci sono gli stessi braccianti, ragazzi tra i 20 e i 30 anni, i quali, dopo dieci ore di duro lavoro sui campi posano i cassoni di pomodori e indossano le cuffie, informandosi a vicenda sulle leggi italiane, discutendo attorno alle problematiche dei flussi migratori o semplicemente sfidandosi in lunghissimi contest di free-style e hip hop. Vengono dalla Nigeria, dal Senegal, dal Burkina Faso, dal Mali. Attraverso la radio hanno costruito uno spazio in cui riflettere, socializzare, condividere le proprie esperienze. Un luogo di condivisione e integrazione tra culture diverse.
Se volete ascoltare le loro storie sintonizzatevi sulla frequenza novantasette punto zero, per ascoltare radio Ghetto, la voce multiculturale della baraccopoli di Rignano Garganico. Se volete sapere come vivono, senza luce, nà© gas, nà© acqua potabile visitate questo luogo dell’assurdo e del confinamento nell’Europa del XXI secolo, dove, anche e soprattutto grazie all’esistenza di una radio sopravvive un grande senso di comunità .

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