Sono compresi espressamente tra i cittadini attivi anche i soggetti richiedenti asilo politico, sia pure in accordo con la Prefettura
Diritto Norme Regolamenti comunali

Brescia, Deliberazione del Consiglio comunale marzo 2016

Il Regolamento del comune di Brescia si distingue per un apprezzabile tentativo di indicare con chiarezza e semplicità alcuni punti chiave dell'amministrazione condivisa. Merita a questo proposito di essere sottolineato l'art. 9, che in poche disposizioni àncora chiaramente la disciplina dei beni comuni urbani all'art. 118 cost., c. 4.

Esso stabilisce con nettezza che si tratta di attività istituzionale che necessita di definizione di un livello organizzativo di prossimità, impiantato sui Comitati di quartiere ma anche sulla predisposizione di uno sportello unico, e dello stretto coordinamento con il livello di indirizzo politico. A questo fine il consenso del comune è considerato requisito essenziale per la stipula dei Patti.

Ancora per chiarezza e semplicità si distinguono l’art. 6 e l’art. 17. Il primo si riferisce all’oggetto di intervento dei Patti di collaborazione, distinguendo chiaramente tra cura, gestione condivisa e rigenerazione, a loro volta suddivise in occasionali e costanti e continuative. Così come è apprezzabile l’elenco esemplificativo degli interventi che si possono approvare e la sottolineatura della garanzia della fruizione pubblica dei beni. Il secondo articolo, invece, riguarda le forme di sostegno che sono nel comma due elencate tassativamente come forme di sostegno economico, anche se non è del tutto chiaro il rapporto con il primo comma che assegna al comune anche la possibilità di assumere gli oneri di realizzazione dei patti: non si capisce se le due norme siano tra loro svincolate o se invece vadano lette in connessione, significando che l’elenco del comma 2 dettaglia i possibili modi di assumere gli oneri da parte del comune.

Il Regolamento di Brescia consente a tutti i cittadini, singoli e associati, di stipulare Patti di collaborazione. All’interno di questa cornice, però, si evidenzia, da un lato, che sede privilegiata di confronto per il comune sono i Consigli di quartiere che assumono una funzione di cerniera tra comune e cittadini; dall’altro, sono compresi espressamente tra i cittadini attivi anche i soggetti richiedenti asilo politico, sia pure in accordo con la Prefettura. L’esplicita menzione di questi ultimi poteva forse essere implicita anche nell’espressione “cittadini” nel suo significato più ampio, ma forse il valore simbolico della citazione e i problemi connessi con la sicurezza potrebbero giustificare questa citazione speciale.

Si aggiungono altri tre motivi che meritano attenzione.

Su due aspetti il Regolamento di Brescia prevede significative innovazioni. Il primo è quello stabilito dall’art. 5, c. 3, che, per le ipotesi più semplici, prevede che il perfezionamento dell’accordo può essere realizzato anche per via email. Si tratta forse della soluzione più avanzata in termini di concreta realizzazione del principio di informalità contenuto nel regolamento. La seconda innovazione proviene dall’art. 7, c. 4, che include tra i beni e gli spazi oggetto di cura, gestione condivisa e rigenerazione anche quelli che sono già compresi in piani di valorizzazione e vendita da parte del comune in adempimento di impegni e obblighi prestabiliti. Tale possibilità è ammessa anche in via temporanea e limitatamente al solo uso; tuttavia, sembra un’interessante estensione del campo di applicazione anche perché potrebbe permettere, qualora tali azioni producano effetti virtuosi, la realizzazione di condizioni per un loro mantenimento anche dopo la conclusione dei piani di valorizzazione e vendita. In ogni caso, è novità rilevante.

Il Regolamento di Brescia affronta direttamente anche tre nodi importanti: il rapporto tra Patti di collaborazione e vincoli urbanistici (art. 14, c. 5); il tema dell’assicurazione per i cittadini in cui il comune si fa direttamente parte attiva (art. 22); le condizioni, i parametri e gli elementi su cui basare monitoraggio, valutazione e controllo delle iniziative promosse (art. 21). Si tratta di tre nodi importanti per vincere le resistenze all’amministrazione condivisa di cui il comune si prende responsabilmente carico.

Infine, si sottolineano due aspetti su cui, invece, si sollevano alcune perplessità. Il primo riguarda l‘attribuzione in via esclusiva alla Giunta del diritto di rilasciare il consenso per i Patti, lasciando alla parte amministrativa il solo ruolo della responsabilità istruttoria. Benché sia ragionevole per accordi di questa natura investire anche il livello di indirizzo politico, la deroga palese al principio della distinzione delle funzioni tra indirizzo politico e amministrazione attiva lascia dubbi e potrebbe anche generare rapporti viziosi e strumentali. L’altro dubbio si esprime sulla previsione che il Regolamento fa al “baratto amministrativo” nell’art. 4, c. 5, che sembra del tutto estraneo al senso e alla sostanza del regolamento dei beni comuni urbani. Tra l’altro il riferimento è pienamente rivolto nei confronti di coloro che versano in una condizione di obbligato in esecuzione di una pena detentiva che è esattamente il contrario delle ipotesi che il Regolamento privilegia che riguardano invece le forme di attivismo spontaneo e libero.

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È professore aggregato e ricercatore di Diritto amministrativo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università la Sapienza di Roma ed è membro del direttivo di Labsus e caporedattore della sezione Giurisprudenza. Laureato nel 1996 in Scienze politiche nell’Università la Sapienza di Roma, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Diritto amministrativo nel 2000 presso l’Università degli studi di Milano. Ha svolto attività di consulenza e incarichi di studi e ricerca presso enti pubblici di ricerca (MIPA), ministeri (LAVORO E POLITICHE SOCIALI), presidenza del consiglio dei ministri (UNAR), autorità amministrative nazionali (COGIS), scuole di formazione per pubbliche amministrazioni (FORMEZ), regioni ed enti locali. È stato componente di gruppi di ricerca finanziati dal PRIN. Ha partecipato anche a studi e ricerche per le associazioni ASTRID e AREL ed è responsabile di MULTIDIRITTI, spazio giuridico contro le discriminazioni, nel Dipartimento di Teoria dello Stato della Facoltà di scienze politiche della Sapienza. È stato relatore in convegni nazionali e ha partecipato come relatore a convegni internazionali (Cracovia e Resovia nel 2004; Groningen 2009). È autore del volume "L’accesso al mercato nei servizi di interesse generale". Una prospettiva per riconsiderare liberalizzazioni e servizi pubblici (2008) e ha curato, insieme a Riccardo Acciai, il volume "Poteri pubblici e laicità delle istituzioni" (2008). Ha scritto diversi saggi su riviste scientifiche e in opere collettanee in materia di servizi pubblici, regolazione economica, qualità dei servizi, garanzie degli utenti, sanità e livelli essenziali di assistenza, telecomunicazione e televisione, informazione statistica, informatizzazione delle pubbliche amministrazioni, laicità, tutele contro le discriminazioni razziali, sussidiarietà orizzontale, procedimento amministrativo, silenzio e concorsi pubblici. Nel 2006 ha pubblicato gli esiti di una ricerca commissionata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in materia di accreditamento nei servizi socioassistenziali.

Notizie sull'autore

Fabio Giglioni

È professore aggregato e ricercatore di Diritto amministrativo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università la Sapienza di Roma ed è membro del direttivo di Labsus e caporedattore della sezione Giurisprudenza.

Laureato nel 1996 in Scienze politiche nell’Università la Sapienza di Roma, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Diritto amministrativo nel 2000 presso l’Università degli studi di Milano.

Ha svolto attività di consulenza e incarichi di studi e ricerca presso enti pubblici di ricerca (MIPA), ministeri (LAVORO E POLITICHE SOCIALI), presidenza del consiglio dei ministri (UNAR), autorità amministrative nazionali (COGIS), scuole di formazione per pubbliche amministrazioni (FORMEZ), regioni ed enti locali. È stato componente di gruppi di ricerca finanziati dal PRIN. Ha partecipato anche a studi e ricerche per le associazioni ASTRID e AREL ed è responsabile di MULTIDIRITTI, spazio giuridico contro le discriminazioni, nel Dipartimento di Teoria dello Stato della Facoltà di scienze politiche della Sapienza.

È stato relatore in convegni nazionali e ha partecipato come relatore a convegni internazionali (Cracovia e Resovia nel 2004; Groningen 2009). È autore del volume "L’accesso al mercato nei servizi di interesse generale". Una prospettiva per riconsiderare liberalizzazioni e servizi pubblici (2008) e ha curato, insieme a Riccardo Acciai, il volume "Poteri pubblici e laicità delle istituzioni" (2008). Ha scritto diversi saggi su riviste scientifiche e in opere collettanee in materia di servizi pubblici, regolazione economica, qualità dei servizi, garanzie degli utenti, sanità e livelli essenziali di assistenza, telecomunicazione e televisione, informazione statistica, informatizzazione delle pubbliche amministrazioni, laicità, tutele contro le discriminazioni razziali, sussidiarietà orizzontale, procedimento amministrativo, silenzio e concorsi pubblici. Nel 2006 ha pubblicato gli esiti di una ricerca commissionata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in materia di accreditamento nei servizi socioassistenziali.

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