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Mondeggi Bene Comune, due anni dopo: la nostra intervista a Daniele Amorati

- 13 giugno 2016

Con Daniele Amorati, parte attiva del Comitato Verso Mondeggi Bene Comune, di cui abbiamo già parlato approfonditamente in un articolo, abbiamo fatto un aggiornamento a distanza di due anni dall’inizio di questo percorso partecipato e condiviso, per conoscere le prossime iniziative e i progetti da portare avanti per impedirne la privatizzazione e ottenere, invece, una gestione aperta.

Un percorso certamente sperimentale, in continua evoluzione che, anche con l’aiuto della Scuola Italiana dei Beni Comuni (SIBEC), ha puntato ad approfondire le modalità di gestione e quelle di governance in grado di conservare e garantire la terra come bene comune, puntando ad un modello organizzativo economicamente sostenibile e capace di rispondere ad un’interesse generale.

In quest’ottica si sono orientate e sviluppate tutte le attività che hanno portato Villa Mondeggi a diventare un luogo aperto a tutti per immaginare un futuro diverso, non più una proprietà pubblica abbandonata, ma una fattoria affidata alla custodia popolare, basata sull’agricoltura contadina, sulla riappropriazione delle terre, sull’autonomia e sull’autodeterminazione alimentare.

Daniele a che punto è, oggi, il caso di Mondeggi
Ci stiamo dedicando all’organizzazione di una tre giorni, attraverso la quale si celebreranno i due anni di un percorso che punta al riconoscimento di Mondeggi quale bene comune, ma si cercherà anche di mettere insieme una serie di attività, sia politiche, che pratiche in un evento che abbiamo scelto di chiamare “Coltivare relazioni per raccogliere un futuro diverso”. Si andrà dai lavori agricoli, ai tavoli di discussione, con un focus particolare sulla difesa dei territori: ascolteremo le esperienze diverse di collettivi e comitati. Abbiamo scelto, anche quest’anno, di ricorrere alla partecipazione per guardare ad un altro modo di fare politica, laddove vengono calpestati degli interessi generali.

Quali sono le necessità, in questo momento, per il Comitato?
Cerchiamo di portare avanti un percorso di progettazione collettiva, che prende forma a partire da quattro aspetti fondamentali: ovviamente quello economico e politico, affiancato da quello agricolo e relazionale. Ci servirà a tracciare la direzione da seguire nel prossimo futuro. Intendiamo, comunque, intraprendere un altro dibattito pubblico, principalmente con l’Amministrazione locale, per cercare di risolvere questa situazione in cui il Comune non prende posizione e, contemporaneamente, dichiara apertamente di voler smembrare Mondeggi per riuscire a venderla meglio. Tra qualche settimana saranno anche pubblicati dei bandi e questo, per noi, è sicuramente il momento di intensificare l’attività politica per riuscire a valorizzare quanto abbiamo fatto fino ad ora. C’è bisogno di portare all’attenzione della comunità sia l’impegno di tante persone intorno alla questione, che c’è stato e continua ad esserci, sia quello che avverrà col passare del tempo, che è il punto più importante da affrontare.

Quali sono le difficoltà maggiori che state incontrando nel portare avanti questo processo?
Il confronto con le istituzioni non si sta muovendo e la situazione, almeno da questo punto di vista, è stagnante. Anche se il lavoro del Comitato a Mondeggi va avanti, il confronto non si è mai fermato e neanche le idee da mettere in campo per raggiungere l’obiettivo. In questo momento, però, ci troviamo a contrastare un vuoto.

Quali attività state portando avanti per garantire a Mondeggi un futuro come bene comune?
Cerchiamo, come sempre, di coinvolgere la popolazione, di creare intorno alla fattoria un moto di partecipazione che possa anche interessarsi della gestione di un bene comune. Questa è l’essenza del percorso, viviamo un momento in cui è necessario ancora riflettere e discutere sulla strategia e sulle prossime azioni da mettere in campo. Un gruppo sta lavorando sull’ipotesi di costituire un’associazione, o comunque un soggetto giuridico che possa fungere da supporto e occuparsi anche del contatto e del dialogo con vari enti, condensando la partecipazione ad un livello formale. Ma è solo una delle possibilità su cui si sta ragionando, questa fase richiede di concentrarsi e mettere insieme delle competenze che possano garantire concretezza al progetto.

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