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Bes 2016, l’Istat presenta il nuovo rapporto sul benessere equo e sostenibile

Il benessere equo e sostenibile (BES) è un indice, sviluppato dall'Istat e dal Cnel, per valutare lo stato di benessere di una società  non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e ambientale e corredato da misure di disuguaglianza e sostenibilità 

àˆ stato presentato il 13 dicembre dal presidente dell'Istat Giorgio Alleva e dall'On. Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio, il quarto rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile. Nato nel 2010, a seguito del grande dibattito sugli indici alternativi al Pil, il Bes misura il benessere individuale e sociale e la sua sostenibilità  per le generazioni future.

Gli indicatori del Bes, in tutto 130, sono orientati a fotografare il benessere nella sua multidimensionalità  e per questo sono articolati in 12 domini: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità  dei servizi. Gli indici tengono conto sia degli aspetti che hanno un impatto diretto sul benessere umano ed ambientale sia di quelli che misurano gli elementi funzionali al miglioramento del benessere della collettività  e dell’ambiente che la circonda.

Due le principali novità  del Rapporto Bes di quest’anno. La prima è che la riforma della Legge di Bilancio, entrata in vigore a settembre, ha previsto l’inserimento del Bes tra gli strumenti di programmazione e valutazione della politica economica nazionale. Ai sensi della nuova legge il Ministero dell’Economia e delle Finanze redigerà  infatti due rapporti basati sul Bes: uno da allegare al Def (Documento di programmazione economica finanziaria) che descriverà  l’andamento degli indicatori di benessere nell’ultimo triennio e la previsione della loro evoluzione; il secondo invece verrà  presentato al Parlamento e conterrà  l’analisi d’impatto delle scelte effettuate con la legge di bilancio sugli indicatori Bes. L’idea è quella di usare l’indice Bes sia come strumento per valutare  ex ante gli effetti delle scelte di politica economica, sia a posteriori in un’ottica di accountability.

La seconda novità  è l’approvazione da parte delle Nazioni Unite dell’Agenda 2030, l’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile, e dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs nell’acronimo inglese), organizzati in un sistema di 169 target e oltre 200 indicatori. Gli SDGs – analogamente al Bes – hanno come finalità  quella di offrire un quadro integrato di informazioni quantitative e comparabili per la misurazione del benessere e dello sviluppo sostenibile.

E’ evidente la necessità  di monitorare le dinamiche complesse che percorrono la nostra società ” ha spiegato Alleva “per questo abbiamo sviluppato un ricco patrimonio di indicatori. Adesso la sfida è integrare al meglio le fonti e favorire una maggiore connessione con i policy makers.” “Il Bes allegato al Def è senza dubbio una forzatura, ma è una forzatura di cui sono molto orgoglioso” ha dichiarato Boccia, primo firmatario della nuova legge sul Bilancio dello Stato “è da cinquant’anni che si discute del Pil e finalmente abbiamo uno strumento per verificare gli output delle politiche: il Parlamento dovrà  tenerne conto“.

Dal rapporto  emerge una distinzione di fondo tra aspetti che hanno maggiormente sofferto la crisi economica (lavoro, benessere economico, relazioni sociali), e aspetti meno legati alla congiuntura economica negativa (come la salute, l’istruzione e l’ambiente) che seguono comportamenti più stabili e mantenengono una tendenza di miglioramento. Le linee evolutive, pur essendo comuni per tutto il Paese, hanno un’intensità  differente a seconda dei territori: i diversi aspetti del benessere, e in particolare gli aspetti economici, sono infatti caratterizzati da notevoli divari territoriali tra Nord Centro e Sud. Ancora nel 2015-16, l’occupazione è in assoluto la dimensione dove la distanza tra Nord e Sud del Paese è più ampia, seguita dal reddito, dalle condizioni economiche e dalla qualità  del lavoro. La distanza è elevata anche per quanto riguarda le relazioni sociali ma scende per la salute, l’istruzione e la soddisfazione per la vita, fino a ridursi sensibilmente nel caso dell’ambiente. Negli anni la forbice tra il Mezzogiorno e il resto del Paese è rimasta invariata o si è ulteriormente aperta con la sola eccezione delle relazioni sociali  e dell’ambiente.

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