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CC Search: open access grazie a Creative Commons

- 13 marzo 2017

La domanda da porsi è: davvero tutti vogliono proteggere il proprio lavoro? Le licenze CC traggono origine da questo quesito che ha portato a comprendere che ci sono autori ed artisti desiderosi di condividere, di raggiungere ed essere raggiunti dal pubblico. Ecco dunque che arriva CC Search, un nuovo motore di ricerca, ideato dal gruppo non profit Creative Commons, per trovare immagini, testi e musica svincolati da diritti legali. CC Search consente di trovare circa 10 milioni di immagini da Flickr e include contenuti di varie biblioteche digitali; fra queste, spiccano la New York Public Library, il Metropolitan Museum of Art e il Rijkmuseum.

La nascita di Creative Commons

copyrightCreative Commons è stato fondato nel 2001 da James Boyle, Michael Carroll, e Lawrence Lessig, esperti di diritto di internet e proprietà intellettuale, da Hal Abelson, informatico del MIT, dall’avvocato-documentarista Eric Saltzman e dall’editore web per il pubblico dominio Eric Eldred. Il progetto è stato sostenuto e promosso da studenti e ricercatori del Berkman Center for Internet and Society della Harvard Law School e raccoglie all’interno del proprio consiglio di amministrazione esperti di tecnologia, studiosi, filantropi e imprenditori. La filosofia del gruppo è la condivisione, da qui l’idea di creare uno spazio culturale libero a cui chiunque possa accedere ed ispirarsi.

La filosofia del copyleft, affinché la cultura sia più accessibile

La prima serie di licenze messe gratuitamente a disposizione del pubblico risale al dicembre 2002. La procedura utilizzata da Creative Commons trae parzialmente ispirazione dalla Free Software Foundation di Richard Stallman che 32 anni fa si è ritrovato ad affrontare un mutamento legislativo secondo il quale i software, da beni liberi accessibili a tutti, erano diventati soggetti a proprietà. Utilizzando un doppio senso della lCreative Commonsingua inglese (right infatti può essere tradotto sia come diritto sia come destra) Richard Stallman ha ideato il movimento, opposto al copyright, del copyleft, una filosofia basata sul condividere e rendere accessibile. Come Richard Stallman allora, oggi il gruppo Creative Commons ha sentito la necessità di agire per il bene comune. La missione non è solo finalizzata agli utenti del web; anche coloro che creano e desiderano definire i modi in cui gli altri possono usufruire del proprio lavoro vengono agevolati dalla piattaforma del gruppo. Le licenze Creative Commons danno infatti la possibilità di disegnare i confini dell’utilizzo dell’opera (ad esempio la copia, la distribuzione o l’uso commerciale), fornendo strumenti più flessibili.
Del resto, se è opportuno dare una “copertura” a chi si dedica alla cultura (a chi crea) è anche necessario comprendere che nel mondo del web, mezzo di comunicazione, informazione e condivisione, è inevitabile fare ricorso a forme di copia. Appare opportuno, in conclusione, meditare sulla dicotomia produttori e utenti: che cos’é, in fondo, la cultura, se non il prodotto della collettività (o meglio di chiunque) e per chiunque?
Prendiamoci cura della cultura.

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