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Il Contratto di Fiume del Tevere: uno strumento partecipativo per la tutela di un bene comune

- 18 aprile 2017

Che cos’è un Contratto di Fiume

E’ bene precisare di che cosa si tratta: un contratto di fiume è uno strumento partecipativo volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, tenendo in considerazione la salvaguardia dal rischio idraulico e lo sviluppo locale. E’ nato in Francia ed è stato successivamente inserito nella legislazione dell’Unione Europea con la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE che si è posta l’ambizioso obiettivo di prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo dell’acqua, migliorarne lo stato e assicurarne un utilizzo sostenibile. Il professor Giuseppe Maria Amendola, presidente del Consorzio Tiberina, ha esordito durante l’intervista enfatizzando due fondamentali aspetti della missione cui si dedica l’attività del Consorzio dal 2014: “Il Contratto di Fiume è di tutti e di nessuno (cioè è della comunità) ed è un mezzo e non un fine per una migliore gestione del “bene comune fiume”: cioè – per così dire – non va fatto per forza e deve svilupparsi sulla base di un reale diffuso consenso, da testare preliminarmente.”

Il procedimento del Contratto di Fiume

L’idea di questo contratto è nata durante un incontro convocato per trattare un tema più generale. Il coinvolgimento della cittadinanza è stato organizzato con la costituzione di un Comitato Promotore di sole persone fisiche interessate al fiume Tevere a 360 gradi (in riferimento alla qualità dell’acqua, al paesaggio, alle attività che vi si svolgono etc.). Ha seguito il Manifesto, anzi i Manifesti, sottoposti a continua revisione, senza la specificazione di particolari obiettivi (un parco, un ponte, una pista ciclabile etc.). Un simpatico aneddoto raccontato dal professore riguarda la prima edizione del Manifesto che, “un po’ troppo complessa”, aveva suscitato la reazione di una lettrice la quale chiese se si trattasse di un testo per “boiardi, dirigenti, presidenti, professori e parrucconi”.  A quanto pare, anche la semplicità è indubbiamente difficile da raggiungere.
A breve, però, ci sarà il passo successivo, il Programma d’Azione, e la conseguente stipula definitiva fra i contraenti interessati.

Come concretamente è stato organizzato il lavoro

Per quanto riguarda la gestione dell’attività, il lavoro è stato svolto in parallelo, dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto, con un dialogo costante. L’apporto delle Università coinvolte nel Consorzio, ad esempio, è soggetto ad un riesame costante affinché ci sia un confronto con i reali interessi della comunità, evitando di cadere nei meri tecnicismi spesso lontani dalle reali necessità quotidiane. Per altri aspetti tecnico-scientifici però, è bene sottolineare che l’apporto di queste Università è fondamentale, ad esempio per il controllo della qualità delle acque.

A quali strumenti di partecipazione si è fatto ricorso

Gli strumenti di partecipazione utilizzati dal Consorzio sono vari; includono mailing-list, incontri pubblici, seminari e tavoli di lavoro. In tema di solidarietà ecologica, gli utenti da raggiungere sono numerosissimi: si pensi che Roma ha circa 3 milioni di abitanti, e, considerando il bacino idrografico e le interazioni monte-valle che si ripercuotono sulla capitale fino alla foce e al Mar Tirreno, vengono coinvolti circa ulteriori 1.500.000 abitanti. E’ inevitabile ricorrere a strumenti di coinvolgimento ed informazione diversi e flessibili. Gli incontri pubblici, tipicamente utilizzati per i contratti di fiume, necessitano di essere affiancati da mail, social network ed un portale strutturato con l’ausilio dell’ Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche. In modo particolare, il professor Amendola ricorda il lungo percorso di partecipazione avviato con la costituzione del Consorzio Tiberina nel 2010 (e prima, nel 2008, dell’Associazione Amici del Tevere, che ne è di fatto il motore culturale) che ha condotto ad un’attuale mailing-list fidelizzata di circa 70.000.
La partecipazione è molto attiva, non mancano, infatti, assemblee di fiume particolarmente “accese”. Più tali incontri sono aperti, più si dibatte. Ciò che conta, però, è che ci sia una sintesi democratica.L’importante è fare cose utili e non vi è necessità di mettervi un cappello, di monopolizzare il processo, di imporre soluzioni ed egemonizzare i rapporti: anche se di certo serve un forte segretariato operativo, funzionante con continuità, proprio per interagire con tutti i soggetti interessati (gli stakeholder, come usa dirsi)” afferma il professor Amendola.

I consigli per una buona riuscita

L’esperienza di Roma evidenzia che per la buona riuscita di simili iniziative è essenziale inserirsi organicamente nelle pianificazioni cogenti, stringendo contatti con le autorità competenti in chiave tecnico-attuativa o di supervisione dei processi (Autorità di bacino del fiume Tevere, Capitaneria di Porto di Roma Fiumicino, Organismi ministeriali, etc) oltre che con quelle politiche. Il dialogo e l’informazione costante con le amministrazioni elette sono basilari, purché non si parta da esse. Il professore Amendola ha infatti sottolineato: “Il contratto di fiume mira anche a un coordinamento permanente di azioni, che non si interrompa con cambi di amministrazioni e “spoil system”, e tanto meglio è se già le istituzioni possono interagire costruttivamente fra di esse (fermo restando che devono garantire la partecipazione democratica). Se invece non sono in condizione, non possono o non vogliono, occorre presentarsi con un modello e una proposta che siano frutto di un lungo processo di condivisione. Il rischio, altrimenti, è venire strumentalizzati su obiettivi che, se non erano già in nuce, allora non possono essere altro che fittizi e strumentali – per l’appunto – ad altro, senza la forza negoziale che deriva dal consenso partecipativo: e alla fine si rischia di rientrare in dinamiche politiche, in senso lato. Sarebbe peraltro molto presupponente pensare che le amministrazioni scelte dai cittadini abbiano bisogno di essere portate per mano nel coordinarsi, da noi in questo particolare caso: o vogliono farlo o non vogliono farlo, è molto semplice”.
Gli “ingredienti fondamentali” sono la continuità d’azione, l’onestà intellettuale (intesa anche come capacità di riconoscere i propri errori), lo scrupolo e la preparazione di chi segue operativamente il processo. Trattando temi che includono, fra i tanti, natura, storia, cultura, paesaggio, arte e tradizioni è essenziale partire da conoscenza e consapevolezza.

Le prospettive future

Riguardo al futuro, il lavoro è continuo, non a strappi, specie in un ambiente complesso quale Roma. Il professore Amendola ricorda che appuntamenti e progetti si legano anche all’attuazione delle fasi finali del documento «Definizioni e requisiti qualitativi di base dei Contratti di Fiume» redatto in seno al Tavolo Nazionale Contratti di Fiume – “Gruppo di Lavoro 1: Riconoscimento dei CdF a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità”, che ha una funzione di linea guida.
Nella visione del Consorzio Tiberina il contratto di fiume deve divenire una sorta di agenda strategica, dinamica e non statica, proprio nell’ottica della partecipazione, che non si può cristallizzare in una istantanea o in un breve filmato, ma deve apparire come una ininterrotta “diretta”.
Per concludere, riportiamo le parole del professore Amendola, che ringraziamo per la gentilezza e disponibilità: “Al di là della stipula formale del contratto, devo dire che già molti risultati sono stati ottenuti in questi anni, fra cui svariate occasioni di concertazione fra gli Enti preposti su temi rilevanti – verificatesi un po’ per caso, un po’ su richiesta – e fra il pubblico e il privato, in una sorta di cabina di regia informale, senza tirare nessuno per i capelli, senza promettere visibilità, ma trovando di volta in volta risposte positive. E anche aver tenuto viva una forte sensibilità sul Tevere credo che sia un risultato positivo di cui possiamo essere orgogliosi: se oggi il principale fiume di Roma, uno dei principali del mondo, è visto come un “bene comune” è forse nostro piccolo grande merito”.

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