laurea

“I beni comuni urbani. Il Regolamento sull’amministrazione condivisa a Trento”

- 10 aprile 2017

Il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani” è stato approvato nel Comune di Trento a marzo del 2015: a due anni dalla sua introduzione questa ricerca vuole indagare quali sono stati gli effetti prodotti, in particolare sulla struttura organizzativa dell’Amministrazione Comunale (Servizi e Uffici), sulle formazioni sociali attive e sulle loro relazioni per capire in che modo questo strumento riesca a contribuire al superamento delle “trappole sociali” (Rothstein, 2005).

L’idea di beni comuni promossa dal Regolamento è più ampia rispetto a quella classica economica, perché beni comuni sono quei beni indispensabili per la realizzazione dei diritti fondamentali della persona (Commissione Rodotà, 2007) e per la vita sociale (Donolo, 2012). Ricadono in questo insieme i beni comuni tradizionali (le risorse comuni), i global commons (l’aria, l’acqua, la biodiversità…) e i new commons (internet, i servizi, le infrastrutture, gli spazi urbani, l’innovazione digitale…). Date queste funzioni, tutti devono potervi accedere e fruirne liberamente. Ma, se “ciò che comune alla massima quantità di individui è ciò che riceve la minima cura” (Aristotele), allora si verifica la nota “tragedia dei beni comuni” (Hardin, 1968), valida anche per quelli urbani. La tragedia è una “trappola sociale” in quanto è una situazione stabile pur non consentendo la realizzazione ottimale degli interessi individuali e collettivi. Per superare l’empasse e riuscire a gestire in modo efficace e duraturo nel tempo i beni comuni, serve uno sforzo per avviare azioni cooperative basate sulla di fiducia e sull’impegno reciproco, come osservato da Elinor Ostrom (2006) e suggerito da Gregorio Arena nel modello l’amministrazione condivisa (1997).

L’amministrazione condivisa consente di superare i limiti dell’autogestione ostromiana, perché, fondandosi sul principio di sussidiarietà (art.118.4 Cost.), attribuisce agli enti pubblici locali il compito di sostenere le autonome iniziative dei cittadini con fini di interesse generale: amministrazione e cittadini diventano alleati per rispondere insieme a problematiche della collettività, mobilitando le risorse diffuse tra la popolazione, per indurre comportamenti individuali virtuosi, vantaggiosi a livello sia personale sia collettivo.
Per attuare l’amministrazione condivisa occorre un cambiamento culturale per riconoscere i cittadini come portatori di risorse e capacità, disponibili a metterle al servizio della comunità e per avviare relazioni basate su fiducia reciproca e responsabilità condivisa. Inoltre servono strumenti adeguati a facilitare l’incontro cittadini-amministrazione. Uno di questi è il Regolamento, elaborato da LABSUS – Laboratorio per la sussidiarietà e introdotto per la prima volta dal Comune di Bologna a maggio 2014.
Il significato che la struttura politica del Comune di Trento ha attribuito al Regolamento si può leggere nelle Linee programmatiche di mandato del Sindaco: favorire la partecipazione della cittadinanza ai processi decisionali e all’attuazione delle iniziative di cura, rivitalizzazione e reinvenzione di spazi ed edifici urbani marginali, per realizzare concretamente la co-amministrazione e recuperare senso di appartenenza alla città.
La struttura organizzativa, per eseguire questi indirizzi, ha introdotto alcuni cambiamenti: è stato istituito il Servizio Beni comuni e gestione acquisti, riferimento per le iniziative di cittadinanza attiva, che insieme agli altri Servizi comunali ha promosso il Regolamento e ha definito proposte e procedure semplificate per facilitare la collaborazione con i cittadini; l’Ufficio Relazioni con il pubblico ha ampliato le sue funzioni, dato che ora si occupa anche di mantenere i contatti tra l’ente e i cittadini attivi; infine, per valorizzare le competenze diffuse, sono stati aperti tavoli di co-progettazione e di confronto paritario tra funzionari dei Servizi e cittadini proponenti.
Le formazioni sociali attive a Trento hanno visto nel Regolamento uno strumento per realizzare progetti in cui la cura di un bene comune è mezzo per raggiungere altri fini come la valorizzazione di competenze e abilità, l’educazione alla cittadinanza attiva e la (ri)costruzione di legami e relazione sociali; inoltre si verifica il ritorno a vivere i luoghi della città, la ri-appropriazione e il recupero dei legami con gli spazi urbani; infine per i cittadini praticare l’amministrazione condivisa significa mettere a disposizione della collettività le proprie competenze e la propria disponibilità di tempo e di energie trovando il supporto dell’Amministrazione.
Data la portata innovativa di questo modello di amministrazione, è necessario altro tempo per perfezionare le dinamiche volte al lavoro trasversale tra i diversi Servizi dell’Amministrazione e per stimolare i cittadini a formulare proposte di collaborazione inclusive, capaci di coinvolgere più formazioni sociali.
In conclusione, a fronte di quanto è stato osservato a Trento, è possibile sostenere che le iniziative attuate secondo il Regolamento, nel quadro dell’amministrazione condivisa, sono “cura” perché consentono di recuperare i beni comuni urbani degradati a causa della tragedia, ma anche “vaccino” perché mediante il fare alimentano legami e relazioni, fiducia e capitale sociale, proprio quegli elementi necessari per prevenire la “trappola sociale” della “tragedia dei beni comuni”.

In allegato la tesi di Valeria Bonapace

BIBLIOGRAFIA

  • Arena G. (1997), Introduzione all’amministrazione condivisa, in Studi parlamentari e di politica costituzionale, anno 30, n. 117-118, pp. 29-65.
  • Commissione Rodotà (2007), Proposta di articolato per la modifica delle norme del codice civile in materia di beni pubblici, 14 giugno 2007
  • Donolo C. (2012), I beni comuni presi sul serio, in Arena G., Iaione C. (a cura di), L’Italia dei Beni Comuni, Carocci, Roma.
  • Hardin G. (1968), The Tragedy of the Commons, in Sience, n. 162, pp. 1243-8.
  • Mattei U. (2011), Beni comuni. Un manifesto, Laterza, Bari.
  • Ostrom E. (2006), Governare i beni collettivi, Marsilio, Venezia.
  • Rothstein B. (2005), Social Traps and the Problem of Trust, Cambridge University Press, Cambridge.
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