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Walkabout a Roma: le esplorazioni partecipate di Urban Experience

- 1 settembre 2017

La progettualità di Urban Experience si basa sulla pratica di performing media: un concetto che lo stesso Carlo Infante ha coniato per definire l’interazione sociale e culturale con i nuovi media interattivi (ora presente anche tra i lemmi della Treccani). L’utilizzo di smartphone e mappe interattive esplicita le potenzialità di storytelling del web ed è integrato con eventi ludico-partecipativi di azione nel territorio, secondo il principio del SoLoMo (Social Local Mobile). I walkabout sono quelle azioni, esplorazioni partecipate con sistemi whisper-radio, che permettono di esplicitare queste potenzialità tecnologiche rese linguaggi di nuova narrazione-azione.

Che cosa sono i Walkabout?

Walkabout significa “cammina in giro e a tema”. I walkabout sono semplici come passeggiate e allo stesso tempo usano in modo creativo i performing media per attivare “palestre dello sguardo”, attraverso forme inedite e coinvolgenti di cittadinanza, sollecitando la partecipazione.
In giro per le città (ma anche nei boschi), gli spettatori-cittadini attivi si guardano intorno e si mettono in gioco, interconnessi, attraversando uno spazio urbano o qualsiasi altro territorio da esplorare, (entrando nei cortili, magari in una bottega..) per cogliere i dettagli del paesaggio e interpretarli, per input di pensiero laterale. Il principio d’efficacia consiste nel riappropriarsi del valore di “guardarsi attorno”, riscoprendo il significato profondo del conversare, condividendo un medesimo cammino. Il walkabout in questo senso diventa un lievito di partecipazione; un enzima in grado di produrre un’accelerazione nell’instaurarsi di relazioni partecipative e collaborative, grazie alla dinamica della conversazione itinerante.  Infatti, come ci racconta:

walkabout2Conversare può significare “girare insieme” ( dal latino “versum”, girare, trovarsi, e “cum”:insieme) ed è questo che facciamo da tempo con i walkabout che si rivelano sempre di più un ottimo modo per apprendere dappertutto, raccogliendo indizi dai paesaggi sia urbani sia rurali, condividendoli nella trasmissione radiofonica nomade. L’avevamo capito bene già nel 1977 con le passeggiate psicogeografiche degli indiani metropolitani, anche se è nel 1988, a Narni, con Silvio Panini della Koinè che, con l’uso di una radio FM “pirata”, produciamo il primo atto di performing media combinato con un’esplorazione: quella di un castello medievale da far diventare una “rocca cablata”.
Il dato cruciale è nel fatto che i walkabout si rivelano come palestre di resilienza urbana in un’evoluzione delle pratiche di cittadinanza attiva, grazie a quel mix di empatia e creatività che li connota. Walkabout è un format di performing media in cui conversazioni peripatetiche si combinano con trasmissioni radiofoniche nomadi, per un’esplorazione partecipata. Una suggestione di fondo è in quella parola inglese che rimanda al viaggio rituale che gli australiani aborigeni intraprendono attraversando a piedi le distese dell’outback, le aree interne più remote che si estendono in quelle semi-desertiche del Bush. Urban Experience gioca con questa definizione, rilanciando così le esplorazioni urbane che coniugano cose semplici come passeggiate e conversazioni con le complessità inedite del Performing Media-storytelling in cui la narrazione partecipata è inscritta nell’azione “aumentata” dall’uso dei media radio e web. Queste conversazioni nomadi caratterizzate dall’ausilio di smartphone e cuffie collegate ad una radioricevente (whisper radio) permettono di ascoltare le voci dei walking-talking heads e repertori audio predisposti, in un flusso radiofonico che viene, spesso, trasmesso in streaming via webradio e georeferenziato.

Grazie a Urban Experience, con il sistema radio è possibile fare cose inaspettate, sorprendenti, sebbene il sistema radio sia quello che usano, banalmente, i turisti. Mentre altri parlano di “realtà aumentata”, è interessante anche usare basse tecnologie, utilizzando al meglio quanto è già a disposizione di tutti. Fondamentalmente il walkabout è un’attività che può essere definita “changemaking”. Contribuisce a rappresentare un autentico cambiamento di paradigma e richiede perciò un cambiamento di mentalità; un cambiamento culturale.

Strategie resilienti di partecipazione

Urban Experience prosegue oggi con l’intento di restituire la memoria collettiva dei territori, dando nuove consapevolezze ed educando al coraggio e alla resilienza urbana, attraverso i performing media di whisper-radio e smartphone, per tracciare nuove mappe esperienziali che contribuiscono a ridefinire lo spazio pubblico, restando sempre “con i piedi per terra e la testa nel cloud”. Oltre a considerare le peculiarità dei territori che attraversa, Carlo Infante opera sui format, cercando di rendere manifesto il fatto che questi processi siano replicabili ovunque: in un bosco come anche all’interno di un quartiere di una periferia estrema. La sfida è cercare di mettere in relazione un concetto di spazio pubblico che non riguarda tanto l’architettura o l’urbanistica, ma la capacità di proiezione di una comunità, lavorando molto anche nei contesti rurali che compongono l’Italia, poiché bisogna urgentemente ricominciare a prenderci cura anche di quest’altra faccia del nostro Paese.

walkaboutPartecipare ai processi senzienti della comunità è un modo per espandere la propria identità di cittadini. E’ una condizione che si esprime al di là delle diverse forme di governance amministrativa e di democrazia rappresentativa, per liberare un ruolo attivo che per troppo tempo è rimasto inespresso o limitato in una condizione implicita e trincerata nell’area di generici associazionismi. Una città, il suo essere spazio pubblico, ha bisogno delle idee e delle competenze di chi la abita, di cittadini che siano in grado d’interpretare, da diversi punti di vista, le dinamiche della loro città, intesa come spazio pubblico urbano. Il punto sostanziale è quali forme dare alla partecipazione, riconoscendo in primo luogo il modello multistakeholder, che contempla la molteplicità dei punti di vista dei vari portatori d’interesse, sulla base di una visione e una competenza più orizzontale (quale il radicamento in un territorio) piuttosto che verticale ( i professionisti e i politici). In tal senso abbiamo condotto, come Urban Experience e a suo tempo con Stati Generali dell’Innovazione, che ho contribuito a fondare, diverse sessioni formative su ciò che definisco le strategie resilienti per la partecipazione, come questa curata al Forum PA.”

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