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I beni comuni presi sul serio: in Lombardia e a Milano, la sperimentazione continua

- 6 ottobre 2017

Oltre 200 persone provenienti da tutta la Lombardia, tra politici, funzionari e cittadini attivi hanno partecipato attivamente all’iniziativa: l’obiettivo principale era quello di confrontarsi sulle prospettive di sviluppo dell’amministrazione condivisa, ovvero un modello di gestione dei beni comuni fondato sulla collaborazione tra istituzioni e comunità locale, che in molti dei Comuni coinvolti si sta già sperimentando.

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In Lombardia ben 10 capoluoghi su 12 hanno infatti approvato o stanno per adottare un regolamento comunale per i beni comuni. Nell’elenco dei territori lombardi che hanno introdotto questa innovazione amministrativa non ci sono però solo capoluoghi: troviamo grandi comuni come Cinisello Balsamo, di medie dimensioni come San Donato Milanese o più piccoli, come Brugherio e Cavriana.

In apertura dei lavori, Gabriele Pasqui, Direttore DAStU, dichiara l’interesse del tema per la ricerca e considera centrale la riflessione sulle modalità attraverso cui “generare beni comuni”, che sono l’esito eventuale di un processo di compresenza prima, di relazione poi, tra persone e tra queste e il territorio in cui vivono.

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Nei quattro tavoli paralleli, in cui sono intervenuti anche rappresentanti dei municipi e di alcune realtà sociali di Milano, sono stati affrontati temi cruciali, a partire dalle esperienze maturate nei due anni di sperimentazione: beni comuni, catalizzatori di persone e organizzazioni; il comune, dai progetti ai processi per l’interesse generale; strumenti condivisi, per abilitare persone e organizzazioni; investimenti, per valorizzare relazioni, saperi e competenze diffuse.

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A restituire i risultati sono stati quattro diversi rappresentanti, uno per ciascun tavolo, ciascuno proveniente da una delle città protagoniste del progetto. Gianluca Caruso, Direttore operativo di Cinisello Balsamo, racconta il lavoro del tavolo come “i beni comuni visti da dentro”: da dentro il comune e da dentro le associazioni. Per produrre cambiamento non basta approvare una norma, sono spesso necessari processi lunghi, in cui cambiano le relazioni. Alice Moggi, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pavia, sottolinea la diversità dei soggetti coinvolti nel tavolo di lavoro, da cui emerge “l’importanza della contaminazione, che apre porte dove ci sono muri, sulla base di una sperimentazione condivisa e continua, impostata su responsabilità e orientata ad acquisire nuove competenze”.

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Donatella Boccali, Responsabile di posizione organizzativa Area Welfare di comunità e Coesione sociale del Comune di Cremona, riprende il tema sotto un altro punto di vista: “è importante pensare il tempo con i cittadini non come perso ma come investito: gli investimenti servono per avviare processi che abbiano già pensato la loro continuità a partire dal lavoro quotidiano del comune e dei singoli cittadini”. Dino De Simone, Assessore all’Ambiente di Varese, sottolinea l’esigenza di “trovare gli strumenti, i linguaggi e le sedi per muovere le persone verso un immaginario di cambiamento che vada ben oltre la manutenzione, verso l’identità collettiva”.

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“Milano parte da esperienze già attive, anche se ancora non c’è un Regolamento dei beni comuni. Con Labsus abbiamo lavorato a una bozza, entro fine ottobre le linee guida di giunta” così Lorenzo Lipparini, Assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data del Comune di Milano. Lipparini ricorda il ruolo chiave dei Municipi, dell’associazionismo ma anche delle realtà informali come interlocutori strategici in questo percorso, specie nelle periferie. In un laboratorio dell’innovazione come Milano “è importante che si passi dalla sperimentazione alla regolamentazione, e che questo si faccia attraverso il Regolamento dell’amministrazione condivisa”, conclude l’Assessore. Virginio Brivio, neoeletto Presidente Anci Lombardia, dichiara che “va sostenuta l’alleanza fondamentale tra comuni e cittadini con percorsi di accompagnamento e formazione” perché “la cura dei beni comuni aiuta a ricostruire il rapporto positivo tra comune e cittadini ma anche a creare senso di appartenenza”. Giuseppe Guzzetti, Presidente Fondazione Cariplo, ripercorre la storia che ha portato all’ideazione e alla realizzazione del progetto e ne sottolinea “il suo carattere di sistema, ma orientato alla pratica perché animato da iniziative promosse dal basso” e ribadisce il carattere strategico del tema dei beni comuni nelle politiche della Fondazione.

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Gregorio Arena, Presidente di Labsus, chiude la giornata di lavoro identificando tre fronti su cui lavorare in Lombardia: in primo luogo i piccoli comuni, in un progetto di sistema in cui ANCI abbia un ruolo centrale; in secondo luogo le scuole, migliaia di potenziali presidi territoriali aperti alla comunità; in ultimo le periferie, nel solco del progetto Lacittàintorno di Fondazione Cariplo, che vede il coinvolgimento attivo degli abitanti dei quartieri periferici nella cura e gestione condivisa dei luoghi in cui abitano, quali attori protagonisti di un autentico processo di rigenerazione urbana, culturale, sociale.

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