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Viaggio nei mercati rionali di Roma. Eutropian tra ricerca e azione

"L'obiettivo era avviare un dibattito pubblico sulle possibilità di rinascita dei mercati e a questo, col tempo, ci siamo arrivati".

Siamo alla prima tappa del viaggio di Labsus nei mercati di quartiere della Capitale. I percorsi che vanno verso la tutela e la rigenerazione di un bene comune passano sempre da uno studio approfondito del territorio e della comunità.

E’ l’architetto e urbanista Daniela Patti, esperta in rigenerazione urbana e pianificazione ambientale con particolare attenzione alla governance metropolitana e alla pianificazione collaborativa, a guidarci tra progetti, esperimenti e pratiche virtuose a cavallo tra il passato e il futuro dei mercati di quartiere, per ragionare di questi spazi come uno strumento di riattivazione sia urbana che economica. Insieme con Eutropian – un’organizzazione che si impegna per il coinvolgimento civico nei processi di trasformazione urbana – ha condotto una ricerca e azione su questo tema in collaborazione con organizzazioni locali come Interazioni Urbane a Primavalle o Sensacional al Metronio per ragionare sulle potenzialità e le sfide, per integrare nuovi usi e nuove funzioni all’interno dei mercati rionali esistenti, al fine di assicurare una sostenibilità economica del mercato pur mantenendo la dimensione pubblica ed inclusiva dello spazio.

Quando è cominciato il progetto “Nuova vita ai mercati” nella Capitale?

Il progetto di ricerca e azione sui mercati è iniziato nel 2014, quindi prima del Nuovo regolamento che è del 2017 per cui ci auguriamo che da qui in poi vengano seriamente ravvivati i mercati rionali. La nostra ricerca è partita come spin off di un progetto europeo sul riuso degli spazi abbandonati. Abbiamo fatto una mappatura nel Terzo Municipio e i cittadini avevano indicato anche i mercati rionali come degli spazi fortemente sotto utilizzati ma con un grande potenziale, proprio da qui sono iniziati i nostri laboratori e il primo mercato con cui ci siamo interfacciati è stato quello di Montesacro in Viale Adriatico. Insieme agli operatori locali, agli abitanti del quartiere, alle associazioni e al Municipio sono state portate avanti una serie di azioni molto low cost per ripristinare questo mercato. Siamo partiti dal sistemare gli spazi comuni, poi sono stati organizzati degli eventi fuori dagli orari tipici di apertura e chiusura delle attività commerciali, tutto questo prima della delibera della Leonori, per cui era molto più complicato restare aperti nel pomeriggio: la legislazione prevedeva che dovesse essere d’accordo il 50 per cento più uno degli operatori. Grazie anche all’impegno che c’era stato si trovò il modo di restare aperti più a lungo.

Qui siamo all’inizio del 2015…

Sì, uno dei primi lavori fatti sui mercati, con degli interventi temporanei che però hanno trovato una loro continuità dettata da una collaborazione e da un’intesa tra gli operatori  e le associazioni locali. Col tempo ci siamo resi conto che quella dei mercati rionali è una tipologia di spazi molto frequente a Roma, ad oggi se ne contano 129 tra diverse tipologie.

Montesacro è stato il punto di partenza, poi come si è evoluta la ricerca?

Ci siamo spostati in altri municipi della città e abbiamo incontrato diverse  associazioni che si stavano concentrando su interventi locali, come il Mercato di Primavalle, il mercato Metronio. Tutti spazi in grande sofferenza che avevano a supporto un comitato di quartiere. Abbiamo visto che esisteva un’esigenza e c’era la volontà di far valere un’istanza comune, quella del rilancio dei mercati come luoghi vivi, di compravendita, ma soprattutto di socialità e di incontro. Le associazioni facevano uno sforzo enorme per costruire una rete, per conoscersi e presentare un progetto comune all’amministrazione, il loro è stato un impegno quotidiano fondamentale per cui abbiamo pensato che il nostro contributo potesse essere quello di agevolare la rete tra i mercati e tra tutte le realtà a latere. I laboratori si sono allargati, cercando di tenere insieme persone che avessero a che fare direttamente o indirettamente con i mercati. Due sono stati gli eventi più importanti: al mercato del Pigneto dove si è discusso del Mercato come servizio, coinvolgendo tutti i soggetti interessati a ragionare su un’infrastruttura pubblica che diventa nucleo del quartiere. E il secondo ha avuto invece come focus il Mercato nella filiera corta e all’interno di un nuovo sistema alimentare.

Il ragionamento quindi ha interessato anche la governance dei mercati…

Da regolamento sono tutti gestiti dagli uffici centrali, questo comporta una certa complicazione rispetto all’assegnazione dei banchi. I nostri incontri fatti con esponenti politici e amministrativi hanno riguardato anche un nuovo meccanismo da proporre all’amministrazione.

Che risultati ha portato la ricerca?

I risultati sono usciti in un periodo di cambiamento per la Capitale, tra la fine di una Giunta e l’inizio di un’altra, ma sono stati condivisi con entrambe le amministrazioni. Il nuovo regolamento è frutto di tutto quello che negli anni di attività sui mercati è stato possibile raccogliere. E’ stato un lavoro lungo di cui non ci intestiamo la maternità, perché assolutamente condiviso con chi ha partecipato e si è impegnato sul territorio per raggiungere l’obiettivo comune di rigenerazione dei mercati romani. L’obiettivo era avviare un dibattito pubblico sulle possibilità di rinascita dei mercati e a questo col tempo ci siamo arrivati.

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