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Oltre la SIBEC, perché un dirigente comunale studia i beni comuni

Mentre prosegue l’edizione 2018 di SIBEC – la Scuola Italiana dei Beni Comuni, continuiamo a scoprire chi sono i partecipanti della scuola e cosa rimane dell’esperienza di studio. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Daniela Poggiali ex corsista 2017 e buon esempio per capire perché un funzionario comunale interessato ai beni comuni dovrebbe partecipare alla SIBEC.

Daniela vive a Forlì, è un dirigente dell’Area Servizi al cittadino, Demanio, Porto e Patrimonio nel Comune di Cervia, e dirigente per i Servizi alla Cittadinanza nel Comune di Ravenna. Lo è da 25 anni e svolge il suo lavoro con passione, perché, come dice lei stessa, “amo il mio lavoro e i settori in cui opero”. Lavora in comuni molto attenti ai servizi al cittadino e alla partecipazione. In particolare Ravenna è un comune molto all’avanguardia in tema di partecipazione, oltre ad essere stato stato uno dei primi comuni ad approvare il regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni (secondo il nostro database il 45esimo comune italiano ad approvarlo), ha dato grande valore – anche in termini di comunicazione – al percorso che ha portato all’approvazione ma soprattutto all’applicazione del Regolamento. Daniela segue la gestione dei servizi al cittadino da tanto tempo ma la partecipazione, e la possibilità di gestire i beni comuni in condivisione con la cittadinanza, sono argomenti a cui si è avvicinata “solo di recente”.

“Non si tratta di scelte più democratiche, ma di voler raggiungere determinati obiettivi”

La volontà di approfondire il tema dei beni comuni spinge Daniela ad iscriversi alla SIBEC: perché “da queste parti c’era la volontà di fare sperimentazione, così mi sentivo le spalle coperte per poter fare concretamente innovazione”. La SIBEC inizia e Daniela ne apprezza particolarmente due cose: “il fatto che accanto alla parte teorica vi fosse la conoscenza di un caso concreto, e il fatto che fosse itinerante, un modo per scoprire la ricchezza delle esperienze italiane”.
Gli esempi studiati aiutano Daniela a progettare nuove cose, ma anche a mettere in discussione idee consolidate e convinzioni ormai date per scontate, come mi spiega, “aver visto affrontare problemi uguali in maniera differente mi ha aperto nuovi orizzonti gestionali”. “La SIBEC non è solo il modo per vedere cose che non hai mai affrontato”, spiega, “ma anche per riconoscere con maggior precisione le tue competenze e migliorarle”.

Cosa è rimasto a Daniela di questa esperienza? “L’attenzione maggiore alle competenze dei miei collaboratori: non è solo un questione di scelte più democratiche”, spiega, “ma di unione intenti per raggiungere determinati obiettivi”. “La competenza del dirigente non basta”, continua Daniela “servono la volontà della componente politica dell’amministrazione e le capacità dei vari collaboratori. Per questo punterei molto sulle segreterie dei Sindaci per avviare percorsi di partecipazione”.
E della Sibec cosa migliorerebbe? “L’attenzione per i beni comuni immateriali, intendere la cultura e i valori identitari come beni comuni, può essere la chiave di volta per l’amministrazione condivisa. È una sfida più grande, ma la posta in gioco è maggiore. Non dobbiamo pensare a come gestire un nido, ma qual è il valore immateriale che vuoi salvare con quel nido. Così si può allargare di molto la platea di persone interessate al bene comune”.

 

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