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C’è la metropolitana a Spilamberto: è autogestita e fa bene a tutti

Un progetto di cura e prevenzione sviluppato dalla comunità: i patti di MuoviSPILLA

C’è una metropolitana a Spilamberto, comune in provincia di Modena, a costo zero, chilometro zero, impatto zero. Realizzata in autogestione, sotto casa e capace di contenere l’emissione di gas inquinanti.

È una metropolitana urbana pedonale con nove stazioni, lunga quasi sei chilometri. È un treno umano che ha i suoi orari e le sue stazioni di partenza, salita, discesa e arrivo. Per ogni stazione sono state installate anche delle tabelle complete di orari e percorsi.

Patto doppio per la salute

Si tratta del progetto MuoviSPILLA, nato nel 2016 con l’obiettivo di aiutare le persone a migliorare il proprio stato di salute attraverso l’esercizio fisico lento, breve e frequente ispirandosi alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Per consolidare il progetto, nel settembre del 2017, è stato sottoscritto un patto di collaborazione tra l’amministrazione comunale e l’AVIS, incrociando due esigenze solo apparentemente distanti tra loro ma che, invece, rappresentano una delle peculiarità di ogni buon patto: individuare forme innovative e creative di cura e tutela dell’interesse generale attraverso l’autonoma iniziativa dei cittadini. In questo specifico caso abbiamo la cura della salute dei cittadini attraverso la creazione di gruppi di cammino con l’intento di promuovere l’attività motoria, ma anche una migliore vivibilità attraverso la valorizzazione del contesto urbano e il livello di sicurezza percepito.
Le azioni previste dal Patto riguardano anche le forme di coordinamento del progetto attraverso il coinvolgimento dei volontari capo-treno e l’informazione sugli idonei stili di vita. Compito dell’amministrazione è quello, tra gli altri, di installare la segnaletica verticale con le tabelle identificative degli orari e percorsi.
Se l’essenza dell’amministrazione condivisa sta nella costruzione di relazioni di condivisione, in questo patto di collaborazione ne vediamo la concreta applicazione attraverso un’opera di rammendo urbano che, anche con il gioco strutturato in ruoli, stazioni e orari di partenza e arrivo, costituisce un presidio dei territori urbani residenziali, favorisce l’aggregazione ma, soprattutto, si rivela essere efficace in termini di tutela e promozione della salute attraverso la cura delle patologie non trasmissibili come le malattie cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete e il controllo del peso.
Secondo Luciano Rizzi, ingegnere di Modena e ideatore del progetto, attraverso la metropolitana urbana pedonale “si supera il concetto del muoviti che ti fa bene per insegnare, invece, una tecnica per stare bene promuovendo la camminata come un farmaco che ha un suo principio attivo e una precisa posologia” attraverso la definizione dei livelli di attività fisica raccomandata, come indicato nelle linee guida della Organizzazione Mondiale della Sanità del 2010 e oggi recepite nel Piano d’Azione Globale sull’Attività Fisica 2018-2030 adottato nella 71esima assemblea mondiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.


Imparare a camminare ha comportato l’esigenza di strutturare un secondo patto di collaborazione proposto e sottoscritto da Luciano Rizzi, un percorso di formazione con un incontro teorico sulle regole del gioco, la velocità di passo in resa salute e il funzionamento della metropolitana urbana pedonale attraverso l’uso di una applicazione, e un incontro pratico sul “binario” con una camminata a differenti velocità di passo.

Perché è utile il patto di collaborazione?

L’impatto del progetto MuoviSPILLA ha numeri importanti. Da settembre 2016 sino a maggio 2018 sono partiti 2110 treni che hanno percorso 12.500 km con 82.300 passeggeri. Sui 10.000 abitanti di Spilamberto più di 1000 sono stati coinvolti e oltre cento persone praticano la camminata con regolarità dalle tre alle cinque volte la settimana. Con effetti positivi sulla salute, riscontrati dai controlli medici, per chi segue il progetto con regolarità per un periodo non inferiore ai 6/8 mesi.
Quanto è utile la formula del patto di collaborazione per sostenere il progetto? “E’ lo strumento attuativo ideale”, prosegue Luciano Rizzi, “la comunità svolge appieno il suo compito perché dona il suo progetto al Comune favorendo, attraverso il patto, la cura di un bene comune immateriale e trasmette le conoscenze acquisite agli cittadini che si avvicinano al progetto. I limiti sono rappresentati dalla difficoltà di avere come interlocutore solamente l’ente locale e le conseguenti difficoltà di veder riconosciuti, dalle diverse articolazioni territoriali del sistema sanitario, gli effetti positivi di un progetto di cura e prevenzione sviluppato dalla comunità”.

Coinvolgere per crescere. E replicare

È proprio della natura del patto di collaborazione aprire nuovi scenari, contribuire a valorizzare le risorse di una comunità alle quali, per i limiti insiti nel paradigma verticale, nemmeno si pensava di poter fare ricorso. Sulla base di questo assunto è possibile che il progetto MuoviSPILLA possa crescere ulteriormente. Come? Coinvolgendo nel patto altri soggetti, istituzionali e non, attivi sul territorio. Innanzitutto le articolazioni territoriali del sistema sanitario (distretti sanitari, case della salute, medici di base..), per dare sostanza e concretezza ai percorsi di prevenzione sempre previsti ma poco attuati che, non dimentichiamo, significano non solo benessere delle persone ma anche sostenibilità economica. Quindi aprendo alla collaborazione con le comunità, non solo alle forme organizzate, ma anche a gruppi informali di cittadini, così come previsto dal principio di sussidiarietà orizzontale, che possono attivarsi per promuovere percorsi simili a quelli realizzati nel comune di Spilamberto. Dei patti, dunque, multiattoriali con la possibilità di coinvolgere anche livelli istituzionali diversi, replicabili in contesti territoriali diversi.
Il progetto MuoviSPILLA, infatti, suscita interesse ben oltre i confini di Spilamberto. Verranno infatti avviate sperimentazioni a Bologna, a Modena e in Toscana. Parallelamente anche altre regioni italiane seguono con grande attenzione un processo che nasce su uno dei principi di fondo dell’amministrazione condivisa: costruire legami di fiducia e promuovere comunità capaci di prendersi cura di se stesse.