Beni comuni e amministrazione condivisa Il punto di Labsus

Cooperative di comunità e beni comuni

Viaggio in Liguria: tra attivismo cooperativo e nuovi modelli di sviluppo locale

Per il suo carattere innovativo e per il suo processo partecipativo, l’impresa di comunità, come dimostrano la sua rapida moltiplicazione e l’attenzione registrata nell’ultimo biennio, rappresenta un potenziale strumento in grado di catalizzare attivismo civico e autoimprenditorialità, in relazione partecipativa e collaborativa con le amministrazioni locali anche sui temi dei beni comuni.
Le esperienze maturate sul territorio ligure negli ultimi cinque anni dalle cooperative di comunità, ossia le imprese a governance aperta e partecipata impegnate nella produzione o gestione di beni e servizi (anche di proprietà pubblica o collettiva) che perseguono l’obiettivo del miglioramento del benessere della comunità di riferimento, riflettono infatti un modello che ha privilegiato inizialmente l’emersione e la valorizzazione di opportunità in territori esclusi, oppure coinvolti solo marginalmente, dall’incremento rilevante dei flussi turistici regionali.

Ph Credits: Tune Nirvane

Tale vocazione appare evidente guardando alla localizzazione delle prime esperienze comunitarie lungo la dorsale appenninica, in aree contigue o comprese nelle aree interne, in difficoltà dal punto di vista infrastrutturale e dipendenti dai lontani centri gravitazionali per i servizi essenziali, ma beneficiate dalla loro immersione in contesti naturalistici di eccellenza. In Valle Arroscia, a Mendatica (IM) la cooperativa di comunità Brigì, nata nel 2015, gestisce in collaborazione con la Pro Loco il centro turistico del Parco delle Alpi Liguri con avanzate proposte didattiche e di trekking (anche someggiato, con l’ausilio di asini) lungo le antiche vie idriche, borghi e antichi manufatti come un antico mulino, percorsi nel Parco avventura, rifugi escursionistici. Sempre nell’imperiese, a Torri Superiore di Ventimiglia la cooperativa Ture Nirvane fondata nel 1999 e pioniera ligure di questa nuova tipologia di impresa comunitaria, gestisce le attività eco-turistiche e coordina il programma di corsi, seminari e delle altre attività culturali intorno all’Ecovillaggio. A Castelvittorio (IM) la locale cooperativa di comunità Alta Val Nervia è attiva in progetti eco-sostenibili (food forest e agricampeggio ricavato recuperando e restituendo alla collettività tre ettari di terre incolte) per cercare di restituire un futuro a un’intera vallata e alle sue comunità.ONelle aree savonesi la cooperativa Olivicola di Arnasco (nata nel 1983) ha investito nella valorizzazione e promozione del territorio attraverso le produzioni biologiche, il recupero degli oliveti abbandonati e delle tecniche tradizionali di manutenzione come i muretti a secco, la cui tecnica è oggetto di trasmissione intergenerazionale e di formazione internazionale. Sul colle di Cadibona (Quiliano), valico appenninico di strategica importanza e antico crocevia commerciale, ora tappa escursionistica dell’Alta Via dei Monti Liguri, la cooperativa di comunità Il Paese che non c’era gestisce un rifugio ricavato nell’edificio già sede scolastica.

La relazione con i beni comuni

Oltre alla valorizzazione integrata del territorio attraverso la tutela delle biodiversità e delle coltivazioni tradizionali e la fruizione sostenibile del bene ambientale, la cooperativa di comunità si sta attestando quale strumento in progressiva affermazione anche in Liguria come risposta in forma aggregata ai nuovi e antichi bisogni espressi (o ancora inespressi) dal territorio nell’utilizzo comune delle risorse. Le ultime declinazioni della mission delle più recenti cooperative di comunità nate (o riattivate come tali) sul suolo ligure si indirizzano verso la cura condivisa delle acque e del patrimonio boschivo e verso la riattivazione di esercizi pubblici e servizi essenziali, guardando quindi all’esempio delle comunità appenniniche della Valle dei Cavalieri di Succiso e della Cooperativa Briganti di Cerreto, antesignane dell’attivismo cooperativo di comunità.
Sotto questo aspetto, il progetto integrato che coinvolge la comunità della Media e Bassa Val di Vara di Follo (SP) rappresenta un esempio di coesistenza tra obiettivi di sviluppo turistico (ospitalità diffusa), attivazione di servizi medici e infermieristici e cura dei beni comuni, attraverso il recupero a fini agricoli di terreni e gestione di boschi: finalità condivise sovente di concerto con le amministrazioni, nel quadro di un percorso virtuoso di cittadinanza attiva che ha trovato nella cooperativa di comunità lo strumento realizzativo. La cooperativa di comunità Vara ha inoltre agito da innesco per l’attivazione della costituenda omologa e limitrofa comunità di Arcola con un progetto di turismo diffuso e servizi di assistenza per rilanciare i borghi, puntando sul piccolo commercio e artigianato, la cui fase progettuale è oggetto di una partecipazione estesa e propositiva da parte degli abitanti. Sempre nello spezzino, la gestione dell’acquedotto, il progetto di recupero di terreni abbandonati e di un ex edificio scolastico, la produzione e l’imbottigliamento dell’olio e l’organizzazione di sagre per rianimare la frazione costituiscono l’elemento di riattivazione della antica cooperativa nata nel 1952 e trasformatasi nella cooperativa di comunità di Vallecchia a Castelnuovo Magra.

Ph Credits: Boschi Vivi

Abbraccia un territorio esteso anche il progetto comunitario che investe le Baie del Levante, l’area gravitante tra Sestri Levante e Levanto, porta di accesso alle Cinque Terre, al centro dell’azione delle Officine del Levante, cooperativa orientata al rilancio del territorio e al miglioramento della qualità della vita di comunità su cui gravano maggiormente le conseguenze del turismo di massa.
La cooperativa di comunità Terre del Magra di Ameglia (SP) – con la gestione già operativa di due punti vendita a Fiumaretta e Bocca di Magra – e La Formica – con la gestione di servizi informazioni, biglietteria e commerciale a Campoligure (GE) – sono esempi di riattivazione di presidi commerciali e di servizio su bacini potenziali di utenza e con caratteristiche tali da renderne potenzialmente sostenibile la gestione comunitaria e la replicabilità in altri contesti. Mentre la realizzazione del primo bosco commemorativo in Italia, da poco sorto a Urbe (SV) per l’attivismo della cooperativa Boschi Vivi, rinvia al recupero dell’interazione uomo-natura attraverso l’utilizzo del bene comune boschivo, come ultima umana azione di sostenibilità.

Reti di rigenerazione urbana

Nei centri urbani principali, il discorso pubblico sui beni comuni si lega spesso, particolarmente a Genova, alle ipotesi di rigenerazione di parti di un tessuto urbano complesso e soggetto alle medesime dinamiche di impoverimento delle relazioni sociali e dei luoghi pubblici di trasmissione e incontro culturale. La sostanziale tenuta di uno storico tessuto associativo ha sin qui privilegiato, rispetto al modello comunitario cooperativo, reti formate da cittadini attivi, associazioni ambientaliste o operanti nella gestione di spazi fisici pubblici, cooperative impegnate in progetti di inclusione sociale, nell’utilizzo dei beni confiscati e nelle case di quartiere.

Ph Credits: Casa Gavoglio

È quanto ad esempio va delineandosi intorno al progetto di recupero dell’ex caserma militare Gavoglio, incastonata nel quartiere popolare genovese del Lagaccio e sede della Casa di quartiere, o dell’edificio razionalista nell’abitato di Sturla già sede della Casa del Soldato, oppure in luoghi del centro storico recuperati da decenni di abbandono e incuria dall’attivismo della cooperativa Il Ce.Sto. Quest’ultima, nei Giardini Luzzati – Spazio Comune, ha saputo coniugare una trentennale opera di inclusione sociale con solide e partecipate proposte culturali in spazi sottratti alle macerie del secondo conflitto mondiale e al degrado, che nascondevano autentici tesori come l’anfiteatro romano del I secolo. Senza omettere le potenzialità in termini di riattivazione culturale e costruzione di comunità artistiche intorno ad alcuni luoghi simbolo del passato commerciale e industriale, come l’antica Darsena genovese, luogo di rigenerazione eletto dalla cooperativa Condiviso, oppure l’ex Ceramica Vaccari di Ponzano Magra. Tutti esempi di buone pratiche ormai ben avviate, orientate sin dal percorso di partecipazione a finalità di rigenerazione, di luoghi e di relazioni, che si avvalgono di professionalità interdisciplinari, attivismo civico e associazionistico, sensibilità e attenzione di amministrazioni lungimiranti.
Proprio alla luce di queste esperienze, e nella convinzione che sia possibile promuovere un nuovo modello di sviluppo sostenibile sia dal punto di vista ambientale sia sociale all’interno di una nuova dimensione del rapporto tra cittadino, comunità ed istituzioni, la cooperazione ligure sta avviando una partnership con Labsus e SIBEC – Scuola Italiana dei Beni Comuni. L’obiettivo è promuovere una maggiore conoscenza dell’amministrazione condivisa attraverso proposte formative legate al tema dei beni comuni, orientate al confronto e all’identificazione di spazi su cui costruire percorsi rigenerativi idonei a renderli luoghi di partecipazione, di cittadinanza, di nuove relazioni.

Gli autori

Roberto La Marca è funzionario e responsabile Area Lavoro, Digital Communications, Ambiente, Cooperative CulTurMedia e di Comunità, Beni Comuni di Legacoop Liguria.
Sebastiano Tringali, studioso della storia sociale ed economica del territorio, dirige il Centro studi cooperativi CSC Liguria ed è direttore scientifico di AMES-Associazione per lo studio della mutualità e dell’economia sociale di Genova.

Cover Ph Credits: Boschi Vivi