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A Cielo Aperto: una biblioteca che rompe le mura

Sandra Giuliani: "Ogni luogo urbano può essere un possibile luogo di lettura, quindi di scambio e di relazione"

Vi è mai capitato di trovarvi ad aspettare in fila in banca, dal parrucchiere o in lavanderia e desiderare un bel libro piuttosto che l’homepage di un social network? Biblioteca a cielo aperto è un progetto che dà valore ad ogni luogo e al tempo di ogni persona, attraverso i libri. Abbiamo intervistato Sandra Giuliani, fondatrice di Donne di carta, che sta curando questo bel progetto nel Municipio VIII di Roma.
Donne di carta è un’associazione molto originale: non solo trasmette la bellezza della lettura attraverso la pratica delle Persone Libro, ma sta creando una vera e proprio rete lungo le strade, nelle piazze, tra la gente che incontra, per non perdere il gesto della lettura, come minacciava il libro distopico di R. Bradbury, Fahrenheit 451. Parliamo con Sandra Giuliani della sua esperienza a Roma nel Municipio VIII, per la nascita di quest’ultimo progetto, Biblioteca a cielo aperto.

Sandra, in che senso la biblioteca è “a cielo aperto”?

Ogni luogo urbano può essere un possibile luogo di lettura, quindi di scambio e di relazione: questa è la scommessa, modificare il concetto stesso di biblioteca come luogo “chiuso”, definito, murato, sfondare la parete e restituire ai luoghi privati come a quelli pubblici, ai negozi come ai giardini, l’occasione di essere distributori di libri, occasioni di scambio e di relazione in ogni dove e in qualsiasi momento.
A Cielo Aperto indica un processo diffuso sul territorio, una partecipazione diretta da parte delle comunità urbane chiamate non solo a leggere ma a costruire i fondi: è il cittadino che porta i suoi libri e che cerca/trova altri libri in cambio così come è il negoziante che trasforma il proprio spazio in un BiblioCorner aggiungendo alla sua solita mercanzia un valore in più: l’invito a fermarsi, a sfogliare un libro, a regalarsi del tempo.
I libri donati, salvati dal macero, “liberati”, scambiati, portano l’impronta della persona che li scambia: sottolineature, cartoline dimenticate, dediche. Sono già libri che si portano dentro una “relazione”.
A Cielo Aperto indica anche restituire a ogni libro una durata di vita maggiore di quella imposta oggi dal mercato: i libri rientrano in circolo, respirano, hanno più tempo per incontrare i desideri di una persona trasformandola in un possibile lettore. E se i libri circolano di più anche le persone hanno maggiori occasioni di incontrarli.
C’è poi un aspetto non secondario: una biblioteca non è mai un deposito di libri, è soprattutto una fabbrica culturale. Anche Biblioteca a cielo aperto propone spazi per costruire eventi: la sala dell’autoscuola per esempio, il salottino del negozio di cornici, il teatro scolastico. Il patto “scellerato” con gli aspiranti BiblioCorner urbani prevede anche questo: ospitare attività culturali in modo che tutto il territorio, con i suoi diversi soggetti, possa costruire una rete reale di relazioni. E insieme una Cultura on the road.

Da dove nasce il desiderio di creare questo progetto? Possiamo dire che esista un vero e proprio “bisogno” di condividere libri?

Tutto nasce dalla visione culturale di Donne di carta, l’associazione che lo ha ideato e proposto ad altre associazioni presenti nel municipio Ottavo (Fare Arte e 11Radio, a cui si sono aggiunte come partner Libra e il Consorzio Rete delle Edicole) che camminano nella stessa direzione. La nostra esperienza decennale ha prodotto una Carta dei Diritti della lettura e diffuso in tutta Italia il Proyecto Fahrenheit 451 – Las Personas Libro di Madrid. Un diritto della persona che legge, per esempio, è godere della bibliodiversità ossia della pluralità dell’offerta editoriale perché chi legge ha età diverse, strumenti, desideri e bisogni differenti: non esiste il libro “buono” per tutti. E l’esperienza di imparare a memoria i libri amati andando in giro a dirli a voce alta (questo fa la persona libro) ha permesso di creare una relazione con la gente, di camminare di città in città (siamo diffusi su tutto il territorio nazionale) e di far nascere istintivamente comunità d’ascolto.
Viene da qui la formula della lettura diffusa occupando con i libri ogni luogo urbano. Così come s’inciampa in una persona libro che improvvisamente in un giardino pubblico ti dice a voce alta, che so, Le Città invisibili di Calvino, si può, andando in tintoria, inciampare in uno scaffale di libri per ragazzi e tornare a casa con l’abito stirato e un dono inaspettato per il proprio figlio. Fare della lettura un’esperienza continua nella vita delle persone, disseminata lungo tutto il tracciato della quotidianità tramite il gesto del libero scambio – bookcrossing – sembra banale ma è una piccola rivoluzione: le persone circolano e incontrano libri, si scambiano letture e perché no? Pareri, e i libri tornano a essere oggetto di desiderio, sono a portata di mano e allungare quella mano diventa il gesto più naturale del mondo.
Non so se sia il libro in se stesso a essere un oggetto di bisogno, certo è che appena si creano occasioni di convivialità culturale, che consentano libertà nei modi e nei tempi di partecipazione, la gente c’è. E d’altra parte leggere è un modo di rompere isolamenti, di sentirsi ancora protagonisti e un po’ parte di un mondo più vasto del nostro “piccolo mondo antico”.

Come è stata accolta la vostra proposta dalla comunità locale?

Al di là di ogni ottimistica aspettativa si sono candidati subito quasi 30 BiblioCorner: tintorie, erboristerie, orti urbani, parrucchieri, bar ma anche librerie, scuole e biblioteche tradizionali.
Credo che il merito sia nel metodo di promozione: facciamo diversi incontri che chiamiamo Tavoli di lavoro coinvolgendo la cittadinanza, incluse le associazioni che operano nel municipio ottavo – il nostro territorio sperimentale. E manteniamo sempre la relazione diretta: camminiamo, incontriamo, parliamo con le persone: il territorio non è un’idea ma un’area concreta di relazioni e di attività.


In questi
Tavoli di lavoro decidiamo insieme ogni fase, dal concorso per avere un Logo alle modalità di gestione/promozione. E ultimamente accanto alla pagina Facebook chiamata “Fare Città” con cui abbiamo iniziato il viaggio e lanciato l’appello, abbiamo implementato un Blog: bibliotecaacieloaperto.wordpress.com che speriamo diventi presto la mappa dei luoghi coinvolti e la rappresentazione dinamica del Catalogo.
Certo l’adesione iniziale può sempre rivelarsi un fatto aleatorio perché il lavoro da fare è tanto, i negozianti non possono diventare anche dei bibliotecari, cercare i libri per distribuirli come prima dotazione a tutti i BiblioCorner è un’impresa notevole che costa tempo e fatica. Stiamo infatti puntando al coinvolgimento del Servizio Civile come anche degli studenti all’interno del programma Alternanza Scuola/Lavoro perché pensiamo che tutto il progetto sia un’ottima occasione formativa per le singole persone e un servizio utile per tutta la comunità.

Come funziona o funzionerà il Catalogo Municipale Telematico?

Ci tengo moltissimo al nostro Catalogo Municipale Tematico (CAMUT) perché di iniziative di bookcrossing è pieno il mondo (meno male!) ma mettere a sistema questa spontaneità, dare un ordine ai libri che circolano non è facile e non è, a quanto ne so, ancora diffuso come metodo. Noi crediamo che per il cittadino come per il proprietario dello spazio sapere DOVE andare e COSA portare/trovare siano elementi fondamentali. Abbiamo quindi chiesto a ogni BiblioCorner di specializzarsi, ossia offrire e raccogliere libri di un determinato tema, poi come Comitato organizzatore abbiamo testato diverse app dedicate alla catalogazione scegliendo la più “flessibile”, My Library, che consente di adattare alcuni campi a informazioni più pertinenti per i nostri scopi e soprattutto permette la condivisione esterna dei dati in un formato noto e agile (excel).
Catalogare avviene in tre modalità: scansione diretta dell’ISBN e recupero in automatico dei dati; ricerca tramite la digitazione dell’ISBN; inserimento manuale di ogni dato – condanna frequente se i libri trovati sono anteriori agli anni Ottanta.
Il Catalogo prevede oltre ai dati meramente biblioteconomici l’indicazione del “Tema” e del luogo dove trovare il libro. Ogni BiblioCorner gestisce la sua parte di Catalogo (aggiorna e invia) e tutto il Catalogo, proprio come una Mappa di reale navigazione sul territorio, verrà pubblicato sul Blog e ospitato sul sito dell’Istituzione Biblioteche, BiblioTu (consultabile anche tramite app collegata) consentendo una fruizione ben più estesa.

L’iniziativa – qualora il Comune di Roma avesse il Regolamento dei beni comuni – potrebbe rientrare a pieno titolo in un “patto di collaborazione”. Crede che questo strumento possa aiutare a valorizzare il progetto?

Certamente. Noi abbiamo già tentato di costruire tra noi, il partenariato e l’Istituzione Biblioteche uno Schema d’intesa e di collaborazione aperto, approvato nel mese di settembre, immaginando e favorendo la costruzione nel tempo di una rete e di uno scambio di apporti e benefici attraverso una politica concreta di condivisione: risorse umane e infrastrutturali, spazi e di competenze. Non si tratta di un autentico patto di collaborazione ma la sua strutturazione è già una formula che supera le tradizionali convenzioni: chiunque voglia inserirsi nello Schema può farlo.

Come vede questo progetto fra 5 anni?

Abbiamo avuto bisogno di più di un anno per pensarlo, strutturarlo, promuoverlo. Lo Schema d’intesa e di collaborazione firmato con l’Istituzione Biblioteche ha la durata di un biennio a partire da settembre 2018. Biennio in cui si consolideranno i BiblioCorner, se ne avvicenderanno diversi, avremo finalmente il Catalogo on line e capiremo il flusso di lavoro da sostenere. Forse otterremo sostegni dal Servizio Civile – i progetti si presentano ora e se passano il personale arriverà nel 2020 – o dalla scuola. Forse ogni BiblioCorner avrà creato il proprio flusso autonomo “prendi/porta/cataloga un libro” e diminuirà l’importanza di una funzione centralizzata che significa, come accade ora, un carico di lavoro non indifferente: ricerca e recupero volumi, catalogazione e distribuzione. O forse sarà un sistema metà centralizzato e metà autonomo. Non so prevederlo. Posso anticipare un obiettivo che finora non è stato esplicitato: mettere a sistema il bookcrossing esistente o nascente non potrà mai essere un modello circoscritto a un’area. L’Ottavo Municipio ci serviva come piattaforma di lancio: ci operiamo da anni, qualcuno di noi ci abita ma già da ora abbiamo nodi nel Nono e nell’Undicesimo e con l’apporto dell’Istituzione Biblioteche diversi poli di altri municipi si faranno avanti. Quindi siamo già una ragnatela che si estenderà a poco a poco. E siamo anche un alveare in cui crescerà la capacità di specializzazione del lavoro. Sulla nostra pagina iniziale di Facebook, Fare città, avevamo proprio messo a simbolo un’ape e un ragno, la laboriosità dell’una e l’immensa pazienza dell’altro.


Di veramente utile che da qui a 5 anni deve accadere è che a manutenere questo modello di lettura diffusa non saremo né noi promotori né solo i “titolari” dei BiblioCorner ma due soggetti “nuovi”: i cittadini-lettori, coinvolti in questa “circolazione di libri e di persone” e i giovani formati che non saranno utilizzati per dare una mano ma acquisiranno invece competenze specifiche ben spendibili altrove o reinvestibili nel progetto stesso. Non so dare un giusto peso all’adesione di artisti, di editori, di operatori culturali che saranno invitati a costruire eventi usufruendo degli spazi di questa Biblioteca a cielo aperto perché nel mondo dell’associazionismo educarsi a far rete e a condividere è parte di un processo lento non un’acquisizione scontata.
C’è un aspetto che questo progetto si porta dentro con naturalezza: l’interculturalità come scambio culturale e come occasione d’incontro umano. Non ne facciamo una bandiera e nemmeno un fatto d’attualità perché consegue semplicemente alla convinzione profonda che Leggere sia incontrare l’Altro e cercare di comprendere il Mondo, quartiere o pianeta che sia.

Intendete quindi replicarlo altrove?

Più che una replica sarà la ragnatela stessa a ingrandire il proprio territorio d’azione mentre si costruisce BiblioCorner dopo BiblioCorner. Credo che dobbiamo ottenere come risultati concreti una serie di risposte che ci consentiranno di implementare un metodo efficace, capace di sostenere a lungo termine il progetto: funzionerà il catalogo come Mappa di orientamento? Catalogare con un’app sarà sufficiente? Quali rischi di perdita dati? Quanto tempo servirà al titolare di un negozio per gestire il corner di libri? Quanto supporto centralizzato va calcolato? Quante persone siamo in grado di formare? Con quale ritmo?
Mentre noi impariamo dal fare, se qualcuno, in altri territori, vorrà copiare… ben venga! Poi ci mettiamo in rete.