Beni comuni e amministrazione condivisa Storie e notizie

Varese approva il Regolamento dei beni comuni: quali novità?

In attesa del commento nella nostra sezione Diritto, abbiamo incontrato il Segretario Generale e l'Assessore all'Ambiente

È recente la pubblicazione del Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione nel comune di Varese. Un documento prodotto nell’arco di due anni che ha visto protagonisti l’Amministrazione, i cittadini, organizzazioni profit e non profit nell’ottica di creare uno strumento condiviso e partecipato anche nella sua redazione. Diventando operativo a gennaio 2019, avrà una durata sperimentale di tre anni, durante i quali chiunque potrà sviluppare suggerimenti e integrazioni.
Lo strumento vorrebbe fungere da apripista per i comuni limitrofi e la provincia, dimostrando come si possa coinvolgere la popolazione nella pratica dell’amministrazione condivisa.
Il Regolamento è stato votato all’unanimità dal Consiglio comunale, indicando come il tema dei beni comuni riesca ad unire le diverse forze politiche presenti sul territorio. Abbiamo intervistato l’Assessore all’Ambiente Dino De Simone e il Segretario Generale Francesco Tramontana.

Assessore De Simone, cosa l’ha spinta a intraprendere questo percorso, proponendolo alla sua Amministrazione?

L’idea di lavorare sui beni comuni è nata in periodo elettorale, diventando uno dei punti determinanti dell’intera campagna. Abbiamo invitato sindaci che già avevano adottato il Regolamento, per capire come altre amministrazioni avessero lavorato sul tema. A seguito della vittoria, con l’appoggio del Segretario Generale Francesco Tramontana, ci siamo interfacciati con Labsus partecipando ai Laboratori civici svolti in Lombardia nel 2017.
Riteniamo che il Regolamento sia di fondamentale i
mportanza, perché rovescia i rapporti tra amministrazione e cittadini, rendendo questi ultimi protagonisti attivi, permettendo loro di vivere in maniera più ampia il territorio e la comunità. Proprio quest’ultima è uno dei cardini attorno a cui ruota il Regolamento di Varese: con i Beni Comuni i cittadini riscoprono il senso di comunità, una visione collettiva del vivere, ricreando quei legami lacerati nella società degli ultimi anni. Vi è poi una ricucitura tra Istituzioni e Cittadini: con i Patti di collaborazione si rinnova e riafferma la fiducia dei cittadini nell’amministrazione, sfilacciatasi negli ultimi tempi. Vi è una responsabilizzazione forte della macchina amministrativa che fa passi in avanti insieme alla cittadinanza.

C’è stata una condivisione con associazioni e cittadini del territorio nel percorso di adozione del Regolamento? Vi sono già proposte da parte di associazioni e cittadini?

A valle dei laboratori sperimentali sulla costruzione della cittadinanza, coordinati da Labsus, abbiamo incontrato e coinvolto diversi soggetti tra cittadini, associazioni e imprese locali, interessate al tema. A cavallo tra il 2017 e il 2018 abbiamo sviluppato il progetto Varese Bene Comune, sostenuto dalla Fondazione Comunità Bergamasca di Varese, grazie al quale abbiamo costruito dei Patti di Collaborazione funzionali, strumento di sperimentazione del Regolamento stesso, in quel periodo in fase di sviluppo. Il più simbolico è il patto complesso degli Orti Didattici di via Pergine a San Fermo, attivato durante l’estate appena trascorsa.
Il prossimo passo è concretizzare e attuare i patti pilota sviluppati durante Varese Bene Comune. Attualmente stiamo lavorando su quattro patti, su quattro quartieri differenti.

Dott. Tramontana, secondo lei qual è il portato innovativo del Regolamento, inteso come nuovo strumento a disposizione dell’amministrazione e dei cittadini?

Nel Regolamento di Varese, la sussidiarietà si affianca ai concetti di solidarietà e di eguaglianza sostanziale. Gli articoli 2 e 3 della Costituzione declinano compiutamente questi due principi, assegnando al titolare del potere pubblico obblighi di rimozione degli ostacoli che si frappongono allo sviluppo della persona e correlando l’idea di società con quello di solidarietà politica, economica e sociale.
I Comuni sono forse i soggetti pubblici che più di altri attuano questi due fondamenti costituzionali. Possono muoversi anche lungo il crinale della sussidiarietà orizzontale: il soddisfacimento dell’interesse pubblico attraverso un nuovo patto, una nuova regola d’ingaggio che ricorda la famosa frase di Kennedy:non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”.
C’è un passaggio, nelle disposizioni generali del Regolamento, che forse permette di comprendere meglio quale spirito abbia animato la sua scrittura. L’amministrazione orienta l’esercizio di tutte le proprie funzioni verso moduli organizzativi che, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, favoriscano la partecipazione dei cittadini. Un’idea di fondo che abbraccia buona parte dell’azione amministrativa del comune e che, attraverso altri strumenti normativi di secondo livello, sta favorendo la condivisione con le associazioni locali di importanti momenti di sviluppo del territorio.
Accanto a questa caratteristica, vi è poi quella della inclusività. Nessun progetto potrà comportare l’esclusione dal suo utilizzo da parte dell’intera collettività e ai promotori del progetto non è richiesta né la residenza né la cittadinanza. Ciò in quanto chi fa legittimamente parte di un corpo sociale può altrettanto legittimamente concorrere alla curatela dell’interesse pubblico.

Quali sono le novità apportate nel testo di Varese rispetto ad altri regolamenti che avete consultato?

Grazie alla rete Labsus abbiamo letto e studiato molti regolamenti locali e, ancor prima, oltre ad alcune pagine di Elinor Ostrom, gli atti parlamentari della Commissione RodotàDa questa mole di documenti abbiamo attinto l’intelaiatura di base. Introducendo però delle addizioni che ci sono sembrate utili per intercettare una platea molto ampia di soggetti interessati e per dotare lo strumento regolamentare di un’agile governabilità.
Per esempio, abbiamo introdotto, tra i beni suscettibili di diventare “comuni” e quindi di essere regolati secondo il principio di sussidiarietà le strade vicinali. Si tratta delle vie che catastalmente sono rimaste di proprietà privata, pur essendo assoggettate a regime pubblico in quanto liberamente transitabili. La norma statale di riferimento risale all’anno 1918 (ricorre il centenario quest’anno) è ancora attiva ma sviluppata in un contesto sociale totalmente diverso. Abbiamo provato ad attualizzarla, nell’intento di invogliare i cittadini a proporre la loro partecipazione alla manutenzione di questi assi viari. Un’altra novità concerne il fatto che il bene pubblico diventa “comune” quando, in forza di un progetto presentato da soggetti privati, la giunta gli conferisce questo status proprio in virtù dell’attuazione di quel progetto. Che, ribadisco, deve essere animato da pieno spirito sussidiario e non può comportare alcuna limitazione all’uso del bene anche da parte di chi non ha partecipato al progetto di cura o gestione che ne ha determinato la sua qualificazione. Un’idea solidale che differenzia non di poco lo strumento di cui ci siamo dotati dall’istituto del baratto civico che invece ha natura sinallagmatica.
A sostegno di tutta la progettazione, verrà istituito un ufficio di sussidiarietà a gennaio 2019. Tecnici comunali, esperti e guardie ecologiche saranno a disposizione per dare risposta a tutti i problemi e gli ostacoli che si incontreranno con l’attuazione del Regolamento e la stipula dei Patti di Collaborazione. Un ufficio di prossimità che facilita la gestione condivisa del patrimonio pubblico.

Quali saranno gli ostacolo maggiori da superare nell’applicazione concreta del Regolamento?

La sua scrittura non è stata semplice perché abbiamo cercato di rifinire il testo, cucendolo sulle necessità del territorio. Senza il lavoro di squadra svolto con i miei più stretti collaboratori, Eugenia Ravelli e Piergiorgio Berti, probabilmente il risultato non sarebbe stato così soddisfacente.
Le difficoltà ci saranno e non ci illudiamo di poterle trascurare. Il Regolamento demanda l’attuazione concreta delle azioni specifiche a dei patti di collaborazione che, a seguito dell’approvazione di ciascun progetto, saranno stipulati tra amministrazione e cittadini. In quel frangente occorrerà fare i conti con la normativa in tema di sicurezza, con le tutele che occorrerà doverosamente garantire ai cittadini, con la disponibilità dei mezzi d’opera per realizzare i progetti. Su quest’ultimo punto, tuttavia, il Regolamento prevede un’ampia possibilità per il Comune di rimborsare le spese sostenute dai cittadini e fornire loro gli strumenti necessari per attuare gli interventi. Uno strumento di sussidiarietà biunivoca, quindi, che ci fa ben sperare sulla sostenibilità delle norme che abbiamo cesellato.