Beni comuni e amministrazione condivisa Storie e notizie

Patti di collaborazione e lavoro: quale sostenibilità per i beni comuni?

La generazione di economie per lo sviluppo locale come indicatore cruciale per monitorare l'evoluzione dei patti

Ci può essere innovazione senza sostenibilità? Come possono intrecciarsi i patti di collaborazione per la gestione condivisa dei beni comuni con lo sviluppo locale di un territorio, in cui tutti traggono beneficio dai processi messi in atto dai commoners? Come si valuta l’impatto, quali indicatori sono rivelatori e significanti per misurare il valore comune per i luoghi e per i cittadini, e come verificare la restituzione che eventuali imprese coinvolte devono riconoscere ai protagonisti della cura di un bene comune?

Generare impatto dalla cura dei beni comuni

A questi e altri interrogativi hanno cercato risposte i relatori e i partecipanti alla tavola rotonda Patti di collaborazione e lavoro: come generare impatto dalla cura dei beni comuni” tenutasi il 24 gennaio 2019 a Torino, presso la Sala della Caccia al Castello del Valentino.
All’incontro sono intervenuti esperti di amministrazione condivisa, management dei beni comuni e innovazione nel terzo settore, ma anche attori pubblici, privati, del terzo settore e della società civile, impegnati a sperimentare e praticare l’amministrazione condivisa dei beni comuni. Tra questi, i Comuni di Chieri, Collegno, Condove e Chivasso. Un tema, quello dello sviluppo locale, che è centrale nella ricerca-azione congiunta di Labsus e di SIBEC – La Scuola Italiana dei Beni Comuni.
Daniela Ciaffi, vice presidente di Labsus e professore associato di Sociologia Urbana al Politecnico di Torino, ha fin da subito fatto emergere le criticità di tale commistione, evidenziandone al contempo le grandi potenzialità. Il bene comune attorno a cui si riunisce una comunità di soggetti pubblici e privati infatti può avere sviluppi che non sono né propriamente pubblici né propriamente privati. Monitorare l’evoluzione della cura di un bene comune diventa dunque di fondamentale importanza, per tutelare i diritti dei commoners anche nel medio periodo.
Nuovi posti di lavoro per i cittadini e nuove opportunità per le imprese, un significato rinnovato per il ruolo delle pubbliche amministrazioni, che però devono superare una visione “classica” della relazione con i soggetti coinvolti dai Regolamenti: poiché è ben diverso il rapporto tra i co-gestori di un bene comune, su un interesse comune, dalla concessione top-down o dal bandire una gara d’appalto. Gianfranco Marocchi, ricercatore in ambito economico e sociale, cooperatore sociale, direttore della rivista WelfareOggi e co-direttore della Biennale della prossimità, ha analizzato l’innovazione profonda di tale relazione di rete, in cui molto conta il livello di consapevolezza per tutelare l’aspetto collaborativo – e limitare quello competitivo, che può subentrare in caso di interessi economici particolari.

Nuovi strumenti per nuovi processi

La relazione deve essere di fiducia, o il processo collassa: una valutazione qualitativa, quantitativa e oggettiva diventa una priorità, anche per motivare le proprie azioni e raggiungere risultati efficaci e condivisi. Con questo presupposto, Francesca Ricciardi, professore associato di Organizzazione Aziendale presso il dipartimento di Management dell’Università di Torino, ha fondato Smart Commons Lab, per modellare strumenti di calcolo sulla generazione e sullo scambio di valore tra i vari soggetti coinvolti. Obiettivo primario è quello di sviluppare strumenti di management per i beni comuni, facendo leva sul mondo delle nuove tecnologie dei dati.
Negli ultimi anni sono nate, in Piemonte ma anche su scala nazionale, molte esperienze collaborative che coinvolgono amministrazioni locali e Terzo Settore: da una parte ci sono esperienze storiche che si evolvono verso nuove forme di sperimentazione, e dall’altra Enti che per la prima volta si avvicinano a questi nuovi strumenti amministrativi collaborativi. Vi è una proliferazione di strumenti: come la co-progettazione fondata sulla Legge Quadro 328/2000; i patti di collaborazione proposti da Labsus; i patti di sussidiarietà della Regione Liguria diventati legge (L.R. 42/2012) ed altre forme pattizie derivanti dal codice del Terzo Settore.
Chiarezza, trasparenza, misurazione di impatto, definizione e ridefinizione di strategie evolutive dei processi di amministrazione condivisa dei beni comuni: con questo obiettivo il gruppo piemontese di Labsus opera in sinergia con i soggetti coinvolti sui territori, verso la sperimentazione di processi di sviluppo locale dei luoghi. Il che significa lavoro, economie, e anche una presa di responsabilità da parte degli amministratori, per uscire dal seminato conosciuto e sviluppare – sulla base di buone pratiche e di dati certi – economie di impatto.

L’incontro si è svolto nell’ambito del progetto “Patti. Per l’Amministrazione condivisa in Piemonte”, finanziato da Compagnia di San Paolo.