Together for Tavolara, scienza e ambiente per tutti

8 febbraio 2016 | Notizie Notizie

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    amp tavolara

    Il progetto è finanziato dall’associazione non profit Fondazione CON IL SUD attraverso il Bando Ambiente 2015 ed oltre i due principali promotori, vede il partenariato di otto soggetti, sia pubblici che privati, tra cui l’Università  degli studi di Sassari ed i comuni di Olbia, San Teodoro e Loiri Porto San Paolo. Esso prevede la realizzazione di workshop,seminari, azioni di cittadinanza attiva e di sensibilizzazione ambientale presso l’Area Marina Protetta di Tavolara.
    Le linee di intervento sono quattro: educazione non formale, attività subacquee di monitoraggio e mappatura per l’habitat Posidonia oceanica e per le specie aliene, monitoraggio ed eradicazione di specie aliene vegetali invasive costiere, monitoraggio e pulizia delle spiagge nell’AMP, raccolta dati e loro divulgazione.
    Il progetto vede il coinvolgimento diretto degli studenti dell’Università di Sassari, mentre tutti potranno partecipare alle attività grazie alla partecipazione ad un bando.
    Abbiamo parlato con la vicepresidente dell’associazione Mine Vaganti NGO, la Dott.ssa Maria Grazia Pirina per avere ulteriori informazioni:

    Come nasce la vostra associazione e di che cosa vi occupate?
    La nostra associazione nasce nel 2009, siamo una not for profit e ci consideriamo degli imprenditori che agiscono per il territorio, intendendo come territorio, non la sola Sardegna, ma operando anche a livello nazionale e globale attraverso gli ultimi progetti realizzati.
    Abbiamo quattro sedi: a Sassari, dove gestiamo anche un centro giovanile, Uri, Olbia e Tempio Pausania. L’associazione nasce come risposta alla mancanza di associazioni che, in Sardegna, si potessero occupare di europrogettazione, area che è poi diventata uno dei nostri pilastri, assieme alla formazione su atteggiamenti eco orientati e le cosiddette green skills, oltre ad attività di consulenza e coinvolgimento nei programmi Erasmus+ ed Erasmus Traineeship.

    La metodologia della citizen science

    Come è nata la collaborazione tra la vostra associazione e l’Area Marina Protetta Tavolara- Punta Coda Cavallo?
    Nel 2011 per la prima volta abbiamo organizzato delle visite guidate per i ragazzi stranieri coinvolti nei progetti Erasmus o Traineeship proprio sull’isola di Tavolara. In seguito, abbiamo continuato a suggellare la nostra collaborazione con diversi progetti: ad esempio, abbiamo partecipato ad uno di questi ultimi riguardante la rivitalizzazione delle aree rurali e la valorizzazione delle competenze verdi, rivolto agli abitanti della Sardegna, in cui degli esperti del settore provenienti dalla Georgia mettevano a disposizione le loro competenze e che vedeva sempre coinvolta l’Area Marina Protetta Tavolara- Punta Coda Cavallo.

    Quali sono gli obiettivi del progetto “Together for Tavolara”e come verranno sviluppati?
    “Together for Tavolara” è un progetto scritto e presentato per il Bando Ambiente 2015, promosso dalla Fondazione CON  IL SUD.  Assieme all’ AMP abbiamo deciso di voler rivolgere questa iniziativa a tutta la popolazione olbiese e dell’hinterland, così come agli studenti italiani e stranieri dell’Università di Sassari. Il progetto prevede due linee di intervento, una  mare e una terra di monitoraggio e conservazione della specie. Sono previste delle attività laboratoriali di educazione non formale e, per chi è in possesso del brevetto da sub, delle immersioni. Il concetto su cui ruota il progetto è la sensibilizzazione della cittadinanza al rispetto del territorio, perché ci si è resi conto che se il cittadino è informato e consapevole, sarà più attento e sensibile anche ad informare e trasmettere queste conoscenze ai suoi pari, avendo, così, una ricaduta a cascata su tutta la popolazione. Il metodo utilizzato è quello della citizen science, cioè una metodologia per poter avvicinare i cittadini alla ricerca scientifica utilizzando un linguaggio più semplice ed accessibile.

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      Siena, un nuovo atto della collaborazione tra comune e Contrade

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        Così, ancora una volta, Siena si dimostra un esempio nell’attuazione pratica del Regolamento dei beni comuni (clicca qui per accedere alla sezione dedicata), della sua logica e dei valori che ne sono alla base.
        Grazie ad un accordo raggiunto a metà novembre tra Comune e Contrada dell’Aquila, gli Orti del Santa Maria, grandi giardini situati in vicolo del Verchione e da decenni non valorizzati, anzi, quasi abbandonati, potranno essere riqualificati, risanati, e riportati alla vita, affinché i cittadini possano usufruirne e godere della bellezza di un luogo verde così affascinante.
        I lavori sono già cominciati, l’area è stata pian piano ripulita ed in progetto ci sono interventi come l’inserimento di nuova vegetazione accanto a quella esistente e l’installazione di fontanelle, panchine, di un impianto di illuminazione e di giochi per bambini, che trasformeranno gli Orti in uno spazio attrattivo di incontro e condivisione per giovani e adulti, in pieno centro storico.

        Ovviamente i lavori di manutenzione e risanamento richiederanno tempo e risorse, ma se tutto procederà secondo i piani, i cittadini senesi potranno usufruire di questo piccolo angolo di paradiso già all’inizio della stagione estiva.

        La Nobile Contrada dell’Aquila si occuperà, inoltre, del mantenimento e della periodica manutenzione del giardino anche a lavori terminati, così da poterne garantire l’accesso alla cittadinanza durante tutto l’anno, sebbene si prevede che lo spazio sarà sfruttato al massimo delle sue potenzialità soprattutto durante il periodo del Palio di Siena.
        Gli Orti del Santa Maria sono solo uno dei tanti esempi del virtuoso rapporto di collaborazione tra amministrazione comunale senese e Contrade, grazie al quale spazi e beni comuni, altrimenti abbandonati o inutilizzati, sono restituiti alla collettività in un’ottica di condivisione e socialità, l’ottica messa in luce dal Regolamento sui beni comuni, l’ottica che introduce una nuova idea di società e che porta a nuovi rapporti, legami tra individui e, per questo, vantaggi alla vita di ciascuno di noi.

         

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          Il progetto C-BIRD e lo sviluppo rurale in Europa

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            C-BIRD ha lo scopo di promuovere la conoscenza dello sviluppo rurale sostenibile, e di fornire soluzioni ad hoc ai bisogni di ciascuna area analizzata. Il progetto coinvolge diversi paesi europei, alcuni tramite partners accademici: l’Italia, ad esempio, mediante Euricse, o la Spagna e l’Irlanda mediante i settori di ricerca delle loro università; altri, come Serbia e Bulgaria, attraverso partners commerciali, associazioni e organizzazioni di produttori, organizzazioni non governative, imprese sociali ed enti di ricerca del settore agricolo ed ambientale.
            In particolare, il progetto prevede lo scambio e l’interazione tra questi due tipi di figure, tra ricercatori ed operatori del settore, per studiare il ruolo di cooperative, associazioni ed istituzioni ad esse correlate, all’interno dei processi di innovazione e sviluppo rurale.
            Allo stesso tempo, il programma si pone l’obiettivo di creare ed incrementare lo sviluppo rurale cooperativo, attraverso la diffusione di conoscenze e know-how, accompagnate dalla divulgazione di pratiche sostenibili. Il tutto alla luce dei continui e repentini cambiamenti verificatisi negli ultimi anni, ed ancora in corso, nell’economia, nella società e nel territorio europeo, anche in seguito ai mutati scenari politici, che hanno portato alla nascita di provvedimenti e normative incisive nel settore agricolo.
            E dunque, ci si chiede in che modo le istituzioni, gli enti, le cooperative siano in grado di gestire tali cambiamenti, di affrontarli e fornire soluzioni atte a garantire un progresso sostenibile; mediante quali azioni e modelli di organizzazione della produzione questi soggetti riescano ad incidere e contribuire alle economie locali.
            I riflettori dell’iniziativa europea sono puntati, soprattutto, sull’organizzazione in forma cooperativa: sulle potenzialità e criticità di questo tipo di organismi, sia negli aspetti prettamente gestionali e sulle strategie messe in atto per competere sui mercati nazionali ed internazionali, sia riguardo la capacità di influenzare vaste aree rurali, direttamente proporzionale al legame col territorio che tali forme organizzative riescono a raggiungere.
            Il risultato atteso è di individuare i soggetti che si trovano effettivamente alla guida dei mutamenti rurali, di esplorare le attività economiche e produttive che accrescono la sostenibilità economica, sociale ed ambientale, di supportare le best practices delle aree rurali più attive e vivaci, in particolare, ma non solo, nel settore agricolo; ed infine, identificare mediante analisi e ricerche le caratteristiche chiave dello sviluppo in tali territori rurali, esaminando le ragioni dell’esistenza di differenti modelli di organizzazione di enti e strutture che operano in questo settore (ad esempio, movimenti cooperativi o organizzazioni di produttori).

            Il caso di Almerìa

            Almerìa è una delle province spagnole coinvolte nel progetto. Contraddistinta dal dualismo geografico costa-zone interne, è stata oggetto di studi e ricerche di Jacopo Sforzi, ricercatore Euricse, che nell’ottica del progetto C-BIRD ha analizzato le caratteristiche fondamentali dell’economia e dei modelli organizzativi di produzione del territorio. Dall’indagine è emerso che il motore trainante dell’economia almeriense è l’agricoltura intensiva praticata nelle zone costiere, mentre nelle aree interne, grazie all’azione di gruppi di sviluppo rurale che coinvolgono attori pubblici e privati, si stanno man mano affievolendo i fenomeni di degrado ed abbandono del territorio, dovuti soprattutto alla quasi totale assenza di servizi.
            Insomma, studiare, proteggere, valorizzare, e sfruttare al meglio le potenzialità e le opportunità offerte dalle aree rurali, in maniera cooperativa, con politiche ad hoc ma allo stesso tempo integrate e definite a livello europeo è un buon modo di occuparsi dell’ambiente.
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              I giovani: risorsa essenziale della comunità regionale

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                LetsGov_Umbria

                La legge è “destinata ai giovani compresi fra i 14 e i 35 anni, residenti o presenti nel territorio regionale per motivi di studio e di lavoro, i quali vengono riconosciuti risorsa essenziale della comunità regionale, promuovendo e favorendo la loro formazione, l’accesso al mondo del lavoro e la loro partecipazione alla vita pubblica attiva”.
                LetsGov_Umbria_2Il caso merita un interesse particolare per l’iter che ha portato all’approvazione della Legge e che ha visto coinvolti, oltre la Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica e la Regione, comunità locali rappresentate da funzionari pubblici e cittadini, in un progetto dialogico a più riprese denominato “Let’s Gov, promuovere opportunità e praticare cittadinanza”.

                Dalla scrittura collaborativa all’approvazione della Legge: un laboratorio d’innovazione civica

                Un lavoro condiviso di cui il fulcro, messe da parte le gerarchie di ruolo, è stato l’acceso interesse nei confronti dei giovani, categoria di cittadini che, senza dubbio, soffre maggiormente in un periodo storico d’incertezza e precarietà, non solo lavorativa. Proprio per questo, nobile e pragmatico esempio di costruzione di una politica di amministrazione condivisa che, portato a termine al di fuori delle sedi tradizionali, ha mantenuto anche nelle modalità comunicative l’intento di assistere efficacemente la “parte indifesa” della cittadinanza, ridonandole dignità.
                LetsGov_3Alla prima fase, incentrata sull’ascolto dei bisogni dei destinatari e alla discussione puntuale dei dati a disposizione, è seguita una fase progettuale in cui la Regione Umbria, rendendo soggetti co-promotori quei destinatari troppo spesso relegati a soggetti passivi, ha creato un’occasione di scrittura collaborativa, dando forma tangibile al concetto astratto di democrazia partecipativa. Un laboratorio d’innovazione civica che, come si legge tra le pagine del sito internet del team di Puntodock, ha coinvolto gli interlocutori giusti e con strumenti metodologicamente corretti ha portato a termine uno degli obiettivi più alti cui si possa ambire: scrivere una Legge.
                Il testo di quest’ultima è stato così arricchito di una varietà di punti di vista e sfumature di cui la sensibilità dei tecnici non sarebbe stata capace.

                La dignità dei giovani al centro

                Una legge che, prendendo in considerazione i bisogni dei giovani presenti sul territorio si pone l’obiettivo di garantire maggiore dignità alle nuove generazioni, facendo acquistare loro maggiore fiducia nel futuro. Tra gli altri temi, l’incentivo alla partecipazione dei giovani alla vita pubblica e alla cittadinanza attiva, l’istituzione di una Giornata regionale dei giovani, di un tavolo di coordinamento composto da un assessore alle politiche giovanili e dodici assessori comunali selezionati dal Consiglio delle Autonomie locali e la formazione di una Consulta regionale dei giovani, composta al massimo da trentacinque rappresentanti, scelti con la massima trasparenza e garantendo parità di genere tra associazioni, movimenti giovanili, universitari, oratori, giovani imprenditori, giovani professionisti e altri.

                La galleria fotografica completa del percorso di costruzione collettiva della legge, è disponibile ai seguenti link: http://bit.ly/1ZDTo6q e http://bit.ly/1Sz5jTL

                Per l’intervista all’allora referente alle politiche giovanili della Regione Umbria, Giovanni Castellani, cliccare qui.

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                  Patto di Comunità in linea con il progetto FAGUS

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                    Progetto Fagus

                    Lo scorso dicembre, si è compiuto un passo in avanti nella stipulazione di un Patto di Comunità all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
                    Il Parco ha partecipato al quarto appuntamento per la realizzazione del progetto FAGUS, avviato nel 2013, con lo scopo di assicurare la conservazione a lungo termine degli habitat in alcuni parchi nazionali italiani.
                    Il progetto “Forests of the Apennines: Good practices to coniugate Use and Sustainability” (FAGUS) ha lo scopo di contribuire all’attuazione della politica e della normativa comunitaria in materia di natura e biodiversità, in particolare della direttiva concernente la conservazione degli uccelli selvatici e di quella relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche contribuendo alla costituzione del network europeo di aree protette Rete Natura 2000.
                    Il punto di forza del progetto sta nella collaborazione di più enti ed associazioni nello sviluppo di aree di patrimonio del Parco Nazionale, che permette ai singoli cittadini di far presente quelle che sono le prime necessità e di individuare una strada comune per il progresso e la conservazione dell’ambiente naturale.
                    Nell’ultimo appuntamento si è discusso, appunto, dell’approvazione di un Patto di Comunità che valga come protocollo di buone pratiche, per coniugare nel giusto modo l’utilizzo, e al contempo la sostenibilità, del patrimonio forestale del Parco.
                    Le zone interessate si estendono nei comuni di Pietracamela e Crognatelo (TE), piccoli comuni abruzzesi con un’evoluzione demografica in calo, che necessitano di collaborazione e partecipazione attiva per salvaguardare l’ambiente circostante.

                    Una Mappa di Comunità che evidenzia le singole criticità

                    All’incontro hanno partecipato: tutti gli enti locali, l’ente Parco, l’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Intermesoli e Pietracamela, l’Ufficio Territoriale per la Biodiversità del corpo forestale, la Pro Loco e la comunità locale. Il vero successo dell’incontro è stato la grande presenza di giovani, motivati a dare un contributo per la tutela del proprio territorio, cercando insieme una soluzione per nuove opportunità di lavoro e arginando l’inevitabile fenomeno di spopolamento.
                    Negli incontri precedenti era stata studiata e creata una Mappa di Comunità utile a far emergere criticità su cui operare, con urgenze e punti di forza sui quali spingere per lo sviluppo ambientale, sociale, turistico e culturale. Tra gli elementi da valorizzare sono emersi: il Bosco vetusto di Fonte Novello, le feste della tradizione e la pastorizia, siti archeologici e beni architettonici, elementi culturali legati al dialetto e alla cultura materiale, ma anche turistici, come gli impianti sciistici di Prati di Tivo e Prato Selva. Tra le criticità emerse: il problema dei cinghiali, l’insufficienza di abbeveratoi per il bestiame, la sentieristica e la mancanza di prospettive occupazionali per i giovani residenti.

                    Un altro obiettivo, prospettato all’incontro, sarà quello di creare un processo di rivitalizzazione di un percorso sul sentiero “Fonte vecchia”, che l’Amministrazione si è impegnata ad affidare con un regolamento per i beni comuni. In questo processo è richiesta una forte collaborazione da parte degli abitanti dell’area.
                    Inoltre, al Parco è stato chiesto di fornire sostegno nella progettazione di laboratori di educazione alla sostenibilità ambientale, mentre all’Ufficio Territoriale per la Biodiversità, di estendere ai collaboratori tutto il background di conoscenze necessarie per una riqualificazione ed un rilancio del percorso naturalistico.
                    Si tratta di un patto per la natura e per la cura del proprio territorio, che si offre come modello replicabile dinamico ed aperto a nuove prospettive, obiettivi e partecipazioni.

                     

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                      Il filo verde dell’accoglienza: a Terni un parco per l’integrazione sociale

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                        Un cosiddetto urban common che, per la sua collocazione e dimensione, ben si presterebbe alla realizzazione di molteplici progetti in grado di coinvolgere tutti gli abitanti e le diverse associazioni che da anni animano il territorio.

                        Un progetto per la multiculturalità

                        In questo scenario collettivo, come in molte altre città italiane, si inserisce l’attuale tematica dell’immigrazione e dell’accoglienza. La progressiva presenza di famiglie e giovani stranieri, nonché le generali contingenze storico-politiche, dovrebbero indurre l’intera società a riflettere su una nuova concezione di cittadinanza, che consenta all’individuo di potersi effettivamente sentire parte integrante di una comunità. Per questo, la riappropriazione e la cura degli spazi in cui viviamo, la promozione di eventi che riportino alla convivialità e alla conoscenza di diverse culture, ci consentono di ripristinare legami di solidarietà sociale in un ambiente che sfugge da logiche di intolleranze e paure.

                        Proprio per promuovere questi valori, nella città umbra, dopo l’adozione del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni, sono stati intrapresi dei percorsi partecipativi volti alla rielaborazione di politiche giovanili e sociali che consentiranno di stringere alleanze tra amministrazione e cittadini attivi.

                        Concretizzazione di questo percorso è stato il Progetto “Giovani Colleluna”, presentato la scorsa estate dal comune di Terni insieme ad alcuni soggetti del Terzo Settore, con il quale si vuole fare dell’accoglienza l’elemento di congiunzione tra la cura dei beni comuni e lo sviluppo di innovative politiche sociali.

                        Il Patto: giovani contro il degrado urbano

                        Tra le organizzazioni coinvolte nel Progetto vi è l’Arci, la quale ha proposto al comune di stipulare un Patto di collaborazione per la rigenerazione del Parco Anallergico attraverso il coinvolgimento di alcuni ragazzi di origine straniera. L’associazione è infatti affidataria della gestione del progetto di accoglienza integrata della rete SPRAR (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati), per la categoria minori non accompagnati. Tale sistema ha come obiettivo l’inclusione socio-economica del rifugiato, ed è finanziato, previa richiesta dell’amministrazione locale, grazie a contributi stanziati dal Ministero degli Interni attraverso il FNPSA (Fondo Nazionale per le politiche ed i servizi dell’asilo).

                        Gli obiettivi da realizzare

                        Sicuramente il fine è quello di sviluppare un luogo di aggregazione giovanile in cui i nuovi abitanti del quartiere possano integrarsi con il resto della cittadinanza e di co-progettazione permanente, poiché è prevista la costituzione di un laboratorio urbano al quale parteciperanno i referenti del Patto e tutti gli altri soggetti che vorranno aderire. Si potranno così promuovere iniziative ricreative e interculturali, dallo sport alla musica, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle norme di sicurezza.

                        I protagonisti saranno soprattutto i ragazzi maggiorenni che terminano il percorso SPRAR, per i quali il comune ha previsto, tramite l’Arci, la concessione di un appartamento sito in Campitelli. Essi infatti si occuperanno della cura e dell’animazione del parco, svolgeranno attività di manutenzione del verde insieme ad altri volontari e seguiranno corsi di formazione tecnico-pratici, al fine di renderli cittadini autonomi.

                        Il Patto di collaborazione è lo strumento che darà continuazione ad un lavoro sinergico tra comune, mondo del volontariato e singoli cittadini ed ognuno, nel rispetto dei propri ruoli, si impegnerà responsabilmente per migliorare la qualità della vita nel quartiere.

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                          A Genzano di Roma i cittadini danno vita a un parco pubblico

                          | Ambiente Beni comuni Vivibilità urbana

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                            A partire dalla primavera del 2014, il Comitato civico Montecagnoletto di Genzano di Roma si adopera per l’apertura, la cura e la manutenzione ordinaria di un parco pubblico nel cuore del quartiere, a via Segantini. Quella che prima era un’area in disuso del Comune diventa così uno spazio verde e soprattutto un centro di aggregazione per tutto il quartiere.

                            I volontari all’opera

                            Dopo una trattativa con l’amministrazione comunale per la suddivisione delle responsabilità , andata a buon fine, i volontari, tutti soci del Comitato, si sono messi all’opera e hanno allestito il parco, che ospita anche spazi di gioco per i bambini. Le risorse che sostengono il Comitato sono essenzialmente di due tipi: economiche, e sono le quote sociali degli associati, e umane, e sono i soci stessi che volontariamente prestano la loro opera. Il presidente del Comitato, Antonino Fabbri, sottolinea però che per il parco, dal punto di vista economico, non è stato speso nulla, perché a impegnarsi sono stati i volontari, che hanno ripulito e si prendono regolarmente cura dell’area verde.

                            Attualmente, i volontari si occupano della gestione e della manutenzione ordinaria del parco: a turno si occupano del manto erboso e in generale della cura dell’area. Interessante è stata un’esperienza di allestimento di infrastrutture a costo zero: con alcuni bancali di legno sono stati infatti realizzati tavolini e sedie che sono ora a disposizione dei cittadini nel parco. Inoltre, sono anche anche allestite alcune infrastrutture di gioco per i bambini.

                            Uno spazio di aggregazione

                            “Il risultato più importante è stato ottenuto in termini di coesione sociale”, afferma Antonino Fabbri, presidente del Comitato, “in quanto adulti, giovani e bambini si ritrovano nel parco, che è diventato un vero e proprio centro di aggregazione del quartiere“. Il parco è così diventato un punto di riferimento, anche grazie ai numerosi eventi che vi sono stati organizzati: una lezione di educazione canina a fine novembre, caldarrostate, pic nic conviviali, la Befana di quartiere (gli eventi sono anche pubblicati nella pagina Facebook del Comitato). A ogni nuova nascita di bambini nel quartiere, inoltre, viene piantato un nuovo albero, a sottolineare il legame tra gli abitanti e il parco.

                            I destinatari delle iniziative sono tutti gli abitanti del quartiere che del resto, essendo il Comitato molto radicato, sono anche in prevalenza dei soci. Il caso di cura di beni comuni è così un esempio ad alta replicabilità  in contesti del genere e ha trasformato, con risultati eccellenti, un quartiere dormitorio in un luogo con uno spazio di ritrovo altamente frequentato e vissuto.

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                              OpenMigration

                              7 febbraio 2016 | Società StranItalia

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                                polls-270x270

                                Nella mission del sito si legge: “È un progetto di informazione aperto, orizzontale sul tema delle migrazioni. Non è informazione per soli specialisti. Non vuole essere informazione di tipo retorico. Non deve essere informazione fondata su pregiudizi o stereotipi altrimenti non avrebbe la forza per scardinare i pregiudizi e gli stereotipi prevalenti e pericolosi che sono usati dai media e da talune forze politiche quando viene affrontato il tema dell’immigrazione. Open Migration è dunque un progetto che usando competenze, dati, conoscenze vuole contribuire a formare le opinioni e le coscienze sulle migrazioni
                                L’obiettivo è quello, attraverso letture, notizie, racconti, numeri di allargare l’area dei diritti e delle libertà, senza guardare al passaporto, all’etnia, alla religione.

                                Panoramica del sito

                                Il sito si articola, prevalentemente in 6 sezioni: “Missione” in cui sono presenti gli obiettivi che vuole raggiungere, “Politiche di frontiera” in cui sono presenti prevalentemente articoli di natura geo-politica per comprendere la natura degli accordi internazionali sulla questione migranti, “Diritti d’asilo” in cui si approfondiscono i dati in materia dei profughi, con riferimenti anche a popolazioni specifiche, “Immigrazione e integrazione” che si occupa dei dati relativi agli immigrati una volta giunti a destinazione (come influiscono sull’economia del paese ospitante, quanti sono in carcere ecc.). Per finire sono presenti la sezione “Dati”, in cui sono presenti tutti i grafici, le mappe e le tabelle riassuntive con i vari numeri dell’immigrazione, e la sezione “Rubriche” che raccolgono gli articoli sul tema.
                                Una particolarità apprezzabile del sito consiste nel fatto che mette a disposizione una serie di test, facilmente utilizzabili dagli utenti, che permettono loro di capire il grado di conoscenza sui vari argomenti legati al tema immigrazione.
                                Infine anche per quanto riguarda la parte grafica le mappe, le tabelle e i grafici sono molto chiari e comprensibili e facilitano la comprensione dei vari fenomeni di cui si parla.

                                Alcuni Articoli…

                                Tra i pezzi più interessanti presenti nel sito OpenMigration quello che riporta l’intervista di un professore di economia statunitense che, senza mezzi termini, spiega come l’economia dell’immigrazione porti, in generale, grandi guadagni sia agli immigrati stessi che ai paesi ospitanti. Dalle parole di Benjamin Powell: “Gli economisti stimano che i potenziali guadagni globali da un’immigrazione aperta sarebbero impressionanti. Si va dal 50% al 150% del Pil mondiale. Gran parte di questi guadagni andrebbero agli immigrati stessi, ma gli stessi economisti che sono contrari a flussi più ampi di immigrati ammettono che anche la popolazione nativa ne avrebbe un guadagno economico. La maggior parte degli studi non trova effetti negativi dell’immigrazione sui salari o sul numero dei posti di lavoro“.
                                Un altro pezzo interessante è :”Come smentire la bufala dell’invasione musulmana in Italia” in cui si commentano una serie di dati attendibili (provenienti per lo più dalla Caritas) che confutano gli allarmismi dell’opinione pubblica sull’aumento della presenza dei musulmani in Italia.
                                Come scrive Alessandro Lanni: “Un’ulteriore smentita del racconto dell’invasione proviene dalla lettura dei dati sulla demografia italiana. I musulmani sono passati in questi venti anni dal 0,5% al 2,6% della popolazione. Negli stessi anni la popolazione straniera è passata dall’1,7% all’8,2% del 2014. Ciò significa che la crescita dei musulmani è proporzionale a quella del totale degli stranieri in Italia. Nessuna “invasione islamica”.
                                Infine segnaliamo la presenza di un quiz “scopri cosa sai (o non sai) della crisi dei rifugiati” in cui i lettori possono mettere alla prova le loro conoscenze in materia ed avere subito un chiaro riscontro.
                                Per concludere OpenMigration è uno strumento innovativo e molto interessante per più ragioni: innanzitutto dare all’opinione pubblica una valida alternativa ai mass media per la conoscenza di un fenomeno così vasto e complesso, inoltre trovo personalmente apprezzabile il tentativo di spezzare alcuni pregiudizi e allarmismi che, troppo spesso, ricorrono intorno al fenomeno migrazione. Insomma uno strumento valido e originale da consultare ogni qual volta si voglia approfondire un aspetto del fenomeno dell’immigrazione.

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                                  Cons. St., sez. IV, 24 settembre 2015, n. 4475

                                  6 febbraio 2016 | Consiglio di stato e CGA Regione Sicilia Diritto Giurisprudenza

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                                    alluminio

                                    La sentenza
                                    Il Consorzio imballaggi Alluminio (CiAL) interpone appello avverso la sentenza con cui il Tar Lazio convalida il decreto, pubblicato in G.U. n. 176/2013, adottato dal Ministero dell’ambiente di concerto con il Ministero dello sviluppo economico ai sensi dell’art. 223, co. 2, del d.lsg. n. 152/2006 (cd. Testo Unico Ambientale).
                                    L’atto ministeriale oggetto di impugnativa definisce lo schema-tipo di statuto adottabile in concreto dai consorzi unici di filiera costituiti su scala nazionale per la gestione di ciascun materiale di imballaggio e dei relativi rifiuti.
                                    In grado d’appello il Consorzio torna a contestare la pervasività delle previsioni statutarie introdotte nel corpo del modello ministeriale, ritenute ingiustificatamente limitative dell’autonomia consortile nonché lesive del principio di sussidiarietà orizzontale.
                                    Facendo leva sulla natura privatistica dei consorzi in questione, espressamente sancita dal legislatore ambientale, il Consiglio di Stato riscontra un’illegittima ingerenza ministeriale e ne ridimensiona la portata a quanto strettamente necessario al perseguimento degli interessi generali relativi al settore della gestione dei rifiuti «in un rapporto di reciproca autonomia e nel rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118, comma 4, Cost.».
                                    Dall’accoglimento dell’appello discende, pertanto, l’annullamento dello schema-tipo contestato e la necessaria predisposizione di un nuovo modello statutario maggiormente rispettoso dell’autonomia propria dei soggetti privati.

                                    Il commento
                                    È interessante notare come, nel caso in esame, il rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale sia invocato in relazione ad un sistema che riproduce plasticamente gli scopi e i meccanismi di funzionamento del principio medesimo.
                                    Nell’ambito della gestione dei rifiuti, infatti, trova estrinsecazione, meglio che in qualunque altro settore, il senso più compiuto della sussidiarietà, considerata l’inevitabilità della cooperazione di soggetti pubblici e privati ai fini della buona riuscita della attività stessa.
                                    In particolare, il meccanismo di gestione dei rifiuti di imballaggio previsto dal T.U.A. delinea un sistema tipicamente policentrico e multilivello che coinvolge operatori economici, singoli cittadini e amministrazione pubblica nelle differenti attività – che si snodano dalla produzione del bene al cd. post-consumo – relative all’intero ciclo di vita del prodotto.
                                    Non soltanto, però, il legislatore ambientale non esonera nessuno dallo svolgimento di attività tese a ridurre l’impatto dei rifiuti di imballaggio sull’ambiente, ma prevede altresì, in ossequio ai principi informatori della materia, un particolare riparto degli obblighi incombenti sui vari soggetti coinvolti.
                                    Alla stregua dell’art. 219, co. 2, T.U.A, in cui trovano espressa enunciazione il principio del «chi inquina paga» e quello della «responsabilità condivisa», gli obblighi degli operatori economici sono ripartiti in proporzione alla quantità di imballaggi immessi sul mercato nazionale.
                                    Gli oneri gravanti sulle imprese (siano esse aderenti o meno, ex art. 221, co. 3, T.U.A., ad uno dei consorzi oggetto della pronuncia in commento) variano, dunque, in ragione del concreto impatto della loro attività economica sull’ambiente.
                                    In altri termini, si profila un meccanismo di responsabilizzazione “ponderato”, ossia ragionevolmente commisurato alla reale incidenza di una data attività sull’ambiente.
                                    Confermando il ruolo trainante del diritto dell’ambiente rispetto all’evoluzione del diritto amministrativo tutto, la materia in questione arricchisce quindi la stessa sussidiarietà di una sfumatura ulteriore, dimostrando la possibile gradazione del coinvolgimento dei diversi soggetti in relazione alle concrete responsabilità di ognuno.

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                                      Voler bene alle Marche: beni comuni, benessere della comunità ed economia circolare

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                                        La tematica dei beni comuni è oramai parte integrante del dibattito pubblico. Politici, amministratori, funzionari, cittadini ne parlano, ci pensano, ne discutono. In molti credono che il mondo del Terzo settore sia decisivo nel processo di diffusione di buone pratiche sulla gestione dei beni comuni, su un nuovo modo di pensare l’economia (l’economia circolare) e sul benessere della comunità che ne consegue. Proprio da questo assunto si basa il convegno Voler bene alle Marche: beni comuni, benessere della comunità ed economia circolare, organizzato dal Centro Servizi per il Volontariato delle Marche in collaborazione con la Regione Marche ed in programma martedì 9 febbraio dalle ore 16,30 a Palazzo Raffaello ad Ancona.

                                        In allegato il programma del Convegno

                                        Una vera e propria tavola rotonda dove verranno esposte diverse esperienze con l’obiettivo di aprire una riflessione attorno ai percorsi e alle strategie di tutela e valorizzazione dei beni comuni, attraverso l’approfondimento di quegli aspetti della quotidianità che contribuiscono al benessere della comunità.

                                        Labsus parteciperà all’iniziativa: aprirà il convegno Gregorio Arena, Presidente di Labsus, con una conversazione sulla tematica Curare i beni comuni per costruire comunità e liberare energie.

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