Faq

Pubblichiamo in questa sezione le FAQ (Frequently Asked Questions) cioè le domande più frequenti riguardanti l’attuazione del Regolamento per l’amministrazione condivisa.
Queste prime domande sono state formulate da funzionari di comuni appartenenti alla Rete toscana di Labsus che ringraziamo per il contributo fornito all’avvio di questa nuova sezione del nostro portale. Come si può vedere, alcune hanno anche le relative risposte, altre no.
Ma questo è voluto, perché con questa nuova sezione vorremmo da un lato mettere a disposizione di cittadini, funzionari e amministratori risposte già pronte alle domande che più spesso ci vengono rivolte, dall’altro, attraverso le risposte fornite dai lettori alle domande che non ne hanno già, avviare un dialogo a distanza fra tutti coloro che in Italia stanno utilizzando o intendono utilizzare l’amministrazione condivisa, scrivendo a contatti@labsus.net
In sostanza, vorremmo creare una rete a livello nazionale che consenta di scambiare esperienze, soluzioni, punti di vista, etc. E’ tutto molto sperimentale, per cui sono benvenuti suggerimenti e critiche per migliorare questa sezione.
Naturalmente, sono benvenute anche altre FAQ purché attinenti al tema, cioè l’applicazione del Regolamento. Non è indispensabile che le domande abbiano anche la risposta, perché a volte le domande sono importanti di per sé, in quanto segnalano problemi o dubbi utili per la riflessione. Ma è preferibile, anche per facilitare il lavoro di Labsus, che gli autori propongano anche le risposte alle proprie domande.

Giuseppina Stellitano, Comune di Cortona

1) Come si approva il Regolamento?
Va approvato in Giunta con una delibera, poi si avvia una fase di coinvolgimento e ascolto dei Consiglieri, Dirigenti e Funzionari del Comune e dei cittadini, quindi poi si approva in Consiglio Comunale.  Visto che  la cura condivisa dei beni comuni non deve diventare un tema di parte, è importante che il Regolamento sia approvato all’unanimità  o al massimo con delle astensioni.

2) Cosa serve per gestire il rapporto dell’amministrazione con i cittadini?
Il Comune deve adibire un ufficio per l’amministrazione condivisa, che abbia la funzione di “sportello unico per i cittadini attivi”, che faciliti e semplifichi al massimo il rapporto fra i cittadini che portano risorse preziose per il bene della comunità e le strutture amministrative.

3) Chi deve gestire questo nuovo ufficio?
Il/la responsabile di tale ufficio deve essere una persona formata appositamente per svolgere un ruolo di interfaccia molto delicato, accogliendo i cittadini attivi e poi stimolando le risposte operative degli altri uffici coinvolti nella realizzazione dei patti di collaborazione.

4) Chi approva i Patti di Collaborazione?
I Patti si approvano con determina dirigenziale. Quelli più complessi si approvano con delibera di Giunta per gli indirizzi politici e poi con atto dirigenziale. Barbara Paggetti, Comune di Città della Pieve

Barbara Paggetti, Comune di Città della Pieve

1) L’assicurazione per i cittadini attivi chi la paga?
L’assicurazione è a carico del Comune che può anche stipulare convenzione con l’INAIL per i lavori socialmente utili che potrebbero rientrare nel regolamento sui beni comuni.

2) Gli operai del Comune devono essere obbligatoriamente presenti mentre si esegue il patto?
No perché tutta la procedura è stata studiata ed approvata dagli uffici competenti, e qualora il patto preveda l’intervento degli operai o prestazioni simili, questo viene inserito all’interno del patto.

3) Ma i mezzi e i rimborsi spese chi le paga?
Il progetto e il relativo patto stabiliscono, in accordo tra ente locale e cittadini proponenti, la via migliore e fattibile per la realizzazione dell’opera. Solitamente è sempre un compromesso tra le parti compatibile con le spese che ogni area del Comune può effettuare.

Giulio Balocchi, Comune di Grosseto

1) Come si possono raccordare i vari uffici comunali per esaminare le proposte?
Costituendo un gruppo di lavoro interno interdisciplinare coordinato dal responsabile Front – office verso i cittadini attivi.

2) E’  necessario che il comune metta a disposizione mezzi per la realizzazione del patto?
No, anzi è preferibile che siano dei cittadini attivi, sia per normativa di sicurezza che per sottolineare la collaborazione che per non equivocare un rapporto di tipo subordinato.

3) Cosa deve contenere il patto?
Reciproci obblighi, doveri, limiti di attività specificando bene cosa il cittadino deve/può fare e soprattutto cosa non deve fare per evitare problemi e corresponsabilità in caso di danni.

Massimo Mannoni, Comune di Livorno

1) In alcuni Regolamenti già approvati dai  comuni viene stabilito che non sono previsti contributi finanziari ai cittadini attivi per le loro attività spontanee e volontarie di cura, manutenzione, gestione, rigenerazione etc. di beni comuni. Altri comuni prevedono invece la possibilità di concedere un contributo come rimborso delle spese sostenute. E’ corretto ma soprattutto coerente con i principi dell’amministrazione condivisa prevedere forme di erogazione di contributi o comunque erogazione di risorse per specifiche e preventivamente esplicitate tipologie di spese sostenute dal proponente?

2) Sulla base dell’esperienza maturata da LABSUS nelle diverse collaborazioni con le amministrazioni comunali che hanno già approvato o stanno avviando il percorso per giungere all’approvazione del regolamento per i beni comuni si può ipotizzare uno schema organizzativo tipo che va dal primo contatto con i cittadini attivi (singoli o associati)  fino all’approvazione  e attuazione del patto di collaborazione?

3) Abbiamo visto che diversi regolamenti tra quelli approvati distinguono tra interventi di cura occasionale di beni comuni, interventi di cura complessi e interventi di rigenerazione. Quali sono le differenze  sostanziali?

4) Cosa si intende nel contesto dell’amministrazione condivisa per “Welfare generativo”?

5) Vi sono esempi di criteri o modalità  di valutazione  di proposte di collaborazione per la cura di uno stesso bene comune che, ove esperito senza risultato il tentativo di giungere ad una proposta di collaborazione condivisa ed inclusiva, consenta all’ufficio comunale competente per materia di  individuare il soggetto proponente con cui sottoscrivere il patto di collaborazione?

Angelo Ferrario, Comune di Pistoia

1) Qual è l’iter per approvare il Regolamento?

2) Quale ufficio dovrebbe gestirne l’attuazione?

3) Che rapporti dovrebbe avere questo ufficio con gli altri settori dell’amministrazione?

Nicoletta Frullini, Comune di Siena

1) Quale pensate che sia l’ufficio comunale più indicato per fare da capofila nella gestione delle proposte inerenti la gestione dei Beni Comuni?

2) La proposta per la mera ristrutturazione di un manufatto comunale (esempio una scalinata piuttosto che un muretto) può portare alla stipula di un patto di collaborazione?

3) Quanto ritenete sia importante il confronto tra amministrazioni per acquisire le giuste competenze necessarie alla gestione delle proposte?

4) Quali pensate che siano le azioni più funzionali per dare rilevanza alle città del Regolamento?