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giovedì 09 settembre 2010
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ISSN 2038-386X
III presentazione del Rapporto Biennale sul volontariato
domenica 10 dicembre 2006 | Daniela Quaggia

Il 5 dicembre - Giornata Internazionale del volontariato- si è svolta, presso la SIOI, la III presentazione del Rapporto Biennale sul volontariato.

Il volontariato, un fenomeno in continua crescita soprattutto nel Mezzogiorno e nel Nord-Est.

I due dati che caratterizzano fortemente le dinamiche del volontariato, secondo il Ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero, presente alla conferenza di presentazione del rapporto, sono "in primo luogo una crescente disgregazione sociale, che in alcune aree del paese si connota come una vera e propria lacerazione del tessuto sociale e che si accompagna ai fenomeni della poverta', della precarieta' del lavoro, di una piu' acuta individualizzazione della sofferenza sociale". Il secondo dato e', invece, "una generale riduzione delle risorse a vario titolo ridistribuite dal welfare verso il corpo sociale. Ci troviamo quindi - ha proseguito Ferrero - di fronte ad una contraddizione tra la crescente domanda sociale e l'inadeguata risposta da parte del welfare.


Alcuni dati del rapporto

I dati fanno riferimento all'analisi Istat presentata nell'ottobre del 2005 e riferita ai dati del 2003. Secondo la rilevazione Istat nel 2003 erano circa 12mila i dipendenti (+77%) e 826mila (+71,4) i volontari. Il fenomeno si conferma in crescita: rispetto al 1995, le associazioni sono aumentate del 152%, passando da 8.343 a 21.021 unita', un incremento dovuto sia alla costituzione di nuove unita' (8.530), che all'iscrizione nei registri di organizzazioni preesistenti (4.148): nel 2003, per ogni organizzazione che ha cessato la sua attivita' se ne sono iscritte piu' di 10. La crescita maggiore c'e' stata nel Mezzogiorno e nel Nord-est, mentre sono Lombardia, Toscana, Emilia Romagna ed il Veneto le regioni con il maggior numero di associazioni. Il 28,5% delle organizzazioni e' localizzato nel Nordovest, il 31,5%, nel Nordest il 19,3% nel Centro e il 20,7 nel Sud e nelle Isole.


Sempre tra il 1995 e il 2003 i dipendenti sono aumentati in misura significativa soprattutto nel Mezzogiorno (+281,4%), nel Nordest (+202,6%) e nel Nordovest (+128,7%), mentre diminuiscono del 16,4% nel Centro.


La sanita' e l'assistenza sociale, rispettivamente con il 28% e il 27,8% si confermano i settori nei quali opera il maggior numero di organizzazioni di volontariato. Tuttavia nel periodo di tempo considerato la quotapercentuale di organizzazioni diminuisce di 14,4 punti percentuali nella sanita' e di 2,7 punti percentuali nell'assistenza sociale.


In aumento invece, i settori della ricreazione e cultura, protezione civile e ambientale, nei quali le quote percentuali passanorispettivamente dall'1,7% al 14,6%, dal 6,4% al 9,6% e dal 2,2% al 4,4%. E' invece costante il peso relativo delle organizzazioni attive in via prevalente nell'istruzione, nella tutela e protezione dei diritti e nelle attivita' sportive mentre si attesta al 7,6% quello riferito agli altri settori (comprendente i settori della filantropia e promozione del volontariato, della cooperazione e solidarieta' internazionale, dello sviluppo economico e coesione sociale e della religione). Per quanto riguarda i servizi piu' diffusi sono quelli relativi all'ascolto, sostegno e assistenza morale e alla donazione di sangue offerti rispettivamente dal 19,9% e dal 17,4% delle organizzazioni. Seguono i servizi ricreativi e di intrattenimento (14,5%) l'accompagnamento e l'inserimento sociale (13%), la realizzazione di corsi tematici (12,9%), l'organizzazione dispettacoli di intrattenimento (12,6%), le campagne di informazione e sensibilizzazione (11,8%), l'assistenza domiciliare (11,8%), il trasporto anziani e disabili (11,4%), le esercitazioni di Protezione Civile (11,3%) e le prestazioni di soccorso e trasporto malati (10,7%).


Rispetto alle rivelazioni precedenti, sottolinea il rapporto, cresce il numero di organizzazioni che offrono servizi all'utenza. Nel2003 le organizzazioni con utenti diretti sono 15.652 contro le 5.650 del '97, le 7.862 del '99 e le 13.451 del 2001, e rappresentano il 74,5% delle organizzazioni iscritte. In aumento e' anche il numero degli utenti che passano da 2,5 mln del '97 a 6,8 mln nel ,2003.


Rimane sostanzialmente stabile, invece, il numero medio di utenti per organizzazione: da 445 nel '97 a 438 nel 2003. Per quanto riguarda la dimensione economica del settore, rileva il rapporto, il totale delle entrate delle organizzazioni di volontariato passa da 675 mln di euro del '97 a 1.630 mln di euro del 2003.


Analogamente, l'importo medio delle entrate per organizzazione aumenta da 58 mila euro nel '97 a 77 mila euro nel 2003. Di conseguenza, si legge ancora nel rapporto, la distribuzione delle organizzazioni in base alla classe d'importo delle entrate si sposta, rispetto al 1997 verso importi piu' elevati. Nel 2003 il 75,7% delle organizzazioni dichiara entrate inferiori a 25 mila euro, contro il 70,1% del '97, il 21,5% tra 25 e 100 mila euro (19,2% nel '97), il 7,4tra 100 e 250 mila euro (6,4% nel '97), il 5,4 entrate eguali o superiori a 250 mila euro (4,4 % nel '97).


Se da questi dati emerge il quadro di un settore in crescita non mancano comunque alcuni ''campanelli d'allarme''. E' infatti cresciuta la propensione alla gestione delegata di servizi sostenuta da una professionalizzazione delle competenze interne e da una dipendenza dal finanziamento pubblico sempre piu' ingerente. Si tratta di una componente ancora minoritaria (oltre il 20% del fenomenonoto nel 2001), presente soprattutto nell'area sanitaria dove ha assunto compiti di servizio ad elevata standardizzazione, ed appare ormai matura a passare all'impresa sociale.


Il rapporto
E'stato curato dall'Ossevatorio Nazionale per il Volontariato - Ministero della Solidarietà Sociale Divisione III Volontariato - Direzione generale per il Volontariato, l'Associazionismo e le Formazioni Sociali.A cura del gruppo di lavoro dell'Osservatorio Nazionale del Volontariato composto da: Emanuele Alecci, Giancarlo Cursi, Renato Frisanco, Stefania Mancini, Gianfranco Gambelli, Marco Granelli, Giorgio Groppo, Sabina Polidori, Simona Rotondi, Andrea Pieghi.


Questi i capitoli in cui è articolato:
1.Il nuovo volto del volontariato italiano
2.I settori del volontariato:profili, specificità emergenti e riflessioni
3.Giovani: solidarietà, condivisione e partecipazione
4.Volontariato europeo e internazionale
5.L'incerta relazione
6.Riforma della legge quadro sul volontariato:storia di una riflessione


Il testo completo è disponibile nel sito: http://www.welfare.gov.it/
 
Sanità pubblica ai voti
domenica 03 dicembre 2006 | Daniela Quaggia

Audit civico: i cittadini valutano la qualità delle prestazioni delle Asl. Un importante strumento di sussidiarietà.

Un'analisi critica e sistematica, effettuata dai cittadini, delle azioni svolte dalle aziende sanitarie

Il gradimento dei pazienti diventerà parte integrante nella valutazione "per rendere più equo ed efficiente il sistema sanitario", questa la promessa del Ministro della Salute Livia Turco durante la presentazione del Rapporto Audit civico 2005 - avvenuta presso il Ministero della Salute il 29 novembre scorso - realizzato dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva su 25 Aziende sanitarie (19 locali e 6 ospedaliere).

Il progetto, avviato nel 2001, si basa sull'analisi critica e sistematica, effettuata dai cittadini, delle azioni svolte dalle aziende sanitarie, fatta eccezione per gli aspetti tecnici.

In ciascuna delle Aziende vengono raccolti dati e informazioni attraverso il monitoraggio delle strutture e dei servizi, l'esame comparativo delle segnalazioni dei cittadini, la consultazione della documentazione riguardante delibere e provvedimenti aziendali in genere, interviste alla direzione generale e sanitaria, la consultazione delle organizzazioni civiche.

Questi i risultati principali dell'ultimo rapporto:

Un sistema frammentato.

Oltre all'evidente differenza tra i sistemi sanitari regionali, sono diversi gli indicatori che motivano

questa sensazione di frammentarietà: si passa, per esempio, da un giudizio "ottimo" per il supporto ai degenti e alle famiglie nel caso dell'assistenza ospedaliera, allo "scadente" se si analizza lo stesso

aspetto nei distretti sanitari. Così come nella gestione del dolore, il giudizio è "buono" se si guarda il livello aziendale, mentre resta "scadente" nell'assistenza ospedaliera. O, addirittura, ospedali in cui sistematicamente il dolore viene valutato e curato (40%) a ospedali in cui non esiste alcuna attività organizzata per il controllo del dolore stesso (25%). E' quindi evidente come, anche all'interno di uno stesso territorio, si possano ottenere servizi di qualità diametralmente opposta.

Un sistema poco comprensibile.

Quando si passa invece all'analisi degli effetti pratici, la situazione sembra capovolgersi. Infatti, solo in ¼ delle aziende si trovano documenti rivolti al pubblico o avvisi relativi alla libera scelta del luogo di cura; ancora più ridotta la presenza di documenti o avvisi sulle modalità per comunicare commenti, suggerimenti e reclami. Un altro elemento di analisi è rappresentato dalla persone che

quotidianamente si rivolgono al Tribunale per i diritti del malato per ottenere informazioni: ¼ del

totale. Pessima la comunicazione tra i medici di medicina generale e quelli specialistici. Solo nel 40% delle realtà esiste un servizio di consulenza telefonica ai familiari dei malati oncologici in assistenza domiciliare. La mancanza di informazioni accessibili e corrette provoca per le famiglie l'accresciuto ricorso alla spesa privata.

Scarsa accessibilità

Nonostante le intenzioni dichiarate dai diversi titolari delle politiche sanitarie, resta quasi immutato il problema delle lunghe liste di attesa. Inoltre, in tre ospedali e in cinque poliambulatori, nonostante il divieto, è ancora vigente la prassi di bloccare le prenotazioni.

Anche il confronto con i tempi di attesa in regime intramoenia marca una sensibile differenza che

i cittadini stentano a comprendere.

E' evidente che il sistema dei rapporti tra il SSN e i cittadini è fuori controllo e quindi genera sprechi. E' prioritario assumere questo problema allo stesso livello del classico controllo della spesa. Esistono nel sistema le energie per farlo, come dimostrano le 140 aziende e le 5 amministrazioni generali che in questi cinque anni hanno adottato il sistema dell'Audit civico.

Un primo ambito di azione possibile è la nuova realtà delle cure primarie, disegnato dal recente

Patto per la salute e dai diversi Piani regionali. Molto semplicemente, si tratta di tutte le prestazioni

erogate dal SSN attraverso canali diversi da quello ospedaliero (ad es. le attività di prevenzione, la cura e tutela dei soggetti fragili, il sostegno ai malati cronici, etc), e che valgono, secondo stime, tra il 50 e il 70% del valore del SSN.

Il sistema di cure primarie deve produrre una vera personalizzazione delle cure che non si traduca

semplicemente, come avviene oggi, in un susseguirsi di liste di attesa e di prenotazioni, e che permetta ai cittadini di essere protagonisti consapevoli dei propri percorsi.

La seconda pista di lavoro è rappresentata dai sistemi di valutazione delle strutture, dei Direttori

generali e dei dirigenti, nei quali i cittadini devono trovare uno spazio adeguato per la trasparenza, ma anche per favorire la lotta alla corruzione che resta un problema a tutt'oggi gravemente sottovalutato.

Il rapporto è disponibile integralmente nella sezione Labsus documenti

 
Un emendamento alla Finanziaria contro la Corruzione.
venerdì 24 novembre 2006 | Vittorino Ferla
La Camera inserisce nella Finanziaria una proposta di Cittadinanzattiva e adesso si attende l`esito al Senato. Un primo, importante passo verso un sistema che colpisca chi lucra sui beni comuni”, dicono quelli di Cittadinanzattiva rivolgendo un appello al Parlamento per l’approvazione definitiva.
"La corruzione non è solo un malcostume, ma un vero e proprio danno per l’intero Paese".
Grande soddisfazione e ringraziamenti alla Deputata dell’UDC, Erminia Mazzoni, per aver presentato l’emendamento nel corso delle votazioni sulla Finanziaria. A esprimerle è Cittadinanzattiva, l’organizzazione di tutela dei cittadini che ha promosso (dal 2004) il disegno di legge sostenuto anche da Libera, Transparency International e Avviso Pubblico, e che già nella passata legislatura aveva ricevuto l’appoggio trasversale di Deputati (primo firmatario l`On. Valdo Spini) e Senatori (primo firmatario Sen. Nuccio Iovene).

“Questa è una vittoria di tutti i cittadini, ma anche un primo importante segnale per far comprendere che la corruzione non è solo un malcostume, ma un vero e proprio danno per l’intero Paese. Restituire i beni illecitamente ottenuti ai cittadini e’ un primo passo verso una vera cultura della legalità”. Queste le dichiarazioni di Antonio Gaudioso, vice segretario generale di Cittadinanzattiva. “Il nostro comune impegno non può di certo chiudersi qui. Ci appelliamo al Parlamento affinché il disegno di legge trovi il dovuto sostegno anche nei successivi passaggi parlamentari. Vigileremo affinché questo avvenga, segnalando gli eventuali ostacoli nei successivi passaggi”.

Il disegno di legge, già depositato alla Camera dei deputati (con il n. 1358) e al Senato (con il n. 248), mira ai seguenti obiettivi:
1. aggredire i patrimoni indebitamente accumulati dagli amministratori e dai funzionari pubblici corrotti;
2. restituire alle istituzioni, alle comunità locali e alle organizzazioni di cittadini risorse pubbliche in una logica sussidiaria.
In aggiunta a questi obiettivi, l`emendamento alla Finanziaria introduce una "tassa sociale di scopo" perché destina le somme liquide recuperate o i proventi della vendita dei beni a due capitoli di spesa fondamentali come l`informatizzazione del processo e la messa in sicurezza dell`edilizia scolastica.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.cittadinanzattiva.it
 
Funzione Pubblica e Cittadinanzattiva insieme per diffondere la Sussidiarietà
lunedì 06 novembre 2006 | G. A.
Inedito accordo di collaborazione fra il Governo della Repubblica ed un’associazione di cittadini: "Obiettivo Sussidiarietà Orizzontale"
"Obiettivo Sussidiarietà Orizzontale"
Il 25 ottobre scorso a Roccella Jonica, dove si svolgeva il Congresso nazionale di metà mandato di Cittadinanzattiva, il Sottosegretario alla Funzione Pubblica Giampiero Scanu ed il Presidente di Cittadinanzattiva Gregorio Arena hanno firmato di fronte ai delegati al congresso il protocollo di intesa per un programma di azione denominato "Obiettivo Sussidiarietà Orizzontale".

L`idea di stipulare un simile, inedito accordo di collaborazione fra il Governo della Repubblica ed un’associazione di cittadini nasce dalla constatazione che “l’applicazione di questo principio ha un elevato potenziale di modernizzazione delle amministrazioni pubbliche, in quanto la partecipazione attiva dei cittadini alla vita collettiva può concorrere a migliorare la capacità delle istituzioni di dare risposte più efficaci ai bisogni delle persone ed alla soddisfazione dei diritti sociali che la Costituzione riconosce e garantisce”.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica e la riforma dell'amministrazione
Essendo consapevole che “l’obiettivo della diffusione delle esperienze di sussidiarietà orizzontale costituisce un rilevante momento di diretta attuazione della Costituzione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica, in quanto titolare delle politiche di riforma e razionalizzazione delle amministrazioni pubbliche, vuole offrire il proprio sostegno al raggiungimento di questo obiettivo”, attraverso la stipula di “un protocollo d’intesa aperto all’adesione di altre istituzioni pubbliche, centrali e locali, nonché all’adesione di altre organizzazioni della società civile che, condividendo le finalità del protocollo d’intesa, desiderino in futuro aderirvi”.

Mediante tale protocollo, “la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica e Cittadinanzattiva intendono sviluppare iniziative innovative in tema di sussidiarietà orizzontale attraverso la predisposizione di un programma d’azione denominato Obiettivo Sussidiarietà Orizzontale”, il cui scopo consiste nel dare concreta attuazione al principio di sussidiarietà “promuovendo lo sviluppo nelle pubbliche amministrazioni di una cultura e di logiche di azione che favoriscano un ruolo da protagonisti dei cittadini nello svolgimento di attività di interesse generale”.

La "capacità fondamentale" di essere cittadini attivi
Uno degli aspetti più interessanti di questo programma sta nel fatto che esso stesso è già un esempio di alleanza nell’interesse generale fra istituzioni e cittadini e dunque di applicazione del principio di sussidiarietà. Ma è un esempio un po’ particolare, perché dà vita ad un’alleanza con cui cittadini e istituzioni si prendono insieme cura non di beni comuni come l’ambiente, la salute, l’istruzione o simili, bensì di quel particolarissimo bene comune che è rappresentato dalla capacità stessa dei cittadini di essere cittadini attivi.

Detto in altri termini e usando le categorie concettuali di Amartya Sen, questo protocollo mira a promuovere lo sviluppo della capacità fondamentale (la capability) di essere cittadini attivi. In sostanza, è come se con questo protocollo la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica e Cittadinanzattiva si prendessero cura di un “meta-bene comune”, rappresentato dalla capacità stessa dei cittadini di prendersi cura dei beni comuni, attuando quanto previsto dall’art. 118, u.c. della Costituzione.

Il ruolo dei due soggetti firmatari
Ciascuno dei soggetti firmatari del protocollo darà il proprio specifico contributo alla realizzazione dell’iniziativa.
E dunque da un lato la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica vuole porsi come “centro propulsore di un corretto rapporto tra esercizio delle funzioni amministrative da parte delle pubbliche amministrazioni e attività volte alla cura di interessi generali poste in essere dalle associazioni che sono espressione della sussidiarietà orizzontale”.
Dall’altro, Cittadinanzattiva mette a disposizione “non solo la propria pluridecennale esperienza relativa alla tutela dei diritti dei cittadini nei settori della sanità, servizi di pubblica utilità, giustizia e scuola, ma soprattutto alcune competenze altamente qualificate in materia di sussidiarietà e di audit civico sulla qualità dei servizi”.

Due ambiti d'intervento
Il programma denominato “Obiettivo Sussidiarietà Orizzontale” è articolato in due ambiti d’intervento tra loro collegati.

La sussidiarietà
Il primo riguarda la promozione della sussidiarietà orizzontale attraverso l’attuazione da parte delle amministrazioni pubbliche dell’art. 118 u. c. della Costituzione.
Le iniziative in tal senso, “che verranno avviate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica d’intesa con i ministeri e le istituzioni interessate e con la collaborazione di Cittadinanzattiva”, comprendono fra l’altro:
• “campagne di sensibilizzazione e comunicazione sia esterna (rivolta ai cittadini) sia interna (rivolta alle pubbliche amministrazioni ed ai suoi funzionari) sull’importanza della sussidiarietà orizzontale;
• monitoraggio ed analisi di casi di eccellenza nell’attuazione dell’art. 118 u.c. della Costituzione da parte di istituzioni pubbliche, cittadini ed associazioni;
• elaborazione di progetti per il sostegno delle iniziative di sussidiarietà orizzontale da mettere a disposizione delle pubbliche amministrazioni interessate;
• sostegno alle pubbliche amministrazioni nella predisposizione degli strumenti normativi e tecnici necessari all’attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale;
• predisposizione di programmi di formazione rivolti sia ai funzionari pubblici sia ai cittadini in materia di sussidiarietà orizzontale e di partecipazione attiva alla cura di interessi generali”.

La qualità dei servizi
L’altro ambito di intervento riguarda il rilancio della politica della qualità dei servizi. Le iniziative in tal senso, “che verranno avviate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica d’intesa con i ministeri e le istituzioni interessate e con la collaborazione di Cittadinanzattiva”, comprendono fra l’altro:
• “predisposizione di strumenti e di strutture da attivare per un’efficace azione di miglioramento della qualità dei servizi e delle prestazioni rese dalle amministrazioni pubbliche;
• sostegno della partecipazione delle organizzazioni della società civile alla realizzazione della politica per la qualità, ivi comprese le attività di monitoraggio, in applicazione del principio di sussidiarietà”.

Modalità di attuazione
Per attuare quanto previsto dal protocollo il Sottosegretario di Stato per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione si avvarrà di un Comitato Tecnico composto da:
- il capo del Dipartimento della Funzione Pubblica.
- Il capo dell’ufficio legislativo del Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione.
- Il Dirigente responsabile dell’Ufficio per l’attività normativa ed amministrativa di semplificazione delle norme e delle procedure.
- Il Dirigente responsabile dell’Ufficio per l’innovazione delle pubbliche amministrazioni.
- Due componenti indicati da Cittadinanzattiva.
- Due esperti con competenze in materia di riforme e innovazioni nella pubblica amministrazione”.

Su Labsus Attività il testo integrale del protocollo di intesa "Obiettivo Sussidiarietà Orizzontale".
 
La voce dell`Enciclopedia giuridica Treccani dedicata alla sussidiarie
giovedì 14 settembre 2006 | Redazione
Nella sezione "biblioteca", potete trovare in allegato la voce dell`Enciclopedia giuridica Treccani dedicata alla sussidiarietà curata da Vincenzo Cerulli Irelli.
"Un’organizzazione di governo, è tenuta a intervenire con la sua azione, in ausilio, o in favore, di un’altra, dotata di minore capacità di governo".
Come spiega il noto amministrativista Vincenzo Cerulli Irelli, "Il principio di sussidiarietà, nella sua accezione originaria e a prescindere dalle diverse applicazioni positive, esprime due concetti, l’uno palese, dal significato stesso dell’espressione letterale, e l’altro dal primo presupposto.

Un’organizzazione di governo, è legittimata, e nello stesso tempo tenuta, a intervenire con la sua azione, in ausilio, o in favore, di un’altra, evidentemente dotata di minore capacità di governo, in generale ovvero con riferimento a circostanze contingenti, in quanto non sufficientemente dotata di mezzi o di dimensione organizzativa; pur in settori di attività che sarebbero di competenza di quest’ultima".

Secondo Cerulli, "il principio così formulato presuppone che l’ente, l’organizzazione di governo inferiore (subsidiata) abbia una vasta sfera di azione, in principio estesa a far fronte ad ogni esigenza della propria comunità di riferimento, restando confinata, appunto, l’azione dell’ente superiore al subsidio di essa, laddove necessario.

Insomma, il principio di sussidiarietà trova la sua ragione di essere in una concezione della società in quanto tale e del suo sistema di governo, intesa a valorizzare al massimo, le autonome capacità di governo delle articolazioni organizzative della società stessa, operanti sul territorio e nella vita di relazione, di fronte allo Stato, o comunque alle organizzazioni superiori di governo".

"Due significati dunque contiene nella sua accezione originaria il principio di sussidiarietà", continua l`autore, "un significato negativo, nella parte in cui limita l’azione delle organizzazioni di governo maggiori, di livello superiore, e segnatamente dello Stato, nei confronti delle organizzazioni minori e delle stesse autonome organizzazioni sociali. E un significato positivo, laddove consente e in qualche misura impone, alle organizzazioni di governo di livello superiore di intervenire con la propria azione in favore e a sostegno delle organizzazioni minori".

L`intero contributo si può leggere nella sezione documenti di www.labsus.org/