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giovedì 09 settembre 2010
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ISSN 2038-386X
Intervista all’assessore regionale Guglielmo Minervini
domenica 30 dicembre 2007 | Francesca Romana Capone
Coinvolgere i cittadini nell’elaborazione delle politiche pubbliche e nella gestione della complessità: queste le parole d’ordine che hanno fatto sì che la regione Puglia si presenti oggi come un laboratorio avanzato sul fronte della sussidiarietà orizzontale.
Per capirne di più, Labsus ha intervistato Guglielmo Minervini, assessore regionale alla cittadinanza attiva e promotore della futura ‘scuola della partecipazione’.
“La cittadinanza attiva è indispensabile per rendere efficaci le politiche pubbliche e Labsus è un nodo nevralgico della riflessione sulla riforma della politica e sulla cittadinanza attiva”
La regione Puglia è l’unica ad avere un assessorato alla ‘cittadinanza attiva’. Come si è arrivati a questa scelta?
Il governo del presidente Vendola è nato da un’entusiasmante domanda di cambiamento radicale rivolta non solo ai contenuti dell’agenda di governo ma anche al rapporto tra la politica, le istituzioni e i cittadini. La Puglia è una regione molto dinamica, ricchissima di energia e di vitalità, densa di potenzialità molto spesso inespresse: tutto questo giacimento di risorse pone alla politica una domanda di protagonismo, di esercizio attivo dei diritti di cittadinanza. Ecco, l’assessorato alla “cittadinanza attiva” è nato per modificare strutturalmente la relazione tra istituzioni e cittadini, per trasformare l’arcaica piramide del governo gerarchico in una rete complessa di scambi orizzontali.

Qual è la sua idea di ‘cittadinanza attiva’ e perché ritiene che sia importante, per l’amministrazione regionale, farsene promotrice?
La Regione è ormai un “ente di governo”. La sua missione è, pertanto, la produzione di politiche pubbliche non la gestione di servizi. Occorre immaginare una politica pubblica come la risposta strutturata a un problema o una sfida di cambiamento che attraversa il territorio: i rifiuti, le acque, lo sviluppo sostenibile, la coesione sociale, la tutela della salute sono ambiti nei quali la Regione è continuamente sollecitata a intervenire governando il cambiamento. Oggi, però, molto più che nel passato, abbiamo la consapevolezza non solo della rapidità dei cambiamenti ma anche della loro complessità, anzi della loro straordinaria complessità. Oggi i rifiuti non sono più declinati con discariche ma con una sequenza molto più articolata che va dalla raccolta differenziata fino a impianti di trattamento molto diversi tra loro. Così la domanda di acqua non si declina più con dighe, trivelle e pozzi, ma va strutturata in un vero e proprio ciclo che deve essere chiuso, perché anche l’acqua è una risorsa scarsa. In questo senso le istituzioni da sole non ce la fanno più a reggere la complessità, si riscoprono insufficienti e inadeguate. La cittadinanza attiva emerge come un’aggiunta indispensabile per rendere efficaci le politiche pubbliche. Si tratta di un apporto che agisce nelle diverse fasi della “filiera” della costruzione di una politica pubblica: nella fase di elaborazione delle politiche pubbliche come raccolta della “conoscenza” di contesto di cui i cittadini sono titolari; nella fase di implementazione delle politiche pubbliche come verifica dell’adeguatezza del processo; nella fase di valutazione delle politiche pubbliche come monitoraggio degli effetti. Oggi più che nel passato, le politiche pubbliche non possono contare più sulla riproduzione illimitata di beni e servizi né sulla illimitata disponibilità di risorse naturali e finanziarie. Dunque, se non vogliono consegnarsi all’irrilevanza, accentuando così la crisi della politica, devono cambiare strutturalmente il metodo: ogni atto deve essere orientato ad attivare energie, innescare processi, moltiplicare le dinamiche. La cittadinanza attiva è la risposta alla crisi della politica.

Le iniziative promosse dal suo assessorato hanno, a suo parere, contribuito ad alimentare un diverso rapporto tra cittadini e amministrazioni? E in che termini?
Abbiamo sperimentato ormai diverse campagne di coinvolgimento dei cittadini nella produzione di politiche pubbliche: nella redazione delle politiche giovanili con il Piano “Bollenti Spiriti” di straordinario successo; nella elaborazione di proposte legislative, con la legge sulla trasparenza; persino, nella redazione di uno strumento complesso e tecnico come il Piano Regionale della salute o nella scrittura partecipata della programmazione strategica 2007-2013 abbiamo azzardato il coinvolgimento attivo dei saperi diffusi dei cittadini. In tutti i casi la risposta ha largamente sopravanzato le attese: i cittadini hanno aderito attivamente allo spazio aperto e i loro contributi si sono rivelati pertinenti, competenti e nel complesso molto più sensibili all’innovazione di quanto risultino i saperi della politica e della burocrazia.

La Puglia è stata sede di uno dei laboratori sulla sussidiarietà promossi dal Formez con la direzione scientifica di Labsus. Ritiene che questa iniziativa, mirata a far lavorare insieme amministratori e cittadini, possa avere un seguito?
L’interesse e l’entusiasmo suscitato da questa esperienza sono stati tali da maturare l’idea di far nascere una vera e propria “scuola della partecipazione” in Puglia. Il progetto è stato approvato e il prossimo anno sarà varato col concorso del Formez e del Ministero della funzione pubblica.

Ritiene che Labsus possa aiutare la nascita della Scuola? Quale supporto immagina da parte dell’associazione?

Labsus è un nodo nevralgico della riflessione in corso nel nostro paese sulla riforma della politica e sulla cittadinanza attiva. La Regione sta aderendo a Labsus perché intende non privarsi di questo indispensabile apporto per rielaborare l’analisi sulle sperimentazioni innovative che sta producendo. Ogni iniziativa che variamo diventa uno straordinario laboratorio di ricerca, fertile di conoscenze ma anche di stimoli che occorre sistematizzare. Labsus, in questo senso, è un utile riferimento.

Per saperne di più, è possibile visitare il sito regionale dedicato alla cittadinanza attiva.
 
Quando si dice servizio pubblico…
sabato 01 dicembre 2007 | F.R.C.
L’episodio 212 del poliziesco La squadra, intitolato Sicurezze, tratta esplicitamente del rapporto tra cittadini e amministrazioni alla luce dell’introduzione in Costituzione del principio di sussidiarietà orizzontale.
Un modo per raggiungere milioni di telespettatori e trasferire loro la portata innovativa del modello di amministrazione condivisa che ne scaturisce.
Portare i valori della Costituzione in una fiction si può, specie quando si parla di cittadini attivi
Chi lo ha detto che di sussidiarietà si può parlare solo attraverso i canali ‘tradizionali’ – convegni, mezzi di informazione, incontri? Proprio perché l’ultimo comma dell’articolo 118 introduce un nuovo modello di cittadinanza, la sua portata deve trovare i canali più adatti a raggiungere le persone, investite direttamente da un ruolo attivo nella cura dell’interesse generale.
Per una volta la Rai si dimostra vero ‘servizio pubblico’: la puntata della fiction La squadra dello scorso 26 settembre affronta direttamente il tema proponendo due diversi casi di interazione tra cittadini e amministrazione attraverso le linee narrative dell’episodio.
Per la prima volta la sussidiarietà sul teleschermo
 
Nel primo esempio presentato, abbiamo una storia in negativo: un’imprenditrice, esausta dalla burocrazia della sicurezza, decide di ingaggiare una propria scorta che tuttavia, anziché risolvere i problemi di tutela personale, li accresce ponendosi in conflitto con le autorità di polizia.
La seconda linea narrativa affronta invece un esplicito caso di sussidiarietà orizzontale. I poliziotti si rendono infatti disponibili - dopo un’iniziale resistenza - alla collaborazione che alcuni cittadini di un quartiere offrono; infatti, nel tentativo di superare una condizione di degrado crescente i cittadini raccolgono informazioni e filmati che trasmettono alla polizia, la quale scoprirà poi che dietro ad alcuni atti vandalici ai danni di beni comuni c’è la presenza di un clan camorristico.
È la prima volta che esperienze di sussidiarietà orizzontale entrano consapevolmente in una fiction e di questo bisogna ringraziare gli autori del poliziesco di Raitre e in special modo Francesca Serafini (headwriter, con Mario Cristiani e Donatella Diamanti) che ha suggerito di trattare la questione ai due sceneggiatori dell’episodio, Andrea Fazzini e Pietro Parolin, e agli story editor, Giorgio Grossi e Fabio Paladini, che con loro ne hanno ideato il soggetto.
Chi fosse curioso di guardare l’episodio lo trova qui. Vi segnaliamo, in particolare, il dialogo tra un cittadino e un poliziotto al minuto 20.50, all’interno del quale viene esplicitamente citato l’articolo 118 ultimo comma della Costituzione.
 
Un commento di Gregorio Arena nella sezione casi del sito
venerdì 23 novembre 2007 | F.R.C.
I cittadini di un paese trentino, coadiuvati dal sindaco, si prendono cura di un vicolo: un caso esemplare di sussidiarietà orizzontale.
Ma il presidente di Labsus evidenzia come ancora la stampa fatichi a riconoscere i cittadini attivi e la loro legittimazione costituzionale.
L'articolo 118 ultimo comma della Costituzione viene applicato 'inconsapevolmente'. E nemmeno la stampa lo riconosce.
I cittadini di un paese trentino, coadiuvati dal sindaco, si prendono cura di un vicolo: un caso esemplare di sussidiarietà orizzontale.
Ma il presidente di Labsus evidenzia come ancora la stampa fatichi a riconoscere i cittadini attivi e la loro legittimazione costituzionale.
I cittadini ci mettono il lavoro, il Comune i materiali: così a Mori, paese della Vallagarina, in Trentino, si realizza un esempio tipico di applicazione dell’articolo 118 ultimo comma della Costituzione.
Tutto bene? Certo, perché non solo l’iniziativa ha successo, ma trova anche spazio sulla stampa. Eppure, come sottolinea il presidente di Labsus nel suo commento, sembra che né il giornalista né i protagonisti di questo caso si siano resi conto di dare vita a un modello di sussidiarietà orizzontale.
Sono passati sei anni dall’introduzione del principio in Costituzione, ma i media italiani sembrano non essersene ancora accorti. I cittadini attivi esistono, così come le amministrazioni che li favoriscono; manca ancora la consapevolezza diffusa nella società del portato di questo principio. E i mezzi di comunicazione dovrebbero farsene portatori.
 
giovedì 15 novembre 2007 | F.R.C.
Scade il 24 novembre il termine per presentare domanda al master di primo livello in “Governo e gestione del non profit” della Luiss Guido Carli.
Previste 25 borse di studio a copertura parziale o totale dell’iscrizione messe a disposizione dalla Fondazione Cassa di risparmio di Roma.
Un corso per formare manager del terzo settore e delle imprese sociali
Formare responsabili del management delle organizzazioni del terzo settore e delle imprese sociali: questo l’obiettivo del master la cui direzione scientifica è affidata a Gian Candido De Martin. Il master, promosso dalla Luiss Guido Carli in collaborazione con la Fondazione Cassa di risparmio di Roma prevede un numero massimo di 40 allievi e la Fondazione Cassa di risparmio di Roma offre 15 borse di studio di 5mila euro a copertura totale delle spese di iscrizione e 10 di 3mila euro a copertura parziale.
 

Il corso ha durata annuale, a partire da gennaio 2008, e si articola su tre giornate settimanali (due a tempo pieno e una parziale). Al termine è previsto uno stage di tre mesi presso enti non profit e imprese nazionali e internazionali.
 

Tra le materie d’insegnamento, la genesi ed evoluzione del non-profit, lo sviluppo del terzo settore, la legislazione, l’organizzazione, progettazione e gestione di attività e servizi, i modelli di valutazione della qualità. Previsti insegnamenti trasversali quali la gestione delle risorse umane, la comunicazione e le relazioni esterne, il fund raising, il microcredito e la finanza etica.
 

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito della Luiss, nelle pagine dedicate al master.
 
 
Approvato il Piano integrato sociale regionale
lunedì 12 novembre 2007 | F.R.C.
Costituzione dei ‘livelli base di cittadinanza sociale’ nel rapporto spesa-prestazioni, integrazione sociale e sanitaria, individuazione dei settori prioritari d’intervento.
Questi i punti principali del Piano integrato sociale 2007-2010 approvato dal consiglio regionale della Toscana che, per trovare piena attuazione, ha bisogno del coinvolgimento attivo di tutti.
La sussidiarietà orizzontale a supporto delle prestazioni sociali della regione
Le risorse non mancano, anzi: dai 55 milioni di euro stanziati nel 2005, passando per i 74 milioni del 2006, si arriva agli oltre 80 milioni per il 2007. Secondo l’assessore alle politiche sociali Gianni Salvatori “i livelli base di cittadinanza sociale e la stipula di patti territoriali tra tutti gli attori presenti sul territorio, sono tra loro strettamente collegati. Dalla loro integrazione dipende la possibilità di omogeneizzare a livello regionale la spesa sociale ed il livello dei servizi”.
L’idea dei livelli base di cittadinanza sociale si riferisce all’attivazione di una serie di strumenti quali i punti unici di accesso (sportelli ai quali le famiglie potranno rivolgersi per avere tutte le risposte per l'accesso ai servizi), il segretariato sociale per l'informazione e l'orientamento, il servizio sociale professionale o il pronto soccorso sociale.
“La realizzazione di tutto ciò – sottolinea però Salvatori – è possibile soltanto se tutti soggetti presenti sul territorio (istituzioni, privato sociale, mondo del volontariato, terzo settore, sindacati, categorie economiche) sono in grado di impegnarsi, nell'ambito delle proprie competenze, a collaborare, a garantire la massima partecipazione”. La struttura complessiva del nuovo piano sociale, spiega l’assessore, è in grado di funzionare solo se si realizza questa “traduzione in pratica del principio di sussidiarietà orizzontale, proprio per raggiungere, nella programmazione, la più ampia rappresentazione degli interessi dei cittadini e di condivisione delle modalità di risposta al bisogno”.