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ISSN 2038-386X
lunedì 22 dicembre 2008 | Martina Visentin
Venerdì 28 e sabato 29 novembre 2008 si è tenuto a Bologna il seminario internazionale “Verso una società sussidiaria? Teorie e pratiche della sussidiarietà in Europa” organizzato dal Consorzio Universitario Nova Universitas.
Il principio di sussidiarietà è connesso con la libertà, attraverso la quale si esprime il desiderio umano di autogoverno che le istituzioni pubbliche devono sostenere e tutelare nell’interesse generale
Rientrato nell’agenda politica internazionale e italiana, grazie al Trattato di Maastricht del 1992 (articolo 5) e alla Riforma del Titolo V della Costituzione (articolo 118 in particolare), il principio di sussidiarietà è una norma sociale e giuridica volta alla realizzazione di un benessere sociale che passa attraverso la relazione fra attori diversi: fra Stato, pubblica amministrazione, mercato e soggetti appartenenti alla società civile, come le realtà associative, famiglie e mondo delle organizzazioni di terzo settore o privato sociale.

L’implementazione del principio è complessa e diversificata, soprattutto nell’ambito delle politiche sociali. Diventa necessario allora un linguaggio comune per costruire un welfare che si prenda cura del benessere sociale di tutti i cittadini coinvolti, dal momento che il sistema politico amministrativo partecipa alla creazione del benessere sociale, ma non è l'unico attore responsabile della definizione degli interventi, della programmazione e della gestione delle politiche (oltre che della valutazione dei loro impatti sociali). Così, capire le specificità costitutive del principio di sussidiarietà è stata la riflessione della prima giornata, che ricca di interventi, si è focalizzata sui fondamenti antropologici, filosofici e costituzionali del principio.

Nei saluti di benvenuto, del Presidente della Fondazione per la sussidiarietà Giorgio Vittadini e del Pro Rettore Paola Monari, si è sottolineato come il principio sia un termine polisemico e spesso equivoco date le sue eterogenee radici collegate alla dottrina sociale della Chiesa, al federalismo e al liberalismo. Si è cercato di riflettere su un linguaggio comune, ossia su una semantica innovativa del principio. Soprattutto, si è puntualizzato come il principio sia connesso alla libertà. In questo senso si è messo in evidenza che il principio è connesso con la libertà, attraverso la quale si esprime il desiderio umano di autogoverno che le istituzioni pubbliche devono sostenere e tutelare nell’interesse generale.

Tuttavia, il principio di sussidiarietà non si realizza pienamente se non viene connesso anche al principio della solidarietà. Questo è stato un interessante aspetto dell’intervento di Pierpaolo Donati, in cui è emersa la relazionalità che costituisce il principio come regola di convivenza civile e di non prevaricazione dell’Altro. Se la sussidiarietà viene così pensata come un relazionarsi all’Altro in modo di aiutarlo a fare ciò che deve fare, vi è allora alla base un’antropologia positiva come contesto adeguato di attuazione del principio. La capacitazione dell’Altro e la “fioritura” delle attitudini prosociali dell’essere umano devono primeggiare come elementi nuovi nella costruzione del benessere sociale di una comunità. In questo modo la realizzazione del bene comune diventa una responsabilità, non solo dello Stato, ma anche delle formazioni sociali intermedie attraverso processi di bottom-up (realizzazione del bene comune attraverso movimenti di società civile che vanno dal basso verso l’alto), di top-down (realizzazione del bene comune attraverso processi che vanno dallo Stato verso la società civile), processi orizzontali e laterali fra organizzazioni civili che non dipendono né dallo Stato e né dal mercato.

La prospettiva giuridica sull’Europa, fornita in particolare dall’intervento di Marta Cartabia, ha ricordato una importante innovazione del trattato costituzionale europeo rispetto al ruolo dei parlamenti nazionali: il meccanismo dell’allarme preventivo – early warning system – per il rispetto del principio di sussidiarietà. I parlamenti nazionali sono abilitati ad inviare un parere motivato, indirizzandolo direttamente alle istituzioni comunitarie e successivamente alla Corte di giustizia. Tuttavia si è sottolineato come tale strumento sia privo di incisività in quanto le istituzioni coinvolte nel processo decisionale politico europeo si sono mostrate fino ad ora molto inclini a favorire interpretazioni estensive delle competenze europee per poter contare sul loro contributo per una reale applicazione del principio di sussidiarietà. Invece non ancora del tutto esplorati sono i rapporti tra sussidiarietà e diritti, il cui collegamento si può evincere dalla Carta europea dei diritti fondamentali: su questo versante l’applicazione del principio di sussidiarietà rischia di produrre effetti contrari a quelli normalmente riconosciuti, perché può andare nella direzione di comprimere le differenze culturali e ordinamentali degli stati nazionali.

Un altro interessante punto di vista sull’Europa è stato quello di Helmut Willke che ha descritto la governance complessa e il modello europeo della sussidiarietà. Il sociologo e giurista tedesco ha puntualizzato come di fronte alle dinamiche della globalizzazione e all’emergere di reti di politiche multi-level, sia fondamentale concettualizzare e capire il ruolo della sussidiarietà. In questa ottica la sussidiarietà (sia verticale che orizzontale) e il federalismo rappresentano strumenti complementari per una buona global governance in grado di coordinare i rapporti interdipendenti fra i sistemi e i sottosistemi sociali.

Nella seconda giornata sono stati invece approfonditi gli sviluppi europei del principio nel settore delle politiche sociali. Il panorama europeo è apparso quanto mai variegato. Gli interventi sono stati numerosi e significativamente rilevanti.

Tra gli altri, quello di Will Bartlett, che insegna alla School for policy studies di Bristol, ha illustrato le evoluzioni del sistema sanitario nazionale inglese. Pur nella complessità del sistema, il teorico inglese dei quasi-mercati ha mostrato l’alternanza di politiche sanitarie liberali e socialiste ad ogni nuovo governo negli ultimi quindici anni di riforme, concludendo con l’ingresso del principio di sussidiarietà nella riforma attuale del 2008. Bartlett ha messo in evidenza che nell’ordinamento britannico la sussidiarietà è contrapposta alla solidarietà: mentre la prima implica un processo di devoluzione dei poteri, la solidarietà implica un accentramento.

Laura Cram, che insegna scienze politiche all’Università di Strathclyde, ha invece aperto il dibattito sulle nuove modalità di governance dell’Unione Europea. Nell’analisi dell’ultimo Trattato, ha sottolineato come il dialogo civile e il metodo aperto di coordinazione, costituiscano senza dubbio fondamentali mutamenti nella partecipazione per i cittadini europei. Rimangono tuttavia delle tecniche “leggere” di integrazione e collaborazione fra tutti gli attori coinvolti nella realizzazione di una policy comune.

L’intervento di Riccardo Prandini, che insegna sociologia della famiglia all’Università di Bologna, ha puntato l’attenzione sui servizi sociali di interesse generale in Europa attraverso una articolata comparazione fra i servizi per la prima infanzia della Germania, Gran Bretagna, Francia e Svezia. Date le particolarità emerse, possiamo comunque affermare che l’Europa, in generale, rimane in una cultura che non riconosce la semantica “sociale” della sussidiarietà, tanto approfondita nella prima giornata. Così l’attuazione del principio sembra prendere strade opposte: da un lato vengono implementate più politiche sussidiarie verticali (basate sul rispetto delle competenze) che politiche sussidiarie orizzontali (più organizzative e partecipative e basata sulla modernizzazione della governance dei servizi), dall’altro, tutto sembra rimanere coerente con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione, che enuncia i diritti umani e di cittadinanza degli europei, dove la sussidiarietà è sempre menzionata in senso verticale: nel campo sociale ed in quello economico pare che esistano soltanto lo Stato ed il mercato.

Ivo Colozzi, docente di sociologia all’Università di Bologna, ha introdotto invece il caso italiano, approfondendo il contesto nazionale dopo l’introduzione della Legge 328/2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) in cui vi è un richiamo al principio come criterio di distribuzione delle competenze in merito alla programmazione e alla gestione dei servizi (articolo 1, comma 3). E’ invece nell’articolo 5, comma 1, che il principio viene richiamato come criterio guida per la promozione delle azioni di sostegno e qualificazione del ruolo del terzo settore. Qui viene incrociata la dimensione della sussidiarietà verticale con quella orizzontale, sottolineata anche nell’articolo 6, comma 3, lettera a), dove si dichiara che i Comuni debbano promuovere risorse delle collettività locali nell’ambito del sistema locale dei servizi sociali a rete, risorse delle collettività locali tramite forme innovative di collaborazione per lo sviluppo di interventi di auto-aiuto e per favorire la reciprocità tra cittadini nell’ambito della vita comunitaria. Qui sembra aprirsi uno spazio per l’attuazione di una sussidiarietà realmente promozionale. Il richiamo a queste risorse della collettività viene fatto all’articolo 16, comma 1, in merito alla valorizzazione e al sostegno delle responsabilità familiari. Con la Riforma del Titolo V della Costituzione, quindi, viene fatto un passo in avanti. L’articolo 118, ultimo comma della Costituzione dichiara che: tutti i soggetti pubblici debbono favorire “l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Questa norma modifica radicalmente il rapporto fra i poteri pubblici e i cittadini. Qui è stato puntualizzato come l’interpretazione del principio possa essere soggetto a varie letture, sebbene il principio sia entrato formalmente fra i principi ispiratori dell’ordinamento italiano. La valutazione generale ha evidenziato varie modalità di implementazione del principio che vanno dalla sussidiarietà come esternalizzazione dei servizi alla sussidiarietà come valorizzazione delle iniziative della società civile. In altre parole, in Italia pare prevalere una semantica della sussidiarietà che Colozzi ha chiamato neo-socialdemocratica o istituzionale, dove il contributo alla gestione della res publica da parte dei soggetti privati (in particolare quelli che appartengono al Terzo Settore) consiste nell’ integrare le prestazioni dei servizi pubblici in termini di una maggiore efficienza ed efficacia rispetto al servizio erogato. Per evitare gli effetti perversi di questa sussidiarietà “rovesciata”, lo Stato dovrebbe promuovere e regolare il Terzo Settore come catalizzatore di quelle risorse umane e sociali che concorrono alla realizzazione di un benessere sociale fondamentale per la buona qualità di vita che ogni cittadino desidera.

Nelle conclusioni del seminario il Professor Donati ha sottolineato come le società attuali stiano andando verso nuove semantiche della sussidiarietà (laterale, circolare, orizzontale, relazionale), in cui i concetti si differenziano e dove è necessario creare degli indicatori di operatività del principio, utili a orientarsi nel dibattito e a valutare politiche sociali realmente sussidiarie. In particolare, la semantica della sussidiarietà circolare è apparsa come ambigua nella discussione. La circolarità appare una forma ricorsiva di relazione fra i soggetti coinvolti in cui non si distingue facilmente “chi fa che cosa” e la sequenza stessa della relazione. Per questo sarebbe più opportuno parlare più di reciprocità che di sussidiarietà. Come dimostrano le conclusioni del seminario, il dibattito è più che mai aperto e pieno di stimoli per continuare a scrivere e a studiare la relazionalità del principio dal punto di vista filosofico, giuridico e sociologico.
 
Ambiente, Legalità e Formazione
lunedì 22 dicembre 2008 | Redazione
Associazione Libera e Federparchi si alleano per un progetto di educazione alla legalità in materia ambientale.
Il concetto di regola va inteso non come un meccanismo imposto dall\'alto, ma come uno strumento di convivenza, da scegliere attraverso un\'ampia condivisione nel gruppo
Il concorso nazionale "Regoliamoci!" è organizzato dall'associazione Libera, in collaborazione con il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, ed è rivolto a studenti delle scuole primarie e secondarie e delle agenzie formative. L'obiettivo principale del concorso è quello di offire agli studenti l'opportunità di cimentarsi sui temi dell'educazione alla responsabilità e alla legalità.

Per l'edizione di quest'anno, il tema prescelto verte sull'ambiente e su quei comportamenti degenerativi che, proprio sulle grandi questioni ambientali, vedono protagoniste le mafie.

E così Federparchi, già molto impegnata sul fronte dell'educazione al rispetto dell'ambiente e alla cittadinanza responsabile, ha scelto di contribuire a questa iniziativa attivando la rete dei Cittadini del Parco. Le scuole aderenti al progetto-pilota di Federparchi parteciperanno, dunque, a "Regoliamoci!" e presenteranno elaborati per il concorso organizzato da Libera. La Federparchi, inoltre, metterà a disposizione della rete di "Regoliamoci!" materiale didattico sul tema.

Si tratta di un'alleanza sorta nel segno della difesa dei beni comuni.

Il concorso "Regoliamoci!" rappresenta un esempio concreto di manutenzione civica di beni comuni. Con questo progetto viene, infatti, tutelato un meta-bene comune, che è quello dell'educazione alla legalità.

Alla base del concorso è, infatti, un "concetto di regola, inteso non come un meccanismo imposto dall'alto, ma come uno strumento di convivenza, da scegliere attraverso un'ampia condivisione nel gruppo. In quest'ottica, la regola entra nella vita degli studenti attraverso il gioco, e diventa un elemento indispensabile per il buon funzionamento della società. Lo studente, in altri termini, è visto non solo come destinatario passivo delle leggi, ma come custode attivo delle regole fondamentali (a partire da quelle della nostra Carta Costituzionale) ed interprete della società nella quale le leggi sono applicate".

Parimenti, Cittadini del Parco è un progetto di educazione ambientale realizzato dalla Federparchi per le scuole secondarie di primo grado che si trovano all'interno di parchi nazionali, aree marine protette e riserve naturali statali. L'iniziativa prevede percorsi didattici – realizzati dalle scuole in stretta collaborazione con gli enti parco - incentrati sulla cittadinanza attiva e responsabile, oltre che sui temi della conoscenza e del rispetto del territorio.

Per saperne di più:
Regoliamoci 2008
Cittadini del parco
 
Partono le Consultazioni dei Cittadini sul futuro dell'Europa
martedì 16 dicembre 2008 | Redazione
Cittadinanzattiva invita tutti a partecipare alle Consultazioni Europee dei Cittadini 2009 (CEC 2009) www.consultazioni-europee-dei-cittadini.eu.
Non sarà una discussione tra esperti, ma saranno i cittadini ad esprimere le proprie preoccupazioni e le proprie proposte
A partire dal 3 Dicembre 2008 e fino all’autunno 2009 si svolgerà in tutta Europa la seconda sessione del progetto delle “Consultazioni europee dei cittadini”.

Le Consultazioni sono il primo dibattito mai svolto a livello pan-europeo che coinvolga i cittadini dei 27 Stati Membri nella discussione sul futuro dell’Unione, superando i confini geografici e le barriere linguistiche.

Il coinvolgimento di tutti i cittadini, singoli o associati, come partecipanti e come diffusori della notizia della fase di dibattito online (www.consultazioni-europee-dei-cittadini.eu) è di fondamentale importanza.

Un consorzio di più di 40 partner Europei indipendenti comprendente fondazioni, ONG, università e think-tanks implementeranno il progetto, con il co-finanziamento e il pieno sostegno della Commissione europea attraverso il progetto “Debate Europe” nell’ambito del Piano D. Cittadinanzattiva è stata scelta come organizzatrice delle CEC in Italia, proprio per la sua esperienza nella partecipazione civica, in Italia e in Europa, e per la sua presenza sul territorio ormai trentennale.

Le Consultazioni sviluppano un vero dibattito europeo: dopo una fase di discussione on line su 27 siti web nazionali - che daranno ad un numero mai raggiunto prima di cittadini l’opportunità di essere coinvolti nel dibattito sul futuro dell’Europa nella propria lingua - 1500 cittadini saranno riuniti in 27 eventi nazionali simultanei ed interconnessi e metteranno insieme una lista di idee e proposte concrete da presentare i policy-makers.

Tale processo si sviluppa poi proprio nel periodo precedente alle elezioni europee, di cui, secondo l’eurobarometro (EB69) di ottobre, quasi il 70% per cento degli italiani dichiara di non esserne al corrente.

Il valore di questo tipo di progetto sta nel fatto che non sarà una discussione tra esperti, ma saranno i cittadini ad esprimere le proprie preoccupazioni e le proprie proposte. Solo in una fase successiva ci sarà il sostegno degli esperti per rendere meglio strutturate e applicabili le raccomandazioni prodotte.

La domanda da cui tutte le riflessioni partiranno è questa:
“Che cosa può fare l’Unione Europea per costruire il nostro futuro sociale ed economico in un mondo globalizzato?"

Da qui si svilupperà il dibattito on line e a questa domanda risponderanno le raccomandazioni elaborate.

Per partecipare al dibattito basta iscriversi sul sito: www.consultazioni-europee-dei-cittadini.eu e in allegato ci sono tutte le spiegazioni per scrivere una proposta o aprire un dibattito su un tema che vi sta a cuore.

Il dibattito on line è aperto a tutti e più persone parteciperanno, più variegata e ricca sarà la discussione.

Per maggiori dettagli, dubbi o domande scrivete a: d.quaggia@cittadinanzattiva.it oppure a contatti@labsus.org
 
La società civile per il Sud
martedì 02 dicembre 2008 | C.I.
Grazie a un'alleanza tra fondazioni di origine bancaria e le più importanti realtà operanti nel volontariato partono i bandi per la progettazione sociale.
Possono aspirare ai finanziamenti anche associazioni di volontariato di piccola entità, purché coerenti con i bisogni del territorio e con gli obiettivi del bando.
Si tratta di più di 23 milioni di euro messi a disposizione dalle fondazioni bancarie per approntare una risposta ad alcune emergenze sociali nel Centro-Sud.

L'alleanza tra ACRI e mondo del volontariato

Il 5 ottobre 2005 ACRI (Associazione Fondazioni Bancarie e Casse di Risparmio), da un lato, e Forum del Terzo Settore, Consulta nazionale del Volontariato, Convol (Conferenza Permanente dei Presidenti Associazioni e Federazioni Nazionali del Volontariato), CSVnet e Consulta nazionale dei Co.Ge. (i Comitati di gestione dei fondi speciali previsti dalla legge per il volontariato), dall'altro, siglarono un protocollo di intesa sulla ripartizione delle risorse provenienti dal cosiddetto “extra-accantonamento Visco”.
Il frutto di quel protocollo è l'iniziativa “Perequazione per la progettazione sociale”.

Progetti per l'infrastrutturazione sociale del mezzogiorno

Le associazioni di sette regioni, come Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia, potranno attingervi per elaborare interventi diretti a combattere situazioni di povertà estrema, di emergenza ambientale, di carenza di servizi per minori, disabili, anziani, famiglie, stranieri, giovani e adolescenti. In ciascuna di queste regioni le modalità di accesso ai fondi e le opportunità da loro offerte sono state presentate in contemporanea martedì 2 dicembre 2008, dai CSV, i Centri di Servizio per il Volontariato, insieme al CSVnet, il Coordinamento nazionale dei CSV in Italia e ai partner dell'iniziativa.

Questa iniziativa, a differenza delle misure analoghe previste dai bandi della Fondazione per il Sud, "favoriscono" l'iniziativa di organizzazioni di dimensioni medie e piccole. Infatti, possono aspirare ai finanziamenti anche associazioni di volontariato di piccola entità, purché presentino progetti coerenti con i bisogni del territorio e con gli obiettivi del bando.

Lo scopo è promuovere una migliore infrastrutturazione sociale delle regioni centro-meridionali del Paese, individuata come leva strategica per il loro sviluppo.

Le risorse

Le risorse provenienti dalle fondazioni di origine bancaria ammontano a un totale di 23.326.000 euro, così distribuiti: 10 milioni 138mila 355 euro alla Campania; 5 milioni 769 mila 053 euro alla Puglia; 3 milioni 212mila 937 alla Calabria; 2 milioni 916 mila 407 euro alla Sicilia; 857mila 820 euro all'Abruzzo; 219mila 631 euro alla Basilicata e 212mila 180 euro al Molise.
La scadenza per la presentazione dei progetti è fissata al 6 marzo 2009.

Per saperne di più

I bandi sono reperibili sui siti dei CSV regionali tutti indicati su www.csvnet.it
 
Il servizio civile si apre ai nuovi italiani
lunedì 17 novembre 2008 | C.M. - C.I.
Sono dieci i ragazzi, dai 18 ai 28 anni, che da pochi giorni hanno iniziato il servizio civile regionale per nuovi italiani a Parma e provincia, grazie al progetto ‘Nuovi cittadini crescono 2008’, promosso da Forum Solidarietà e provincia di Parma nell'ambito dell'iniziativa regionale mirata a favorire l'integrazione.
Servizio civile per nuovi italiani, una risorsa non solo per i ragazzi ma anche per le associazioni e la città in cui operano.
Provengono da 6 Paesi diversi (Angola, Camerun, Costa D’Avorio, Ghana, Albania e Romania) e sono residenti in Italia i ragazzi impegnati con il servizio civile nell’Area immigrazione dell’Assessorato provinciale alle Politiche sociali e nelle associazioni di volontariato: Ciac, Casa Aperta, Comunità Betania, Centro Antiviolenza e Kwa Dunia.

Le attività, in cui e' previsto il coinvolgimento dei volontari, rientrano nell'ambito della mediazione culturale declinata nelle diverse realtà in cui sono accolti: dalla promozione dell'associazionismo nelle comunità di nuovi italiani al sostegno a strutture multimediali per i cittadini stranieri. E' previsto un contributo mensile di 288 euro, erogato dalla Regione Emilia Romagna che ha stanziato per questa iniziativa 480 mila euro.

“Questi giovani fanno parte della cosiddetta seconda generazione – ha spiegato l’assessore provinciale alle Politiche sociali Tiziana Mozzoni, durante la presentazione alla stampa dei volontari –, una generazione determinante perché rappresenta due culture: quella dei genitori e quella della comunità in cui i ragazzi crescono”.

La possibilità di vivere un’esperienza di grande valore umano e formativo - quale è il Servizio civile – è per questi ragazzi un’occasione unica di crescita umana e di integrazione, ma anche un’opportunità per conoscere più da vicino la comunità nella quale vivono e per partecipare attivamente alla vita civica della città, contribuendo al suo sviluppo sociale, culturale ed economico.

Inoltre i volontari, durante l’esperienza di servizio civile, seguono anche un percorso di formazione che si svolge insieme a un gruppo di ragazzi italiani che stanno facendo il servizio civile nazionale. E questo rappresenta un ulteriore momento in cui i giovani possono scambiare esperienze e arricchirsi reciprocamente.

La creazione di una nuova leva di cittadini attivi passa, dunque, anche attraverso l'arruolamento di questi nuovi italiani. Secondo il Dossier statistico immigrazione (Caritas/Migrantes 2006, pag. 168), "Di anno in anno, per effetto dei nuovi nati (e dei ricongiungimenti familiari) aumenta il numero delle seconde generazioni. Vi è un nocciolo duro di adolescenti e giovani, nati in Italia o arrivati prima dell’inizio della scuola dell’obbligo alla fine degli anni Ottanta (o agli inizi degli anni Novanta). Avanguardie dei futuri cittadini italiani, esponenti della generazione dei “giovani cosmopoliti”, ragazzi e ragazze di origine straniera si organizzano sul web, creando ad esempio il network “G2 - Generazioni Seconde”, nato a Roma ma con una rete di associati che tocca le città italiane di Milano, Torino, Napoli, Reggio Emilia, Prato, Bologna, Genova (www.secondegenerazioni.it).

La Rete G2 - Seconde Generazioni è un network di “cittadini del mondo”, originari di Asia, Africa, Europa e America Latina, fondato da figli di immigrati e rifugiati nati e/o cresciuti in Italia. L'obiettivo di G2 è quello di instaurare, con un metodo di partecipazione diretta, un dialogo diretto tra istituzioni e questi nuovi italiani su due punti fondamentali: i diritti negati alle seconde generazioni senza cittadinanza italiana e l’identità come incontro di più culture. In particolare, G2 sta svolgendo una intensa attività di sensibilizzazione sulla riforma della legge per la concessione della cittadinanza italiana perché sia più aperta nei confronti delle seconde generazioni.

L'esperienza di Parma dimostra che quello dei nuovi italiani rappresenta un serbatoio inesaurbile di cittadini attivi, ricco di culture, idee e risorse pronte a mettersi in gioco per la cura e la difesa dei beni comuni. Non bisogna, perciò, indugiare nel riconoscere loro quello che hanno già guadagnato sul campo, e cioè il diritto di essere cittadini italiani a tutti gli effetti.
Su questi temi Labsus è già intervenuto qualche tempo fa con un saggio del proprio presidente sui problemi posti alle seconde generazioni dall'attuale legge sulla cittadinanza.