Cos'è il community gardening
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martedì 24 agosto 2010 | Fabrizio Spano   
Un fenomeno sempre più diffuso. Anche in Italia
Zappare, seminare, innaffiare. E farlo insieme, attraverso la condivisione e la cooperazione. E’ il community gardening, un fenomeno nato molti anni fa negli Stati Uniti e sempre più diffuso anche in Italia. Di recente, a Roma, è stato organizzato un incontro per mappare il territorio urbano e “fare rete”.
A Roma si è tenuta la prima “Festa del giardino condiviso”.
“Un appezzamento di terra coltivato collettivamente da un gruppo di persone”. E’ questa la definizione di community garden secondo l’American Community Garden Association, una delle più importanti organizzazioni del movimento, ormai mondiale, che vede nel community gardening un’attività capace di migliorare la qualità della vita di chi vi partecipa e di produrre benefici per l’intera comunità. Una descrizione così sommaria, però, non rende affatto giustizia ad una realtà molto consolidata (l’Acga è stata fondata nel 1979) ed estemamente variegata.

Un community garden – giardino condiviso, in Italia – può sorgere sulla terrazza di un grattacielo di New York o nel cortile di una borgata romana. Impegnare una comitiva di casalinghe spagnole o un gruppo studentesco a Berlino. Può essere pubblico o privato. Produrre fiori rari, piante grasse, ortaggi biologici o, semplicemente, relazioni sociali. Del resto, che nasca da un’idea particolare di ambientalismo o da un’istanza salutista, l’obiettivo finale di ogni giardino condiviso è questo: creare comunità. Permettere alle persone di incontrarsi, cercare soluzioni ai problemi, imparare a gestire insieme i beni comuni e a prendersene cura nel tempo, favorire la partecipazione.

In Italia il fenomeno è più recente rispetto ad altri paesi, ma non mancano realtà interessanti. Per esempio il mese scorso, a Roma, si è tenuta la prima “Festa del giardino condiviso”, organizzata dall’associazione Filo Verde. Obiettivo: informare sul tema e promuovere iniziative di gestione partecipata del verde urbano. “Dopo una breve introduzione su cosa sono i giardini condivisi, dove sono diffusi in Europa, come funzionano, hanno preso la parola i rappresentanti del Giardino dell’Utopia, giardino condiviso del quartiere San Paolo, e del Parco dei Galli di San Lorenzo che ha ospitato l’evento”, raccontano le organizzatrici dell’incontro, le sei ragazze che qualche mese fa hanno dato vita all’associazione Filo Verde.

Ai partecipanti è stato chiesto di segnare su una mappa di Roma i giardini condivisi dei quali erano a conoscenza e le aree abbandonate che potrebbero ospitarne di nuovi. “Ovviamente ora il lavoro di mappatura della città continua, allo scopo di presentare in autunno il risultato di questa ricerca” – continuano le ragazze - l’idea è inoltre di creare una rete dei giardini condivisi a Roma, poiché crediamo che la condivisione delle esperienze e dei saperi sia un valore aggiunto per tutti. Infine, ci piacerebbe seguire la nascita di un nuovo giardino condiviso in città, come esempio concreto”.


Per approfondire:
American Community Garden Association
Wikipedia
Associazione Filo Verde
Paesaggio critico
 
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