Le voci della città, una fotografia degli spazi urbani
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sabato 08 ottobre 2011 | Angela Gallo   
Linguaggi, simboli e rappresentazioni di territori in evoluzione
Esperti, cittadini, metropoli, periferie, le voci si mescolano e si confondono sono le voci della città sempre più complessa e articolata. Il volume "Voci della città. L'interpretazione dei territori urbani" edito da Carocci offre un'analisi interdisciplinare della nascita e del consolidamento degli attuali insediamenti urbani.
“Le voci della cittadinanza hanno una natura interdisciplinare” con il potere di far emergere il volto reale dei quartieri

Difficile definire cosa oggi sia la città, non semplicemente complessità, folla, dinamismo termini spesso usati e abusati. La città è fatta anche di quartieri, circoli e vicinati. E' metropoli ma anche periferia, è global city ma anche vicinato. Gli autori Federico Scarpelli e Angelo Romano danno voce ai diversi caratteri degli spazi urbani attraverso un approccio interdisciplinare perché del resto, si legge nel libro, "la città nasce interdisciplinare". Per questo le discipline che studiano gli spazi urbani, dall'urbanistica alla cartografia, dall'etnologia all'antropologia, devono rivedere le proprie griglie analitiche e categorie descrittive per recuperare la dimensione del vissuto e del narrativo delle città stesse. Gli spazi, i luoghi hanno un loro significato che va disvelato. E sono i cittadini stessi che conoscono e vivono i luoghi, che gli danno un significato. Per questo il volume vuole essere, non solo la voce degli esperti, ma anche e soprattutto quella dei cittadini.

 

Da Pienza a Città del Messico fino ad arrivare al quartiere romano Tiburtino III il macro viene interpretato attraverso il micro e viceversa. Il tradizionale lessico della città viene messo in discussione dalle voci della cittadinanza: territorio, spazi pubblici, qualità della vita e comunità sono termini che quando non più usati dagli esperti, che sono soliti dividerli in compartimenti stagni, assumono nel linguaggio dei cittadini un significato più denso.

 

"Le voci della cittadinanza hanno una natura interdisciplinare" che hanno il potere di far emergere il volto reale dei nostri quartieri. Gli studiosi devono perciò rivedere il proprio lessico. E' il caso della geografia urbana, ad esempio, che deve produrre mappe che non abbiano la pretesa di essere oggettive a tutti i costi, risultando rigide, ma anzi devono riprodurre "territori viventi e parlanti". "Una ricucitura fra territori fisici e umani effettuata per mezzo di simboli, aspirazioni e memorie" si legge nel testo.

 

Rivedere anche il modo di rappresentare gli spazi urbani è il monito degli autori. In questo caso è la cartografia la disciplina chiamata in causa. Si parla infatti di emotional map. Nei manuali di cartografia si legge ancora che la carta geografica è la "rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica della superficie terrestre". Ecco proprio i termini di rappresentazione e simbolo vanno recuperati. Le emomappe "cercano di rappresentare le considerazioni degli abitanti in termini di sensazioni visive, olfattive, uditive, tattili e di sesto senso (emozioni non catalogabili) che i luoghi sollecitano, integrando i sistemi di rappresentazione cartografica con quelli di comunicazione in rete" (pag. 61, paragrafo "Rappresentare le emozioni").

 

Crisi del lessico e delle categorie classiche con le quali si è cercato di dipingere il volto delle moderne città è il filo conduttore del volume che unisce temi, approcci e linguaggi multidisciplinari che aiutano il lettore a guardare al problema sotto diversi aspetti e secondo i diversi approcci metodologici. Non un percorso, non una soluzione, ma tanti percorsi e soluzioni che finiscono per intrecciarsi.

 

Voci della città. L'interpretazione dei territori urbani, a cura di Federico Scarpelli e Angelo Romano, Carocci - 2011.

 
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