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Energia e mobilità: indietro tutta
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| venerdì 02 marzo 2007 | Vittorino Ferla |
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Al palo l'Italia dell'ambiente
Presentato il 1° marzo a Roma il Rapporto annuale di Legambiente: il Paese è in ritardo nell'uso delle fonti rinnovabili, continua a produrre gas serra e ha livelli record per il trasporto su gomma.
Quanto si investe sui comportamenti responsabili dei cittadini?
L'Italia è in ritardo nelle fonti rinnovabili: il contributo ai consumi energetici è diminuito del 6%. Continua a produrre gas serra. Il trasporto su gomma raggiunge livelli record: rispetto all'Europa, l'Italia ha più automobili e meno biciclette.
L'abusivismo edilizio segna un aumento del 10% rispetto al 2000. È questo il ritratto che emerge dal XVIII Rapporto Annuale di Legambiente, presentato oggi a Roma dal presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, insieme a Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente e presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei Deputati, e da Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. Sul tavolo anche i conflitti locali e la realizzazione delle infrastrutture: "L'Italia - afferma Della Seta - ha bisogno di infrastrutture utili e pulite per contrastare i mutamenti climatici, l'inquinamento, la congestione da traffico: servono impianti eolici e solari, rigassificatori, metropolitane, ferrovie. Questa è la via che proponiamo, contro il Nimby che dice no a tutto e ignora l'interesse generale, contro le grandi opere che servono soltanto a chi le progetta e costruisce, dal Ponte sullo Stretto all'autostrada tirrenica". La diminuzione della produttività dell'idroelettrico, unito al mancato sviluppo del solare e dell'eolico, ha fatto scendere complessivamente il contributo delle fonti rinnovabili. Energia e mobilità sono infatti i due campi nei quali si concentrano i problemi. Con un andamento in controtendenza rispetto ai trend dei maggiori Paesi europei, l'Italia vede calare il contributo delle rinnovabili ai consumi energetici complessivi: nel 2005 le fonti rinnovabili hanno pesato il 6% in meno sul mix energetico, per effetto soprattutto della riduzione della produttività degli impianti idroelettrici. Nel settore elettrico, l'incidenza delle rinnovabili nell'ultimo quinquennio è stata del 17,6%, un punto in meno della media dei precedenti cinque anni. Mentre le fonti fossili coprono l'88% dei consumi energetici E ritardo c'è anche nello sviluppo dell'energia eolica, che pure rimane la fonte pulita più diffusa in Italia: 6 MW eolici ogni 1000 abitanti, contro i 20 della Spagna, i 52 della Germania, i 73 della Danimarca. Praticamente statico il livello d'efficienza delle centrali termoelettriche, che passa dal 40,1% del 2000 al 40,2% del 2004, 8 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. Anche la lotta ai cambiamenti climatici segnala il ritardo italiano: le emissioni di gas serra sono infatti cresciute del 12,1% rispetto ai livelli del 1990, mentre in Europa c'è stata nello stesso periodo una contrazione di circa mezzo punto percentuale. Da qui la richiesta di Legambiente: sì agli impianti eolici, ai pannelli solari termici e fotovoltaici e sì anche ai rigassificatori, che "vanno fatti rispettando l'ambiente, ma vanno fatti, perché sono indispensabili per rendere più sostenibile il nostro modo di produrre e consumare energia". Non va meglio sulla mobilità: l'Italia è il Paese europeo dove le persone si spostano di più a motore (mediamente ogni abitante fa 15000 chilometri l'anno, +31% rispetto alla media europea e addirittura +60% rispetto alla Germania). E nel trasporto terrestre l'automobile copre circa l'82% della domanda. Record negativi anche sul numero di automobili e biciclette: ci sono infatti 60 auto ogni 100 abitanti (10 in più rispetto agli altri paesi europei) mentre si vendono solo 24 biciclette ogni 1000 abitanti (metà della media in Europa). Per questo Legambiente propone nuove infrastrutture ferroviarie e per il trasporto pubblico locale, nonché interventi di riorganizzazione della mobilità nelle metropoli. Conflitti locali: "Molte volte - afferma Legambiente - l'opposizione locale è benefica, perché consente di fermare interventi inutili per la collettività e ambientalmente devastanti: come nel caso del Ponte sullo Stretto di Messina, che finalmente il governo Prodi ha tolto di mezzo, o dell'intenzione di realizzare una nuova autostrada tirrenica anziché ammodernare ed allargare l'Aurelia. Ma capita anche che per un eccesso di localismo non si riescano a realizzare opere necessarie, pure ambientalmente necessarie: questa sindrome Nimby è contro l'ambiente, e un ambientalismo efficace deve contrastarla senza sconti". "Spesso la difesa del territorio - ha detto Ermete Realacci - è essenziale contro le opere sbagliate ma bisogna evitare che la difesa del territorio blocchi scelte giuste. È chiaro che l'eolico va fatto, ma va fatto bene". Per Realacci servono "politiche serie che vanno rafforzate" e "assunzione di responsabilità da parte dei cittadini". La dimensione locale è però fonte di dinamismo per quella che Legambiente chiama "economia della qualità": la percentuale di superficie agricola coltivata a biologico è doppia rispetto alla media europea, crescono le certificazioni ambientali, l'estensione delle aree protette sfiora l'11%, i visitatori di musei e siti archeologici d'interesse nazionale hanno superato i 30 milioni. Maglia nera invece per l'abusivismo edilizio "rilanciato alla grande dall'ultimo condono del governo Berlusconi": nel 2005 sono state più di 30000 le nuove costruzioni illegali. Sono infine 420 i chilometri di costa vietati alla balneazione (5,7% dell'intera costa campionata), di cui oltre la metà (240 chilometri) oggetto di divieti permanenti. Quanto alla spazzatura, finiscono in discarica 296 chili di rifiuti per abitante l'anno contro i 221 della media europea. La raccolta differenziata dei rifiuti divide il Paese: viene recuperato meno del 25% dei rifiuti prodotti, ma nel nord la percentuale supera (in Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige) o si avvicina alla soglia del 35% fissata per legge, mentre nel sud è inchiodata a livelli minimi, che spiegano il peso dell'illegalità e delle ecomafie. |
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