Italiani, per esempio
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sabato 13 marzo 2010 | M.P.   
L’Italia vista dai bambini figli di immigrati.
Come vedono l’Italia e gli italiani quei bambini che pur se nati e cresciuti nella penisola sono considerati stranieri? O per meglio dire: cosa pensa una parte di futuri cittadini del proprio paese?
“L’Italia è un paese sudista perché lei è a sud dell’Europa” Aziz 9 anni

Come sanno bene i nostri lettori, ci siamo da sempre interessati alle opportunità che la coabitazione e l’integrazione dei cittadini immigrati pongono, specialmente per quanto riguarda le seconde generazioni ovvero coloro che, figli di immigrati, sono nati in Italia.


In questo caso la questione è ancora più importante da risolvere, perché ci troviamo di fronte a ragazzi, che nascono negli ospedali italiani, studiano nelle scuole italiane, lavorano e collaborano alla costruzione dell’Italia, senza però esserlo burocraticamente. Il dibattito ha raggiunto anche gli scranni parlamentari e di certo la situazione dovrà essere al più presto regolata, per il bene del nostro paese e quindi di tutti i suoi abitanti; soltanto una giusta integrazione di quelli che sono a tutti gli effetti cittadini italiani, può garantirci una convivenza serena e una società civile più attiva e responsabile, tutte particolarità vitali che la discriminazione invece rende impossibili.


Il libro


Per questo ci pare interessante porre l’attenzione su un libro di Giuseppe Caliceti ed uscito da poco per Feltrinelli con il titolo “Italiani, per esempio. L’Italia vista dai bambini immigrati”; l’autore, maestro elementare e scrittore, mette a frutto anni di esperienze nel campo riportandoci le opinioni sull’Italia e gli italiani di decine di bambini nati o cresciuti nel nostro paese, attraverso riflessioni e confidenze dei diretti interessati. Non è di poca importanza sapere come una parte di futuri cittadini italiani guarda e giudica un’altra parte, soprattutto se a parlare sono bambini con quel brutto vizio di dire ciò che pensano. Ed ecco che allora ci troviamo di fronte a definizioni disarmanti, geniali, altre tristi, di certo non ci si annoia nella lettura e ci si trova proprio in mezzo al problema: quale sarà il futuro del nostro paese? I cittadini di domani ne riusciranno a prendere responsabilmente sulle proprie spalle la gestione?


Qual è la mia patria?


Le stesse domande che si pongono anche loro, come per esempio Zahira di 11 anni che si chiede riguardo al vocabolo “Patria”: “Una cosa che non ho capito bene è che cosa sono io però. Io ho i miei genitori che sono nati in Tunisia e io sono nata però in Italia, allora quale è la mia patria? Sempre l'Italia oppure è la Tunisia anche per me? Oppure tutte e due? Oppure nessuna patria?”.


Dovremmo in effetti evitare che Zahira cresca senza nessuna patria, essendo fondamentale far germogliare cittadini a tutto tondo e responsabili.


O come domanda Fatima, di 11 anni: “Io sono nata in Italia, a Montecchio, però mia mamma e mio papà sono albanesi e anche io allora sono albanese. Io ho fatto l’asilo qui, la scuola qui. Io vorrei chiedere al maestro due cose. La prima cosa è questa: io sono italiana o albanese o tutti e due? La seconda: ma io sono immigrata o no?”.


Siamo noi che dobbiamo rispondere a questa domanda, noi cittadini ed istituzioni italiane, e dalla risposta si capirà anche che valore diamo al nostro futuro. Così come il valore che diamo alla nostra stessa identità, messa a nudo da acute osservazioni dei piccoli: “Gli italiani sono americani, però sono nati in Italia, non in America, per questo parlano italiano. Quando io dopo vado tanto a scuola in Italia e imparo bene l’italiano però non divento americana, perché sono nata in Marocco, io sono araba, io sono marocchina. Io allora divento un po’ italiana e un po’ marocchina” dice Faiza, 10 anni; oppure la coetanea Milena “Io non capisco perché tanti bambini italiani prendono una zucca per Halloween se Halloween è una festa americana e non italiana. Allora perché non fanno anche la festa del Ramadan?”.


Come è evidente c’è in ballo il nostro presente ed il nostro futuro, di certo non è fuggendo dalla questione che la si risolve, bensì impegnandosi in prima persona, come si confà a cittadini veri, ponendosi i problemi e tentando di risolverli alla luce della logica e della giustizia, così da costruire tutti insieme il nostro paese.


“Da piccola avevo meno pensieri” Yuko, 7 anni.

 
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