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Ancona per la difesa dell’acqua
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| martedì 18 maggio 2010 | Matteo Cerofolini |
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Acqua bene comune e fondamentale
Anche la città di Ancona dà il buon esempio. Il Consiglio comunale in data 10 maggio, su proposta dei consiglieri Quattrini, Movimento 5 stelle, e Duca, Sinistra per Ancona, ha approvato definitivamente la modifica dell’articolo 4 dello statuto comunale, introducendo la lettera “t”, che testualmente così recita: l'accesso all'acqua, bene comune, come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile ed il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
Acqua come bene comune, universale, inalienabile e non sottoponibile alle leggi del mercato
L’amministrazione di Ancona segna con questa approvazione un passo decisivo in difesa dell’acqua. Per effetto di tale modifica, la proprietà e la gestione del servizio idrico comunale integrato e di tutte le acque dovranno rimanere pubbliche e costituire una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà.
Grazie al contributo dell’amministrazione si è difatti inserito nei “principi generali” la tutela dell’acqua come bene comune, universale, inalienabile e non sottoponibile alle leggi del mercato. Un’altra città si aggiunge ormai alla sempre più numerosa e cospicua lista di enti locali, Regioni, ma anche cittadini e associazioni che si battono per la difesa dell’acqua, essenziale per la vita di ogni individuo. Questa modifica dello statuto del comune di Ancona è un segnale di sostegno importante nei confronti di quei cittadini che, sempre più numerosi stanno contrastando la spaventosa tendenza della politica a privatizzare questo bene e renderlo oggetto di profitti consegnandolo in mano ai privati; un segnale che cade tra l’altro in un momento cruciale, in cui il movimento che si batte per la difesa dell’acqua come bene comune, che ha avviato le procedure per la campagna referendaria di ripubblicizzazione dell’acqua, è riuscito a raggiungere in soli venti giorni il quorum di 500mila firme sfiorando quasi l’obiettivo di 700mila prefissato, che si può dire ormai vicinissimo. Ora non bisogna far altro che aspettare, viste le firme, il tanto atteso referendum e sperare nella rapidità della burocrazia e delle istituzioni, consci che già molti enti, amministrazioni locali e Regioni si sono schierate in difesa di questo bene fondamentale. |
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