Cittadini d'Europa
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venerdì 29 ottobre 2010 | Maria Cristina Marchetti   
Cittadinanza e partecipazione nei dati dell’Eurobarometro
Gli ultimi numeri dell’Eurobarometro (Flash Eb 292/294) sono stati dedicati al tema della cittadinanza europea, con un approfondimento particolare sul diritto di voto nell’Unione europea.
La cittadinanza europea è stata istituita ufficialmente con il Trattato di Maastricht che ha stabilito che “è cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro”; essa pertanto si aggiunge a quella nazionale, ma non può sostituirla. La sua istituzione è stata voluta per rafforzare il processo di integrazione, stimolando la formazione di un’identità comune europea e di un senso di appartenenza. Allo stato attuale però, rischia di rimanere un diritto riconosciuto sulla carta, ma poco sentito dai cittadini.
“È cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro”

La cittadinanza europea

 


Come risulta dall’Eurobarometro n. 294, il 79 percento degli intervistati dichiara di avere una certa familiarità con l’espressione “cittadino dell’Unione europea”, ma solo il 43 percento afferma di conoscere il suo significato. È interessante che notare che il 22 percento dichiara di non averne mai sentito parlare; un intervistato su cinque pensa che sia necessario richiederla espressamente.
A fronte di ciò, solo il 3 percento degli intervistati si dichiara ben informato sui propri diritti di “cittadino dell’Unione Europea”, con oltre il 60 percento che si dichiara male o affatto informato su tali diritti.
Le persone più giovani (fino ai 39 anni di età) e con titolo di studio più elevato presentano una maggiore consapevolezza nei confronti del proprio status di cittadino europeo.



I diritti dei cittadini nell' UE

 


Tra i principali diritti riconosciuti ai cittadini dell’Unione, quello maggiormente noto è la libertà di movimento e di residenza nei paesi membri (88 percento); le percentuali scendono se si chiama in causa il diritto, riconosciuto dal Trattato di Lisbona, di promuovere una legge di iniziativa popolare da sottoporre alla Commissione corredata da 1 milione di firme (68 percento) e quello di acquisire la nazionalità di qualsiasi stato membro nel quale un cittadino abbia risieduto per almeno cinque anni (65 percento). In generale però, solo il 7 percento degli intervistati è a conoscenza del pacchetto completo dei diritti spettanti ad un cittadino dell’Unione.


Il diritto di voto: dalla teoria ai fatti

 


Generalmente si ritiene che il diritto di voto riguardi in maniera esclusiva la possibilità di partecipare alle elezioni del Parlamento europeo, mentre riguarda anche la possibilità garantita ai cittadini europei di votare alle elezioni municipali anche se non appartenenti a quello stato; lo stesso diritto vale per le elezioni europee. Come risulta dai dati dell’Eurobarometro n. 292 la consapevolezza di tale specifico diritto è enormemente cresciuta tra i cittadini europei passando dal 37 percento del 2007 al 69 percento del 2010.
Il diritto per ogni cittadino europeo di candidarsi alle elezioni anche se non residente in quel paese è un importante passo avanti nei diritti di cittadinanza. L’opinione pubblica europea è però più divisa circa la possibilità di estendere tale diritto anche alle elezioni nazionali e regionali.
Quando dall’enunciazione dei diritti si passa alla loro applicazione concreta, si è costretti a verificare che le ultime elezioni del Parlamento europeo hanno confermato il trend negativo nella partecipazione elettorale: si è passati infatti dal 62 percento delle prime elezioni del 1979 all’attuale 43 percento. A questo proposito i cittadini europei hanno dichiarato che una maggiore informazione sui programmi, i candidati e sulle elezioni in genere, contribuirebbe a rafforzare la partecipazione elettorale.


Verso una cittadinanza transnazionale?


Il tema dei diritti di cittadinanza risulta così diviso tra un livello nazionale e uno europeo, profondamente interrelati tra loro pur essendo uno riconducibile all’altro. Emergono così differenze sostanziali nelle modalità di acquisizione di tali diritti che si ripercuotono a livello europeo. La contrapposizione tra lo ius sanguinis e lo ius soli quali criteri di attribuzione dei diritti di cittadinanza crea ad esempio delle conseguenze rilevanti sul piano delle seconde generazioni di immigrati, amplificando le contraddizioni nei meccanismi di attribuzione di tale pacchetto di diritti.
Da questo punto di vista, il contesto europeo potrebbe risultare particolarmente adatto ad avviare un dibattito sul futuro della cittadinanza transnazionale, capace di coinvolgere i milioni di cittadini nati e residenti sul territorio dell'Unione europea, ma spesso privi di qualunque diritto di cittadinanza.

 
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