Il futuro della cittadinanza europea
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mercoledì 02 febbraio 2011 | Maria Cristina Marchetti   
Rimuovere gli ostacoli all'esercizio dei diritti di cittadinanza

La cittadinanza europea è stata istituita nel 1992 con il Trattato di Maastricht che ha stabilito che “è cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro”; essa pertanto si aggiunge a quella nazionale, pur senza sostituirla. La sua istituzione è stata voluta per rafforzare il processo di integrazione, stimolando la formazione di un’identità comune europea e di un senso di appartenenza. Allo stato attuale però, rischia di rimanere un diritto riconosciuto sulla carta, ma poco sentito dai cittadini. L’Unione europea è intervenuta su questo tema con un rapporto sulla cittadinanza europea dal titolo significativo “Dismantling the obstacles to EU citizens’ rights” (COM 2010 603 final). Sulle pagine di questa rivista ci siamo già occupati della cittadinanza europea e del suo rapporto con la partecipazione politica. Ora la Commissione torna sul tema con una serie di proposte concrete.

La cittadinanza europea ha aggiunto una dimensione politica alla natura economica del processo di integrazione

Lo statuto della cittadinanza europea


Il Trattato di Lisbona e la giurisprudenza della Corte di giustizia europea hanno rafforzato il campo di applicazione della cittadinanza europea. L’introduzione della proposta di legge d’iniziativa popolare (art. 11) così come il riferimento esplicito ai cittadini europei nella definizione della composizione del Parlamento (“Il Parlamento europeo è composto di rappresentanti dei cittadini dell'Unione”, art. 14, comma 2) hanno rafforzato l’istituto della cittadinanza.
Malgrado questi ed altri interventi legislativi a favore del rafforzamento dei diritti di cittadinanza, permangono notevoli ostacoli al loro esercizio.

Ostacoli all’esercizio dei diritti di cittadinanza europea


La Commissione ha evidenziato ben venticinque ostacoli che i cittadini possono incontrare nella vita quotidiana nell’esercizio dei diritti di cittadinanza, divisi in quattro categorie:
• I cittadini come privati individui. Si tratta principalmente dei cittadini “cross-border” che si trovano divisi tra due o più paesi per ragioni di lavoro studio o affettive. Per le coppie internazionali ad esempio è difficile sapere quali corti hanno giurisdizione per risolvere le loro questioni personali o finanziarie
• I cittadini come consumatori. In questo caso, numerose sono le questioni legate all’acquisto di pacchetti di viaggio, sia per lavoro che per vacanza, nella difficoltà di individuare regole comuni, specialmente per i prodotti acquistati su Internet.
• I cittadini come residenti, studenti e professionisti. Tale aspetto è legato alla libertà di movimento dei cittadini europei, rafforzata negli anni, ma che si scontra ancora oggi con una burocrazia che crea loro problemi per i certificati, l’assistenza.
• I cittadini come attori politici. In questo è garantito ai cittadini che vivono in uno stato membro, anche se non il loro, di votare e candidarsi alle elezioni per il parlamento europeo

Il diritto ad essere informati


Il documento denuncia anche una notevole carenza di informazioni a disposizione dei cittadini. Anche se il 79 percento dei cittadini europei dichiara una certa familiarità con l’espressione “cittadino dell’Unione europea”, solo il 43 percento conosce il significato di tale espressione e meno di un terzo si considera ben informato circa i propri diritti come cittadini dell’Unione europea.
Il documento si chiude con la lista delle 25 azioni da intraprendere per rafforzare la vita quotidiana dei cittadini europei che vanno dalla vita delle coppie, all’acquisizione di ogni genere di documento, dall’assistenza diplomatica a quella sanitaria.
I suggerimenti sono riguardano aspetti molto concreti della vita di un cittadino europeo, ma il loro impatto potrebbe essere molto più radicale di quanto si possa a prima vista ritenere.

 
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