L'Autore sottolinea come non può prescindersi, nell'analisi della materia, dalla qualificazione dell'acqua come bene comune.
Il c.d. decreto Ronchi, oggetto del prossimo referendum abrogativo, nel favorire il privato per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche non ha tenuto conto di una serie di criticità legate alla natura del bene e all'assenza di sistematicità della disciplina esistente.
Iaione evidenzia come sia un errore confondere l'acqua, intesa come bene comune, dalla gestione del servizio idrico, compito delle istituzioni.
In questa prospettiva, sulla base del paradigma proprio della sussidiarietà orizzontale, spetta alla società civile prendersi cura di quel particolare bene comune che è l'acqua.
Sulla base di queste premesse l'Autore formula una serie di proposte concrete in grado di superare le frammentazioni esistenti, delineando un nuovo sistema di "governance delle acque".






