La recensione, dall'eloquente titolo "Le risorse per battere la crisi", prende in esame l’analisi fatta da Donolo dell’Italia contemporanea, un paese immobile e attraversato da numerose crisi che sta vivendo una lunga fase di recessione. Il sociologo non si riferisce esclusivamente ai problemi di natura economica, che pure ci sono.
L’analisi è assai più profonda, e coinvolge lo smarrimento del ceto medio di fronte allo svilimento della cultura e dell’istruzione, all’esaltazione del guadagno e del piacere immediato. È in atto una rivisitazione dei valori alla base della società, e Donolo riporta esempi della storia recente del nostro Paese a sostegno delle sue tesi. Il quadro proposto è tutt’altro che esaltante.
Le nuove generazioni sono preda di un sistema di corruzione e compromesso che soffoca i tentativi di ripresa. L’economia e il mercato del lavoro sono bloccati, così la stessa classe dirigente è espressione di un sistema clientelare e autoreferenziale. La legge elettorale non ne è la causa, ma è un prodotto di questo schema, attraverso il quale i partiti scelgono per cooptazione uomini e donne fedeli, minando alla base il principio democratico stesso.
Da dove ripartire
In questa situazione di profondo disagio sociale, politico, economico e culturale, Donolo indica ciò che potrà ristabilire equilibrio e farci uscire da questa fase crepuscolare. Si riferisce ad una minoranza attiva e costruttiva, una minoranza produttrice di idee, creativa, che ha le risorse culturali e progettuali per trascinaci fuori dalla crisi.Sono uomini e donne, spesso giovani e giovanisssimi, che non hanno alcuna intenzione di arrendersi all’esaltazione dell’eterno presente che ci propinano i media, né si accontentano delle soluzioni alla crisi che la società stessa si autoimpone. Le energie e le risorse che questa minoranza ha da offrire al Paese sono enormi, bastevoli alla riuscita di una vera e propria rivoluzione culturale ed economica: hanno la forza di stravolgere i valori moderni, ripristinando etica pubblica e fornendo una forte identità ad una società confusa e distratta.
È però vero che le persone in grado di accendere la rivoluzione e favorirne la buona riuscita sono lontane dal potere, sono spesso sconosciute le une alle altre e inconsapevoli delle proprie potenzialità. Il messaggio positivo di Donolo spinge proprio in questa direzione: è un appello affinché queste forze “si mettano in rete”, facciano squadra, diventino la base di un tessuto sociale da ricucire nei prossimi anni.
Lo sforzo che questi cittadini devono compiere è grande, poiché non possono, spesso non devono, contare sul potere istituzionalizzato, che frequentemente si è rivelato una trappola per “il nuovo”. La novità è spesso coincisa con la riproposizione del vecchio.
L’unico modo affinché le energie positive del Paese diventino una forza compatta, è che queste comprendano quali traguardi sono raggiungibili insieme e che si assumano la responsabilità di guidare il rilancio culturale e sociale di cui l’Italia ha bisogno.






