IV Rapporto su enti locali e terzo settore
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martedì 17 maggio 2011 | Daniela Finamore   
Affidamento dei servizi sociali ad associazioni del terzo settore
Il welfare vive una stagione delicata. Regioni e Comuni sono impegnati a gestire la rete dei servizi sociali servendosi della partecipazione di associazioni ed imprese sociali. Cresce notevolmente il ricorso alle organizzazioni di volontariato ma regole poco efficienti non permettono al terzo settore di erogare servizi di qualità per la cittadinanza.
Piani sociali di zona per la riorganizzazione dei servizi sociali

Flessibilità per il settore dei servizi sociali

Oggetto della ricerca sono i certificati consuntivi dei Comuni capoluogo di provincia e con popolazione superiore ai 50mila abitanti, per gli anni 2004/2009. In particolare sono state analizzate le voci di spesa destinata ai servizi sociali ossia a strutture residenziali, ricoveri per anziani, servizi per l’infanzia e per i minori, assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona. Dall’analisi dei dati risulta in primo luogo la flessibilità del lavoro pubblico negli enti locali riguardo all’aggiudicazione dei servizi sociali: su 186 procedure rilevate, solo 24 prevedono assunzioni a tempo indeterminato.

Tra i vari casi esposti citiamo quello esemplare della Provincia autonoma di Trento che ha previsto il congelamento per due anni delle graduatorie scadute per l’assunzione di personale a tempo indeterminato, precludendo in questo modo la possibilità di accesso al posto pubblico a molti giovani aspiranti.

Aumenta il ricorso alle organizzazioni del terzo settore

Secondo i dati del rapporto, negli ultimi tre anni è cresciuto in maniera notevole il ricorso alle organizzazioni di volontariato da parte delle amministrazioni pubbliche locali: 64 affidamenti diretti, su un totale di 88, sono rivolti a tali associazioni.
La gestione della spesa sociale comunale è indirizzata principalmente alle cooperative sociali che raggiungono una percentuale del 79 percento nel Nord-Ovest italiano; le associazioni di volontariato si presentano, invece, come principali affidatarie soprattutto al Sud e nelle Isole.

Il fatto che le organizzazioni del terzo settore trovino come interlocutori principali gli enti locali, può essere chiaramente spiegato considerando la difficoltà di questi ultimi nel far fronte alla riduzione delle risorse destinate alle prestazioni sociali. Infatti, è palese la convenienza che si ottiene affidando la gestione di servizi di notevole importanza collettiva ad associazioni che si avvalgono principalmente di prestazioni volontarie e gratuite dei propri soci.

Regolamentazione come supporto all'attività delle organizzazioni

Tuttavia, a fronte del valido contributo che associazioni del volontariato e cooperative forniscono alla gestione dei servizi sociali, gli enti locali non garantiscono regole davvero efficienti e trasparenti che possano consentire al terzo settore di erogare servizi di qualità alla cittadinanza e di svolgere attività fondamentali in termini di sussidiarietà orizzontale.

Solo metà dei Comuni oggetto della ricerca, per esempio, ha specificato tramite linee guida il ruolo e la funzione del volontariato. La mancanza di norme chiare ed esplicite colloca gli agenti del terzo settore in un piano secondario e non ben definito; al contrario, il riconoscimento e la promozione delle forme di sussidiarietà messe in atto dai soggetti del volontariato e dai cittadini, garantirebbe il protagonismo della società civile nella programmazione e nella gestione delle azioni pubbliche.
 
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