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domenica 11 dicembre 2011 | Maria Cristina Marchetti   
Il contributo della sezione Documenti

NeparlaLabsus, la newsletter di questa rivista ha raggiunto il numero cento ed è un piacere festeggiarla con lo spirito di chi guarda al futuro e alle prossime cento. La sezione Documenti intende pertanto ripercorrere il cammino fatto, cogliendo l’occasione per recuperare il sottile filo rosso che unisce tra loro i diversi aspetti del lavoro svolto in questi anni. Le dodici aree tematiche nelle quali si divide la sezione, inducono il lettore a domandarsi: cosa unisce tra loro argomenti apparentemente così distanti e cosa hanno a che vedere con la sussidiarietà? I giovani, l’economia, la responsabilità sociale, l’Unione europea, il volontariato, lo sviluppo sostenibile, l’immigrazione, ecc… sembrano temi destinati ad andare molto oltre il confine disegnato dal principio di sussidiarietà.

Un modo nuovo di concepire la cittadinanza e la condivisione della responsabilità

La cultura della cittadinanza attiva

 

Ciò che orienta il lavoro della Sezione nell’offrire una selezione degli studi e ricerche sui diversi temi nei quali si articola al suo interno, è il riconoscimento che al di là delle singole applicazioni dell’art. 118, comma 4 della Costituzione, esista una “cultura della cittadinanza attiva”, che costituisce la conditio sine qua non per ogni successiva applicazione del dettame costituzionale.

Da questo punto di vista, il percorso compiuto dalla sezione ha permesso di contribuire alla maturazione di un modo possibile di declinare la sussidiarietà orizzontale che trova un comun denominatore in un modo nuovo di concepire la cittadinanza e la condivisione della responsabilità verso i beni comuni sia come cittadini che come amministratori.


Tutto cominciò con la responsabilità

 

Ripercorrendo l’archivio di Labsus, si scopre che la Sezione iniziò i suoi lavori nel lontano 2006 con un articolo sulla responsabilità sociale d’impresa che da allora è stato un tema dominante nella sezione. La newsletter nascerà qualche anno dopo, ma il percorso è già segnato. La responsabilità sociale si colloca infatti a cavallo tra diverse tematiche che negli ultimi anni hanno segnato, e ancora di più segneranno guardando al futuro, il dibattito internazionale. Si tratta di un modo nuovo di intendere l’economia e il suo ruolo nella società: l’impresa è responsabile non solo nei confronti dei dipendenti o degli azionisti, ma anche nei confronti del contesto sociale di riferimento, secondo la prospettiva a partire dalla quale “fare economia” oggi significa anche contribuire alla costruzione del tessuto sociale.


Ancora sulla responsabilità: lo sviluppo sostenibile

 

Il tema dello sviluppo sostenibile è un’acquisizione recente della sezione. Il legame che unisce tra loro sussidiarietà e sviluppo sostenibile rinvia ancora una volta a quella cultura della responsabilità che è parte del nuovo statuto della cittadinanza proposto da Labsus. “Non abbiamo ereditato l’ambiente dai nostri genitori, ma lo abbiamo in prestito dai nostri figli”, è lo slogan che meglio riassume il senso di responsabilità che dobbiamo avere nel progettare un modello di sviluppo che non tenga conto solo della dimensione economica, ma anche del benessere diffuso dei cittadini e dell’ambiente. La raccolta differenziata, il risparmio energetico, non sono che alcuni dei settori in cui i piccoli gesti quotidiani dei cittadini sono il presupposto imprescindibile di ogni politica dei governi. Sostenibilità diviene così sinonimo di partecipazione e di attivismo civico.

In quest’ambito si inserisce il dibattito sul Pil che a partire dalla Commissione Sarkozy fino agli interventi più recenti degli istituti nazionali di statistica dei principali paesi europei e ai dibattiti sorti in ambito scientifico ha inaugurato la riflessione su un nuovo modello di sviluppo che vede il benessere dei cittadini al primo posto.

 

Il volontariato: una scuola di cittadinanza attiva

 

Il volontariato costituisce a tutti gli effetti il terreno principale all’interno del quale rintracciare il germe della sussidiarietà, come ricordato dall’editoriale di Gregorio Arena sul tema. Numerosi gli studi e le ricerche ospitati negli anni sulle pagine di Labsus su questo tema, finalizzati a monitorare nel tempo un universo in evoluzione.

Insieme al Terzo settore, esso costituisce un laboratorio di sperimentazione di buone pratiche  e di soluzioni maggiormente vicine alle reali esigenze dei cittadini, in un dialogo aperto con le istituzioni e la società civile.


Oltre i confini: l'Europa e il mondo

 

Sul piano internazionale la sezione ha privilegiato uno sguardo “oltre i confini” con un focus specifico sull’Unione europea.

La presenza dell’art. 118, comma 4 nella Costituzione italiana è senza dubbio una delle tante “eccellenze” italiane che stentano a trovare il corrispondente in altri paesi d’Europa e del mondo. Ciò nonostante, non mancano esempi che possano permettere di stabilire un confronto con la sussidiarietà orizzontale. In tempi recenti, l’esperienza inglese della Big Society, ha aperto un dibattito sui modi possibili di coinvolgere i cittadini attivi nella gestione della cosa pubblica. I numerosi studi pubblicati in Gran Bretagna hanno permesso di comprendere meglio la sottile linea di confine tra le due esperienze e i conseguenti cambiamenti legislativi: la sussidiarietà non può essere una ricetta per tempi di crisi, ma uno strumento per ripensare il modo di amministrare un paese a partire dal superamento della tradizionale contrapposizione pubblico-privato.

Negli ultimi mesi è stato avviato un interessante lavoro di commento alle Costituzioni di paesi che prevedono un principio simile a quello contenuto nell’art.118, comma 4. Tale lavoro da una parte guarda al passato, alla ricerca delle radici storiche della sussidiarietà e dall’altra si muove in giro per il mondo, come nel caso della tutela dei beni comuni prevista dalla Costituzione boliviana.


I nuovi cittadini

 

Il nuovo statuto della cittadinanza che la sussidiarietà dovrebbe introdurre nella società italiana, non poteva non tenere conto dell’esperienza dei nuovi cittadini italiani, vale a dire i giovani di Seconda Generazione, nati in Italia o arrivati nel nostro paese in età pre scolare che non possiedono la cittadinanza italiana. È questo un tema di estrema attualità, sul quale è più volte intervenuto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e che valica il confine esistente tra cittadinanza attiva e passiva, laddove ci sono cittadini “attivi” sul territorio nazionale, ma che la legge costringe alla “passività”.


Uno sguardo al futuro

 

La “cultura della cittadinanza attiva” che la sezione Documenti vuole contribuire a diffondere, si confronta attualmente con una crisi economica che da una parte potrebbe costituire una battuta d’arresto rispetto ad alcuni processi di mutamento e dall’altra potrebbe rappresentare uno stimolo a ripensare il modo di concepire l’azione politica. Oggi “i beni comuni” in difesa dei quali i cittadini sono chiamati ad “attivarsi” sono molti di più che nel passato; la crisi della politica ha evidenziato l’esigenza di una maggiore condivisione di responsabilità, a tutela dell’interesse generale. Il presidente Kennedy amava ricordare che “in cinese la parola crisi è formata da due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l'altro l'opportunità”. Questa crisi sarà passata invano se non avrà costituito un’opportunità per progettare un futuro diverso.




 
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