Rapporto Onu sullo Stato del Volontariato mondiale 2011
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sabato 11 febbraio 2012 | Giulia Bianchi   
Un ruolo fondamentale in ogni società
In occasione del decimo anniversario dell'Anno Internazionale del Volontariato, esce il rapporto Onu sullo Stato del Volontariato mondiale nel 2011, con l'intento di riassumere l'importanza e l'impatto del volontariato nello sviluppo umano, grazie alle attività e alla ricerca dell'organizzazione Onu UNV (United Nations Volunteers), la quale contribuisce al perseguimento della pace e dello sviluppo attraverso l'attività di volontariato in tutto il mondo.
“There is an explicit connection between volunteerism and well-being”
"Una società che sostiene e incoraggia il volontariato nelle sue diverse forme, è una società che promuove anche il benessere dei suoi cittadini": questa la tesi di fondo del rapporto del 2011, che porta avanti una approfondita analisi dei diversi e numerosi cambiamenti prodotti dal volontariato su scala regionale e mondiale, testimoniando la sua cruciale importanza nel percorso di sviluppo umano e cercando di superare la marginalità di attenzione rivolta al fenomeno, spesso vittima di interpretazioni errate che ne sminuiscono il valore.

Il rapporto prende in esame il ruolo del volontariato in relazione a diversi aspetti, quali il perseguimento di stili di vita sostenibili nei paesi in via di sviluppo, la sua forza di inclusione sociale e il contributo offerto nella gestione di conflitti e disastri naturali.

 

Volontariato e qualità di vita

 

Ad oggi nel mondo 1.4 miliardi di persone vivono in condizioni di estrema povertà, di cui il settanta per cento in aree rurali. La presenza di condizioni economiche e di salute precarie, l'accesso limitato o inesistente a servizi sanitari e sistemi educativi sono tutti elementi che incentivano le persone ad unire le proprie voci e cercare aiuto reciproco. Infatti laddove l'offerta di servizi a comunità povere è debole per mancanza di risorse o per inefficienze burocratiche dei governi, le iniziative delle comunità di volontariato, basate sullo spirito di cooperazione, auto-aiuto e condivisione delle difficoltà, si rivelano di grande impatto. Tra i benefici ottenuti si rilevano infatti una riduzione della vulnerabilità dei soggetti grazie al sostegno reciproco; la promozione di un uso sostenibile delle risorse di base; un miglioramento nell'accesso a sanità ed istruzione; la capacità di mobilitare risorse finanziarie innovative; una nuova lettura dell'attivismo politico, senza contare la percezione di un maggior controllo sulla propria vita e un aumento di autostima.

Tuttavia, il volontariato nelle comunità locali può e deve essere ulteriormente rafforzato: non può infatti considerarsi una panacea ai concreti problemi che affliggono le persone che vivono in stato di povertà, ma ha bisogno di una rete di supporto da parte delle istituzioni locali, le quali devono dal canto loro rafforzare la propria struttura e destinare maggiori finanziamenti alle attività di volontariato. In questo senso, la presenza di tali attività può essere anche un incentivo affinché le amministrazioni locali garantiscano trasparenza e responsabilità, vincendo corruzione, clientelismo e deficit burocratici.

 

Volontariato e inclusione sociale

 

Il volontariato è uno strumento efficace anche al fine di massimizzare capacità e risorse individuali per partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale della propria comunità. Al summit di Ginevra, l'Assemblea generale dell'Onu ha qualificato il volontariato come un ulteriore meccanismo di integrazione sociale e ha riconosciuto la necessità di aumentare la consapevolezza del suo valore nella dimensione pubblica, facilitando la possibilità per i cittadini di prendervi parte. L'esclusione sociale di gruppi e individui, dovuta a cause come la disoccupazione, la mancanza di istruzione o condizioni di salute precarie, diminuisce infatti quando si prende parte ad attività di volontariato.
Da un lato, si riduce il senso di solitudine ed isolamento guadagnando invece in senso di appartenenza e capacità di contributo alla propria comunità, sentendo di svolgervi un ruolo pieno e più soddisfacente. Inoltre le possibilità di trovare un impiego aumentano nel momento in cui si creano reti di contatti utili per future referenze, o si scoprono e valorizzano vocazioni personali mai sospettate. Anche i quartieri urbani traggono vantaggi dal volontariato: nei quartieri più poveri frustrazione sociale e criminalità vengono canalizzate in un attivismo costruttivo, con l'offerta di servizi che al tempo stesso riducono fenomeni di decadimento urbano e fratture sociali che potrebbero sfociare in conflitti o tensioni generalizzate.

I benefici del volontariato poi non si riducono all'individualità del singolo, ma si estendono anche ad interi gruppi socialmente ai margini, come le donne, giovani, di soggetti disoccupati o poco istruiti, migranti, anziani, disabili.

I governi dunque farebbero bene a non abbandonare il volontariato a se stesso, inserendolo invece in alcune politiche pubbliche e sociali (come suggerito nel 2001 dall'Assemblea generale dell'Onu), dal momento che la maggiore integrazione sociale promossa dal volontariato ha un effetto domino positivo anche in termini economici e di maggiore coesione nazionale.

 

Stato e volontariato

 

Quindi lo Stato, così come il terzo settore e le agenzie internazionali, svolge una parte importante nel coltivare un ambiente in cui promuovere e realizzare comunità di volontariato. E' però fondamentale che questo tipo di intervento statale non riguardi la direzione delle attività di volontariato stesse, andando a minare la loro componente essenziale, che è una spontaneità priva di aspettative di ritorni economici e centrata invece sui benefici per gli altri. Quel che il volontariato realizza infatti è una coesione sociale che si manifesta anche attraverso una connessione tra il cittadino e il proprio paese: un ruolo importante ma complementare, che non può sostituirsi alle attività e alle responsabilità dello Stato nell'eliminazione delle ingiustizie sociali nel mondo.

 
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