Chiude l'Agenzia per il Terzo settore: una scelta discutibile
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sabato 25 febbraio 2012 | Giulia Bianchi   
L'Agenzia chiude, i poteri trasferiti a gestione ministeriale
In seguito alla decisione del governo di chiudere l'Agenzia per il Terzo settore, annunciata nei giorni scorsi in un convegno a Milano dal ministro Fornero, il prof. Emanuele Rossi, che per cinque anni è stato membro del Consiglio dell'Agenzia espone le sue considerazioni in merito alla scelta e alle sue possibili ripercussioni.
“L’attività svolta dall’Agenzia appare indispensabile” aveva detto il sottosegretario Letta

Nel commento si ripercorre in sintesi la storia dell'Agenzia, concepita nel 1996 su decreto presidenziale e costituita per la prima volta nel 2002. Nata come "organismo di controllo delle attività di enti non commerciali e organizzazioni lucrative di utilità sociale", ha avuto da subito una non facile esistenza. A partire dal mancato trasferimento di personale, promesso invece dall'amministrazione statale, fino alla riduzione del 70% dei contributi finanziari provenienti dallo Stato, nell'ambito della prima manovra di contenimento della spesa pubblica risalente al 2010.

 

Le attività dell'Agenzia

 

Eppure, nonostante le difficili condizioni lavorative, l'Agenzia negli anni ha portato avanti i suoi compiti: fornendo pareri obbligatori all'Agenzia delle Entrate, rilasciando pareri alle amministrazioni pubbliche e ai soggetti privati che li richiedevano, pareri spesso riguardanti questioni e ambiti di notevole rilievo generale, e non solo.

 

Infatti, come ricorda Rossi, accanto all'attuazione di questi compiti già previsti, l'Agenzia ha svolto anche una attività di "indirizzo" volta a regolamentare e orientare i comportamenti delle organizzazioni del terzo settore. Tanto da fornire un esempio di soft law che da un lato ha contribuito a colmare lacune normative in materie di notevole importanza (non solo economico-sociale ma anche in termini di trasparenza e dunque credibilità del terzo settore nel suo insieme); dall'altro ha inaugurato un processo partecipativo e di auto-regolamentazione coinvolgendo nella formazione della normativa gli stessi soggetti interessati.

 

Si è inoltre impegnata ad elaborare proposte di revisione della legislazione del terzo settore e dell'Agenzia, in linea con quelle che sembravano essere le intenzioni del Governo stesso.

 

La decisione del Governo

 

In effetti la scelta del Governo di non rinnovare il Consiglio dell'Agenzia ha suscitato alcune perplessità.

 

Del resto, oltre alle positive risposte governative alle relazioni annuali puntualmente inviategli, solo nel 2006 l'Esecutivo aveva attribuito con decreto legge nuovi e aggiuntivi compiti all'Agenzia.
Ancora più dubbia poi, rileva Rossi, appare la decisione di chiudere l'Agenzia per trasferirne i poteri ad una struttura ministeriale, visto lo scopo primo per cui era stata creata: un organismo di controllo volto a vigilare sul rispetto della disciplina legislativa tra le organizzazioni del terzo settore. La stessa Agenzia si era infatti posta il problema quando nel 2007 aveva chiesto di essere trasformata in una Autorità indipendente, in concreta autonomia rispetto all'autorità governativa.

 

In allegato il contributo per esteso.

 
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