La biblioteca: un bene comune
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domenica 04 marzo 2012 | Giulia Bianchi   
I cittadini reclamano spazi culturali partecipati
Nel suo articolo pubblicato per la rivista "Gli asini", l'autrice Antonella Agnoli evidenzia l'opportunità, o a ben vedere la necessità, per l'Italia di riscoprire il valore intrinseco delle biblioteche come centro di aggregazione e di incontro, come spazio aperto alla partecipazione di diversi attori sociali, il cui carattere di neutralità permette di ricomporre la comunità in uno spazio pubblico, vincendo il ripiegamento nel privato degli ultimi anni.
Biblioteca: una “piazza del sapere a disposizione della città”

A partire da un confronto con l'estero infatti emerge subito che la cultura della biblioteca in Italia ha conosciuto una declinazione diversa, rivestendo più che altro il ruolo di "deposito di libri" anziché quello di un centro di diffusione di sapere e di cultura. I palazzi che ospitano le biblioteche italiane custodiscono quasi gelosamente i libri del proprio patrimonio storico, mostrandoli con orgoglio patrio senza riuscire però a coinvolgere il pubblico nella loro lettura.

 

Questi spazi, spesso mal gestiti e inefficienti, ridotti al minimo delle loro potenzialità, soprattutto nel Sud, potrebbero invece essere restituiti al territorio e a chi lo vive, reinventati come "luoghi di incontro reali e non solo virtuali", fa presente Agnoli. Non a caso le biblioteche oggi vengono reclamate proprio da quei cittadini stanchi ma non rassegnati ai vuoti contenutistici della più recente politica, e che dunque si sono costituiti parte civile nel processo di recupero e riappropriazione di spazi pubblici anche culturali.


Le biblioteche sono un bene comune


Alla base di numerose iniziative in questo campo ci sono proprio i giovani. Questi hanno preso atto della necessità di canalizzare in un unico centro le singole iniziative culturali per valorizzarle evitando in questo modo un effetto dispersivo, e al tempo stesso hanno saputo riconoscere l'utilità della biblioteca come istituzione capace di fare della multiculturalità delle società odierne un punto di forza anziché di conflitto.

 

Il luogo neutro della biblioteca è infatti l'elemento migliore per avvicinare persone di provenienza geografica, estrazione culturale, aspirazioni sociali diverse: riunendole in uno spazio comune che offre possibilità di dialogo e conoscenza, si realizzerà una condivisione di diversi saperi e uno scambio di esperienze in grado di promuovere lo sviluppo sociale e culturale della comunità nel suo complesso, riducendo i rischi di conflitto nato spesso da difficoltà comunicative che le amministrazioni locali e le forze politiche spesso non riescono a gestire.


E le istituzioni pubbliche?


Tuttavia, l'impegno dei cittadini non può e non deve essere lasciato solo. Gli stessi cittadini richiamano infatti gli enti locali alle loro responsabilità nei confronti della collettività, denunciandone più o meno implicitamente le mancanze degli ultimi anni.

 

Soprattutto nel sud del paese, del resto, le iniziative promosse e organizzate dai cittadini hanno bisogno del sostegno delle istituzioni pubbliche, indispensabili alla sopravvivenza di progetti che si affidano alla partecipazione attiva dei volontari, il cui capitale sociale deve essere affiancato dal supporto finanziario e logistico dei Comuni di appartenenza.


Il sud si attiva: Palermo, Caserta e Avellino


Un esempio è proprio l'esperienza della città di Avellino, dove un gruppo di giovani ha proposto all'amministrazione comunale di collaborare con i dipendenti della biblioteca Nunzia Festa affiancandoli nei turni lavorativi e sfruttando i locali per realizzare gruppi di lettura di sabato. L'intenzione è poi quella di ottenere dal Comune la disponibilità di palazzi in fase di restaurazione o appena restaurati per poterne fare una biblioteca ad accesso libero.

 

Anche a Caserta un gruppo di associazioni ha cercato la cooperazione del terzo settore, del mondo del volontariato, scuole e università così come delle maggiori case editrici sul territorio per supplire alle mancanze delle amministrazioni locali e riorganizzare la rete delle biblioteche civiche affinché diventino un luogo di cittadinanza attiva e responsabile.

 

La Sicilia non è da meno, e Palermo ha ospitato una manifestazione di tre giorni nel gennaio 2012, oggi presidio permanente, denominata "Cultura Bene Comune" e promossa dal comitato cittadino "I Cantieri che Vogliamo". La richiesta avanzata alle amministrazioni è quella di riservare uno spazio di espressione e di opinione ai cittadini riguardo la vita culturale e artistica di Palermo nella formulazione delle politiche locali. La proposta nello specifico è quella di sfruttare lo spazio dei cantieri, inutilizzati da dieci anni, per la costruzione di biblioteche, musei e teatri che offrano servizi culturali al posto delle macerie che oggi occupano i cantieri, simbolo dell'inerzia e del vuoto partecipativo che dagli anni novanta affligge(va) la vita sociale palermitana.

 

 

Scarica l'articolo completo in allegato. Sul sito del ForumPa è possibile consultare e scaricare un'infografica sulle biblioteche italiane.

 
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