domenica 4 febbraio 2007
Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo
 
Tutela dei diritti civili e sociali dei cittadini stranieri immigrati
venerdì 12 settembre 2008 | Alice Lombardi
Il Consiglio regionale della regione Lazio lo scorso giugno ha approvato una legge sull’immigrazione che colpisce per l’ampiezza delle tematiche affrontate, per l’innovatività delle soluzioni che prevede e, soprattutto, per l’alto grado di attenzione e di solidarietà che in essa si manifesta.
Il legislatore laziale, infatti, che si inserisce comunque in una tradizione che finora si era sempre mossa di un sostegno consapevole dell’immigrazione, della multiculturalità e della lotta al razzismo, non si accontenta di promuovere “semplici” azioni di tutela nei confronti dei migranti o corsi di formazione che ne facilitino l’apprendimento della lingua e della cultura italiane.
Piuttosto, la legge regionale 10/2008 tocca quattro punti fondamentali di innovazione: il riconoscimento dei diritti sociali dei cittadini immigrati, anche se non in regola con il permesso di soggiorno; l’integrazione delle seconde generazioni; il miglioramento dei centri di soggiorno temporanei; la partecipazione alla vita pubblica locale.
Sotto il profilo dei diritti sociali si prevedono il diritto allo studio dei minori e degli adulti, la formazione professionale ed universitaria (anche attraverso l’istituzione di apposite borse di studio per i cittadini immigrati iscritti a corsi di laurea nelle Università degli studi aventi sede nel territorio regionale), le politiche abitative. Ma non solo: in modo fortemente innovativo, la regione Lazio stabilisce anche per cittadini immigrati il diritto a condizioni di pari opportunità all’inserimento lavorativo e al sostegno ad attività autonome. Inoltre si garantisce l’accesso alle prestazioni socio-sanitarie previste dai livelli essenziali di assistenza e provvidenze e prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale, con particolare attenzione alle cure per infortunio, alla tutela della gravidanza e della salute delle donne e dei minori.
Questi diritti, con un approccio davvero sorprendente e fortemente mirato alla reale integrazione e alla legalizzazione, vengono riconosciuti anche ai cittadini migranti non in regola con il permesso di soggiorno, ai quali si assicura in questo modo la via per una assunzione piena di cittadinanza sociale.
In questa stessa linea, particolare attenzione viene offerta al tema delle seconde generazioni, per le quali sono previste iniziative di sensibilizzazione ed educazione al confronto e alla mediazione tra culture diverse.
Degno di una particolare segnalazione è l’art. 19, il quale disciplina i centri di permanenza temporanea e assistenza e i centri di identificazione. La regione Lazio s’impegna, con una attenzione fino ad oggi inedita, a contribuire con i propri fondi al miglioramento delle condizioni ambientali di tali centri e a svolgere una costante attività di monitoraggio sul loro funzionamento, sul rispetto delle normative internazionali e sul rispetto dei diritti umani. Il tema della tutela dei diritti umani dei migranti presenti nei CPT, fino ad oggi portato alla ribalta (si ricordino le inchieste del giornalista dell’Espresso Fabrizio Gatti) per dar conto di episodi di inciviltà se non di vera e propria barbarie, viene finalmente affrontato grazie alla consapevolezza e ai buoni intenti di un legislatore regionale con un approccio positivo, coscienzioso e attento.
Sempre sotto questo profilo, e a garanzia del rispetto della dignità delle persone, il legislatore dispone inoltre che ai rappresentanti dell’Osservatorio regionale contro il razzismo e la discriminazione della Consulta regionale, delle assemblee provinciali dei cittadini stranieri immigrati e degli organismi senza fini di lucro operanti nel settore sia consentito l’accesso ai centri.
Sul piano della partecipazione politica, la legge cerca inoltre di favorire il più ampio coinvolgimento dei cittadini stranieri immigrati alla vita politica ed istituzionale della Regione e delle comunità locali, promuovendone un’effettiva presenza presso le assemblee provinciali e i consigli territoriali sull’immigrazione, e allo stesso tempo organizzando una conferenza regionale sull’immigrazione con cadenza biennale. La Regione inoltre, in collaborazione con gli enti locali, riconosce e promuove le forme di rappresentanza dei cittadini stranieri, promuove in tali organi l’equilibrio di genere e sostiene attività e strumenti di informazione, al tempo stesso tutelando la libertà di espressione, di associazione e di riunione.
Il tema, come è ben evidente, tocca da vicino il principio di sussidiarietà, e quello contiguo della partecipazione, i quali non può restare prerogativa per i soli cittadini italiani. Non è forse evidente come tali principi, motori della “cittadinanza attiva”, debbano essere concepiti non solo come strumenti di rafforzamento del legame tra cittadini e istituzioni, ma anche quali vie di eccellenza per l’integrazione, attraverso la condivisione dei beni comuni?
La regione Lazio, in questo senso, ha mosso un primo passo con decisione, e nella determinazione assolutamente condivisibile di creare una società più aperta, tollerante, civile.
I principi di sussidiarietà e partecipazione devono essere concepiti non solo come strumenti di rafforzamento del legame tra cittadini e istituzioni, ma anche quali vie di eccellenza per l'integrazione, attraverso la condivisione dei beni comuni